Contando las estrellas

Il tango ai tempi del colera

PUBBLICATO IL 6 marzo 2020

Tappa obbligata di “Finché c’è tango c’è vita”

Viaggio all’interno del nostro sentire

di Vittoria Maggio

Fotografando by Antonio Tomasino

Il nostro viaggio appena iniziato effettua una fermata straordinaria, obbligata, non prevista. Anche nella vita può capitare di vedersi costretti a rimandare un viaggio e, il più delle volte, il motivo non è certo volontario.

E’ successo anche nel tango: gli appassionati di questo ballo stanno vivendo una pausa forzata.

Se il grande ballerino Carlos Gavito ci ha insegnato che il tango si balla proprio nella pausa, in questi giorni abbiamo tutti inaspettatamente reimparato a ballarla. Siamo tutti così impegnati a correre nella nostra vita quotidiana che, a volte, riportiamo la stessa frenesia nel tango rendendolo un’inesorabile corsa fatta di eccessi di boleos, giri e zapateo, sovraccaricando la sua vera essenza, quella leggerezza dello stare quasi fermi con miriadi di impercettibili sfumature.

Sappiamo tutti che cosa è successo: la paura di un virus sconosciuto con tanto di corona in testa, a guisa di re dispotico ha obbligato tutti a fermarsi.

Il panico della malattia è stato burattinaio di marionette scaraventate all’improvviso in una sorta di inferno dantesco con gironi e livelli via via crescenti, molto più reali dell’abituale videogame dal quale trarre adrenalina.

Dalla peste manzoniana del 1630 in poi, la paura ha preso il sopravvento rendendo anche il vicino di casa, un potenziale nemico.

Forse non tutti ricordano che il tango è nato in concomitanza con una terribile epidemia di fine ‘800 che ha visto spopolarsi i quartieri del centro di Buenos Aires, a favore di zone residenziali che solo i ricchi potevano abitare. I quartieri abbandonati, fra i quali il famoso San Telmo, vennero così popolati dai tanti immigrati europei, sbarcati alla ricerca di nuova vita e che trovarono alloggio là dove erano rimasti solamente neri e gauchos.

Così nacque il tango, questo strano ballo che, mischiando, unisce persone diverse, religioni, culture, geografie, valori e mentalità che si nutrono proprio dell’essere fra di loro differenti. La paura del diverso non appartiene al tango. La paura della malattia il tango non l’ha mai avuta. In quell’abbraccio che mescola respiro, sudore, umore, amore, non è mai entrata la diffidenza.

In questo periodo di pausa obbligata, il tango ha però rispettato le regole imposte, così come è sua abitudine rispettare le regole della milonga. Si è preso una pausa e si è così ricordato di ballarla più spesso, ascoltando a fondo il proprio sentire e quello dell’altro.

Nell’attesa di “tornare a riveder le stelle”, come succede al termine del simbolico viaggio dantesco, il tango si è messo a contare i giorni, uno a uno, così come, guardando il cielo, si contano le stelle, un cielo oggi plumbeo di paura che improvvisamente ha sovrastato una debole umanità.

E sulle note di Contando las estrellas, un delizioso brano cantato da Enrique Rodriguez; ci diamo appuntamento alla prossima tappa del nostro percorso!

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1 commento

  1. francesco riccardo falduto ha detto:

    Bellissimo

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