Rinascerò

Tango di rinascita

PUBBLICATO IL 3 aprile 2020

Foto di Antonio Tomasino

Seconda tappa del viaggio all’interno del nostro sentire di Finché c’è tango c’è vita!

La nostra rubrica ha un intento sempre molto chiaro nel contestualizzare il tango al momento presente perché crede nel valore “senza tempo e luogo” di questo ballo che lo lega strettamente al fluire della vita e quindi anche ai cicli naturali.

Il doloroso periodo che stiamo vivendo ha stravolto le tappe previste dal nostro viaggio, ma non lo ha fermato perché il tango è molto più di un ballo in quanto è metafora di vita. Nella storia della musica del tango argentino, c’è sempre un brano che parla di un tema, di un sentimento, di un’esperienza vissuta.

Questo momento storico è così immerso nel ciclo vita-morte che più che mai oggi stiamo aspettando una rinascita. Chiunque di noi, se ha un minimo senso di infinito, ha quell’istinto atavico che lo aggrappa alla vita, quella speranza, quella lotta, quella voglia di rinascita.

“Coraggio, nasci che è duro, ma è difficile il lavoro di morire e di rinascere poi…una grande voce extratterestre mi darà la forza che mi servirà…ritornerò ricrederò e lotterò”

Rinascerò è il brano da cui sono tratte queste parole: datato 1986, musica Astor Piazzolla, testo Horacio Ferrer, voce Milva.

Anche il tango è metaforicamente nato e morto più volte: abiurato, contestato, vietato e poi rinato in differenti decadi, é sempre stato forte della sua tradizione e della capacità di innovazione di alcuni dei suoi artisti più grandi.

Astor Piazzolla è certamente emblema di modernità e di avanguardia nel tango, pur nel rispetto della tradizione delle origini. Se al bandoneon di Piazzolla si aggiunge la voce impetuosa e cavernosa di Milva e i testi di Horacio Ferrer, poeta e drammaturgo visionario, nasce questo brano più che mai oggi potente ed emblematico. Ascoltatelo a questo link:

Milva, Astor Piazzolla, Horacio Ferrer: il canto, la musica, la poesia. Manca il ballo, ma sappiamo che per Piazzolla il tango andava ascoltato più che ballato; l’intensità di questo brano e dei suoi interpreti è talmente immensa da farci danzare con le nostre sensazioni interne oppure nei gesti evocativi di Milva.

 

Il periodo in cui è stato scritto è legato agli anni ’80, anni ricchi di ricerca e innovazione dai quali ancora oggi traiamo linfa vitale. Il magico incontro fra Milva e Astor Piazzolla ne è testimone e la loro collaborazione decennale é continuata fino alla morte del musicista avvenuta nel 1992. Milva ha proseguito a cantare tango anche negli anni 2000 fino a quando la sua salute glielo ha permesso.

 

Nel video del brano, gli abiti neri dei musicisti sottolineano una sorta di costante lutto dell’anima che è il punto di partenza per il riscatto verso la rinascita.

 

Milva, in laminato nero col contrasto dei capelli rossi, con la trasgressione nei piedi nudi, eleganza anarchica e selvaggia, gesti forti e umiltà nell’essere asservita al palcoscenico, coglie l’attimo di vita irruente che si ribella alla morte.

 

“Difficile il lavoro di morire e rinascere poi!” cita il testo quasi esoterico di Ferrer che in questa sua ardente poesia proietta il pensiero e la volontà di “tornare a essere” nell’anno 3001, tant’è che il brano è conosciuto anche col titolo di Preludio para el año 3001.

 

La proiezione in un anno così mentalmente irraggiungibile con extraterrestri all’orizzonte, concede all’uomo possibilità di lunga vita.

 

Pare che ci vogliano 3 giorni per rinascere, chissà forse basta un attimo, un attimo preceduto da una lunga sofferenza.

 

Un abbraccio e buona rinascita!

 

Vittoria Maggio

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