Il Tango Festival di Catania 2017

PUBBLICATO IL 7 ottobre 2017

Anche quest’anno si è rinnovato il consueto appuntamento del Tango festival a Catania, nella nostra bella e amata Sicilia. Siamo arrivati alla XVII edizione, dal 9 al 16 agosto, preceduto, da due anni a questa parte, da una Maratona svoltasi in quattro giorni, dal 5 all’8 di agosto. Per i tangueri avere sole, mare e tango durante le agognate vacanze estive nella cornice mediterranea è il massimo ed è uno dei motivi per cui essi si muovono, da ogni parte del mondo.

Il grazie per l’evento va a Elena Alberti, presidente dell’Associazione Caminito Tango e ad Angelo Grasso, direttore artistico. Tutto si svolge all’insegna dell’allegria, prevalentemente nel bagno più attrezzato della costa: il Lido Azzurro dove il tango si canta, si suona, si sussurra e si celebra in tutto il suo splendore e in tutte le possibili forme, intrecciando il calore della Sicilia alla passione, da parte dei tangueri, per questo ballo argentino. Il tanguero che decide di partecipare a tale festival può scegliere diverse opzioni, decidendo in base al budget, il tipo di vacanza-tango che vorrà fare, scegliendo tra milonghe, stages, spettacoli e quant’altro gli aggrada. Nel pacchetto proposto è tutto compreso e quindi nessuno deve preoccuparsi di dove mangiare e dormire, poiché volendo, è già tutto organizzato.

Grandi artisti e maestri ci dilettano con spettacoli, stage, esibizioni e i migliori musicalizadores, ci tengono compagnia per tutti questi giorni, che volano in batter di ciglia, tanto è intenso il sentire dei nostri ballerini di tango. Sono stati ospitati partecipanti da più di trentacinque Paesi del mondo che hanno un unico comune denominatore: la passione per il tango.

Apre il sipario uno show intitolato “Bailà, Venì, Volà, spettacolo di Hugo Matrolorenzao e Augustina Vignau, campioni del Mondo di Tango Escenario del 2016. Si spacca in due tempi per dialogare in video le immagini che narrano il presente, riguardante un uomo sull’orlo della sua vita che monologa con oggetti del passato e dal vivo invece, il passato, i ricordi che lo assalgono disordinati e fugaci confondendo i sensi e coniugando l’assurdo mondo della realtà con quello metaforico attraverso il linguaggio del tango, della danza, del teatro e delle arti visuale fuse tra loro in maniera spettacolare.

Poi le giornate trascorrono tra milonghe pomeridiane e serali con la possibilità in uno di quei pomeriggi di ballare a piedi scalzi sulla sabbia della Playa di Catania, dove boleos, ganchi e sacadas sollevano la sabbia ma non impediscono di stare abbracciati cullandosi con le note melodiche del tango. Le milonghe notturne si svolgono in luoghi glamour per permettere ai partecipanti di scambiare passi e parole di tango e vivere pertanto occasioni uniche e indimenticabili tra abbracci e connessione dei corpi spesso totale e completa come verrà immortalato dalle innumerevoli foto da artisti qualificati che riescono a cogliere i momenti più belli.

Per chi vuole continuare il suo percorso di studi anche durante le giornate dedicate al festival sono state messe a disposizione oltre 50 ore di lezioni con maestri di fama mondiali: Joachim y Michelle, Murat y Sigrid, Gustavo y Gisela, Neri y Yanina, Joe y Lucila, Fernando y Ariadna. E’ possibile scegliere tra stages,  seminari & Master Class a seconda del livello raggiunto dai tangueri partecipanti. Cosa sarebbero però i maestri senza un sottofondo musicale?. La musica del tango è un suono adorato per i tangueri, ma un bravo dj può fare la differenza. In questa occasione non mancano i migliori musicalizadores attualmente presenti sulla piazza internazionale: Gabriel Sodini, Dee Jay Gus, Marcelo Rojas, SuperSabino, Xenia, MicMac, Pietro Cosimano, Giannicola, Matteo Alecci, Olli Eyding e tra le New Sodini generation Tjs: Mariolina, Nicoletta, Massimo, Daniele. Non poteva però mancare la musica dal vivo che rende unico il ballare dei tangueri perché essendo il tango fatto di improvvisazione ancor di più l’interpretazione di ogni orchestra diventa irresistibile nell’amplificare la creatività da parte dei ballerini. Così possiamo ascoltare: Ensemble Mariposa, Sandra Rumolino, Tango Harmony Budapest Orchestra, Osvaldo Barrios, Jean Filoramo.

