“Italiani”: quando il tango si fa lessico familiare

Nostalgia, ricordi, famiglia: una riflessione personale

PUBBLICATO IL 21 dicembre 2017

di Victor Hugo Del Grande

Oggi la nostalgia si è presentata nuovamente, come sempre fa, da che la mia vita si riflette come in uno specchio dall’altra parte dell’oceano. Nascosta tra la nebbia e il sole di queste campagne pavesi, sta bussando alla mia porta. E io che, tranquillamente, stavo per accingermi a scrivere sul tango, come tutte le domeniche, ho sentito il suo profumo, come quello delle mani di mio nonno, di giornale fresco e mattoni, come quello di mia mamma, grembiule macchiato di sugo e amore. Lontano, nella nebbia, vedo mio padre che ascolta un tango di Discepolo alla radio e io, bambino, che intuivo l’arrivo a casa di questo ospite che fino ad oggi mi accompagna, “il tango”. Con tutto l’amore che sento per le mie due terre ripropongo questa riflessione.

ITALIANI

Zenone Del Grande nacque a Montenero di Bisaccia in Molise nel 1900, da una famiglia numerosa con parecchi fratelli, dovette arrangiarsi da piccolo facendo lavoretti saltuari e cominciò presto a simpatizzare per il socialismo. Faceva teatro di strada con amici e compagni.

Fece il militare due anni, poco prima del congedo scoppiò la guerra del ‘15-‘18. La fece tutta. Di quella brutta esperienza gli rimase in corpo una pallottola di piombo che lo accompagnò per il resto dei suoi giorni.

Durante i combattimenti seppe che suo fratello Nando era sul fronte, non molto distante da dove si trovava. Chiese un permesso e camminò due giorni e due notti tra le campagne per andare ad abbracciarlo.

Zenone e Hugo Del Grande. Conventillo “el 54” Rosario 1927

Finita la guerra tornò a Montenero, ritrovò la sua fidanzata Vitalina figlia del gioielliere del paese. Sembrava che la vita riprendesse il suo corso naturale,  ma arrivò il fascismo. Zenone, militante socialista, ricevette la soffiata di una imminente rappresaglia . In piena notte scappò di casa insieme alla sua fidanzata. Poche cose, qualche abbraccio e tante lacrime, partirono e presero una nave. Destinazione “Argentina”.

Arrivarono nell’America del Sud negli anni Venti. Come tutti gli immigrati trovarono una sistemazione di fortuna, quasi sempre il “conventillo”. Loro scelsero la città portuale di Rosario, per vivere.

Comunicavano con l’Italia tramite lettere che ci mettevano mesi ad arrivare. Zenone si guadagnava da vivere facendo il muratore e Vitalina i mestieri di casa. Nell’anno 1926 nacque Hugo e fu l’unico figlio che ebbero.

Ho un ricordo impresso in me , una scena che mi basta richiamare per vederla e rivederla davanti ai miei occhi.

Quando avevo tre o quattro anni come tutte le mattine giravo sul mio triciclo nel piccolo patio di casa. In un angolo, seduto sulla sua sedia, mio nonno Zenone religiosamente leggeva il giornale. Mia nonna e mia madre indaffarate con i mestieri di casa. Mio fratello più grande di me, in giro con i suoi amici e mio padre al lavoro.

Eravamo soli come sempre, lui ed io nel patio. Giravo spensierato sul triciclo, il mio sguardo andò sulla sedia, il giornale iniziò a scivolare piano dalle sue mani e poco dopo scivolò anche lui. La sua anima come vapore lasciò il corpo come fosse un vestito vecchio. Poco dopo sorvolava le colline di Montenero di Bisaccia indicandomi la strada di ritorno verso casa.

Un giorno, molti anni dopo, feci il mio passaporto, una valigia con poche cose e seguì il cammino che lui mi aveva mostrato.

Tornando a Hugo, mio padre, come tutti i bambini dell’epoca crebbe in una Argentina in pieno fervore culturale, un Paese che cresceva velocemente arricchito con l’arrivo di gente da tutta l’Europa in cerca di un futuro .

Crebbe giocando a pallone per strada con bambini figli di siciliani, napoletani, lombardi, piemontesi, polacchi, spagnoli e tedeschi, sentendo parlare tantissime lingue diverse, tra i profumi di pietanze di ogni parte del mondo.

Come lui tanti altri bambini in Buenos Aires, Rosario, Montevideo, crescevano studiando musica, giocando a pallone e sentendo le storie che gli raccontavano i loro genitori.

Come lui, la maggior parte erano figli d’italiani, che sentivano scorrere nel sangue un’eredità culturale secolare, ma che amavano profondamente anche la terra dove erano nati e unendo la sensibilità al talento diedero origine a una cultura universale che oggi è capace di trasmettere emozioni ad una persona di Tokio come ad una di Atene, di Sidney o di Kiev.

