Pellegrinaggio a Buenos Aires/12 – La dura vita del taxi dancer

Reportage da Buenos Aires per gli amanti del tango

PUBBLICATO IL 13 marzo 2017

Dopo sette anni di ossessione da tango mi sento pronto per il mio primo pellegrinaggio a Buenos Aires. A convincermi non solo la cabala ma anche la fortunata coincidenza di essere ormai in pensione e quindi non si tratta della solita toccata e fuga di due – o al massimo quattro – settimane: mi fermerò nella culla del 2×4 per tre mesi. “Pellegrinaggio a Buenos Aires” è il racconto di questa avventura, tra dettagli pratici, curiosità e note di costume, senza la presunzione di esporre verità assolute ma con l’unico obiettivo di condividere le mie esperienze e le mie impressioni personali, che vi invito, se volete, a commentare.

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Domenica pomeriggio – il 5 per la precisione – andiamo a San Telmo per vedere il famoso tango ballato in strada. Le bancarelle del mercatino sono tantissime e non tutte interessanti. Carino il Pasaje de la Defensa trasformato in centro commerciale. Girovagando di qua e di là a metà pomeriggio arriviamo in Plaza Dorrego e vediamo due coppie che si esibiscono. Amplificatore a batteria, vestiti secondo cliché: sono costretti a condizioni estreme perché ballano su fogli di cartone fissati al suolo con nastro adesivo. I due gauchos se la cavano, le due mujeres invece sono più che penose, sembra che abbiano iniziato a ballare il mese scorso. taxi dancersGli astanti, però, evidentemente poco preparati, applaudono con entusiasmo ma, al momento del passaggio del cappello (gorra) per raccogliere le offerte, c’è il solito fuggi fuggi. Segue una pausa di cui i passanti possono approfittare per farsi delle foto – previo obolo – con i protagonisti dello show. I due ballerini comunque sono bravi, in particolare uno che avevo visto il venerdì precedente al Yira Yira mentre accompagnava una signora norvegese con cui avevo ballato al Gricel. Contegnoso, silenzioso, ben vestito, l’ha fatta ballare tutta la sera, diciamo un tre tande ogni cinque, concedendosi solo una distrazione con una sua amica che compiva gli anni. Conversazione quasi nulla, magari perché il suo inglese è da migliorare e lo spagnolo della norvegese è a zero, per cui solo tango. C’è da dire che le ballerine che arrivano con il taxi dancer si vedono lontano un miglio e non ramazzano neanche un invito in tutta la notte. Però spesso gli accompagnatori sono i migliori ballerini della serata, per cui può anche valerne la pena. Ho fatto qualche ricerca su internet e ho visto che la situazione, come sempre nel tango, è caotica e c’è un po’ di tutto. Le più ambiziose sono le agenzie che “vendono” i taxi dancer (ambosessi) sui 40 Usd (37,49 euro) all’ora per un minimo di tre ore. Queste agenzie offrono spesso anche lezioni di gruppo e individuali, corsi di cultura di tango e giri turistici della città incentrati sul 2×4. Ma non è tutto oro quello che luccica perché non è chiaro quanto di quella somma rimanga all’agenzia e quanto vada al tapino che sgobba, quante sere la settimana il medesimo riesca a fare e quanto riesca a racimolare quando fa girare il cappello a San Telmo. Senza contare che si tratta di attività magari divertenti a venticinque anni ma molto meno a quaranta, figurarsi quando si passano i cinquanta.

Cosa può succedere agli anziani lo abbiamo visto poco dopo, in un altro angolo di Plaza Dorrego. Questa volta alla base registrata si aggiunge un chitarrista che la arricchisce dal vivo. Una brava ballerina è a disposizione dei passanti e quelli che sembrano i suoi genitori, decisamente anziani e vestiti come nelle foto d’epoca, la osservano pensosi mentre balla su una lastra di compensato mobile di due metri per quattro. Quando siamo passati noi stava lavorando con un tale davanti agli impassibili anziani, che però si sono sperticati in elogi al ballerino pagante non appena il brano è terminato. Non ho capito se il servizio è a offerta libera o a tariffa fissa. In ogni caso tutto abbastanza triste.

Sempre per rimanere in argomento, domenica sera siamo andati a El Beso perché volevamo provare una lezione con Susana Miller (ma questa ve la racconto la prossima volta). In sala c’erano anche Sebastian Achaval e Roxana Suarez, che si sono poi esibiti – fantastici! – verso l’una. C’era però anche la coppia che il giorno prima aveva ballato alla Nacional. I due giovani di buona volontà sono andati con il cappello in mano a salutare le due divinità ma sono stati liquidati in modo abbastanza sbrigativo e se ne sono tornati mogi mogi al loro tavolino nella zona riservata alle coppie e hanno continuato a ballare tutta la sera mescolati ai comuni mortali. Ritroviamo i due ragazzi il martedì sera (la serata di lunedì all’Obelisco è rimandata alla prossima puntata). Volevamo andare al Caricias per conoscere Ricardo Viqueira ma poi abbiamo visto che era troppo lontano e scomodo e così, vinti dalla stanchezza, siamo andati da Tangotica, organizzata da B&B producciones, dalle 20,30 a mezzanotte, ingresso a la gorra, a Belgrano 3655, in Almagro, presso SAdeM Art. È stata proprio un’esperienza. Non sono mancate le tande di tango nuevo, ogni cortina – di salsa, rock and roll, disco – era suonata per intero e tutti la ballavano entusiasti … purtroppo lo stile non cambiava quando si cimentavano nel tango. Ma erano tutti allegri a mangiare, bere, ballare e cantare spensierati. Alla prima pausa l’organizzatore annuncia che è prevista un’esibizione e, poco dopo, vedo entrare i due tipi della Nacional e di El Beso. Ci riconosciamo, ci sorridiamo, segue dialogo muto di occhiate con mio sguardo interrogativo del tipo “ma che ci fate qua?”. E lui mi risponde con la classica, splendida, universale espressione da: “C’aggio a fa’ ppe’ campa’” (chiedendo scusa ai campani per gli errori). Morale: per un Achaval che sfonda, in quanti ci provano?

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

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