Un modo nuovo di fare tango è il Katango in cui Katalin Bartha, che ne è l’ideatrice, proporrà un evento pomeridiano dal titolo: Katango  Milonga Improvvisation. Lei userà uno strumento speciale che prevede la possibilità per un nuovo approccio alla musica di tango. La musica è principalmente basata sull’improvvisazione ed è fortemente influenzata dall’ambiente circostante e i katango di Katalin vengono inseriti come cortinas fra le diverse tande in modo da accontentare tutti sia i tradizionalisti che i più audaci e moderni tangueri. A fine evento, ognuno dirà la sua e ognuno di loro, porterà a casa l’esperienza vissuta e ricordi da custodire durante le fredde giornate invernale o la sera, davanti a un caminetto acceso con un buon bicchiere di vino, condividendo il ricordo con chi lo aveva vissuto, oppure rinnovandolo a chi non ha mai fatto una cosa del genere.

Anch’io racconterò pertanto la mia partecipazione e il mio vissuto in prima persona. Ho i genitori che abitano in Sicilia, a circa cento di chilometri da Catania e, dovendo sopperire al bisogno di vedere i miei, ma anche a quello di non perdermi almeno un giorno di tango, decido di andarci il mercoledì. Come tutti i tangueri anch’io ho degli amici in loco, con i quali naturalmente, ho preso contatto prima della partenza dalla Toscana, dove attualmente abito. Sono anche in contatto con un tanguero di origini siciliane che abita nella mia regione di residenza come me, che per quel giorno si unirà alla nostra compagnia. La partenza è prevista la mattina presto, con la mia amica non tanguera, venuta in vacanza con me, per goderci una giornata di completo relax al Lido Azzurro.

Arriviamo e ci salutiamo con il nostro amico tanguero ospitante che fa gli onori di casa, come si conviene ai siculi, famosi per la loro accoglienza e tra una capatina in acqua, una al bar e una sulla sdraio a schiacciare un pisolino, arriviamo all’ora di pranzo. I panini, la frutta e l’acqua sono a disposizione di tutti, ma sono più buoni quando si uniscono a battute e a racconti di episodi legati al tango. La mia amica, infatti, sbuffa un po’ poiché non ha la nostra stessa passione, ma nel dopo pranzo arriva il mio giovane amico siculo di nascita e toscano di adozione, per venire a ballare nella milonga pomeridiana prevista per quel giorno, dalle 17.00 alle 19.30. Una volta compiute le presentazioni lui, conosciuto la mia amica, si guarda bene dal venire in terrazza a fare due passi di tango sotto la calura estiva, poiché essendo lei, una stangona di un metro e ottanta, fatta bene e bella di natura, ha preferito stare lì a scambiarci due parole. Tra me e me penso: “Bene almeno così lei si annoierà di meno ed io potrò godermi le eventuali tande che mi faranno ballare i ballerini presenti”. Io e il mio amico siciliano andiamo quindi sulla pista riservata all’evento pomeridiano e occupiamo posto, dove pensiamo, che prima della fine del pomeriggio, possa almeno abbassarsi un po’ d’ombra su di noi. Ci troviamo a varcare l’ingresso in un’ampia terrazza con pavimento abbastanza scivoloso piuttosto ventilata, anche se non risulterà sufficiente per alleggerire il carico della calura estiva classica della regione,  particolarmente calda quest’anno, visto i quasi quaranta gradi sfiorati dal termometro.

Quando si arriva in un posto in cui non conosci nessuno, i tangueri, generalmente, si dividono in due gruppi: quelli che t’invitano subito e quelli che aspetteranno di rivederti la sera o i giorni successivi, prima di “concedersi”. Fortunatamente c’erano più del primo tipo e nonostante il sudore che imperlava la fronte delle coppie ho mosso i piedi quasi subito, dopo che il mio amico mi aveva fatto fare il “giro del cane”, in cui sono stata notata dai presenti. Non è mancato di riconoscere e di salutare qualcuno della mia zona, perché si sa che quand’anche vai in capo al mondo, stai certo che troverai qualche tanguero che già conosci, che ti invita pure a ballare! E questo ovviamente non lo comprendo appieno. Due ore di tango comunque passano sempre troppo presto per i tangueri appassionati, ma lascio il posto, arrivati all’ora di chiusura, consapevole e speranzosa di rifarmi la sera, durante la milonga notturna fino all’alba. Per una serie di equivoci e di contrattempi ci siamo ritrovate io e la mia amica a “sistemarci” per la sera lì, nel bagno del Lido Azzurro. Impresa ardua e difficile poiché alle otto di sera lo stabile chiudeva e la corsa contro il tempo ha messo a dura prova la di capacità organizzativa da parte di entrambe. Pronte comunque in tempo, per andare a cena e per il dopocena, eravamo splendide.

