Tango, baby, tango.

Il resto è martirio

PUBBLICATO IL 29 marzo 2019

Che cosa riservano le milonghe berlinesi a una ballerina italiana che, anche se studia
Hegel, il venerdì sera preferirebbe non pensarci?

Tango, baby, tango. Il resto è martirio
(https://www.storieditango.it/tango-baby-tango/)

Berlino – 23 marzo, tarda sera ma non troppo

Alla TTMS suona un quartetto di tango: giovani e giovanissimi con la propulsione polacca nel sangue, mischiano la malinconia di certe musiche dell’est Europa allo schianto accorato delle terre del Río de la Plata.
Tutto bello: lucette, lampadine, vetrate, tavolini, pista di legno chiaro, piano bar in cui vendono persino “Prosecco di Treviso”.
I tedeschi sono assolutamente tedeschi: ballano bene, ma hanno qualcosa di diverso rispetto a quello che sono abituata a vedere. Una specie di baricentro molto alto, un modo aereo di scaricare sul bacino.
Il primo a invitarmi è L.L. è argentino e nella sua vita ha tentato un piano geniale: anni fa si è trasferito a Berlino per imparare a ballare tango e poi insegnarlo. Strabuzzo gli occhi più volte.
Perché un argentino dovrebbe andare in Germania per imparare il tango? Fatto sta che L. è riuscito nel suo intento.
Tiene i capelli lunghi neri legati in una coda, ai lati della testa ha due ciuffi bianchi (che sospetto siano tinti e fin dall’origine facessero parte del suo geniale piano).
L’effetto è quello di un personaggio della Marvell. È un buon compromesso tra un supereroe pieno di difetti e un improvvisatore di giochi dagli occhi scuri-scuri-scuri. H. è il secondo a invitarmi. È incredibilmente stupito dalla coincidenza: lui è professore di filosofia e io, guardacaso-chi-lo-avrebbe-mai-detto, studio proprio filosofia. Che il destino ci abbia fatti incontrare? No, baby, nel mio destino io cerco qualcuno che a una milonga non mi faccia parlare di Hegel. Il resto è martirio.
K. e la tranquillità sono due mondi separati. Si dimena come uno che sta affogando. Con lui ballo perché mi piace il suo odore e mi piace provare a calmare la sua frenesia di fare passi con la resistenza del mio corpo.
B. mi dice che da come mi muovo si vede che non sono di Berlino. Quando gli chiedo di spiegarmi il perché, mi risponde: “Non lo so”. Lo ringrazio per la chiarezza espositiva.
La vera meraviglia, lì dentro, è però una donna. Avrà settant’anni e balla con un’altra donna. È magra, ma comunque si nota il rilassamento dei tessuti imbrigliati tra gli elastici del pantalone, del reggiseno, della canottiera. È un tutt’uno con la musica e con la sua maglia leopardata. La guardo e trovo un improvviso senso di leggerezza all’idea di invecchiare. Ci sono ragioni per cui ha senso farlo e ha senso resistere in questa vita fino a essere coperti di rughe.

Voglio diventare vecchia per ballare tango con i rotolini alla schiena e una maglia leopardata.

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HA SCRITTO PER NOI #
Anna Mio

Anna Mio ha studiato filosofia e lavora all’università. Ha vissuto in Italia, Germania e Australia. A ventinove anni ha iniziato a ballare tango, ogni giorno si chiede perché non abbia cominciato prima. Osserva le persone dal tram, ama il gelato al pistacchio, soffre se non scrive. Uno dei suoi dispiaceri più grandi è che le scarpe da tango non vadano mai in saldo. Una delle sue gioie più grandi è che il tango non vada mai in saldo.

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