Te le ricordi le nostre Milongas?

La ballerina con cui si fa la prima tanda non si scorda mai

PUBBLICATO IL 27 agosto 2018

<< Sara, te le ricordi le nostre milongas di quando eravamo ragazze?>> Si, quando abbiamo incontrato il tanguero più bello e bravo quando ancora noi eravamo delle principianti, quella di Viareggio, dove andavamo spesso. Fu proprio una milonga speciale, non tanto per le emozioni provate ma perché l’avevamo conosciuto. Sudavamo freddo, quando avevamo capito che stava per venirci ad invitare per una tanda. Io soprattutto ero andata nel panico. Lui sembrava così sicuro di sé, per nulla preoccupato di dover ballare con una principiante. Vestito di tutto punto, elegantissimo in confronto a me che non avevo ancora comprato un vero abito da tango.

Si lo so. A pensarci adesso ti viene da sorridere, Maria. E quando poi ha invitato te invece che me porgendomi la mano ti sei girata verso di me mentre mi alzavo per darti un’occhiata di saluto con orgoglio. Già, sono rimasta male lo sai vero? Speravo nella seconda tanda e invece si eclissò senza degnarmi di uno sguardo. Ma chi cavolo ti credi di essere mi ero detta. Chi sei Gavito? Ma tu, dall’alto del tuo metro e ottanta, guardavi altrove. Non sapevamo nulla di lui, nemmeno il suo nome.

Poi, Sara, sei tornata con un sorriso radiante ed io crepavo di invidia. Per consolarmi sono andata a prendere qualcosa al bar, qualcosa di forte, che non essendo abituata, mi girava la testa e vedevo sfocati tutti i ballerini, figuriamoci se potevo a quel punto provare a fare una mirada. Già che da principianti se ne fanno poche e male. Ti ricordi quando ci rendemmo conto che dopo l’annuncio dell’ultima tanda lui si era avvicinato a me con il suo sguardo intenso e penetrante per invitarmi? Mi avevi dato una gomitata per farmi capire e per svegliarmi dall’ipnosi nella quale ero caduta poiché non mi alzavo dalla sedia. La sua risata aveva sovrastato il mio piccolo grido di dolore. Quella ilarità che metteva allegria, e che lui, sin dalla prima tanda con me, ha sempre manifestato. E poi abbiamo preso a frequentarci anche fuori dalla milonga. Stesse amicizie, stessa compagnia. E abbiamo messo su famiglia. O meglio, ci siamo sposati, come ampiamente previsto quando cupido traccia il suo destino tra un uomo e una donna quando ballano insieme un tango. Hai memoria di quando io venivo in milonga con il pancione? Avere poi un bambino da scarrozzare dietro a tutte le milongas e cercare qualche buon anima che lo tenesse in braccio per consentirmi di fare una tanda?

Mattia era orgoglioso di me! E a me non fregava niente dei bei sorrisi della gente che si soffermava a fare un complimento al bimbo, una carezza, e con ciò avevo cominciato a intristirmi. Da principio credevo fosse perché non potevo ballare tutte le tande che volevo e andare in tutti i posti desiderati e frequentati da sempre. Ma non era quello, poi l’ho capito, che mi aveva spezzato la voglia di sorridere. Le aspettative di tutti i presenti avevano iniziato a pesarmi. Non parlo degli organizzatori che si prodigavano per trovarci il posto migliore o dei nostri amici che erano del tutto sinceri. Erano gli altri che mi avevano fiaccato. Non te ne avevo mai parlato, ma erano quelli che non ti avevano mai considerata fino a quel giorno e che invece adesso non perdevano occasione per dirmi qualcosa. Cercavo sempre di evitarli, con le buone maniere, di tenerli lontani. Ma tanti non capivano proprio che non ero li come mamma, ma come tanguera. Io avrei voluto ballare, ballare, ballare, come se non ci fosse un domani. E spesso i tangueri venivano da me ma non mi invitavano per la tanda. Mattia invece ballava senza tregua con o senza di me. Qualche volta mi dava il cambio, certo, ma non è la stessa cosa poiché l’uomo balla nel momento che decide dato che le donne sono sempre disponibili e in maggioranza mentre noi tangueras, in qualsiasi condizione ci troviamo, un po’ ce la dobbiamo sudare.

Avresti potuto parlarmene, di come stavi, di come ti sentivi veramente, invece di tenerti tutto dentro. Io che venivo a raccontarti di aver ballato con Tizio e Caio e di essermi trovata bene. Ti raccontavo dei ganchi e degli splendidi volei che mi aveva fatto fare Mario. Poi abbiamo smesso di frequentarci e non siamo più andate insieme in milonga. Senza motivi apparenti. Ti invitavo alla milonga del venerdì e tu non potevi. Ti invitavo ai Festival e non potevi mancare per tre giorni consecutivi da casa.
Quando è nato il mio secondo figlio non sei nemmeno venuta a conoscerlo. E poi una delle tante sere passate in milonga era apparso un tanguero di cui non ricordavo il nome, accompagnato da una bellissima donna. << Roberto. Si chiama Roberto>> mi avevi detto quasi arrabbiata. Come facevi a ricordarti il suo nome rimarrà sempre un mistero. Per me erano tutti uguali: tangueri da ballare uno dopo l’altro e buona sera. Avevi presente pure la sua ex fidanzata tanguera come se ti importasse veramente di lui. Fino a che non sei più venuta e hai lasciato il tango. E adesso mi tocca venirti a trovare a casa tua. Ed è successa un’altra cosa strana, di quelle che farebbero risuonare la bella risata di Mattia. L’altro sabato in milonga ho incontrato Silvio, il ballerino con cui avevi cominciato la scuola, con il quale hai ballato per i primi mesi e che ora è diventato bravissimo e fa il maestro di tango. Nei suoi modi ho ritrovato frammenti di te, avvertivo forte, in fondo ai suoi occhi, la tua mancanza, Sara. Mi ha invitata per una tanda e si è ricordato di te: <<Ho saputo che Sara ha un altro figlio adesso…>>.
Poi la voce gli si è come spezzata. In fondo era sempre stato e lo è ancora, innamorato di te.

E’ proprio vero, la prima ballerina con cui si fa la prima tanda, non si scorda mai.

HA SCRITTO PER NOI #
Maria Caruso

Marilù (Maria Caruso) Marina de Caro ha visto il primocielo a San Felipe (Venezuela), ha fatto il primo ocho atras a Pisa. E’ in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga

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