Pellegrinaggio a Buenos Aires/17 – El Beso e la sicurezza nelle milonghe

Reportage da Buenos Aires per gli amanti del tango

PUBBLICATO IL 6 aprile 2017

Dopo sette anni di ossessione da tango mi sento pronto per il mio primo pellegrinaggio a Buenos Aires. A convincermi non solo la cabala ma anche la fortunata coincidenza di essere ormai in pensione e quindi non si tratta della solita toccata e fuga di due – o al massimo quattro – settimane: mi fermerò nella culla del 2×4 per tre mesi. “Pellegrinaggio a Buenos Aires” è il racconto di questa avventura, tra dettagli pratici, curiosità e note di costume, senza la presunzione di esporre verità assolute ma con l’unico obiettivo di condividere le mie esperienze e le mie impressioni personali, che vi invito, se volete, a commentare.

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Siamo rientrati martedì 28 dal Cile con tanta voglia di ballare ma gli amici di qui ci hanno detto che domenica 26 hanno chiuso El Beso per motivi imprecisati. Parlando con il giro dell’Academia e del Farabute apprendiamo che si tratta di banali faccende burocratiche e che la riapertura è prossima. Approfondendo, però, viene fuori che manca quello che qui viene chiamato Plan de evacuacion, che deve essere stato redatto e consegnato a tempo di record (vedi foto) perché in effetti El Beso ha riaperto sabato 1 aprile.

Quello che mi ha colpito è che l’ambiente del tango porteno – voglio dire gli imprenditori del settore – ha fatto muro contro questa decisione accampando guerre di religione di questo o quel partito e/o di questa o quella amministrazione contro l’amato tango, come se zampettare spensierati sul ritmo del 2×4 fosse più importante della pelle delle persone. Leggendo qua e là sui social ho visto, nel più vasto mondo dei praticanti, un atteggiamento analogo, specie in Italia. Mi sono quindi impegnato a riconsiderare le milonghe più importanti di Buenos Aires in cui siamo stati in questi due mesi – praticamente tutte – dal punto di vista della sicurezza. Avevo già evidenziato la cosa alcune settimane fa, dopo un’affollatissima serata al Salon Canning (un 500 persone per un evento particolare), dove mi era stato subito evidente che, in caso di incidente, i morti sarebbero stati centinaia. E il Canning è a piano terra e vi si accede attraverso un passaggio comodo e decisamente ampio.

In quasi tutti gli altri locali la situazione è molto peggio: uscite di sicurezza praticamente assenti, cavi elettrici e prese multiple che penzolano liberi ovunque, spesso le milonghe sono al primo piano e vi si accede per scale strette e a più rampe (come nel caso del Beso), le porte con i maniglioni antipanico sono rare.

Con El Beso chiuso giovedì sera Lujos ha spostato la sua serata al Lo de Celia, un’altra trappola per topi: all’ingresso c’è un metal detector (spento) che rappresenta però un ulteriore ostacolo per chi dovesse scappare, si sale per una scala ripida e stretta, si accede alla milonga attraverso un ancora più stretto passaggio chiuso da una tenda, candidata a trasformarsi in una torcia.

Venerdì sera siamo andati al Sin Rumbo – ne parlo la prossima puntata – e ho visto che nella bacheca posta tra il portone che dà sulla strada e l’ingresso della milonga è affisso il Plan de evacuacion in questione, una barzelletta: una volta che sei già in salvo ti dicono che a due metri alla tua sinistra c’è la porta (la stessa da cui sei entrato).

Sabato sera siamo andati al Fulgor di Villa Crespo – anche in questo caso i dettagli sono rimandati alla prossima volta – e lì il Plan de evacuacion è affisso sulla bacheca accanto al bar, ma è perfettamente inutile che, in una sala di 15 metri per 8, ti dicano dove sta la porta da cui sei entrato, porta che, peraltro, si apre solo verso l’interno e non verso la strada. E se l’incendio si sviluppa davanti alla porta d’ingresso, dove ci sono due condizionatori d’aria di almeno una trentina d’anni e tre ventilatori molto più vecchi, che succede?

