Poeti e testi del tango

Negli ultimi due decenni il tango, come fenomeno culturale che si esplica attraverso molteplici espressioni, è stato oggetto in Italia di un discreto numero di pubblicazioni. Nel frattempo, lungo lo Stivale, migliaia di appassionati si avvicinavano allo studio del più globale tra i balli argentini grazie all’apertura di scuole e milongas, che oggi possiamo contare addirittura a centinaia. Anche i teatri e le sale da concerto, col passare degli anni hanno iniziato ad ospitare, all’interno dei loro programmi, esecuzioni di musica rioplatense, in verità quasi esclusivamente limitate al repertorio piazzolliano e con rarissime incursioni nel tango classico. La componente espressiva del tango che ha risentito di più, all’interno di questa Tango Renaissance, è stata senza dubbio quella relativa ai testi e alla poetica. In questo caso, infatti, sembra che nel nostro Paese l’attenzione e l’interesse siano ancora molto bassi. E forse, considerando che non siamo proprio un paese di lettori, la cosa non dovrebbe destare molta meraviglia.

In realtà, le letras dei tanghi sono dense di versi e poesia che meriterebbero almeno un po’ più di curiosità, proprio per la loro funzione di supporto – come pensiero ed emozione – a musiche struggenti e di altissima qualità e ad una modalità coreutica che nel suo manifestarsi nello spazio e nel tempo, rappresenta molto più di un semplice ballo, diventando filosofia di vita e maniera di stare al mondo.

Questa pubblicazione (Nicola Contegreco, Poeti e testi del tango, Abrazos, 2021, pp. 312) si presenta come il primo tentativo organico, per i lettori italiani, di colmare questo vuoto all’interno di un interesse per un fenomeno culturale che è diventato ormai globale. Lungi dall’essere un contributo esaustivo – tentativo che nessuna pubblicazione potrebbe soddisfare all’interno di un solo volume -, il libro si sofferma comunque sulle figure di quelli che universalmente possono essere riconosciuti come i dieci più rappresentativi poeti del tango. Le pagine scorrono in senso cronologico iniziando (dopo una breve introduzione) dal maggior versificatore della cosiddetta Guardia Vieja, Ángel Villoldo, autore di El choclo, uno dei brani più conosciuti al mondo fino ad arrivare ad Homero Expósito, il più giovane dei poeti degli Anni Quaranta.

Per ogni capitolo monografico viene presentata un’introduzione con notizie relative alla poetica e alla biografia dell’autore, l’analisi di un gruppo di testi e una breve conclusione che colloca la figura e la rilevanza del poeta all’interno della storia del tango. Il patrimonio delle letras del tango è sterminato e comprende molte centinaia di titoli, ma in Poeti e testi del tango, vengono presi in considerazione i titoli che, anche in Italia, sono in qualche modo più conosciuti e diffusi, oltre ad avere rilievo e significato per il contenuto lirico, lo stile e il modo in cui sono trattati i grandi temi della musica porteña, ovvero la nostalgia, il tempo, l’amore e il barrio.

Attingendo ad una ricchissima bibliografia, l’analisi di ogni tango è operata a partire proprio dai temi trattati del brano in questione, messi in relazione con la poetica dell’autore, ma anche degli autori di cui ha subito influenze. A questo si aggiungono spesso indicazioni riguardo alla metrica, al lessico, alle figure retoriche e alla componente musicale, con riferimenti alle più importanti versioni registrate negli anni per stimolare l’ascolto nel lettore. Quando suscitano un certo interesse e una certa curiosità, vengono raccontati anche aneddoti relativi alla nascita del tango di cui si tratta.

Nicola Contegreco (1973) vive ad Apricena, in provincia di Foggia, dove lavora come insegnante di Lettere. Si è laureato con una tesi in Poetica e Retorica sul tema della memoria in Gesualdo Bufalino. Nel corso degli ultimi quindici anni ha pubblicato diversi articoli e saggi di letteratura su riviste specializzate come “Esperienze Letterarie”, “Otto/Novecento” e “Critica Letteraria”. Nel 2018 è uscito su “Semicerchio”, rivista internazionale di poesia comparata, il saggio Malena, Gricel, María: un nome di donna nel tango della Década de oro. I suoi studi comprendono anche la musicologia, la pedagogia e la World History. Ha inoltre pubblicato il libro di racconti I miti dell’antica Grecia raccontati ai ragazzi di oggi (Bastogi, 2012) e il volume di poesie Gong (Sentieri Meridiani, 2013).

 

 

 

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II° edizione Premio Letterario di Faitango

Dopo la buona riuscita della precedente Edizione Attimi di Tango, al via la II° Edizione del Premio Letterario di Faitango Scrivo il Tango.

Il Premio letterario si propone di offrire l’opportunità di ripensare, in questo momento di sospensione forzata, il nostro rapporto con il tango, di  creare occasioni per riflettere sui valori che lo animano alla luce della  nostra  personale esperienza.

L’attività di scrittura, favorendo il confronto con noi stessi, con i nostri pensieri, emozioni e ansie, svolge un’importante azione terapeutica e un supporto nell’affrontare le difficili problematiche del presente.
Il Premio è strutturato in due categorie: POESIA e RACCONTO BREVE.

Gli elaborati potranno essere inviati a partire dal 23 dicembre 2020 e entro e non oltre il 31 maggio 2021 esclusivamente via posta elettronica all’indirizzo mail  scrivoiltango@faitango.it

Ciascun autore potrà partecipare con un unico scritto originale autografo: una poesia oppure un racconto breve.

La partecipazione è gratuita ed aperta ad autori di tutte le nazionalità, purché abbiano compiuto 18 anni di età alla data di scadenza per la presentazione dei lavori.

Tutte le informazioni sono consultabili qui 

 

 

Per ulteriori informazioni:
comunicazione@faitango.it

 

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GIORNATA NAZIONALE DEL TANGO

Varese, Piazza Monte Grappa 2018 – Credito S. Annecchiarico

L’evento, organizzato dalla Rete di Scienziati Argentini in Italia (RCAI -www.raci.it), si potrà seguire in diretta venerdì 11 dicembre, alle ore 18, presso il canale YouTube della Casa Argentina dell’Ambasciata di questo Paese; con libero accesso e senza alcuna registrazione dal seguente indirizzo:

https://www.youtube.com/channel/UCx9wMDf208WRyJsSVKw4UCw

Ogni anno, dal 1985 quando lo Stato argentino promulgò con Legge Nazionale n° 3781, si celebra non solo in Argentina la Giornata Nazionale del Tango, bensì in gran parte del mondo così come avviene in Italia da parecchi anni.

Quest’anno in Italia e per ragioni di pandemia Covid 19, si trasmetterà eccezionalmente un programma dove si intrecceranno racconti storici allegorici alla data, con esecuzione di brani e balli evocativi in onore hai protagonisti: Carlos Gardel e Julio De Caro.