 

Un lungo elenco di protagonisti del Tango di origine italiana:

JUAN D’ARIENZO: violinista, direttore d’orchestra, detto “El rey del compas”;

CARLOS DI SARLI: pianista, compositore e direttore d’orchestra, detto “il signore del tango”;

OSVALDO PUGLIESE: pianista, compositore e direttore d’orchestra. Fu ​uno dei​ prim​i​ a suonare il tango nel tempio sacro della lirica di Buenos Aires, il teatro “Colon”;

ANIBAL “pichuco” TROILO: bandoneonista, compositore e direttore d’orchestra, detto “Il bandoneon di Buenos Aires”;

FRANCISCO CANARO: compositore e direttore d’orchestra, detto “pirincho”. Fondatore di S.A.D.A.I.C. ( la S.i.a.e. argentina);

JULIO DE CARO: violinista, compositore e direttore, a lui il tango deve la forma musicale scolastica di scrivere e arrangiare che tutti i suoi colleghi poi adottarono;

ENRIQUE SANTOS DISCEPOLO : attore, autore, saltimbanco, genio e poeta. Uno dei personaggi più emozionante a creare il tango;

HOMERO MANZI ( MANZIONE): il poeta colto e raffinato del tango, basterebbe citare alcune delle sue opere per capire che fu uno dei più grandi

PEDRO MAFFIA : bandoneonista virtuoso, creatore assieme a Sebatian Piana del ritmo di milonga portegna;

JUAN “Pacho” MAGLIO, ALFERDO GOBBI, ROBERTO FIRPO, ASTOR PIAZZOLLA, RODOLFO BIAGI, PASCUAL CONTURSI, ALBERTO MORAN, ALBERTO MARINO, IGNACIO CORSINI..

GRAZIE ITALIA!

Victor Ugo Del Grande

HA SCRITTO PER NOI #
Victor Hugo Del Grande

Il Maestro VICTOR HUGO DEL GRANDE nasce a Rosario, grande città portuale dell’Argentina, attraversata dal Paranà. Insegna tango da tempo, dopo aver dedicato molti anni allo studio e alla pratica della lirica che lo ha portato in Italia, negli anni’90, a cantare come tenore. La sua formazione, in Argentina, è però poliedrica: studia canto e tecnica vocale, ma anche teatro, compone ed interpreta musica popolare argentina e tango. Con la serietà e la passione che hanno attraversato gli incontri con le altre forme d’arte, che hanno affascinato e formato Del Grande, anche l’interesse per il Tango non si riduce alla pur consistente dimensione della danza: tiene insieme l’importanza della tecnica del movimento, la storia, le diverse musicalità, il peso specifico culturale… Con questo bagaglio, questa profondità, e con una personalissima visione della tecnica, Victor Hugo Del Grande nei primi anni ’90 apre a Milano una scuola di tango, quando il Tango non era di moda, ma qualche pioniere scommetteva sulla possibilità di diffondere, anche fuori dai confini argentini, lo spirito popolare e la potenza espressiva di quella altissima manifestazione culturale ed artistica che il tango rappresenta, e gli ha consentito di essere proclamato ‘patrimonio universale’dall’Unesco. Per anni il Maestro alterna l’attività di canto lirico nei teatri italiani con l’insegnamento del tango argentino, che struttura in modo estremamente ricco di approfondimenti storici e culturali, attraverso stage, corsi, rassegne cinematografiche incentrate sul tango, cicli di lezioni storiche resi unici dalla contaminazione di innesti autobiografici e approfondimenti storiografici. E’ con questo vasto e approfondito repertorio di competenze, con una inesauribile passione per la ricostruzione filologica delle origini e al tempo stesso per la modernità intrinseca del tango che nel 2007 fonda l’Associazione culturale Tango Azul,per valorizzare, promuovere ed implementare la cultura del tango argentino. Oggi Tango Azul rappresenta ancora per Victor Hugo Del Grande l’occasione di mettere al servizio di chi lo desidera una grande esperienza artistica maturata in anni di pratica e ricerca nel campo della musica, del teatro, della danza. Alla pratica costante dell’insegnamento si affiancano oggi le radicate passioni in campo musicale, cui si devono le recenti composizioni di brani inediti di musica popolare argentina in un proficuo connubio artistico con Mariano Speranza, amico ed ispiratore e regista del gruppo musicale ‘Tango Spleen’. Le atmosfere di questa ormai lunga carriera maturata nella storia della cultura argentina si possono avvicinare e ‘respirare’ sia nei corsi di tango che nelle milonghe domenicali organizzate da Tango Azul, luoghi un po’ incantati, dove vale una regola: “​Esibire, ostentare appartengono al mondo della materia. Il tango parla alla dimensione dell'anima, che non conosce il tempo: ci si può fermare durante una pausa in un abbraccio interminabile, mentre si ascolta la frase di un violino o si è colpiti dalla metafora di un testo che ci commuove”.

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