Il Tango argentino Danza della Relazione

Itinerario per un percorso di consapevolezza

PUBBLICATO IL 21 novembre 2018

(Estratto dalla tesi di diploma in Gestalt Counselling a mediazione artistica di Claudia Silletti)

Il mio lavoro parte da un ascolto personale. Posso entrare in una dinamica di attenzione, cura, rispetto ed empatia verso l’altro solo a partire da un corpo “pronto” e disponibile a percepire ed entrare in una relazione corporea dialogante.
L’integrazione di tecniche di consapevolezza corporea tra cui lo yoga, il pilates, la danza mi permette di preparare le persone ad affrontare il viaggio di ogni abbraccio. Si tratta essenzialmente di un “lavoro a togliere”, volto a rendere convogliare l’energia solo dove serve (una sorta di brookiano “lessi is more”), sia dal punto di vista
fisico che emotivo e psichico.

Per questo il focus iniziale del lavoro è su 3 basi fondamentali:

1-Percezione e ascolto
Quotidianamente ci muoviamo in maniera automatica e riprendendo un’espressione di A. Lowen, il padre della bioenergetica, “abbiamo perso la grazia” (“quando la metà superiore domina la personalità perdiamo la grazia naturale”).
Volgendo lo sguardo verso l’interno ci accorgiamo di tante piccole tensioni e contrazioni muscolari cristallizzate. Il percorso verso lo sviluppo di una coscienza del corpo determina un aumento della sensibilità agli stimoli interni ed esterni e un affinarsi della propriocezione.
La salute non è assenza di dolore ma presenza di un basilare tono corporeo di piacere.
La capacità di sentire ciò che sta accadendo a un’altra persona, alla base dell’empatia, si fonda sul fatto che il nostro corpo entra in risonanza con altri corpi viventi. Se questo “risuonare” con l’altro manca viviamo in scarso contatto con noi stessi.

2-Respirazione
Respirare profondamente è sentire profondamente. Se respiriamo in profondità nella cavità addominale, quella regione si anima. Se la nostra respirazione non è profonda reprimiamo sentimenti .
In particolare tratteniamo la tristezza associata al pianto profondo, in inglese belly cry (pianto di pancia, simile a quello di un neonato). Ci abituiamo fin da bambini a tirare in dentro la pancia per isolare sentimenti di dolore.

3-Radicamento e postura
Radicarsi significa possedere una base di appoggio stabile. Essere consapevoli del peso del corpo, dell’asse e della gestione di questi elementi nello spazio. Nella storia del Tango è l’esigenza primaria dell’immigrante. Dal contatto con le fondamenta (sul piano fisico i piedi, prima base d’appoggio) posso costruire e sostenere l’edificio corpo (equilibrio, postura) fino a trovare nell’incontro e nell’abbraccio un equilibrio e una stabilità condivisa.
In un buon ballo, come in un rapporto sano, le persone si cercano per condividere, a partire da un asse o da un “centro” personale da cui muoversi e a cui poter tornare.

Dal punto di vista fisiologico è stato dimostrato che ascoltare un brano di tango “accende” l’intero cervello e attiva il circuito dopaminergico della ricompensa.
Anche se le parole di un tango sono spesso struggenti, il senso di tristezza o nostalgia che deriva dalla sua fruizione artistica può generare piacere, derivante dall’espressione, condivisione e contenimento di tali sentimenti. Dal punto di vista emotivo l’esperienza è individuale, ma in generale si toccano i tasti della responsabilità, del proteggere e sentirsi protetti, affidare e affidarsi. Creiamo e ricreiamo le nostre relazioni più importanti rivivendo esperienze di piacere e dolore che incontrano quelle dell’altro in un dialogo corporeo di forte intensità emotiva. Ciò che rende questo ballo un linguaggio è la possibilità catartica di espressione e contenimento emotivo. Le dinamiche che creo e riproduco sono il riflesso del mio modo di vivere fuori dal tango.
Il ballo diviene così metafora, essendo del tutto privo di schemi ripetitivi. La salida basica è solo una combinazione di passi che si utilizza per imparare a ballare (cioè a … non ripeterla), mentre le figure classiche (ocho adelante, ocho atràs, mordida, ecc.) vengono continuamente assemblate, sospese, frammentate e ricombinate, in un’unica caleidoscopica figura che non si ripeterà mai uguale. Le coppie non procedono mai in modo fra loro coerente: ognuna segue di volta in volta direzioni diverse (e la necessità di evitare collisioni impone ulteriormente di decidere istante per istante il passo da eseguire), anche se viene complessivamente mantenuta una lenta rotazione in senso antiorario.