Su i racconti del prof. Sabatino Annecchiarico si esibiranno i pianisti argentini Natalia Paviolo e Hernán Fassa che accompagneranno la voce tanguera di Paola Fernández dell’Erba e nella pista, sacarán viruta tra tango, milonga e vals criollo i ballerini LEOnardo y CRIstina di CulturTango di Roma.

L’ambasciata Argentina in Italia, il Consolato Argentino a Milano, la Casa Argentina a Roma, e l’Accademia Porteña del Lunfardo di Buenos Aires sono i patrocinanti di questa manifestazione culturale. Si prevede la presenza di autorità diplomatiche argentine.

Programma

Gardeliano e Decariano, El Día Nacional del Tango

(dal libro Tango Tano – i migranti italiani nel tango argentino – Mimesis Ed 2017)

L’11 dicembre 1890 nacque Carlos Gardel. Lo stesso giorno, 11 dicembre, è anche la data di nascita di Julio De Caro, ma di nove anni dopo, 1899. Il primo, Gardel, divenne la voce dal tango per eccellenza.  Il secondo, De Caro, fu il grande innovatore orchestrale. Ed è in onore alla data di nascita dei due grandi che si celebra El Día Nacional del Tango, a proposta del produttore musicale e promotore artistico Ben Molar (Buenos Aires 1915-2015). L’idea di Ben Molar fu sostenuta da numerosi enti culturali del paese, tra questi la Sociedad Argentina de Autores y Compositores, la Sociedad General de Autores de Argentina, la Casa del Teatro, il Sindacato Argentino di Musicisti, l’Academia Porteña del Lunfardo, l’Associazione Argentina di Attori e tante altre importanti istituzioni. Il 29 novembre del 1977 si istituì ufficialmente l’11 dicembre come giorno ricorrente con Decreto n. 5830 dalla Segreteria di Cultura della Città di Buenos Aires.

Sempre l’11 dicembre dello stesso anno, 1977, Ben Molar organizzò nel Luna Park, il palazzetto dello sport di Buenos Aires, un grande concerto per oltre quindicimila spettatori, con i più noti cantanti accompagnati dalle migliori orchestre dell’epoca, per celebrare la dichiarazione del Día del Tango notificata pochi giorni prima, e per festeggiare il settantottesimo compleanno di Julio. Fu l’ultima volta che Julio De Caro mise piede su un palcoscenico.

Solo otto giorni dopo del concerto nel Luna Park, il 19 dicembre, con Decreto Nazionale n. 3781, si sancì l’11 dicembre la Giornata Nazionale del Tango. D’allora, ogni 11 dicembre, sia in Argentina, sia altrove, gli amanti del tango di tutto il mondo festeggiano questa data, facendolo diventare, di fatto, la Giornata Internazionale del Tango.

 

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Tango Argentino

Massetti Publishing ha pubblicato una nuova edizione del libro di Patricia Müller “Tango Argentino – Piccolo Breviario per i suoi Ballerini” in italiano, inglese, spagnolo e tedesco.
Il libro include 81 “detti”, piccole frasi che i Viejos Milonguero potrebbero dire ai giovani ballerini che si sono da poco avvicinati al mondo del tango per spiegare l’essenza e l’importanza della relazione tra i ballerini.
In questo libro scopriamo il codice d’onore dei ballerini porteños del Tango Milonguero, molti di loro hanno cominciato a ballarlo ai tempi d’oro del tango, negli anni ’40, e non sono mai stati contaminati dal turismo del Tango.
La loro età si aggira intorno ai 80-90 anni. La loro esperienza con il ballo sociale è ineguagliabile ed incontaminata. Seguiteli, rimarrete sicuramente sorpresi!
Tutte le edizioni nelle quattro lingue sono disponibili per acquisto diretto, sia nella versione stampata che nelle diverse edizioni digitali, sul sito https://tango-dancers.com.
Tutte le versioni digitali sono disponibili: Amazon Kindle, Apple iBooks, Google Android, Barnes & Noble Nook, e generica e-book sono tutte accessibili dalla pagina del sito.
Il link per l’edizione italiana e’ https://tango-dancers.com/tango-argentino-breviario/
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Contemporary Tango Trilogy

L’album “Contemporary Tango Trilogy” di Alejandro Fasanini, un triplo CD costituito da 37 composizioni originali per una durata di 3 ore di musica, è stato recentemente nominato ai Latin Grammy nella categoria “Migliore Album di Tango”. La cerimonia di premiazione si terrà in modalità online il 19 novembre 2020.
Per l’occasione abbiamo intervistato il compositore argentino Alejandro Fasanini che con la collaborazione  dell’orchestra “Hijos ilegítimos de Astor” ha dato vita alla trilogia.

La notizia della nomination ai Latin Grammy del tuo disco come Miglior Album di Tango è  un riconoscimento a  livello internazionale del tuo lavoro.
Assolutamente, per l’occasione avevo anche comprato il biglietto per partecipare ai Latin Grammy e lo Smoking. Ovviamente vista la situazione epidemiologica la cerimonia si terrà in modalità online.
Assisterò quindi alla premiazione da casa insieme ai membri dell’Orquestra, con un po’ di dispiacere perchè è andata persa una bella occasione per conoscere figure importanti del settore.

Raccontaci il lungo viaggio che ti ha portato all’incisione di questo disco e quali sono state le figure che ti ha accompagnato in questo percorso.
Un’artista deve raccontare i tempi in cui vive e io ovviamente lo faccio con la musica. Questo è stato il mio lavoro portato avanti in 20 anni.
L’arte trascende il bello e il brutto degli anni che stiamo vivendo e noi artisti abbiamo il dovere di raccontare  l’epoca in cui viviamo. Oggi con il lockdown del settore dell’arte e della cultura è ancora più importante progettare, e non fermarsi. Io ad esempio sto andando avanti con il progetto di un’ orchestra sinfonica. “Contemporary Tango Trilogy” mi ha coinvolto per vent’anni, ma per me oramai è un progetto chiuso. Per gli ascoltatori inizia solo adesso la scoperta di questo mio lavoro, i tempi dell’autore e dell’ascoltatore non coincidono mai.
Il disco è’ stato un lungo viaggio, nel quale mi hanno accompagnato gli Hijos ilegítimos de Astor  che inizialmente non conoscevano il Tango tradizionale, ma da collezionista di tango gli ho fatto ascoltare i miei molti cd e nel tempo abbiamo creato questa bellissima collaborazione. Quando sono stato nominato li ho chiamati uno per uno, per me sono come una famiglia.
Durante il mio lavoro ventennale mi sono fermato diverse volte per ascoltare, contemplare quello che era stato già fatto, per riflettere su quello che stavo facendo e su quello che avrei dovuto fare. Sono un gran collezionista di tango, è penso sia importante conoscere ciò che è stato fatto in precedenza per creare qualcosa di veramente nuovo.

Sei nato a Buenos Aires, ma circa vent’anni fa ti sei trasferito in Italia, per la precisione nelle Marche. Cosa ti ha condotto nel nostro Paese e ovviamente come si riflette nel tuo lavoro di compositore questa “doppia nazionalità”?

