Teatro popolare e tango: un connubio naturale

Politica e cultura Argentina alla base di tango e teatro

PUBBLICATO IL 27 ottobre 2017

di Victor Hugo Del Grande

C’è una stretta relazione tra il tango ed il teatro popolare in Argentina, entrambi si nutrirono dei medesimi personaggi, situazioni e tematiche.
S’incontrarono in un momento storico irripetibile, l’Argentina di inizio secolo, e si potenziarono mutuamente.
Così, metaforicamente, un “sainete” potrebbe durare tre minuti ed essere cantato e musicato, e un tango potrebbe durare quanto una piece teatrale,
con tutta la passerella dei personaggi che la compongono (immaginate la milonga “un baile a beneficio”).
Erano tantissimi i sainetes che contenevano tangos. La tematica era la medesima, riflettevano la situazione politica e culturale della società Argentina in quel periodo.
Il teatro “Orillero” era considerato una conseguenza naturale del teatro gauchesco. Al pubblico portegno piaceva molto il teatro popolare spagnolo che riproduceva la realtà delle periferie delle grandi città come Madrid.
Gli autori locali argentini notarono subito la similitudine con la realtà dell”Arrabal portegno”, soprattutto nelle città portuali come Buenos Aires, Montevideo e Rosario dove si intrecciavano vite e storie di persone
provenienti da altre parti del mondo . Lì nacquero il tango ed il teatro popolare e diventarono specchio di quella realtà.
Un caso emblematico fu quello di “Mi noche triste” di Pascual Contursi. Sappiamo che questo brano è considerato lo spartiacque tra la guardia vieja e la nuova stagione del tango.
Gardel con questo tango, di una poesia cosi profonda ed articolata, creò – come ebbe egli stesso a definirlo – il “tango cancion”.
Il successo di “Mi noche triste” indusse Contursi, che risiedeva a Montevideo, a tornare a Buenos Aires dove si dedicò interamente a scrivere tango e tanti sainetes come: “Los distiguidos reos”,
“Percanta que me amuraste”, “Primera rea”, “La gran olla popular” ecc.
Nella “Chicca” precedente abbiamo parlato del tango “Las vueltas de la vida”, il suo autore – Manuel Romero – oltre a quasi 150 tangos, scrisse più di 170 pieces di teatro popolare.
Alberto Vacarezza, autore di “Araca corazon”, “La copa del olvido” e tanti altri tangos, scrisse più di 200 pieces di teatro. Samuel Linning, autore di “Milonguita”, “Melenita de oro” ecc, fece incursioni anche nel teatro.
Il “Payador” Nemesio Trejo, divideva la sua passione per la payada, a volte in duelli, con Gabino Ezeiza, autore teatrale, riflettendo la sua visione politico-sociale nella visione dell’arte in quel momento,
ad esempio scrisse i sainetes “La politica”, “El registro civil”, “El testamento olografo”, e “Los inquilinos” che raccontava la vita travagliata degli abitanti del conventillo.
Carlos Pacheco, autore di tangos come “Felicia” ed ” El mal trago” scrisse per il teatro:” Los disfrazados”, “El patio de don Simon”, “De hombre a hombre”,
e “El pan amargo” dove descrive la promiscuità, la miseria ed il disagio di ognuna delle abitazioni dei conventillos.
Il passo, la fusione, del sainete allo stile grottesco, rifacendosi al grottesco italiano del 900, è rappresentato da una figura chiave nella letteratura del tango : “Enrique Santos Discepolo”.
I genitori di Enrique morirono quando lui era appena un bambino, fu affidato alla famiglia di uno zio, e in seguito suo fratello maggiore, Armando, lo portò a vivere con lui.
Armando era un drammaturgo, la sua casa era frequentata permanentemente da gente di teatro ed artisti in generale. Sarà stato questo a produrre l’inclinazione di Enrique a scrivere, e a diventare attore.
Prima di lasciarci quei tangos meravigliosi che tutti conosciamo, Enrique fu un uomo di teatro. In collaborazione con suo fratello scrisse i grotteschi “Mateo”, “Stefano”, “Cremona”, “El organito”, “Relojero”.
Quando stava recitando nelle repliche della sua piece “Blum” accadde una famosa sera che, su commissione, un losco personaggio acquistò tutti i biglietti, affinché il teatro fosse vuoto al momento della recita.
Questa ed altre angherie nei suoi confronti portarono Enrique ad una depressione profonda, che lo spinse poco a poco alla morte.
Come potremmo definire altrimenti come sainetes o grotteschi brevi, i tangos “Chorra”, “Esta noche me emborracho”,”Yira yira”, o “Cambalache”?
Come vedete, il tango ed il teatro popolare in Argentina rappresentano due facce della stessa medaglia.