“La vita quotidiana si può esprimere con il linguaggio ma non gli avvenimenti che la trascendono. La danza esprime questa trascendenza”
Garaudy “Danzare la vita”

Dopo aver trovato il proprio “assetto personale” si entra nel contatto-scambio con l’altro.
Il tango è un gioco di ruoli. In questa danza relazionale è possibile sperimentare il lato maschile e femminile presente in ognuno di noi. Colui che assume la guida (leader) deve comunicare in modo chiaro e lineare la direzione, prendersi la responsabilità di chi abbraccia e condurlo all’interno di una pista più o meno affollata.
Chi segue (follower) riceve il segnale ed elabora la risposta, in modo altrettanto lineare e determinato. La difficoltà iniziale per chi accoglie è quella di sviluppare un non-fare, un non-agire che sia però in qualche modo “pieno”, usando un termine legato alla psicologia e al counselling, possiamo dire che il follower è chiamato a sviluppare un profondo “ascolto attivo”.
Questa recettività nel qui ed ora è alla base dell’improvvisazione.

Nel tango due corpi se “connessi” possono avere realmente la sensazione di respirare, muoversi, danzare all’Unisono, essere parte di una vibrazione e di una frequenza comune, condividere e generare uno stato di coscienza più elevato; che emerge dallo sviluppo di una sottile qualità di ascolto, accoglienza e rottura di barriere o maschere protettive.
Inoltre i temi essenziali dei testi e l’energia sprigionata dalle orchestre di tango sono evocativi di “atmosfere” profonde e universali: perdita, nostalgia, abbandono, amore, morte; tutte esperienze che toccano prima o poi la sfera personale di ogni essere umano, generando emozioni e vissuti che nel tango possono essere lasciati liberi di emergere e fluire.
Attraverso la sincronia dei corpi in “concentrazione e presenza”, si può gradualmente sperimentare una sorta di “capacità negativa” (J. Keats) che lasci spazio ed apra il canale creativo-comunicativo.

                                                                        Claudia Siletti – Da dove vengo e dove vado
Danzatrice, Insegnante di tango argentino, Gestalt Counsellor e Arteterapeuta, laureata in psicologia (Scienze del Comportamento e delle Relazioni sociali, Università di Bologna) con una tesi intitolata “Arte-terapia: tecniche, efficacia e attuali ambiti applicativi”, ispirata dal tirocinio svolto in ospedale all’interno del progetto “Arte in corsia”. Frequento poi la Scuola triennale di Gestalt Counselling a mediazione artistica (Art-in-Counselling di Cinzia Lissi).
Fin da bambina ho manifestato una spontanea attrazione per la danza e le discipline artistiche. All’età di 5 anni ho iniziato a studiare danza classica, moderna e contemporanea e nel 2010 ottengo il Diploma in Danza moderna (Uniscena Lyceum Danza). Successivamente ho studiato alcune discipline “olistiche” particolarmente legate alla consapevolezza corporea, tra cui Yoga (Hatha, Masunaga, Kundalini), Teatro, Contact improvisation, Da sempre Girokinesis, Bioenergetica, Mindfullness.

Ho seguito e concluso a pieni voti nel 2014 il Corso di Alta Formazione “il Teatro come strumento per le professionalità educative” (Università di Bologna e diverse compagnie teatrali)
Ho elaborato e condotto Laboratori di espressione corporea e Art counselling a Cesena, Brindisi e Roma ed insegnato presso la scuola Art-in-Counselling a Bertinoro (FC).
A Brindisi ho partecipato al convegno “La relazione d’aiuto tra tradizione e modernità”organizzato dall’associazione “Araba Fenice” con un intervento intitolato “Tango, una danza relazionale possibile luogo di scoperta, disvelamento, consapevolezza” cui seguirà un workshop esperienziale. L’anno successivo ho organizzato sul posto un gruppo di lavoro in collaborazione con Geraldo Settanni, psicoterapeuta della Gestalt.
Ho studiato e collaborato con diversi maestri sia italiani che argentini.  Nel mio percorso di studio del tango e delle sue implicazioni “fisio-psico-relazionali” è stato determinante nel 2016 l’incontro con Marcela Trapé (Metodo BAM: Body Awareness Method) a Buenos Aires.

Tra le mie collaborazioni un workshop intensivo di Tango e Psicoanalisi, in collaborazione con il medico psicoanalista Valdimiro Pellicanò a Malta, a Roma con il Teatro negli Appartamenti di Silvio Benedetto in qualità di danzatrice e performer e con l’Associazione Teatro Sottosopra di Roma di Olga Macaluso. Nel 2016-2017 insegna danza moderna (corsi per bambini e ragazzi) presso il Circolo Due Ponti.

Recentemente ho lavorato come danzatrice e coreografa nello spettacolo “Labirinto Moro”, regia di Luca Archibugi; in scena al Maxxi l’11 Maggio 2018, in occasione del quarantesimo anniversario del rapimento e omicidio di Aldo Moro.
Attualmente vivo e svolgo la mia attività a Roma e a Firenze.

Contatti:
mail: claudia.silletti@gmail.com
tel: 3345763941
Pagina FB: Claudia Silletti Tango

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