A Buenos Aires ho conosciuto una ragazza italiana delle Marche e dopo una breve conoscenza l’ho seguita in Italia e non sono più tornato indietro. Era il lontano 1999. Io oggi faccio più fatica a parlare lo spagnolo piuttosto che l’ italiano; il mio bisnonno era un emigrato italiano in Argentina, quindi la doppia nazionalità ce l’ho nel sangue.
Le diversità culturali non sono altro che un arricchimento, non bisogna interpretarli come elementi di divisione. Non credo molto nelle nazionalità, siamo semplicemente esseri viventi.

Rispetto ai tuoi lavori precedenti cosa c’è di nuovo in questa pubblicazione.

In questo disco ho voluto inserire alcuni esempi di esseri umani che hanno fatto azioni bellissime, come la storia dell’infermiera polacca Irena Sendler che durante l’occupazione nazista ha aiutato tanto bambini del ghetto ebraico a salvarsi, una composizione l’ho dedicata a lei, questo disco è anche per non dimenticare queste persone e i loro gesti.
Ovviamente ci piacerebbe conoscere i tuoi prossimi progetti anche se immagino che la situazione attuale abbia sospeso molte delle attività in corso.

Sempre nuovi progetti, non mi fermo. Dopo aver studiato in Spagna musica contemporanea ho fondato un’orchestra sinfonica, sto preparando quindi concerti per orchestra.

Alejando Fasanini
Nasce a Buenos Aires, Argentina. Studia presso il Conservatorio “Julian Aguirre”, la Scuola di “Musica Popular Avellaneda” e la Scuola di Musica “Sebastian Piana”, tutte istituzioni di Buenos Aires. Si perfeziona in armonia e composizione con i Maestri Rodolfo Alchoruon (chitarrista di Eduardo Rovira) e con Juan Carlos Cirigliano (Pianista di Astor Piazzolla).  Studia in Spagna composizione contemporanea con il maestro Luis de Pablo. Studia nell’Accademia Nazionale del Tango con i professori: Ricardo Ostuni, Horacio Ferrer, José Gabello, Hector Negro e Oscar del Priore. Frequenta sempre nella capitale argentina la Scuola per parolieri “S.A.D.A.I.C”. e corsi di letteratura con i professori Vicente Sito Lema, Maria Barrientos e Roberto Ciglioni etc.
Agli inizi del 1990 crea, con altri scrittori del sud di Buenos Aires, il “Grupo literario La Masacuata”, con il quale pubblica l’antología “Poesía Tapada”. Con Gabriel Martin, “Poesía en escena” e con Alfredo Lescano “Las tres caras de la Moneda”, “La otra cara de la historia Argentina”.
Da questa esperienza nasce la pubblicazione dei suoi libri: “El Típico Guacho Latinoamericano”, “Don Juan Buenos Aires”, “Sueños y poesía pendiente” . Crea la rivista letteraria “El Poeta”.
In Italia pubblica, insieme a Rinaldo Fanesi, il suo lavoro sul tango: “Tangos para bailar”. Successivamente ancora due lavori letterari: “De noches días y rosas” e “La divina donna”. Parallelamente alla formazione musicale inizia a studiare il tango come ballerino presso la “Scuola di movimento di Tango Argentino”, perfezionandosi in seguito nella tecnica del “Tango Danza” con Rodolfo Dinzel. Nel 1999 pubblica il suo  primo disco di tango: “Reo que confiesa”  con il quale vince una menzione d’onore nel “Certamen Hugo del Carril” della città di Buenos Aires. Già in Italia studia psicologia social nella “Escuela de prevención José Bleger”, psicoanálisis operativa,  “concepción operativa de grupo”. Terminati gli studi incorpora la tecnica acquisita nelle sue attività pedagogici e artistiche. Per 25 “años” dà lezioni di tango , lavora come musicalizador in tantissime milongas d’Italia. È direttore artistico del “Festival di tango di Pesaro” e realizza durante tutti questi anni spettacoli e concerti in Italia e Europa. In Italia vince il “Festival della canzone italiana” con una delle canzoni del disco “Alelí” cantato da Valeria Visconti, presidente di giuria Gianni Bella.
Forma l’orchestra “Hijos ilegítimos de Astor” con la quale pubblica la “Trilogía de tango contemporáneo”, vince “Il festival delle orchestre di Roma”.

La trilogia è il risultato di molti anni di lavoro ad opera del compositore argentino Alejandro Fasanini, che viene accompagnato nell’esecuzione delle musiche dall’orchestra “Hijos ilegítimos de Astor”.

Alejandro Fasanini: Compositore e direttore
Daniela Ferrati: Pianoforte
Giampaolo Costantini: Bandoneón
Gianni Iorio: Bandoneón
Francesca Giordanino: Violino
Francesco Bonacini: Violino
Aurelio Venanzi: Viola
Andrea Agostinelli: Violoncello
Riccardo Bertozzini: Chitarra
Ivan Stavro Gambini: Percussione
Gian Luca Ravaglia: Contrabbasso,
Giacomo Dominici: Contrabbasso, Valeria Visconti Bostrenghi: Voce
WEB: www.hijosilegitimosdeastor.com
YOUTUBE: https://www.youtube.com/user/orchestratango
TWITTER: https://twitter.com/orchestratango
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/alejandrofasanini
LINKEDIN: https://www.linkedin.com/in/alejandro-fasanini

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Gran Balli e Milonghe

analisi e confronto

S. Elefante(1), M. V. Arenillas(2), S. Jovicic(1), M. Elefante(1)

(1)Tango Argentino@TU Wien & IST-Tango, (2)Amartango

 

Introduzione

Le origini dei gran balli nella capitale austriaca si possono far risalire ai tempi del congresso di Vienna (1815) in corrispondenza della nascita del glorioso valzer. La tradizione è ancora così viva e sentita che a Vienna si festeggiano annualmente fino a quattrocento balli [1] [2] [3]. Durante il corso dei decenni, a questi eventi si sono aggiunti ad i tradizionali balli da sala nuovi ritmi come il rock n’roll, la salsa e dal 2017 anche il ritmo nato nella regione del Río de la Plata ovvero il tango argentino.

In questo contesto, ci si pone la domanda se a Buenos Aires nel corso del 1800 si sia sviluppata una tradizione simile a quella viennese dei gran balli. Attraverso l’analisi di fonti storiche, troveremo prove che dimostrano che effettivamente non solo a Buenos Aires ma anche in altri parti dell’Argentina venivano organizzati gran balli.

Poi, per comprendere adeguatamente come questi eventi si celebravano ci verrà di gran aiuto, inoltre, il tango-vals intitolato Vals del 18 di Horacio Ferrer e Astor Piazzolla del 1981 che è una reminiscenza dei tempi passati quando altresì a Buenos Aires si festeggiavano i gran balli. In particolare, H. Ferrer ricorda con profondo amore la zia quando andava a queste feste all’inizio del 1900 in cui aveva l’opportunità di danzare nella stessa occasione diversi ritmi tra cui il valzer, il foxtrot … e forse anche il tango argentino.

