Le ali di Piazzolla

Quella di Piazzolla è una musica che non sopporta i toni pastello

PUBBLICATO IL 22 novembre 2017

di Franco Finocchiaro

Commemorare il venticinquesimo anno dalla scomparsa di Astor Piazzolla con un Gran Galà che ha per titolo “Piazzolla’s Daedalus”. La prima osservazione, quasi involontariamente automatica, che mi ha richiamato il titolo scelto per l’occasione, riguarda il legittimo collegamento analogico tra la biografia del Maestro di Mar del Plata e quello del protagonista di “A Portrait of the Artist as a Young Man”, il romanzo semiautobiografico del giovane James Joyce, conosciuto dai lettori italiani con il titolo di Dedalus.

Infatti, sia per Piazzolla che per il personaggio di Joyce, l’atto generativo per l’affermazione del sé passa attraverso una lotta tesa alla conquista dell’indipendenza creativa: Dedalus la combatte contro il padre reale; Piazzolla verso quel padre immaginario che è stato per lui il linguaggio del Tango tradizionale.
In entrambi i casi è palese anche una presa di coscienza che sfocia nella ribellione contro i rispettivi ambienti sociali, strutturati secondo valori annichilenti qualsiasi volo degli spiriti liberi.
In entrambi i casi, la fuga dall’architettura che li imprigiona, ha lo stesso approdo: Parigi.

Parigi è pronta a ricevere i due profughi, rassicurando e valorizzando le loro ambizioni. È dai risultati di questa esperienza francese che Piazzolla mette le ali, incominciando una traiettoria che lo porterà nel ristretto Parnaso dei più convincenti compositori del ‘900.

La sua è una musica che “non sopporta i colori pastello”, ma si manifesta con le tinte forti, alternando momenti di sublime lirismo melodico a momenti di rabbia graffiante. Ogni sua pagina, al contrario delle partiture degli autori accademici, custodisce un’intima natura popolare. Per questo Piazzolla si permette di arrangiare una stessa opera in maniera diversa e si rallegra quando qualche altro musicista ne propone una versione da un’altro punto di vista (pensiamo per esempio a “Zum” riletto da Osvaldo Pugliese o a “Lo que vendrà” registrato da Anibal Troilo).
Quindi, affrontare il repertorio di Astor Piazzolla si presta legittimamente a crearne una trasfigurazione, come nel caso degli arrangiamenti ideati e magnificamente interpretati dal Piazzolla Modern Quartet. Sono loro a fungere da fulcro e insieme da colonna sonora di Piazzolla’s Daedalus.

L’articolazione della performance non è comunque solo musicale. Ci sono anche altri contributi che offrono sostanza concreta alla circostanza della commemorazione annunciata, accompagnando il Tango là dove è giusto che sia: nell’ambito culturale, in cui il fenomeno diffuso e accattivante della sua forma danzata è solo un ingrediente indispensabile, ma non sufficiente. È questa la prospettiva che ha sempre ispirato il lavoro di Monica Mantelli, qui in veste di appassionata creatrice e regista, nell’ambito di un ambiente del Tango troppo spesso indifferente a proposte diverse da quella delle serate danzanti.

Ad aiutarla nel compito, attraverso la voce di Mario Brusa, sono le parole dei poeti che hanno avuto una relazione con il mondo musicale di Piazzolla. Il primo è Horacio Ferrer, scoperto e amato da Astor tanto da farne il complice per la reinvenzione di un tango cancion che ha abbandonato decisamente i clichè testuali della tradizione. Nel loro sodalizio, la strada imboccata è quella onirica e astratta di un surrealismo che sul Rio de la Plata ottocentesco ha avuto come illustre progenitore Isidore Ducasse, vale a dire il Conte di Lautremont.

L’altro è Jorge Luis Borges, letterato di statura universale che con Piazzolla ha avuto un rapporto fugace per un disco storico, ma insoddisfacente per entrambi. Amusico e distratto dalle sue passioni per gli archetipi, Borges si era interessato solo alla milonga attraverso cui il Tango raccontava le gesta gauchesche di personaggi assolutamente indigeni e che quindi non avevano nulla a che fare con “i piagnucolosi” immigrati italiani.

Tra questi, figura anche la famiglia di Piazzolla, sbarcata in quell’illusorio Eldorado che rappresentava l’Argentina. Qui i Piazzolla erano attesi da un’altra povertà e ancora più triste in quanto popolata di assenze affettive. Non restava che una seconda migrazione verso New York, dove Astor iniziò a suonare il bandoneon, ma in una condizione diversa dai suoi colleghi: in mezzo alla musica ebraica e al jazz. Con questi due contributi, insieme agli studi classici, Astor arriva a Parigi dopo una gloriosa gavetta con l’orchestra di tango diretta da Anibal Troilo.

La sua musica diventa il contenitore dove tutte le influenze ricevute, si sommano o si alternano dando luogo a un’estetica inaudita. Si parla di avanguardia, sbagliando clamorosamente il tiro. Piazzolla che ormai ha preso le ali, lo centra identificando le sue composizioni con la sigla “Nuevo Tango” ovvero “Musica de la ciudad de Buenos Aires”.
Il padre Tango non lo riconosce come suo figlio, ma lui non finisce di amarlo, lottando perché cambi idea. Infine vince con un successo internazionale che lo fa rientrare in patria come una gloria, un po’ meno luminosa di quella attribuita a Gardel e a Evita.

Siamo negli anni ottanta dello scorso secolo e il Tango acquista un vigore che in poco tempo diverrà globale. I ballerini diventano i protagonisti di spettacoli di danza e di un mondo chiuso in se stesso, seppure senza confini geografici. La musica di Piazzolla guadagna l’onore di calpestare palcoscenici straordinari e di vedere le sue pagine interpretate da grandi solisti classici. Solo alla conclusione di questo periplo, Astor svela un pensiero che nessuno s’immaginerebbe di sentire dalla sua voce: «ballare il Tango è un atto d’amore».
In onore a questo, i maestri Alessandro Guerri e Anna Boglione, Mario Ernesto Laratore e Lina Rosa, Umberto Bonadonna e Nadia Capello – insieme a una trentina di ballerini di Etnotango LCMM- saranno protagonisti di alcuni interventi danzati durante la performance.
Ma per celebrare questo “atto d’amore” nella sua dimensione sociale, la serata in programma presso Le Musichall di Corso Palestro 14 a Torino, si concluderà con una milonga nel dopo spettacolo.
Il 6 dicembre, dalle 20.30, si annuncia come una serata d’indimenticabili emozioni, sia per chi vorrà scoprire il fascino del Tango in molte delle sue molteplici sfaccettature, sia per chi ha ritagliato un posto nel proprio cuore per accogliere le vibrazioni della sua bellezza.

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