Uno a uno, palla al centro… In milonga!

Quelle serate no, tristi, mediocri. E poi arriva la tanda che salva la serata

PUBBLICATO IL 4 maggio 2017

L’altra sera sono andata in milonga. Un locale lungo la costa dove si balla da molto tempo, i tangueri abituali conoscono l’ambiente e le persone che lo frequentano e in sostanza sono tutti amici fra loro. In realtà non era stato programmata per tempo da parte mia questa “uscita”, ma quando una mia amica non tanguera, mi offre di andare a fare un aperitivo, non ho esitato e resistito alla tentazione di proporle l’unione di entrambe le cose e cioè, andare a fare un “apericena milonguero” nel tentativo di unire entrambe le esigenze. Lei accetta di buon grado.

La milonga è di quelle pomeridiane ma lei non può arrivare per tempo poiché deve aspettare la sua uscita dal lavoro prima di passare a prendermi. Durante il viaggio ci raccontiamo fatti di vita con le relative delusioni su amore, lavoro, uomini, ecc e da buona vecchia amica (poiché sono più grande di lei di età) mi consumo in un’analisi sviscerata sulla esistenza e su come affrontarla al meglio. Non che io sappia fare meglio di lei ma sul vissuto degli altri siamo generalmente più obiettivi e riusciamo a vedere meglio il nocciolo delle questioni.

Arriviamo finalmente sul posto e ci accingiamo a trovare parcheggio. Impresa quasi impossibile poiché il locale è all’interno di un “varco attivo”. “Giro, giro tondo, casca il mondo, casca la terra e tutti giù per terra” insieme alla mia pazienza che comincia a spezzettarsi. Lasciamo la macchina in un posto “vietatissimo” sperando di non trovare altre sorprese, posto che ovviamente, c’era fin dal nostro primo giro, ma che per non incorrere in infrazioni fin da subito incoscientemente, abbiamo evitato alla prima ronda. Durante la breve camminata per arrivare al locale, mi chiama al cellulare un’altra amica in lacrime per raccontarmi una sua triste e complessa situazione amorosa con le conseguenze del caso.

Sono enormemente turbata e un po’ di cattivo umore, trascinata da un vento fortissimo che a ogni modo non è riuscito a potar via il mio stato d’animo con sé: so già come andrà difatti a finire. Arriviamo sostanzialmente due ore dopo l’apertura quando cioè la sala è gremita di ballerini e non ci sono più posti a sedere, cerchiamo di sistemarci come meglio possiamo, ma il mio primo pensiero è di indossare le scarpe da tango per essere pronta qualora scattasse, per un improvviso invito. Ci avviamo al buffet per ristorarci e far tacere il brontolio dei nostri stomaci e faccio gli onori di casa alla mia amica cominciando nel frattempo a salutare le persone che conosco.

D’istinto la lascerei lì e andrei a trovare il posto migliore per mirare con efficacia ma ovviamente il bon ton m’impedisce di tenere questo comportamento poco consono alle buone maniere. Temporeggio per un po’ e poi finalmente mi metto a sedere, sul palco accanto al dj, durante una tanda, posto che è addirittura reclamato da una delle ballerine in pista tornata durante la cortina. Mi scosto senza alcuna intenzione di mollare quello spazio, considerandolo libero e alla sua bocca storta, rispondo con un sorriso che dice invece silenziosamente: “In guerra e in amore ogni scherzo vale…” ma forse non diceva proprio così.

Finalmente i miei piedi pestano il pavimento a seguito del primo invito della serata. Qualche timido principiante si fa avanti anche perché quelli più bravi avevano di certo già stilato nella loro testa la lista delle donne con cui ballare e la mia apparizione non ha cambiato, ovviamente, tale sequenza.

Non sto ballando bene non come al mio solito. Non sono leggera, non mi sento una piuma e le emozioni provate fino a quel momento le riporto tutte addosso al ballerino di turno. Il tango è anche questo. Le colonne e la disposizione della sala mal si prestano alle miradas, ma una volta aggiustato il tiro, comincio a voler scegliere io, con chi ballare. Così m’invita un cavaliere con il quale avevo già ballato altre volte anche se di rado  -considerato bravo dalla maggior parte delle ballerine – ma non riesco a seguirlo come vorrei poiché non mi offre il suo petto come io vorrei, lanciandosi in tante evoluzioni veloci che faccio fatica a seguire. Un bel valz. A fine tanda esordisce: “Bocciata!”. Dalla faccia che ho fatto, deve aver capito di essere stato zotico (almeno io l’ho considerato così) riprendendo il suo assolo nel dire: “Sto scherzando…”. Nel salutarlo nella mia mente scatta l’immagine dell’arbitro di calcio con le braccia alzate quando dice: Cambio!

Passa altro tempo ma senza degna nota, dando un colpo al cerchio (la mia amica) e uno alla botte (le tande che ho ballato) fino ad arrivare all’ultima tanda. M’invita un viso nuovo che avevo già notato, ma che avevo desistito dal mirare poiché era troppo lontano da me. Oltre tutto un bell’uomo con tanto di giacca e cravatta (un po’ di fortuna finalmente anche per me). La tanda ha inizio creando un feeling immediato fin dalla prima nota. Stesso mio stile milonguero, stessa intensità nell’abbraccio, marca anche troppo decisa che allenta appena capisce che lo seguo. Siamo in perfetta sintonia. Alla fine del secondo brano mi dice: “Ma tu dove eri fino a ora?”, esprimendo appieno il suo compiacimento nel ballare con me. A fine tanda ci diciamo i nomi, la provenienza e la promessa di metterci in contatto su Facebook. Arrivata a casa, lo cerco e chiedo l’amicizia sia a lui sia alla moglie. Lui è un dj e insegna tango insieme alla consorte, in una grande città italiana. 7

Per tutta risposta il giorno seguente mi arriva un messaggio che dice più o meno così: “E’ stato bello trovare la tua richiesta di amicizia ieri notte al ritorno dalla milonga, richiesta che ho accettato con piacere. Grazie per la tanda che mi hai regalato ieri sera, l’ultima, la più intensa per me. E’ stato spontaneo da parte mia condividere con te la mia anima milonguera. Tu senti la musica come la sento io ed interpreti con il movimento i sentimenti e le emozioni che solo il tango può regalarci. Avremo altre tandas da vivere e condividere insieme. Un abbraccio”. Uno a uno palla al centro.

 

HA SCRITTO PER NOI #
Maria Caruso

Marilù (Maria Caruso) Marina de Caro ha visto il primocielo a San Felipe (Venezuela), ha fatto il primo ocho atras a Pisa. E’ in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga

ARTICOLI CORRELATI #

1 commento

  1. massimo papini (lido camaiore) ha detto:

    Complimenti vivissimi, del resto non te li ho mai negati,per il simpatico articolo. Come vedi non si deve mai disperare, come diceva una mia insegnante : coraggio Massimo, dopo il buio della notte viene il giorno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*