Con il supporto di documenti storici e prendendo spunto dalla lettura del testo di questo brano musicale proveremo a ricostruire e confrontare questi gran balli di Buenos Aires con i balli tradizionali di Vienna per trattare successivamente anche le milonghe. Ripercorreremo questi eventi danzanti raffrontando i periodi storici, le locations, i gruppi sociali, i generi musicali, i modi d’invitare, l’abbigliamento e la conclusione della serata. Intraprenderemo un viaggio tra il passato ed il presente scoprendo i punti di contatto e di divergenza tra questi eventi storici e culturali.

 

 

Vals del 18

A. Piazzolla, H. Ferrer (1981)

 

Spagnolo

 

Italiano

 

Gira tu vals

del diez y ocho, ¿?,

se lo escribí con amor

a tu nostalgia.

 

Gira tu vals,

gira que gira y su son

se sienta al piano a pensar

tu juventud.

 

Cuando alumbrabas vos la vida

del tiempo aquel que fue mejor,

toda de lámpara vestida,

con flecos hasta en el rubor.

 

Gira tu vals,

me pongo el frac, ¡por favor!,

vamos los dos a bailar.

 

Y tu memoria de abuela

ya se cuajó de pimpollos.

Por vos, ¡hay que ver!,

los buenmozos de ayer

suspiran haciendo roncar

sus cupés.

 

Tu corazón se peinó a la Garçon

y tu pudor lleva corset.

Y a tu hermosura un poeta

la toma por la cintura:

el dulce ladrón

que a su vida te ató

aquel que ya no está.

 

Gira tu vals

del diez y ocho, ¿sabés?,

que en la emoción se te ven

los quince años.

 

Gira tu vals

gira que gira y su son

usa polainas; también

toma rapé.

 

Brilla en tus ojos la alegría

de cuando se firmó la paz,

y en cartón lleno y lotería,

bailás foxtrot y lo cantás.

 

Gira tu vals

que el nieto loco escribió,

vamos los dos a soñar.

 

Trenzan tus canas de abuela

lunas del año diez y ocho,

y John Barrymore

desde un cine a pedal

te dice un piropo con voz

de alcanfor.

 

Bebe tu ayer su copita de anís

y el bastidor, borda el final:

 

con un retrato en las manos

te vas quedando dormida.

Y el rayo de luz

que te besa al dormir,

el que ya no está.

 

Gira il tuo valzer

del diciotto

glielo ho scritto con amore

alla nostalgia di te.

 

Gira il tuo valzer,

gira e gira ed il suo “son”

si siede al pianoforte a pensare

la tua giovinezza.

 

Quando hai illuminato la vita

di quei tempi migliore,

vestita di lampada

con le frange fino al rossore

 

Gira il tuo valzer,

Mi metto il frac, per favore!

Andiamo noi due a ballare.

 

E il tuo ricordo della nonna

si è già cagliato di gemme.

Per te devi vedere!

i bei uomini di ieri

sospirano facendo rumore

i loro coupé.

 

Il tuo cuore si è pettinato alla Garçon

e il tuo pudore indossa un corsetto.

E alla tua bellezza un poeta

la prende per la vita:

il dolce ladro

che ti ha legato alla sua vita

quello che già non c’è

 

Gira il tuo valzer

del diciotto, sai?

che nella tua emozione ti ci si vedono

i quindici anni.

 

Gira il tuo valzer

Gira e gira e al suo “son”

indossi gambali; pure

prendi il tabacco da fiuto.

 

La gioia brilla nei tuoi occhi

da quando è stata firmata la pace,

e in cartone pieno e lotteria,

Balli il foxtrot e lo canti.

 

Gira il tuo valzer

che ha scritto il pazzo nipote,

sogniamo entrambi.

 

Intrecciano i capelli grigi della nonna

lune dell’anno diciotto,

e John Barrymore

da un teatro a pedali

dice un complimento con una voce

canfora.

 

Bevi il tuo ieri in un bicchiere di

anice e il telaio, ricama la fine:

 

con un ritratto tra le mani

ti stai addormentando.

E il raggio di luce

che ti bacia quando dormi,

quello che è andato.

 


Periodo storico

Dall’epoca del congresso di Vienna la capitale austriaca è diventata tra l’altro famosa per i suoi sontuosi e magnifici gran balli. Ogni anno a Vienna si svolgono più di quattrocento balli che sono spesso organizzati negli splendidi edifici storici della città [1] [2] [3]. Sebbene i balli al giorno d’oggi vengano celebrati durante tutto il corso dell’anno, l’11 novembre, in concomitanza con l’inizio del carnevale, si apre a Vienna la stagione dei balli sulle note di un valzer pubblico danzato nel centro storico della città. La tradizione, poi, vuole che la stagione dei balli si concluda il Martedì Grasso.

Per quanto riguarda Buenos Aires, certamente nel 1877 i balli erano già presenti come illustra il cartellone pubblicitario del gran ballo dell’Opera (fig. 1). Nella decade 1910-1920 si può supporre che i balli dovessero essere ancora molto diffusi nella capitale argentina in quanto H. Ferrer scrisse il Vals del 18 proprio a ricordo di un evento di questo genere che si svolse nell’anno 1918. In merito ad i mesi dell’anno in cui questi eventi venivano organizzati, indubbiamente anche a Buenos Aires i balli venivano festeggiati nel periodo di Carnevale. Osservando con attenzione il cartellone pubblicitario del gran ballo dell’Opera (fig. 1), si può individuare con esattezza la data che corrisponde al 20 e 21 gennaio 1877. Inoltre, figura 2 espone la locandina di sei gran balli questa volta organizzati durante il Carnevale del 1917 al teatro Colon a Rosario di Santa Fe dimostrando che i gran balli erano diffusi non solo nella capitale argentina ma ugualmente in altre città. Invece, il ballo che si svolse nel teatro Broadway in Calle Corrientes (fig. 3) fa riferimento ad un ballo in maschera dando, quindi, forti indizi che altresì in questa occasione il periodo sia quello di Carnevale. La locandina di figura 4 poi esplicitamente pubblicizza un gran ballo di Carnevale che si svolse in Calle Corrientes allo stadio multifunzionale Luna Park dove si festeggiarono negli anni ’50 diversi balli, figura 5 mostra una foto scattata durante uno di questi eventi. Il cartellone di figura 6 inoltre rivela che ancora nel 1963 i balli di carnevale erano celebrati nella capitale argentina.

Comunque, al momento non sono state trovate indicazioni se in Argentina i balli si svolgessero solo nel periodo di Carnevale o con regolarità in tutto il corso dell’anno, se la tradizione dei balli fosse già presente prima del 1877 e quando iniziò un eventuale declino.

D’altra parte, il tango argentino e le milonghe, intese come luoghi per ballare, trovano le loro origini nella regione del Río de la Plata durante l’ultima metà del 1800. Il tango argentino ben presto dal nuovo mondo si diffuse nella vecchia Europa raggiungendo le maggiori capitali europee nella prima decade del 1900. Vienna vide una vera e propria esplosione di eventi per promuovere questa nuova danza ed in moltissimi locali della capitale austriaca si potevano ascoltare le note di questo nuovo ritmo [4]. Attualmente, a Vienna come pure a Buenos Aires, le milonghe avvengono con regolarità nel corso dell’anno e non si può dire che ci siano dei periodi particolari in cui lo svolgimento di questi eventi sia più o meno frequente.

