Il 12° Festival Internazionale di Tango a Lubiana

Un emozionato reportage dalla Slovenia tanguera

PUBBLICATO IL 18 dicembre 2017

E chi lo avrebbe detto che sarei stata al Festival a Lubiana? Ebbene si! Un’esperienza straordinaria ricca di cose da raccontare, mie e degli altri ovviamente. Cominciamo per gradi. L’evento si è svolto dal 9 al 12 novembre e gli artisti ospiti sono stati di grande fama: Chicho Frumboli & Juana Sepulveda, Nic Holas Jones & Diana Cruz; i dj una garanzia: Mauro Berardi, La Ros Capasso, Alessandro Cipolla, Hiba Faisal, Viacheslav Ivanov, Joel Silva, Rado Miklavcic.

Ballare in uno dei più raffinati alberghi di Lubiana, la capitale della Slovenia, in pratica in un Grand Hotel Union, antico un centinaio di anni, in una delle sale, costruita dal famoso architetto Plecnik (peraltro Sloveno), non è cosa da poco. Il pavimento in legno ha consentito le migliori performance dei ballerini presenti, consentendo una buena onda e buone vibrazioni amorevoli e di festosità uniche. Siamo stati ospiti, io e mio figlio, di una coppia di tangueri del posto, molto ospitali che poco hanno da invidiare alla nostra famigerata fama in tal senso. Accolti con gioia!. In pratica appena arrivati, intorno alle undici di sera siamo andati direttamente in milonga. Bella esperienza, cambiarsi ed essere pronti a ballare senza passare dal via. Salire le ampie scale con moquet rossa bordata in oro e arrivare in cima alle scale per entrare nell’ampio salone attorniato da soppalchi come nei migliori teatri è stato meraviglioso. Mi sono sentita come la principessa al suo primo ballo.

Di milongas e di eventi ne ho fatti tanti fino ad ora ma lì, si respirava un aria intrisa di maestosità pur nella sua semplicità. Mio figlio conosciuto da tutti ha cominciato a elargire baci e abbracci,  indistintamente e, via via mi chiamava per presentarmi qualcuno, facendo da traduttore simultaneo vivente, vista la mia scarsa conoscenza dell’inglese. Se è vero che Lubiana è una città a misura d’uomo anche il suo festival lo è stato. Per l’intero evento l’ambiente ha preservato ai suoi ospiti un calore che nulla ha da invidiare ai grandi festival internazionali. Anche qui la concorrenza era spietata poiché gli italiani cercavano di ballare con le ballerine straniere. Non si va a un Festival per ballare con la vicina di casa ovviamente. Avevo un vantaggio in tal senso, quindi non ho subito tale problema: tutti mi scambiavano per una straniera, essendo bionda e di pelle chiara. Mi chiedevano in inglese: Do you speak english?”. Io pronta: “No, sono italiana!”. Allora riprendevano la conversazione nella nostra lingua, con un tono di voce appena rammaricata (solo io potevo percepirla nell’espressioni del viso che a fine tanda però cambiava radicalmente, sempre a mia percezione quindi non dimostrabile. Ah Ah).

Ad ogni modo ballare con gli italiani, in un ambiente straniero ha un sapore diverso. Forse che sia il luogo a determinare l’intensità dell’abbraccio e la passione per il tango? Non si fanno sei ore di viaggio se il tango non lo senti dentro di te.

Tra tutti quelli con cui ho ballato uno sguardo mi ha colpita particolarmente e solo dopo ho capito il perché. Un tanguero, discreto, bella presenza, molto particolare, riservato, se ne stava un po’ sulle sue. Interpretavo il suo sguardo verosimilmente come una “mirada” che di fatto non si concretizzava. Pensavo fra me: “Non ha voglia di ballare o forse non ha voglia di ballare con me!”. Ti crucci poco del fatto però, quando intorno a te hai un fiume di gente che ti passa davanti, che ti si siede accanto, che ti invita a ballare. Ogni tanto i nostri sguardi si incrociavano fino a quando sicuro del mio sì, mi si avvicina per cominciare a ballare una tanda. Scopro dopo un caldo abbraccio accogliente, di aver ballato con un italiano di Palermo, Carmelo Anello, ma non sapevo nient’altro di lui. Nei festival come nelle maratone, occasioni di ballare con la stessa persona sono di fatto normali, così balliamo di nuovo. Stessa intensità, stesso modo di ballare il tango, molto milonguero. Mi incuriosiva comunque il suo modo di fare e dava l’impressione di essere un argentino, di quelli che la milonga se la gustano appieno e ogni tanda deve avere un suo significato. Alla fine in uno dei miei sguardi indagatori e perlustratori di eventuali ballerini da mirare, lo scopro con una macchina fotografica in mano. Ecco, fa il fotografo per passione.

Tanti fotografi professionisti si ergono a protagonisti con la macchina fotografica tra le mani, a cui tutti sorridono e si mettono in posa per farsi fotografare, ma lui no, si aggirava come un ombra nella sala con l’idea di cogliere l’attimo di una emozione, il voleo nel suo momento clou e altro, secondo l’ispirazione del momento. Il fotografo balla con le coppie che imprime nella pellicola ed è un modo diverso di gustarsi una tanda, emozionandosi al tempo stesso. Ed è quella l’espressione che lui ha colto in me, fotografandomi ad occhi chiusi. Foto molto intensa che peraltro ho messo nel profilo. Nessun fotografo fino ad ora, era stato così attento e perspicace, da “beccarmi” in un momento di intimità assoluta, con il tanguero di turno. C’è solo un rammarico in questi eventi, pur quanto si balli non riesci a farlo con tutti. Una lei di una coppia voleva fare una tanda con mio figlio e allora il suo compagno si rivolge a noi, in un momento in cui eravamo insieme e ci propone lo scambio: “Che ne dici se io ballo con tua madre e tu con la mia compagna?”. “Volentieri!!” rispondiamo all’unisono. Non solo abbiamo ballato quella tanda ma anche la successiva con grande gioia da parte di tutti.

Di particolare nota è stata quella di aver conosciuto personalmente gli organizzatori Janja Frank e Primoz Krajnik simpatici e affabili che, nella loro semplicità, hanno dimostrato grande capacità organizzative non facendoci mancare nulla e arrecandoci solo benessere e gioia. Il Festival da loro gestito è un tesoro nascosto dell’Europa. Molti ballerini hanno visitato la pittoresca città che conserva le tracce di diversi periodi storici ed è una città dall’anima verde. L’evento ha la parola amore scritta nel proprio nome, poiché il suono della parola da loro pronunciata è simile al modo in cui loro dicono “amata”. Durante il Festival i ballerini amavano anche sedersi e ammirare gli altri ballare come a contemplare i passi immedesimandosi in essi. Il Festival ha senz’altro nascosto numerose storie romantiche.

Se vi capiterà di andare a questa manifestazione non fermatevi solo a fare tande su tande, ma a esplorare il sentire degli altri, attraverso i vostri organi di senso e, andate oltre, per avere un miglior punto di partenza indimenticabile. La mattina del distacco è arrivata con grande rammarico e lasciando un pò di nostalgia nei nostri cuori, ma la neve caduta la notte a nostra insaputa, ci ha ridato il sorriso e l’entusiasmo dei bambini, quando giocano a palla di neve.

HA SCRITTO PER NOI #
Maria Caruso

Marilù (Maria Caruso) Marina de Caro ha visto il primocielo a San Felipe (Venezuela), ha fatto il primo ocho atras a Pisa. E’ in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga

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