“CHORRA” (ladra) – 1928 – di Enrique Santos Discepolo.
Per essere buono, mi lasciasti nella miseria, senza nulla, mi rubasti perfino il colore.
In sei mesi ti mangiasti il mercatino, il localino della fiera, i ganci per la carne, ed il banco.
“Chorra”!!! (ladra) mi rubasti perfino l’amore.
Adesso, mi fa cosi paura una femmina, che se per strada mi fa il filo, mi metto vicino ad un poliziotto.
Quello che più mi da rabbia, è di essere stato coi stupido.
Se avessi capito un mese fa, quello che ho saputo ieri, non ero certo io
che le tue strategie di femmina potevano fregare.
Oggi vengo a sapere che tua mamma, nobile vedova di un guerriero, è la ladra più famosa
che ha messo piede nella 33 ( caserma di polizia, la 33 ).
E ho saputo che il guerriero che morì con onore, né morì né fu guerriero come mi raccontasti tu,
è in galera schedato come affiliato della camorra, professore di bugie, malandrino e truffatore.
Tra tutti mi avete rapato a zero, la tua figura fu l’amo dove io abboccai.
Vi siete divorati, tu, la vedova ed il guerriero, quel che mi costò dieci anni di pazienza e di sudore..
“Chorros”, tu, la tua vecchia ed il tuo papà!
Occhio !!!!! State accorti perché è in giro,
se vi prende vi capovolge, non vi da il tempo di scappare.

Quello che più mi da rabbia, è di essere stato cosi stupido!

Victor Ugo Del Grande

HA SCRITTO PER NOI #
Victor Hugo Del Grande

Il Maestro VICTOR HUGO DEL GRANDE nasce a Rosario, grande città portuale dell’Argentina, attraversata dal Paranà. Insegna tango da tempo, dopo aver dedicato molti anni allo studio e alla pratica della lirica che lo ha portato in Italia, negli anni’90, a cantare come tenore. La sua formazione, in Argentina, è però poliedrica: studia canto e tecnica vocale, ma anche teatro, compone ed interpreta musica popolare argentina e tango. Con la serietà e la passione che hanno attraversato gli incontri con le altre forme d’arte, che hanno affascinato e formato Del Grande, anche l’interesse per il Tango non si riduce alla pur consistente dimensione della danza: tiene insieme l’importanza della tecnica del movimento, la storia, le diverse musicalità, il peso specifico culturale… Con questo bagaglio, questa profondità, e con una personalissima visione della tecnica, Victor Hugo Del Grande nei primi anni ’90 apre a Milano una scuola di tango, quando il Tango non era di moda, ma qualche pioniere scommetteva sulla possibilità di diffondere, anche fuori dai confini argentini, lo spirito popolare e la potenza espressiva di quella altissima manifestazione culturale ed artistica che il tango rappresenta, e gli ha consentito di essere proclamato ‘patrimonio universale’dall’Unesco. Per anni il Maestro alterna l’attività di canto lirico nei teatri italiani con l’insegnamento del tango argentino, che struttura in modo estremamente ricco di approfondimenti storici e culturali, attraverso stage, corsi, rassegne cinematografiche incentrate sul tango, cicli di lezioni storiche resi unici dalla contaminazione di innesti autobiografici e approfondimenti storiografici. E’ con questo vasto e approfondito repertorio di competenze, con una inesauribile passione per la ricostruzione filologica delle origini e al tempo stesso per la modernità intrinseca del tango che nel 2007 fonda l’Associazione culturale Tango Azul,per valorizzare, promuovere ed implementare la cultura del tango argentino. Oggi Tango Azul rappresenta ancora per Victor Hugo Del Grande l’occasione di mettere al servizio di chi lo desidera una grande esperienza artistica maturata in anni di pratica e ricerca nel campo della musica, del teatro, della danza. Alla pratica costante dell’insegnamento si affiancano oggi le radicate passioni in campo musicale, cui si devono le recenti composizioni di brani inediti di musica popolare argentina in un proficuo connubio artistico con Mariano Speranza, amico ed ispiratore e regista del gruppo musicale ‘Tango Spleen’. Le atmosfere di questa ormai lunga carriera maturata nella storia della cultura argentina si possono avvicinare e ‘respirare’ sia nei corsi di tango che nelle milonghe domenicali organizzate da Tango Azul, luoghi un po’ incantati, dove vale una regola: “​Esibire, ostentare appartengono al mondo della materia. Il tango parla alla dimensione dell'anima, che non conosce il tempo: ci si può fermare durante una pausa in un abbraccio interminabile, mentre si ascolta la frase di un violino o si è colpiti dalla metafora di un testo che ci commuove”.

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3 commenti

  1. Ernesto Valles ha detto:

    Felicia non è stato composto da Enrique Saborido?

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