 

Fig. 1. Il Gran Ball dell’Opera a Buenos Aires del 20 e 21 Gennaio 1877 [5]

 

Fig. 2. Carnevale 1917, 6 Grandi Balli al Teatro Colon a Rosario di Santa Fe [6]

 

Fig. 3. Gran Ballo in maschera nel teatro Broadway (anno sconosciuto, probabilmente ’30) [7]

 

Fig. 4. Gran Ballo di Carnevale in Calle Corrientes (anno sconosciuto, probabilmente ’40) [8]

 

Fig. 5. Esempio di gran Ballo di Carnevale nel “Luna Park” (fine anni ’40) [9]

Fig. 6. Gran Ballo di Carnevale nel 1963 [10

Locations

Essendo considerati delle feste eccezionali, i balli a Vienna vengono organizzati nella maggior parte dei casi nella splendida cornice di palazzi storici. Molto prestigiosi sono quelli che si festeggiano nel magnifico Palazzo Imperiale di Hofburg e nel Municipio (fig. 7), si tratta di eventi grandiosi che possono arrivare ad accogliere più di un migliaio di ospiti e che danno la possibilità ai ballerini di danzare fino alle prime luci dell’alba. C’è poi da evidenziare il ballo dell’Opera che è considerato il ballo dei balli in quanto il più autorevole e influente fra tutti (fig. 8).

Il contesto elegante dei balli di Vienna sembra che sia stato molto simile a quello di Buenos Aires. Dal testo del Vals del 18 appare chiaro che l’uomo aveva la possibilità di potersi vestire con il frac, così scrive H. Ferrer “Mi metto il frac, per favore! Andiamo noi due a ballare.”. Quindi, visto il tipo di abbigliamento, si può presumere che anche i balli a Buenos Aires fossero organizzati in luoghi autorevoli. A rafforzare tale impressione, ci sono documenti che sottolineano che pure nella capitale argentina si celebravano i balli sia all’ Opera (fig. 1 e 2) sia pure in prestigiosi teatri quali quelli posizionati nella centralissima Calle Corrientes (fig. 3 e 4). La fotografia scattata durante un ballo festeggiato nella sala multifunzionale Luna Park (fig. 5), dove a parte eventi sportivi venivano organizzati anche concerti, conferma il luogo speciale ed imponente, essa rivela ulteriormente che i balli erano frequentati da un numero considerevole di ospiti.

Il tango argentino, al contrario, nato grazie agli immigrati nei sobborghi e postriboli di Buenos Aires, vedeva le milonghe organizzate in luoghi popolari ed alla portata di tutti. Ancora oggi le milonghe avvengono generalmente in locali di uso quotidiano e solo in poche circostanze, per esempio nel corso dei festival, vengono organizzate in posti particolari. È comunque il promotore dell’evento che in base ai propri gusti ed esigenze decide il luogo e l’ambiente dove trascorrere la serata.

Fig. 7. Palazzo Imperiale di Hofburg e Municipio di Vienna

Gruppi sociali

A Vienna, gli ospiti di un ballo erano tipicamente legati ad una comune professione e conseguentemente appartenevano ad uno stesso strato sociale. Sin dall’inizio del 1800 diversi gruppi di mestiere (ad esempio medici, avvocati, farmacisti, fiorai) erano soliti onorare le loro rispettive professioni organizzando feste danzanti [1] [2] [3]. Questa tradizione è giunta fino a noi ed oggigiorno non solo corporazioni danno luogo a balli ma ugualmente gruppi di persone legati da un comune interesse (ad esempio cacciatori, pompieri, studenti). Inoltre, i balli per tradizione rappresentano l’ingresso nella società delle debuttanti ovvero di ragazze che non ancora maggiorenni durante questa occasione hanno la possibilità di presentarsi alla collettività. Le debuttanti ricoprono un ruolo molto importante all’interno della celebrazione del ballo in quanto hanno il compito di aprire le danze che avviene di solito con uno show (fig. 9) che spesso include valzer viennese.

 

Fig. 9. Show di apertura delle debuttanti al Ballo del Politecnico di Vienna del 2018 nel Palazzo Imperiale di Hofburg

Viceversa, non sono stati trovati elementi e documenti che dimostrino che a Buenos Aires i balli fossero legati alle corporazioni di mestiere e non si sa nemmeno se in queste occasioni le debuttanti cogliessero l’occasione per fare la loro apparizione nella società. Il cartellone di figura 10 pubblicizza una festa spagnola e quindi è da ritenere che in questo caso sia stata una celebrazione di persone che comunque dividevano un comune interesse.

Le milonghe, invece, non hanno alcun legame con le professioni o con gruppi accomunati da un interesse in quanto sono eventi concepiti soprattutto per ballare tango argentino, vals criollo e milonga. Esse nacquero nei sobborghi di Buenos Aires ed erano degli strumenti per gli immigrati non solo per svagarsi ma pure per eventualmente conoscere il loro futuro consorte. Hanno così mantenuto un forte carattere popolare di semplici feste danzanti indipendenti dalla celebrazione di un particolare evento.

 

Fig. 10. Il Tango Argentino nel Gran Ballo Spagnolo probabilmente insieme al Paso Doble [11]

Generi musicali

I gran balli a Vienna sono considerati come delle vere e proprie celebrazioni della musica e della danza in generale. In questa prospettiva, sin dalle loro origini e durante il corso degli anni, ad i tradizionali balli da sala si sono progressivamente aggiunti altri ritmi. Di conseguenza, oggigiorno nei balli si possono incontrare orchestre e DJs che suonano dal valzer viennese al foxtrot, dallo swing alla salsa e bachata. Le svariate sale che intonano differenti ritmi garantiscono, inoltre, che qualunque gusto musicale del ballerino sia pienamente appagato.

Sebbene a Vienna nella seconda decade del 1900, il tango argentino ebbe una grande diffusione [4], non sono state trovate fonti che mostrino che una milonga sia stata inserita in un ballo a parte sporadiche performances/shows avvenute nell’ultimo ventennio. Viceversa, sono stati rinvenuti documenti che mostrano che tale ritmo sia stato escluso [2], per esempio, a dimostrazione di ciò, figura 11 mostra un poster, probabilmente anni 1920-1930, in cui si rappresenta il tango argentino cacciato in malo modo dal 23° ballo della Città di Vienna. In quell’occasione fu deciso che il ritmo nato nella regione del Río de la Plata sarebbe stato estromesso dal programma del ballo a seguito di una riunione, che fu tenuta in presenza del sindaco, del comitato del ballo della città di Vienna [4].

Solo dal 2017 il tango argentino è entrato in pianta stabile nei balli tradizionali di Vienna attraverso il prestigioso ballo del Politecnico di Vienna che include ora una milonga costantemente nel suo programma [1] [2]. Hanno successivamente seguito altri balli come il Concordia Ball che nel 2018 ha organizzato la serata a tema proprio dedicata al tango argentino ed il Wissenschaftsball che dal 2019 inserisce annualmente tra le musiche della serata questo nuovo ritmo.

