Toscana Milonguera

Tra una mirada "rovesciata" e capatine al buffet ecco Toscana Milonguera

PUBBLICATO IL 17 novembre 2017

Come ogni fine settimana andare in milonga è d’obbligo. La scelta è sempre difficile per una serie di ragioni e ognuno di noi ha le sue. Ad ogni modo questo sabato è toccato alla milonga Toscana Milonguera. Per l’occasione due bravi maestri Rachele Le Pera e Stefano Cirrito, da me da tempo conosciuti in altri luoghi e altre circostanze hanno tenuto degli stages nel pomeriggio con grande successo, visto il numero dei partecipanti. Durante la serata si sono esibiti in uno show dimostrando tutta la l’eleganza e la bravura posseduta nonché, in me particolarmente, tenerezza e gioia.

Il nostro organizzatore, Giordano Ricciardi, che di musica ne mastica dall’età di cinque anni, sta cercando con tutte le sue forze di far passare la cultura del tango argentino, nelle nostras milongas, nella sua forma più originale e pulita. I suoi eventi sono ricchi di iniziative e le location sempre azzeccate. Nella fattispecie, sabato la sala con magnifico pavimento in legno è stata ottima per i piedi dei ballerini durante pivot, giri, sacadas, ecc. Generalmente si mangia bene e si beve a volontà, per  l’intera sera, a un prezzo ritenuto “giusto” da tutti. Altro particolare degno di nota è che si beve nei bicchieri di vetro con i cartellini con il proprio nome che tieni tutta la sera, evitando l’inquinamento, certo, ma mettendo ancor più in evidenza la fatica e la quantità di lavoro richiesto per organizzare una semplice milonga di un sabato sera.

Si accettano le prenotazioni dei tangueri ai quali però non viene assegnato alcun posto, essendo la sala disposta secondo il buon costume argentino in settore per uomini, per donne, per coppie e amici per consentire al meglio l’invito. E qui ahimè si fanno sempre notare gli italiani. Pochi sono stati accorti o per lo meno si sono accorti dei bigliettini indicanti il settore in cui dovevano stare e difatti la mescolanza è stata la regola. La serata ha inizio. I più si aspettavano da un momento all’altro il segnare d’avvio con il consueto abbassamento delle luci ma ciò ovviamente non è avvenuto, nonostante qualcuno lo avesse richiesto espressamente perché, ripeto, Giordano, deve e vuole conservare ciò che fa del tango, il bello, l’originale. Rassegnati i tangueri si adeguano e cominciano a prendere confidenza. Le mirade comunque, chi le sa fare e le ha sempre fatte, le fa in tutti i modi, perfino in rovesciata, chi invece è ancora debole su questo aspetto, la luce e la disposizione perfetta, non è stata di grande aiuto. Mi sono divertita un sacco e ritrovato amici provenienti da posti lontani che non hai la possibilità di incontrare spesso.

Il piacere è probabilmente reciproco poiché appena mi vede si toglie il maglione e mi invita a ballare. Il mio tanguero è senza voce, facile per la mezza stagione, ma tanto deve ballare e non chiacchierare. Non è un ballerino datato, ma sa ascoltare la ballerina mentre balla così sapendo di potermelo permettere mi lascio andare a iniziative varie. A fine tanda con grandi complimenti mi sorride e io per non rimanere mai indietro rispondo: “Anche io mi sono divertita tanto, devo dire che sei un bravo seguidor!”. Altre risate che fanno bene all’anima nel riaccompagnarmi a sedere.

In sala erano presenti anche i forestieri e ahimè qualcuno come al solito se l’è tirata. Qualche donna difatti non ha mai ballato e questo non è mai concepibile in eventi così belli, ricchi di socievolezza anche se si sa ci può sempre stare. Durante i primi anni di tango spesso tornavo a casa con il broncio per aver speso e non aver goduto, pardòn ballato nemmeno una tanda. Ho odiato il tango e i maschi tangueri con tutte le mie forze, ma con caparbietà, impegno e costanza ad oggi vanto un bel numero di ballerini che hanno il piacere di ballare con me. Certo qualcuno ancora rimane in lista d’attes,a ma io non demordo e mi ripeto solo chi muore subito dopo può dire di aver ballato l’ultima tanda, per il resto c’è sempre speranza.

La scelta del dj è stata ottima perché in consolle abbiamo avuto uno dei più apprezzati e conosciuti tra i musicalizadores Chamaco Mauro Casadei, che ho “mirado” in rovesciata, avendolo alle spalle, senza riuscire però mai, a incrociare il suo sguardo, quindi è andata buca. Non ho detto ancora che è una delle poche volte in cui per andare a ballare mi sposto di pochi chilometri e non è cosa da poco, specie quando hai sonno e i piedi sono doloranti. Ad ogni modo per far “passare” la grande cultura posseduta sul mondo tanguero da parte dell’organizzatore, dove ogni cosa deve essere al suo posto, la strada è lunga e tortuosa e l’impegno ancora tanto. I nostri tangueri spesso sono indisciplinati e poco formali e come si dice all’italiana fatta la legge trovato l’inganno. Qualche anno fa ho provato ad andare in una milonga dove mirada e cabeceo e posti separati erano la regola. Tre filate di sedie sia per gli uomini che per le donne. Ecco la guerra del ’15-’18 era niente in confronto. Un accanimento così non lo avevo mai visto nemmeno fra i sanitari che vogliono mantenere in vita a tutti i costi il paziente. In pratica quelle in prima fila, che evidentemente avevano pagato il canone Rai, le hanno invitate per tre quattro tande di seguito. Si sa in guerra, in amore e nel tango ogni mossa vincente vale… Ma teniamo duro, chissà che prima o poi non si diventi garbati, gentili, rispettosi della ronda e più compiti nell’andare all’arrembaggio al buffet. Esso distrae l’uomo e fa ingrassare le donne che se non ballano vanno a consolarsi con un bocconcino!!!

HA SCRITTO PER NOI #
Maria Caruso

Marilù (Maria Caruso) Marina de Caro ha visto il primocielo a San Felipe (Venezuela), ha fatto il primo ocho atras a Pisa. E’ in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga

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