Pellegrinaggio a Buenos Aires/09 – Tango patagonico

Reportage da Buenos Aires per gli amanti del tango

PUBBLICATO IL 2 marzo 2017

Dopo sette anni di ossessione da tango mi sento pronto per il mio primo pellegrinaggio a Buenos Aires. A convincermi non solo la cabala ma anche la fortunata coincidenza di essere ormai in pensione e quindi non si tratta della solita toccata e fuga di due – o al massimo quattro – settimane: mi fermerò nella culla del 2×4 per tre mesi. “Pellegrinaggio a Buenos Aires” è il racconto di questa avventura, tra dettagli pratici, curiosità e note di costume, senza la presunzione di esporre verità assolute ma con l’unico obiettivo di condividere le mie esperienze e le mie impressioni personali, che vi invito, se volete, a commentare.

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Patagonia 1Lunedì notte siamo tornati a Buenos Aires dopo due settimane in Patagonia – esperienza meravigliosa – ma non è questo il luogo dove parlarne diffusamente. Chi è interessato ai dettagli del nostro viaggio mi può scrivere a garnero@hotmail.com e gli risponderò volentieri in privato.

Abbiamo anche cercato di ballare, ma non è proprio il posto adatto: in un’area vasta poco meno di Italia e Francia insieme, vivono neanche due milioni di persone. A Ushuaia, la città più australe del pianeta, c’è, a dire il vero, una milonga stabile, la domenica sera, al Café Latino, e ci sarebbe piaciuto da morire andarci ma eravamo alla Fin del mundo in altri giorni, quindi abbiamo dovuto rinunciare.

Anche a Bariloche, cittadina di medie dimensioni e località turistica di primaria importanza con piste da sci, campi da golf e scenari da cartolina, si pratica un po’ di tango e, soprattutto, quest’anno la capitale dei sette laghi ospita la XXII edizione di Eti (Encuentro tanguero del interior), un evento molto particolare. Ce ne aveva parlato per la prima volta lo scorso settembre un ballerino argentino all’encuentro milonguero di Chatillon, in provincia di Aosta, organizzato da Alma Milonguera, di Monica Lessa. I suoi racconti ci avevano molto incuriositi (un migliaio di persone si ritrovano ogni estate in una località diversa dell’Argentina per ballare ininterrottamente per una settimana in modo molto informale e con molti momenti di socializzazione) e così lo abbiamo tenuto d’occhio per mesi, cercando di far coincidere il nostro giro in Patagonia con le sue date, ma non è stato possibile. Non hanno mai risposto alle nostre mail e le informazioni su FB e sul sito ufficiale arrivavano con il contagocce. Quel poco che si veniva a sapere, poi, non ci incoraggiava: sembrava si dovesse pagare un pass unico per milonghe, ristoranti, alloggio; sembrava che si dovesse per forza dormire in un campeggio; non era mai chiaro quanto si dovesse pagare, chi fossero i musicalizadores, quante le milonghe, dove e con che orari. Intanto il tempo passava e il rischio di non trovare più posto nelle altre destinazioni patagoniche che volevamo visitare – dove al momento è altissima stagione – cresceva di giorno in giorno e così abbiamo lasciato perdere. In ogni caso deve essere un evento unico, anche quest’anno sono arrivati a oltre 800 iscritti e, se si può andarci, ne deve valere la pena. Intanto un po’ di notizie, molto a ridosso dell’evento, sono arrivate e con queste l’annuncio che ci sarebbe stata una settimana di tango preparatoria a quella di Etiloche e così, siccome eravamo in zona, domenica sera siamo andati alla milonga che si è tenuta presso il ristorante del Casino.

La location non potrebbe essere meno adatta: nella prima metà del locale i tavolini del ristorante, nella seconda lo spazio per il ballo, quindi addio mirada, cabeceo, etc etc. Pavimento in piastrellone molto aggrappanti e, per noi che avevamo solo gli scarponcini da trekking, un vero incubo. La magia del tango però vince sempre e, alla fine, il locale si è riempito: un buon 200 persone, con spazio in pista al massimo per un’ottantina, età molto varia. Musica come sempre eccellente, qualità del ballo notevole e tanta voglia di muoversi. Si vedeva chiaramente che un terzo dei presenti apparteneva alla comunità locale mentre gli altri erano di passaggio, ma al dunque tutti hanno ballato con tutti. Noi quasi niente, invece, perché, come dicevo, le pedule con sotto il Vibram non vanno proprio bene. Ingresso gratuito e consumazione obbligatoria ai prezzi soliti (una mezza d’acqua a 40 Ars, circa 1,40 euro) con servizio al tavolo impeccabile (come si conviene nel ristorante di un Casino). Anche chi ha cenato è stato soddisfatto, spendendo sui 300 Ars (poco più di 18 euro) a testa per un buon piatto unico.

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

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