Il mio ingresso in milonga avviene appena poco dopo l’apertura e finalmente incontro i tangueri che da tempo, avrei voluto conoscere. Il caldo è infernale e l’aria afosa ma nulla ferma le movenze dei danzanti che si muovono al ritmo di musica. Le donne presenti sono tutte splendide, ben vestite e fanno una bella figura, ma anche gli uomini non sono da meno. Durante il secondo brano di una tanda una donna a centro pista, si china per allacciarsi una scarpa con un gesto molto femminile che attira gli sguardi di tutti. Indossa una gonna con il drappeggio posteriore e in pratica mette in mostra un bel panorama. Una volta tornata a sedere mi giro per parlare con il mio amico toscano, ma di lui non c’era nemmeno l’ombra. Lo cerco con lo sguardo e finalmente lo trovo guarda a caso a fare una tanda con la ballerina di cui sopra. Al suo ritorno esordisco: “Immagino il motivo per cui sei andato a ballare con la bionda…”. Lui dopo un primo tentativo di motivazioni banali e poco credibili ammette: “Senti già quando sono nelle nostra milonga ballo con le querce secolari che fanno da tappezzeria poiché sono un gentil hombre, almeno qui fammi sfogare con le straniere dell’Est, giovani e fatte bene!”. Rispondo con una battuta: “Sapevi che accanto alle querce secolari crescono molto bene i funghi lignicoli? Vorrà dire qualcosa? Ci sarà un qualche nesso logico con il tango, secondo te?”. Sorridiamo insieme e passiamo oltre.

Un uomo, nel mentre mi dirigo alla ricerca di uno dei ballerini con cui voglio assolutamente fare conoscenza, mi ferma, evidentemente amico di Facebook: “Ciao, tu sei Maria?Finalmente ho il piacere di conoscerti…”. Mi invita a ballare, ma prima mi conduce al suo tavolo per offrirmi un tovagliolo e darmi modo di asciugarmi, poiché evidentemente, non ero presentabile per l’abbraccio tanguero, tanto ero sudata. A fine tanda ci salutiamo felici. Incornicio un viso sul mio campo visivo ed ecco il tanguero ben vestito, amministratore di un gruppo di Facebook, nel quale ho una rubrica settimanale, con il quale ovviamente ballo una tanda, dopo aver ricevuto complimenti sul mio aspetto che risulta essere diverso in versione tridimensionale in meglio secondo il suo punto di vista. A fine tanda invece i complimenti si spostano sul mio modo di ballare e di interpretare il tango. Vera vanità per il mio ego femminile. Mi invita a ballare un tanguero di mezza età che vedendomi nello stato di quella che è sempre più sudata dicendomi sul subito ancor prima di cominciare come premessa: “Facciamo abbraccio largo e?. C’è troppo caldo…”. Per risposta spolvero un sorriso a bocca serrata. L’uomo man mano che le note si snocciolano una dietro l’altra, come tenesse in mano un rosario, si avvicina sempre più a me, fino a dimenticare il suo stesso preambolo, stringendomi al suo petto. Dimostra, questo, che nel ballo del tango, il trasporto e le emozioni trasmesse, spesso superano i disagi arrecati dall’ambiente esterno e tutto a buon “scapito” dei ballerini. Nel bel mezzo della serata e cioè intorno alle 2.00 la mia amica mi dice gelandomi all’istante: “Si va via?Non sto tanto bene…”. Un colpo al cuore sarebbe stato molto meno doloroso poiché mi è sembrato di essere Cenerentola quando lascia il ballo e relativo Principe Azzurro, ma ahimè non ho perso alcuna scarpetta quella sera e pertanto nessuno il giorno dopo è venuto a cercarmi.

HA SCRITTO PER NOI #
Maria Caruso

Marilù (Maria Caruso) Marina de Caro ha visto il primocielo a San Felipe (Venezuela), ha fatto il primo ocho atras a Pisa. E’ in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga

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1 commento

  1. massimo papini (lido camaiore) ha detto:

    qualche anno fa ho vissuto insieme a Maria Caruso le emozioni che si provano al festival di Catania, in particolare ho il ricordo di una serata in un magnifico palazzo nel centro della città. Fu una serata che ci condusse fino al’alba le cui luci ci illuminarono il cammino del ritorno. Ecco che comprendo le emozioni che Marilù ha riportato in questa sua ultima vacanza, emozioni che magicamente trasmette a chi ama veramente questo ballo.

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