Italia e Argentina

unite dal tango

PUBBLICATO IL 16 aprile 2019

di Veronica Ronchi

 

Il dialogo tra i due lati dell’Atlantico che il tango ha consentito dovrebbe essere motivo di interesse e curiosità sia per il popolo argentino sia per quello italiano, uniti indissolubilmente dalla grande ondata migratoria che ha consentito di popolare nel tardo XIX secolo un paese così ricco di terra e risorse, ma così povero di abitanti, come l’Argentina.

Oggi, più della metà della popolazione di quel paese vanta sangue italiano, e gran parte della sensibilità di quella terra è stata costruita grazie all’apporto di culture, conoscenze e competenze italiane.

Il tango è figlio in parte di quella sensibilità, della canzonetta napoletana così come di uno slang costruito tra lo spagnolo e l’italiano, il lunfardo, ma il suo interesse in Italia non è mai stato così vivo come negli ultimi 15 anni. Interesse che è prevalentemente rivolto al ballo, ma sempre più spesso anche dalla passione per gli aspetti musicali e poetici del tango.

L’origine del tango non è prettamente popolare, ma è più vicina ai luoghi della prostituzione boanerense. Intorno al 1880, la quantità di bordelli in Argentina è enorme: sono 6.000, contro 200 scuole e 14 chiese. La ragione di questa peculiare situazione si ritrova nel fatto che il migrante è un uomo in buona salute e in età lavorativa, che solo più tardi, grazie ai proventi del suo lavoro, riuscirà a richiamare la sua famiglia e ricongiungersi così ai suoi affetti.

Ma la cosa forse più interessante, e oggi in Argentina sempre più al centro dell’indagine sul tema (FLACSO ha promosso recentemente un master), è che il tango nasce in concomitanza con la nascita dello Stato argentino, cioè proprio nel periodo in cui si passa dall’Argentina epica, tanto amata da Borges, all’Argentina moderna, dove, grazie alla divisione internazionale del lavoro, si costruisce una storia diversa del paese e dei suoi rapporti col mondo.  Ciò rende possibile l’apparizione di una concezione inedita dello Stato, che rende Buenos Aires una città cosmopolita.

L’origine debosciata del tango “diventa nel tango-canción, un canto doloroso. E’ il canto di un uomo abbandonato da una donna, un canto che porta alla nostalgia. Ciò si intende unicamente se si analizza il processo che l’Argentina vive tra il 1880 e il 1910 e ciò che significò la trasformazione della popolazione sotto due aspetti: una aspetto morale e l’altro patriottico” (intervista a Gustavo Varela).

Dal 1884, infatti, si sancisce per legge l’obbligo scolastico e i figli dei migranti, tra le cui fila si annoverano diversi scrittori di tango-canción, si avvicinano a un’istruzione laica e patriottica, molto tipica dei dettami dell’epoca. Pochi di loro torneranno al paese di origine e la quasi totalità si dedicherà a edificare un nuovo sistema di valori al cui centro c’è la ricomposizione della nostalgica ferita delle passate generazioni che si integrano al nuovo sistema paese, così come la costruzione di quel sistema paese stesso, della sua unicità e del suo sentimento nazionale.

 

 

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