Meglio al Gricel, dove siamo andati domenica, ma solo in apparenza. Anche qui il Plan de evacuacion c’è, ma l’ampio portone d’ingresso è protetto da un altro ingresso più piccolo, perpendicolare al primo e chiuso da una tenda di imprecisato materiale. A onor del vero, un’uscita di emergenza vera e propria, con maniglione antipanico e correttamente lasciata aperta e senza ostacoli per raggiungerla c’è, ma è a lato dell’ingresso. Tutta la vasta area dedicata a tavolini e sedie però è coperta da moquette e tappeti di vario materiale che, a parte le pessime condizioni igieniche, danno l’idea di essere di materiale potenzialmente tossico.

In Obelisco Tango – ci siamo andati lunedì – il Plan de evacuacion è accanto all’entrata in milonga (quindi inutile). Il locale è a piano terra, per fortuna, e a lato della porta d’ingresso, che si apre verso l’interno, c’è quella di sicurezza con i maniglioni antipanico operativi ma la sala da ballo e l’atrio che la separa dalle uscite sono divisi da ben due ordini di tende che chiaramente, se in fiamme, non lascerebbero passare nessuno.

La maggior parte dei posti dove siamo stati, proprio come El Beso, non dà garanzie; il caso peggiore sembra essere quello de La Viruta, che si trova addirittura un piano sottoterra con un’unica scala a più rampe per accedervi ed eventualmente scappare.

Un po’ meglio è la situazione alla Leonesa e alla Nacional. Si tratta di due sale al primo piano con comode scale di accesso ma sono edifici che hanno più di un secolo di vita e non sembra abbiano mai subito restauri sostanziali, quindi sono, verosimilmente, le sale con gli impianti più a rischio e non ci sono uscite di sicurezza.

Non ho idea di cosa dica la legge argentina sulla sicurezza nei pubblici esercizi – e se El Beso ha riaperto significa che davvero basta appiccicare una inutile piantina del locale da qualche parte per essere in regola – ma il buon senso, come è noto, dice che le cose minime da tenere in conto sono le vie di fuga (meglio se più d’una, alternative alla porta d’ingresso), la presenza di materiale ignifugo e, ancora più importante, la totale assenza di materiale che rilascia sostanze tossiche se combusto. La situazione, da questo punto di vista, è pessima e, in una città che sta cadendo a pezzi come Buenos Aires, non sembra che ci siano né la volontà politica né le risorse economiche per procedere alle ristrutturazioni del caso. Dai primi di marzo ogni settimana ci sono state almeno un paio di manifestazioni e/o scioperi più o meno generali che bloccano la città, tutti sul problema della mancanza di posti di lavoro, la qualità del Made in Argentina purtroppo è mediamente bassa e il costo della vita è alle stelle, quindi nessuna speranza che il Paese torni presto competitivo e la ripresa economica non semra essere dietro l’angolo. Se non ci fossero i turisti la metà delle milonghe chiuderebbe per il calo di avventori. Difficile pertanto che si riesca a procedere a una modernizzazione delle strutture vista anche la miopia degli imprenditori mostrata in questa circostanza.

In questi giorni ho approfittato delle pause per chiacchierare un poco con i locali delle condizioni delle milonghe e ho sentito solo dire che l’amministrazione cittadina è sorda alle esigenze del tango – che starebbe morendo – e che le milonghe ottengono o meno i permessi in base alle mazzette che sono disposte a pagare a chi effettua i controlli. Ne ho approfittato anche per chiedere se è vero, come si sente dire da alcuni, che sono state prese misure dal governo per avvicinare i giovani al tango. Molti – in contraddizione con quanto sopra – mi hanno detto che è così. Alla richiesta di specificare quali siano queste misure nessuno ha saputo rispondere.

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

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4 commenti

  1. Gianfranco Cappa ha detto:

    Bravo Garnero!Bel reportage con commenti sociologici,economici,strategici.Smitizzazione del tango,un gigante economico con i piedi d’argilla. Ciao

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Grazie Gianfranco per averci seguito con tanto entusiasmo. Mi scuso per il ritardo con cui ti rispondo ma ho visto solo ora il tuo intervento. In effetti smitizzare un poco il tango male non gli farà di sicuro.

  2. Cristina Bentivogli ha detto:

    Ciao Franco. Leggo molto volentieri i tuoi reportage , utili e oggettivi, da cui traspare comunque la gioia per l’esperienza che state vivendo!

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Cristina. Grazie per le tue belle parole. Vero, ci siamo divertiti un sacco. Anche con te mi scuso per il ritardo della mia risposta ma non avevo visto questi commenti.

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