Fig. 11. Il Tango Argentino è cacciato dal 23° ballo della Città di Vienna (anno 20’ – 30’) [4]

Per quanto concerne il nuovo mondo, ci sono varie fonti storiche che rivelano che pure nella capitale argentina i gran balli avevano la consuetudine di includere differenti generi musicali. H. Ferrer scrive nel testo del Vals del 18Gira il tuo valzer” e poi ancora “Balli il foxtrot”. Nel gran ballo dell’Opera del 1877 (fig. 1) si ballavano moltissimi ritmi: polska, habanera, mazurka, valzer, cuadrilla etc. Il cartellone mostrato in figura 3 rivela che il tango argentino veniva ballato insieme al foxtrot, la rumba ed il vals. Purtroppo, non si può dedurre chiaramente se in quell’occasione sia stato suonato il valzer viennese o il vals criollo. Comunque, è ammissibile pensare che l’orchestra tipica Lomuto suonasse tango argentino, milonga e vals criollo mentre l’orchestra Ivan Weishaus valzer viennese. Invece, nel gran ballo pubblicizzato nel cartellone di figura 12 il ritmo nato nella regione del Río de la Plata veniva ballato insieme al jazz e swing, mentre nel ballo di figura 4 era accompagnato oltre al jazz a serenate Hawaiane. Nella festa spagnola (fig. 6) probabilmente il tango argentino condivideva la serata con il paso doble. Comunque c’erano altresì balli simili alle milonghe come avvenne nel 1917 presso il Teatro Colon a Rosario di Santa Fe in cui furono invitate ad esibirsi le orchestre di Firpo e di Canaro (fig. 2) e che, quindi, ragionevolmente suonarono solo tango argentino, vals criollo e milonga.

Le milonghe, storicamente ed anche se in misura minore al giorno d’oggi, sono luoghi dove si ha la possibilità di ballare diverse musiche. Anche se senza dubbio c’è una certa ed evidente prevalenza del ritmo di tango, si possono danzare comunque anche altri ritmi che nel corso del passato sono stati per esempio il jazz, i balli caraibici, il rock n’ roll, il folklore argentino. Secondo Eduardo Arquimbau, storico ballerino e maestro di tango, nelle milonghe di Buenos Aires dei suoi tempi (anni ’50) la percentuale di ritmi diversi dal tango argentino, in milonga, arrivava anche al 50% [12].

Nelle quartieri periferici di Buenos Aires e nell’ interno del paese ci sono ancora oggi milonghe con una gran percentuale di altri ritmi. Nel resto del mondo, invece, si è attestato un modello di alcune milonghe del centro di Buenos Aires dove si danza prevalentemente solo tango argentino, vals criollo e milonga.

 

Fig. 12. Il Tango Argentino insieme allo Jazz e Swing

Modi di invitare

Nel passato, nei gran balli sia a Vienna che a Buenos Aires [5] la dama aveva l’opportunità di utilizzare il Carnet de Bal (fig. 13). Era un libretto in cui vi erano scritti i vari ritmi che sarebbero stati suonati nel corso della serata ed accanto vi era dello spazio libero per scrivere il nome del ballerino. Quando il cavaliere la invitava, sia all’inizio della serata per prenotare un ballo specifico oppure durante lo svolgimento della festa, lei aveva la possibilità di annotare il nome del cavaliere in corrispondenza del ritmo che avevano o che avrebbero danzato.

A Vienna questa usanza è oramai andata in disuso ed il cavaliere invita la dama semplicemente chiedendo garbatamente se le può concedere una danza. Ricordando che i balli sono legati al contesto professionale, è senz’altro possibile invitare una dama accompagnata specialmente se di un collega così da rafforzare non solo le relazioni di amicizia ma anche quelle professionali.

Nelle milonghe invece è tradizione invitare la ballerina attraverso il cabeceo che consiste in un gentile movimento del capo da parte del cavaliere. In caso che lei sia d’accordo, lei conferma l’invito attraverso un cenno di consenso della testa, il ballerino successivamente le si avvicina ed i due iniziano a danzare. Nelle milonghe, poi, non è frequente invitare una dama accompagnata a meno che lei non mostri chiaramente che desidera danzare con altri ballerini oltre al suo partner. Per facilitare tutto ciò, nelle milonghe più tradizionali è abitudine che gli uomini e le donne si siedano gli uni di fronte all’altro proprio per facilitare il cabeceo mentre le coppie che desiderano trascorrere la serata tra loro siedono ai tavoli che sono disposti sul terzo lato della sala. Tuttavia, questa tradizione d’invito sembra che sia relativamente “recente”, giacché molta iconografia riporta che all’inizio del secolo gli uomini stavano in piedi al centro della pista ed invitavano le dame da quel luogo. Le donne invece erano disposte attorno alle pareti della sala, le mamme o le sorelle maggiori stavano sedute mentre le ragazze più giovani erano in piedi [13].

Al giorno d’oggi, comunque, è sempre più frequente trovare milonghe dove il modo tradizionale di invitare non è rispettato e può pure accadere che una ballerina prenda l’iniziativa di chiedere ad un cavaliere di danzare. I ruoli di uomo e donna, poi, durante la danza non sono più rigidi e possono essere anche scambiati, non di rado si vedono dame che svolgono la parte del cavaliere e viceversa.

Fig. 13. Esempio di carnet de bal [4]

Abbigliamento

Nei gran balli a Vienna l’abbigliamento è una tradizione molto sentita, c’è un vero e proprio dress code che i partecipanti devono assolutamente rispettare. Gli organizzatori si riservano, infatti, il diritto di negare l’accesso a coloro che vestono abiti che non rispettano tali regole. Nei balli più tradizionali, alle donne è richiesto indossare un vestito lungo che deve coprire le ginocchia e raggiungere le caviglie, il modello e colore sono a discrezione della ballerina. Agli uomini invece è richiesto il frac o smoking, scarpe nere mentre la tinta del papillon può variare a seconda del ballo seguendo una tradizione storica ben precisa.

Non ci sono fonti per dire se nei balli a Buenos Aires gli ospiti dovevano rispettare un prestabilito codice di abbigliamento. Dagli elementi a disposizione si può indubbiamente ritenere che i vestiti dovessero essere raffinati e consoni con l’evento. A dimostrazione che le ballerine dovevano essere molto eleganti, H. Ferrer scrive che la zia ha dei gambali “… indossi gambali” e probabilmente anche un corsetto “… e il tuo pudore indossa un corsetto”. L’uso del frac doveva essere, inoltre, abbastanza comune tra gli uomini, H. Ferrer aggiunge: “Mi metto il frac, per favore! Andiamo noi due a ballare”. La fotografia di figura 5 scattata durante un ballo festeggiato al Luna Park verso la fine degli anni ’40, conferma che gli ospiti indossassero abbigliamenti da sera di una certa eleganza.

