Pellegrinaggio a Buenos Aires/13 – Divine in cattedra

Reportage da Buenos Aires per gli amanti del tango

PUBBLICATO IL 16 marzo 2017

Dopo sette anni di ossessione da tango mi sento pronto per il mio primo pellegrinaggio a Buenos Aires. A convincermi non solo la cabala ma anche la fortunata coincidenza di essere ormai in pensione e quindi non si tratta della solita toccata e fuga di due – o al massimo quattro – settimane: mi fermerò nella culla del 2×4 per tre mesi. “Pellegrinaggio a Buenos Aires” è il racconto di questa avventura, tra dettagli pratici, curiosità e note di costume, senza la presunzione di esporre verità assolute ma con l’unico obiettivo di condividere le mie esperienze e le mie impressioni personali, che vi invito, se volete, a commentare.

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Dopo aver fatto una lezione collettiva e una di coppia con Anamaria Shapira, è venuto il momento di andare a vedere come lavorano altre due divine del tango. Domenica sera – il 5 – siamo andati a El Beso per conoscere Maria Plazaola ma ci abbiamo trovato Susana Miller. Bene lo stesso, era comunque in programma. Partiamo dalla moneta: lezione secca a 110 Ars (6,68 euro) per due ore di fatica, abbonamento a quattro per 380 (poco più di 23 euro) – quello che abbiamo scelto noi – con l’ingresso alla milonga che scende da 120 a 80 (da 7,29 a 4,86). Il livello dichiarato era quello dei principianti ma era chiaramente un interclasse; una trentina i presenti, la metà un gruppo di milanesi al seguito di una coppia di maestri meneghini.

Si inizia con qualche esercizio di riscaldamento poi si passa a camminare, il tutto per una mezz’ora, poi Susana spiega un passo con l’aiuto di una assistente, ci dividiamo alla vecchia maniera tra maschi e femmine tutti dietro alle rispettive maestre a ripetere i movimenti senza musica, poi in coppia con la musica con Susana che passa a correggere Tizio e Caio. Dopo un’oretta una bella pausa e poi si riprende allo stesso modo sino alla fine con qualche invito al cambio coppia. Considerazioni finali: didattica molto datata, Susana ha movimenti del corpo molto simili a quelli di Anamaria. Spiega bene e in modo chiaro, ha un occhio per i difetti molto acuto e dà consigli efficaci ma è molto supponente, altera e decisamente antipatica, senza contare che parla a volume molto basso e in fretta. Inoltre non sembra molto concentrata: si confonde, cambia di continuo quello che si dovrebbe fare, propone continue variazioni senza evidenziarle. Non ci torneremo.

Rapidamente sulla serata. Bel pienone, tanta bella gente, si è ballato tanto e bene, giusto mix tra turisti e locali.

Lunedì andiamo all’Obelisco tango, dalle 18 a mezzanotte, a Entre Rios 1056, in San Cristobal, organizzato da Lucy Alberto e Daniel Rodriguez (El Maipù), 100 Ars l’ingresso, acqua a 35. Fuori la zona è disastrata, sembra di essere a Beirut negli anni peggiori ma dentro è davvero bello, tutto molto curato e di buon gusto. Ottimo pavimento, due file di sedie sui lati lunghi e più o meno il doppio su quello corto. Si sta seduti di fronte uomini e donne e anche qui c’è un bel pienone ma con una curiosa peculiarità: moltissimi i ballerini argentini però c’è un solo tavolo di fanciulle locali. Abbondanza di turiste che, comprensibilmente, privilegiano la tanda con i nativi che sono come i bagnini di Rimini: vanno sempre in goal a prescindere. Ritrovati gli stessi milanesi visti la sera prima a El Beso e anche questa sera hanno ballato prevalentemente solo tra di loro (misteri del tango). Il che ha significato un bel superlavoro per i due maestri accompagnatori, che non si sono risparmiati per intrattenere gli allievi. C’era anche un buon gruppo di liguri che vediamo regolarmente d’estate quindi si è infine avverata la cupa profezia del nostro maestro torinese: “A Buenos Aires passi più tempo a salutare gli amici italiani che a ballare”.

Di martedì abbiamo già detto nella puntata precedente. Mercoledì pomeriggio siamo andati a vedere il barrio Abasto, quello dove viveva Carlos Gardel e dove c’è un museo a lui dedicato nella sua ex abitazione. Arriviamo davanti al portone e troviamo un bigliettino scritto con il pennarello e appiccicato con lo sputo: “Chiuso per lavori” senza data di riapertura. È la classica giornata – e ce ne sono tante – in cui si rimpiange che la capitale mondiale del tango sia in Sud America e non in Svizzera. Ci siamo consolati con la viuzza barrio abastopoco distante, sempre intitolata al magico cantor, in cui ci sono alcune statue dei grandi del tango (ma mancano Juan D’Arienzo e Carlos Di Sarli, da denuncia). In ogni caso è robetta, da vedere se proprio non si sa che fare del proprio tempo.

In serata torniamo a El Beso, gli organizzatori sono Jose Diaz Diez e Ezequiel Ferrara (Farabute milonga), sempre in Riobamba 461, a Balvanera, dalle 22,30 alle 3 e possiamo finalmente seguire la tanto attesa lezione di Maria Plazaola, che paghiamo con quel che resta del nostro tesserino; il bello è che, questa volta, l’ingresso costa solo 50 Ars (3,04 euro). Il riscaldamento è affidato all’assistente che la volta scorsa aveva aiutato la Miller; dopo una decina di minuti la fanciulla si ritira in buon ordine per lasciare il posto a Maria. La struttura della lezione è identica: un po’ di camminata, un passo – dimostrato con l’aiuto di un assistente – ripetuto prima da soli senza musica dietro i rispettivi maestri, poi in coppia con la musica, con frequenti inviti al cambio coppia. Dopo la pausa si ripete lo stesso schema ma con un nuovo passo più adatto alla milonga. I due però hanno un approccio molto diverso, sono entrambi molto cordiali, disponibili, attenti agli allievi pur conservando la stessa competenza e occhio critico. Un solo momento di freddezza quando una signora francese ha detto di non capire lo spagnolo ma di conoscere anche l’inglese: Maria l’ha gelata dicendo che quella era una clase in spagnolo.

In ogni caso la lezione ci è piaciuta e ci è sembrata produttiva anche se tutta la situazione ci ha lasciati un poco perplessi. Susana e Maria sono le titolari dell’Accademia del tango milonguero. Uno si aspetta di trovare una scuola con una sede a più stanze, le due grandi maestre, uno stuolo di assistenti, una segreteria che ti smista nei vari orari e luoghi. Invece la sede dell’Accademia è El Beso stesso, dove si tengono lezioni quattro soli giorni la settimana, prima della milonga, in un solo caso i corsi sono due nella stessa giornata.

Per concludere si siamo fermati anche alla serata a seguire ma non c’era molta gente, pare perché era la festa della donna (non è quindi mancata la tanda rosa). Cosa c’entri non è chiaro ma, in effetti, un mercoledì precedente era bello pieno. Si è ballato comunque bene.  

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

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