Pellegrinaggio a Buenos Aires/11 – Tango familiar? No, grazie

Reportage da Buenos Aires per gli amanti del tango

PUBBLICATO IL 9 marzo 2017

Dopo sette anni di ossessione da tango mi sento pronto per il mio primo pellegrinaggio a Buenos Aires. A convincermi non solo la cabala ma anche la fortunata coincidenza di essere ormai in pensione e quindi non si tratta della solita toccata e fuga di due – o al massimo quattro – settimane: mi fermerò nella culla del 2×4 per tre mesi. “Pellegrinaggio a Buenos Aires” è il racconto di questa avventura, tra dettagli pratici, curiosità e note di costume, senza la presunzione di esporre verità assolute ma con l’unico obiettivo di condividere le mie esperienze e le mie impressioni personali, che vi invito, se volete, a commentare.

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Alla fine abbiamo sperimentato, in modo del tutto casuale, il famoso tango familiar. Ma procediamo con ordine. 

Il pomeriggio di sabato torniamo al Centro Region Leonesa (Humberto I 1462, in Constitucion) per una tardecita – Los Consagrados, dalle 16,30 alle 23,30 – organizzata da Daniel e Myriam Rosich. Ingresso a 110 Ars, acqua a 35. Una ressa incredibile perché, ci raccontano i più informati, El Arranque – di cui abbiamo scritto tempo fa – ha chiuso i battenti e quei ballerini, rimasti senza casa, si sono riversati qua, sommandosi ai frequentatori abituali, che li guardano molto dall’alto in basso. C’è quindi in corso una guerra, tra i migranti e i vecchi avventori, vediamo chi farà sloggiare chi. Per il momento si balla male perché c’è troppa gente.

Ce la filiamo rapidamente e proseguiamo la serata alla Nacional, organizzata da Atilio Veron (Mi refugio), dalle 22 alle 4, in Adolfo Alsina 1465, a Montserrat, per il semplice motivo che la sera prima, al Yira Yira, Chiara al sorteggio ha vinto un ingresso omaggio. Il biglietto, per essere un sabato sera, è basso, solo 100 Ars (6,14 euro), ma l’acqua rimane a 40 (2,45 euro). Bella sala, di medie dimensioni, con ottimo pavimento in legno. Una sola fila di tavoli da quattro sedie sui lati lunghi e cinque sul lato corto, per un centinaio di posti a sedere. Arriviamo presto e molti stanno cenando, solo un paio di coppie in pista. Potrebbe essere il presagio di una serata disastrosa, ma ballano davvero bene. Verso le 23 la sala si riempie – ma solo una sessantina di persone in tutto – e la qualità è eccellente, mai visto niente di simile altrove. Verso la mezza, però, Atilio prende il microfono e inizia un pippone di una ventina di minuti abbondanti: ringrazia i presenti, citando per nome i maestri che hanno scelto la sua milonga (sono sei le coppie di professionisti), ognuno con il suo tavolo di amici, e poi passa a elencare gli organizzatori di altre milonghe, anche loro con i loro cortigiani. Capiamo allora di essere finiti in una milonga per addetti ai lavori. Dopo i saluti e i complimenti si passa a una dimenticabile esibizione di zamba e chacarera, a cui fa seguito una lunga tanda di folclore a beneficio degli appassionati presenti (quasi tutti, va detto, che ballano bene anche i balli tradizionali). Ma Atilio non molla, ancora chiacchiere su quanto è bella la sua milonga familiar, trova anche il tempo per fare pubblicità al suo libro (il ricavato dovrebbe andare in beneficenza) quindi ancora una esibizione di tango (non male). Insomma passa una buona ora abbondante prima che si torni a ballare ma nessuno sembra seccato per la lunghissima interruzione: si conoscono tutti fra di loro. Noi siamo gli unici stranieri. Atilio, sebbene ci sia posto per sedersi ovunque, quando siamo arrivati ci ha affibbiato il tavolo peggiore. In ogni caso ci difendiamo: non balliamo molto ma, va detto, con partner eccellenti. Peraltro anche tutti gli altri presenti non si fanno più di quattro, cinque tande a testa, solo con il rispettivo partner, però, al massimo con il gruppo di cortigiani. Altro dettaglio importante è che non ci sono mai più di una quindicina di coppie in pista, quindi tutti molto rilassati. Serata curiosa, interessante, ma da non ripetere: il tango sociale, credo, dovrebbe significare che mi faccio degli amici grazie al tango e non che ballo solo con i miei amici d’infanzia.

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

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