Agli inizi e metà del secolo a Buenos Aires era consuetudine dei ballerini delle milonghe indossare vestiti eleganti, ma comunque alla donna non era mai richiesto di portare un abito lungo verosimilmente per permettere alla ballerina di poter fare quei movimenti tipici del tango argentino quali ad esempio il boleo e sacadas (chiaramente solo a partire dal periodo quando questi movimenti furono introdotti nella danza). Il dress code dipendeva in linea di massima dal contesto e ci si poteva aspettare che nelle grandi serate, nei locali di lusso, l’uomo vestisse il frac (almeno fino agli anni trenta), se invece si parla di milonghe popolari si ballava abbigliati in modo meno formale. Gli uomini vestivano, così, con normali giacche e camicie, abbigliamento che al giorno d’oggi noi consideriamo già eleganti ma per l’epoca erano comuni. Le odierne milonghe non hanno un abbigliamento ben preciso e solo in casi molto sporadici è richiesto al pubblico di rispettare un prestabilito codice di abbigliamento. Gli indumenti possono variare da eleganti a casual e dipende molto dall’ organizzatore. Nei festival di tango si richiedono spesso vestiti raffinati mentre nelle milonghe settimanali di solito sono ben accetti anche abiti casual.

Termine della serata

Sia per i balli a Vienna che per le milonghe, la conclusione della serata si svolge con un rituale comune: la chiusura dell’evento con una musica simbolo di quello specifico genere musicale.

È, infatti, tradizione terminare i gran balli di Vienna intonando il famosissimo valzer di Johann Strauss “Sul bel Danubio blu” mentre le milonghe sono solite concludere la serata con la musica della “Cumparsita” che può essere suonata in diverse versioni ed orchestre (fig. 14).

In ogni modo, non sono state ritrovate fonti di come i gran balli terminassero a Buenos Aires e se ci fosse eventualmente un rituale da rispettare. Esaminando le varie locandine pubblicitarie si può osservare che non sempre erano presenti nel programma musicale della serata orchestre di valzer e neanche gruppi di tango argentino. Si può dedurre, quindi, che a causa della mancanza degli appropriati musicisti sarebbe stato complicato poter concludere la serata intonando le musiche di “Sul bel Danubio blu” o della “Cumparsita”.

 

Fig. 14. Locandine del “Sul bel Danubio Blu” e la “Cumparsita”

Conclusioni

Attraverso l’analisi di fonti storiche e con la comprensione del testo del Vals del 18 si è riusciti a dimostrare l’esistenza dei gran balli in Argentina. Si è inoltre cercato di ricostruirli per poterli confrontare con i gran balli di Vienna e con le milonghe.

Mentre si hanno molte informazioni sui balli nella capitale austriaca dovuto indubbiamente alla circostanza che la tradizione è ancora molto viva, i documenti riguardo Buenos Aires sono rari e non è chiaro né quando i balli nacquero, né quando e perché persero popolarità nella regione del Río de la Plata. Si è riscontrato, comunque, che i balli di Vienna e quelli di Buenos Aires possiedono molti elementi in comune quali la celebrazione durante lo stesso periodo dell’anno, l’organizzazione degli eventi in luoghi prestigiosi, il ballare vari generi musicali nonché l’uso di abbigliamenti eleganti come il frac.

Il confronto dei balli, invece, con l’evento caratterizzante il tango argentino ovvero le milonghe mostra delle sostanziali e profonde differenze. Queste dissomiglianze si possono far attribuire alle origini sociali profondamente diverse: per i balli l’aristocrazia e l’alta borghesia, per le milonghe gli immigrati e la classe popolare. In ogni modo, pure per queste due tipologie di eventi si possono individuare dei tratti comuni come, ad esempio, il gran ballo del Teatro Colon a Rosario di Santa Fe che sembra una milonga dei giorni nostri (fig. 2) ed il termine della serata che avviene per entrambe con un brano simbolo (Sul bel Danubio Blu” e la “Cumparsita”).

Al termine di tutto questo percorso storico, ciò che senz’altro accomuna i balli del 1815, quelli del 1900, quelli dei giorni nostri e le milonghe è il desiderio da parte dei ballerini di danzare. Cogliamo quindi tutti noi il messaggio di H. Ferrer ed indirettamente anche di sua zia …. “Andiamo noi due a ballare.”, ciò che davvero importa è trascorrere una piacevole serata e divertirsi ballando!

Ringraziamenti

Argentine Tango @ TU Wien e IST-Tango vorrebbe esprimere il proprio vivo ringraziamento a Luca Fiore per le appassionati discussioni che hanno contribuito ad ispirare il seguente articolo e a José María Otero, Marcelo Castelo, Marcos Iaffa Sanchez, Roberto Finelli e Otto Eder per aver fornito importanti suggerimenti e documenti storici.

Un sentito riconoscimento è rivolto a tutti i membri di Argentine Tango @ TU Wien e IST-Tango ed Amartango per il loro continuo ed eccezionale supporto.

Bibliografia

[1] https://www.tangoygotan.net/2019/02/14/il-tango-argentino-a-vienna/

[2] https://www.tangoygotan.net/2019/09/27/il-tango-argentino-ha-fatto-il-suo-debutto-nei-balli-tradizionali/

[3] https://www.wien.info/it/music-stage-shows/dance/ball-season

[4] Otto Eder, “Tango!!! Ein Fremdling in Wien”

[5] Marcelo Castelo, https://www.facebook.com/Marcelo.O.Castelo/posts/2142458765781369

[6] Radiocrossovertango, https://www.facebook.com/radiocrossovertango/posts/1007513589451821

[7] José María Otero, https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=627652701014522&id=100013093932384

[8] José María Otero, https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1040130899766698&id=100013093932384

[9] José María Otero, https://www.facebook.com/photo?fbid=1043006592812462&set=a.225962094516920

[10] José María Otero, https://www.facebook.com/photo?fbid=1043006156145839&set=a.225962094516920

[11] José María Otero, https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=919505488495907&id=100013093932384

[12] Radiocrossovertango, https://www.facebook.com/radiocrossovertango/posts/826362474233601

[13] Radiocrossovertango, https://www.facebook.com/radiocrossovertango/posts/817884795081369

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Il tango a Dubai

Il ballo proibito. Il ballo della nostalgia. Il ballo dei migranti. Il ballo che avvolge con il suono triste del bandoneon. Il tango è arrivato a Dubai da oltre dieci anni, ma solo ultimamente si è diffuso e hanno aperto diverse scuole che lo insegnano.

Non solo, la comunità dei tangueri continua a crescere e da tre anni è arrivato uno dei maestri argentini più noti al mondo, che sta portando in città, per la prima volta, l’autentica cultura del tango: Enrique De Fazio, nome d’arte Los Hermanos Macana.

