Qualche volta, il tango

Il tango è uno specchio

PUBBLICATO IL 9 maggio 2019

Foto di Ludovica Paloma

Mi abbraccia. Ha un odore diverso, come di erba tagliata o di muschio. È buono. Alto poco più di me, un corpo tonico, i capelli brizzolati, la camicia scura. Inizia il tango, allacciamo le mani, i petti si toccano, i fianchi sono liberi. Stiamo in silenzio, concentrati su di noi e la musica.
Non so il suo ballare, né se accetterà le mie proposte. Non sono una seguidora, la mia indole è diversa, ascolto poi dico la mia. Il tango è uno specchio. La frase musicale rallenta ed io la seguo. Sospendo il corpo e resto in ascolto. Accetterà? Dev’essere un uomo sensibile, spero. Capisce e mi aspetta. Che meraviglia! Rido e quando la musica riparte, i nostri piedi si muovono, il busto fluisce, le gambe accelerano nei passi più veloci.
Il tango incalza, possiamo creare controtempi e qui sono io che aspetto per capire come interpreta il suo sentire. Non bisogna avere fretta. Sta inventando e ride. Accetto, lo seguo, lo capisco. Cambiamo l’abbraccio che diventa cedevole ed elastico. Proviamo passi nuovi e antichi insieme. Ci divertiamo.
La musica lascia spazio al cantor e noi prepariamo i nostri corpi all’ascolto. Non capisco le parole, ma ne percepisco la nostalgia, la lontananza. Non possiamo correre adesso, dobbiamo rispettare le parole e ciò che suggeriscono.
Rallentiamo, chiudendo l’abbraccio e per qualche secondo restiamo fermi, come in attesa.

Non capita spesso, ma qualche volta sì.

di Vanna Gasparini

 

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1 commento

  1. Papini Massimo ha detto:

    si è vero, qualche volta capita.

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