El Abandono III

Viaggio psicanalitico nel tango

PUBBLICATO IL 19 marzo 2018

di Victor Hugo Del Grande

Continuava a spiegare ​lo psichiatra, nel suo lavoro “Tango e psicoanalisi”:

«L’uomo è una delle poche creature della natura che se è abbandonata dai più grandi, muore. C’è qualcosa di più indifeso di un bambino fino ai cinque anni? potremmo capire mai la sua passività assoluta nella sua infanzia? Se durante quel periodo di passività il bambino teme di essere abbandonato, è facile che creda di poter morire. Da questi timori infantili nascono gli “adattamenti masochisti”, che saranno responsabili della condotta basica dell’individuo per il resto dei suoi giorni. Per questo non è strano che nelle canzoni e nelle poesie si associno l’abbandono e la morte».

Jose Maria Contursi scrive in “Quiero verte una vez mas”:

Tanto nella mia amarezza ti cercai senza trovarti 

quando, quando vita mia morirò per dimenticarti?

Voglio vederti ancora una volta e agonizzante,

un sollievo sentirò e dimenticato in un angolo tranquillo morirò.

O in “Sombras nada mas”:

Vorrei aprire lentamente le mie vene,

e il mio sangue versare ai tuoi piedi

per poterti dimostrare che di più non posso amare

e allora, dopo, morire.

Luis Cesar Amadori nacque a Pescara, all’età di cinque anni arrivò in Argentina con la sua famiglia ed è uno dei grandi nomi del tango. Scrisse in  “Rencor”:

Rancore, il mio vecchio rancore… non voglio soffrire questa pena senza fine.

Se già mi hai ammazzato una volta, perché porto la morte in me?

Lo so che non ha perdono, che fu vile e crudele il suo tradimento.

Homero Exposito in :”Te llaman malevo”:

Dicono che in una notte stramba, con il coltello defogliò l’attesa

e solo, come  fiore di fosso, abbandonò la stanchezza e si ammazzò per lei.

Lo psichiatra finiva il suo lavoro dicendo di non aver le conoscenze per svelare la poesia senza parole che è la musica, che nel caso del tango è possibile mantenga un vincolo segreto con le parole.

Questo meraviglioso incontro accadde a metà degli anni ottanta, passai a trovare il mio amico e conobbi questo personaggio. Facevamo parte di una rivista letteraria. Erano tempi di post dittatura e avevamo una sete incredibile di esprimerci. Generalmente ci riunivamo il sabato mattina in un bar del centro di Rosario, confrontavamo i reciproci scritti e leggevamo le poesie che ognuno aveva scritto. Poi ci riunivamo in una piazza di Rosario; mentre gli altri leggevano testi e poesie io, con la mia chitarra, cantavo le mie prime canzoni. Sono i ricordi più belli e puri che ho del “fare musica”.

Uno degli ultimi pezzi che ho scritto, invece, è una “Chacarera” , si chiama “Dulce pampera” (dolce pampera), racconta la storia di un “gaucho” innamorato di una ragazza giovane e bella con cui vive una storia d’amore nelle campagne argentine, ma poi la storia finisce. Il ritmo è vivace e divertente ma nel testo una delle strofe dice:

Te ne andasti quando usciva  il sole, la tua ombra mai più ritornò,

solo questa chacarera conservò il profumo del tuo amore.

La tua voce sulla mia pelle, la tua assenza un pugnale crudele,

andrò a morire al fiume, li dove ti baciai.

Nella croce del tuo oblio, sanguinai di spine e pianto,

trillo grigio che nella mia gola si trasformò in canto.

Nel “rancho”(nostra casa) il mio cavallo , rassegnato nella “tranquera”(legato ad un palo)

uguale al mio cuore, legato e solo, ti aspetta.

Inconsapevole, dopo averla scritta e suonata parecchie volte, capii che neanche il gaucho di “dulce pampera”, cioè io, era immune né al tango né all’abbandono.

 

HA SCRITTO PER NOI #
Victor Hugo Del Grande

Il Maestro VICTOR HUGO DEL GRANDE nasce a Rosario, grande città portuale dell’Argentina, attraversata dal Paranà. Insegna tango da tempo, dopo aver dedicato molti anni allo studio e alla pratica della lirica che lo ha portato in Italia, negli anni’90, a cantare come tenore. La sua formazione, in Argentina, è però poliedrica: studia canto e tecnica vocale, ma anche teatro, compone ed interpreta musica popolare argentina e tango. Con la serietà e la passione che hanno attraversato gli incontri con le altre forme d’arte, che hanno affascinato e formato Del Grande, anche l’interesse per il Tango non si riduce alla pur consistente dimensione della danza: tiene insieme l’importanza della tecnica del movimento, la storia, le diverse musicalità, il peso specifico culturale… Con questo bagaglio, questa profondità, e con una personalissima visione della tecnica, Victor Hugo Del Grande nei primi anni ’90 apre a Milano una scuola di tango, quando il Tango non era di moda, ma qualche pioniere scommetteva sulla possibilità di diffondere, anche fuori dai confini argentini, lo spirito popolare e la potenza espressiva di quella altissima manifestazione culturale ed artistica che il tango rappresenta, e gli ha consentito di essere proclamato ‘patrimonio universale’dall’Unesco. Per anni il Maestro alterna l’attività di canto lirico nei teatri italiani con l’insegnamento del tango argentino, che struttura in modo estremamente ricco di approfondimenti storici e culturali, attraverso stage, corsi, rassegne cinematografiche incentrate sul tango, cicli di lezioni storiche resi unici dalla contaminazione di innesti autobiografici e approfondimenti storiografici. E’ con questo vasto e approfondito repertorio di competenze, con una inesauribile passione per la ricostruzione filologica delle origini e al tempo stesso per la modernità intrinseca del tango che nel 2007 fonda l’Associazione culturale Tango Azul,per valorizzare, promuovere ed implementare la cultura del tango argentino. Oggi Tango Azul rappresenta ancora per Victor Hugo Del Grande l’occasione di mettere al servizio di chi lo desidera una grande esperienza artistica maturata in anni di pratica e ricerca nel campo della musica, del teatro, della danza. Alla pratica costante dell’insegnamento si affiancano oggi le radicate passioni in campo musicale, cui si devono le recenti composizioni di brani inediti di musica popolare argentina in un proficuo connubio artistico con Mariano Speranza, amico ed ispiratore e regista del gruppo musicale ‘Tango Spleen’. Le atmosfere di questa ormai lunga carriera maturata nella storia della cultura argentina si possono avvicinare e ‘respirare’ sia nei corsi di tango che nelle milonghe domenicali organizzate da Tango Azul, luoghi un po’ incantati, dove vale una regola: “​Esibire, ostentare appartengono al mondo della materia. Il tango parla alla dimensione dell'anima, che non conosce il tempo: ci si può fermare durante una pausa in un abbraccio interminabile, mentre si ascolta la frase di un violino o si è colpiti dalla metafora di un testo che ci commuove”.

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