E se dicessi di no?

Secondo Lei

PUBBLICATO IL 18 gennaio 2019

Il tango comporta piccole scelte. Dire di sì ha un peso. Dire di no ha un peso.
Storieditango entra nella mente di una ballerina di fronte a una proposta di invito non proprio gradita.

 Prima parte (Lei)

(https://www.storieditango.it/e-se-dicessi-di-no/)

Ha fatto di tutto per evitare il suo sguardo, si è girata verso l’amica, ha sorseggiato il cocktail rosa cupo a occhi bassi, ha finto di cercare un fazzoletto nella borsa, ha controllato almeno tre chat sul cellulare, ha risposto a due.
Ma ora le si è piazzato di fronte: testa di lato, busto in avanti, braccio proteso, palmo aperto, dita distese, pollice che vorrebbe chiudere la sua mano come un granchio chiude le chele.

«Te la senti?» dice. Lui sfoggia un sorriso, una camicia bianca, una giacca a costine di velluto marrone autunno-scarico.
“Te la senti”, ha detto davvero così?
Ha detto così.

Lei abbozza uno sguardo mezzo sorpreso, una mezza torsione del collo, un movimento del piede mezzo in avanti. È quel punto del film in cui il tempo si dilata e nella mente del personaggio sfrecciano le immagini di tutte le reazioni possibili.

Dal tavolino aveva osservato la pista facendo una rapida ricognizione dei presenti: con tre di loro avrebbe preferito non ballare. Uno, la volta precedente, le aveva fatto male tentando una sacada in cui invece di puntare allo spazio tra i suoi passi, le aveva clamorosamente centrato il malleolo. Un altro aveva parlato e parlato e parlato per l’intera tanda. L’ultimo si era incaponito a guidarle un movimento che non le riusciva. Di ganci in aria ce n’erano abbastanza, serviva proprio anche il suo?
Il terzo di questi uomini le ha appena chiesto di ballare. Le ha chiesto se se la sente.

«Forse dovresti dire di sì», le suggerisce una parte di lei. Per quali motivi? Beh, vediamo: scarsità di offerta (la fauna maschile è in minoranza), gentilezza con il prossimo, tatto, vergogna, mancanza di coraggio, timore di deludere, poca voglia di (nell’ordine): discutere, affrontare la sua faccia, sopportare la responsabilità di una risposta negativa.

«O forse dovresti proprio dire di no», dice l’altra parte di lei. Per quali ragioni? Beh, vediamo: è tanto tanto (tanto) sudato, è appena partita una milonga che lui è convinto di ballare a meraviglia, quando non fa che saltellare imbevuto in quella sua giacca color marroncino-autunno-andato-a-male, saltella saltella e non è preciso sulla pressione a terra, si rischia di cadere ad ogni istante, stringe forte ma senza amore, non lascia lo spazio, guida gli ocho tenendo la donna appiccicata al fianco, trascina la ballerina in azzardi coreografici in cui lei non si sente a proprio agio.
Forse no. Forse non me la sento.

In quell’inquadratura del film in cui un secondo dura un’ora, lei valuta le conseguenze dell’eventuale rifiuto. Se dico di no, che succede? «Puoi scegliere» le dice la voce, «finisci nella lista nera, nella lista delle donne-affronto, nella lista delle donne che l’hanno fatto soffrire, nella lista delle donne che tanto non gliene frega niente. Con ogni probabilità ti toglierà il saluto, faticherà a rivolgerti uno sguardo amichevole, ti eviterà, non riproverà ad avvicinarti, forse parlerà male di te. Dirà: chi si crede. Dirà: tanto l’avevo invitata solo per cortesia».

E se dico di sì che succede?
«Vai contro il tuo corpo».
Vado contro il mio corpo?
«Sì, non farà che protestare. Tu ti arrabbierai con lui, poi ti arrabbierai con te stessa».
Mi arrabbierò con me stessa.
«Perché avresti potuto dire di no, ma non l’hai fatto».
Non sempre le scelte sono reali. A volte non si ha scelta.
«Le scelte sono sempre reali».

Lo sguardo mezzo sorpreso si distende in un sì-finto-felice, la mezza torsione del collo si raddrizza sul busto, il piede mezzo in avanti fa perno e accoglie il peso del corpo.
Camminano fino alla pista, lui la stringe ma senza amore, inizia a saltellare. Lei si maledice.
Ma Giglio Pabidoro una volta le ha detto che dentro tutti noi c’è una regina. E la regina brilla ed è fiera anche in mezzo al disastro. Nel tango non va sprecato neanche un passo.
Se non puoi ballare con lui, balla con la musica.

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HA SCRITTO PER NOI #
Anna Mio

Anna Mio ha studiato filosofia e lavora all’università. Ha vissuto in Italia, Germania e Australia. A ventinove anni ha iniziato a ballare tango, ogni giorno si chiede perché non abbia cominciato prima. Osserva le persone dal tram, ama il gelato al pistacchio, soffre se non scrive. Uno dei suoi dispiaceri più grandi è che le scarpe da tango non vadano mai in saldo. Una delle sue gioie più grandi è che il tango non vada mai in saldo.

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