“Mi hanno portato qui la mia energia e l’amore di trasmettere il tango in una città bella come Dubai – spiega Enrique De Fazio -, con un grande potenziale. Qui non si è ancora formata una vera e propria cultura del tango, e sono il primo maestro argentino fisso. Questo mi piace molto ovviamente, ma mi sento addosso anche una grande responsabilità. A Dubai c’è necessità di socializzazione, di interazione, anche perché molte persone lavorano e viaggiano di continuo e non è semplice stringere relazioni. E poi, come ogni città moderna, ha bisogno di una danza elegante come il tango. Così come questa danza è arrivata a Parigi, nelle città italiane o in Germania, credo che anche a Dubai possa affermarsi nello stesso modo”.

E in una terra deserta, dura e lontanissima dalle vecchie, calde, avvolgenti milonghe di Buenos Aires, il tango qui riacquista, stranamente, un po’ del sapore delle sue origini: quella di un ballo proibito. Sappiamo che il tango nacque all’inizio del Novecento nei porti del Rio de la Plata, tra Buenos Aires e Montevideo, rompendo totalmente con gli schemi delle danze del secolo precedente. Si ballava nei bassifondi, inizialmente solo tra uomini, proprio come  ripropongono oggi Los Hermanos Macana, improvvisando e unendo tre mondi che in quella parte di mondo e in quel preciso momento storico si incrociavano: America, Africa ed Europa.

Così, anche qui a Dubai il tango unisce chi arriva da Paesi lontani e mescola popoli e culture. Forse è il destino delle città di passaggio, città di speranze, partenze, ritorni. Sul marmo lucido dei pavimenti delle milonghe emiratine, si abbracciano persone provenenti davvero da tutto il mondo, ed è proprio questo uno degli aspetti più belli. E’ concesso ballare solamente al chiuso, negli hotel o nei ristoranti, quasi di nascosto, come allora.

Oltre alle diverse milonghe – prima del Covid-19 si poteva ballare quasi ogni sera della settimana in un posto diverso-, l’evento più importante è il Dubai Tango Festival, che porta in città maestri di fama internazionale e che in genere si svolge nel mese di maggio.

Ora, come in tanti altri Paesi del mondo, siamo tutti in attesa di poterci riabbracciare di nuovo, ma stanno riprendendo gradualmente le lezioni. Rigorosamente con la mascherina.

ELISABETTA NORZI

Chi sono? Giornalista di professione, giramondo e tanguera per passione, vivo a Dubai dal 2008. Cosa amo di più di questa città? Le sue sorprendenti contraddizioni e la convivenza, pacifica e costruttiva, tra persone provenienti da tutto il mondo. Inclusi gli abbracci multietnici delle colorate milonghe emiratine.

 

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Don Pedro

Martedì 18 agosto, nella storica Fortezza Vecchia a Livorno, “Aperitivo con Don Pedro” primo dei numerosi appuntamenti previsti per “Mascagni Off”, breve conferenza-spettacolo ad ingresso promossa dall’Associazione Culturale Itinerante Ixnous e da FAItango (Federazione Associazioni Italiane Tango Argentino) che presentano il progetto “Don Pedro-Viaggio nel Tango con Mascagni” già avviato nel 2015 con una conferenza/concerto presso il Grand Hotel Palazzo nell’ambito della XI Milonga Solidaria a Livorno.  Allieterà la serata Lucrezia Liberati al pianoforte e l’esibizione dei ballerini Barbara Taccini e Gabriele Sassetti.
L’incontro tra due grandi musicisti Pietro Mascagni e Angel Villold nella Buenos Aires dei primi del Novecento mette in luce lo straordinario legame culturale, interculturale, musicale e sociale che esisteva, e che tutt’oggi continua ad esserci, tra Italia e Argentina così tanto lontani fisicamente, ma molto vicini per temperamento e personalità. Il progetto nasce in seguito alla conoscenza di un curioso episodio che lega Pietro Mascagni al tango argentino.

Il compositore livornese andò in Argentina in tournèe, per la prima rappresentazione assoluta della sua opera Isabeau (Buenos Aires, 2 giugno 1911). Fu acclamato come uno dei più importanti compositori e direttori d’orchestra di tutti i tempi.
Li conobbe il grande compositore di tango Angel Villoldo che, apprezzando il grande Maestro, volle rendegli omaggio componendo un tango a lui dedicato dal titolo “ Don Pedro”. Encomiabile segno della grande stima che la “Musica” argentina (popolare) aveva nei confronti della “Musica” italiana (colta).
Di questo brano si conosce soltanto uno spartito per pianoforte ed una copertina illustrata dedicata a Pietro Mascagni. Lirica e tango si incontrarono in “quel” 1911, così come questa sera storie, anneddoti e musica dei “due mondi” si intrecceranno in un percorso che parla di storia e sociologia del tango (da Carlos Gardel ad Angel Villoldo e Astor Piazzolla), e della vita e “musica” di Pietro Mascagni.
Con l’intenzione di andare ad approfondire il legame musicale del Maestro con l’Argentina, è stata avviata una ricerca attorno all’evento citato, che ha portato alla scoperta di interessanti documenti sulla presenza del nostro compositore a Buenos Aires. L’obiettivo finale è la pubblicazione di questa ricerca, condotta dal sociologo argentino Luis Fara e arricchita dai contributi di musicologi e letterati, allegandovi la registrazione del brano Don Pedro opportunamente arrangiato ed eseguito da un gruppo musicale.
Lucrezia Liberati ha studiato con il M° Daniel Rivera presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “P. Mascagni” di Livorno e ha recentemente conseguito, presso lo stesso, il diploma accademico di secondo livello sotto la guida del M° Maurizio Baglini, con la votazione di 110, lode e menzione.
Ha suonato nel Salone d’Onore del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma; nella Sala Regia del Palazzo dei Priori di Viterbo; nel Salone Storico delle Terme Excelsior di Montecatini; a Villa del Lupo; a Livorno per le rassegne “Effetto Venezia”, “Ospedali in musica” e nel Salone degli Affreschi della Villa del Presidente; a Lucca a Villa Bottini; al Castello Pasquini di Castiglioncello; a Cella Monte per “Monferrato Classic festival 2017”; a Verona per la rassegna “Concerti dalle 6 alle 7”; a “Piano City Milano”; a Piombino per “I Concerti del Chiostro”; al Piccolo Auditorium Flamingo di   Capoliveri”; a Ischia per il Classica Festival “Note sul mare”; al Museo Piaggio di Pontedera; nell’Abbazia di San Galgano; nel Tempio della Rotonda a Rovigo per il “I Festival Mariano Internazionale”, nell’Aula Magna dell’Università degli Studi Roma Tre. Ha partecipato a Master Classes di Pianoforte e Musica da Camera con Alan Weiss, Zlata Chochieva, Misha Dacic, Alexander Romanovsky, Alfredo Persichilli, Angelo Persichilli, Trio Kanon.

Foto

Barbara Taccini e Gabriele Sassetti insegnano insieme tango argentino dal 2013. Le loro lezioni mirano allo sviluppo di una comunicazione fluida all’interno della coppia, curando in particolare la naturalezza dei movi- menti e l’interpretazione della musica, per un ballo dinamico, spontaneo e creativo.
Molteplici sono le loro esibizioni in varie occasioni: Ronda dei maestri al Tango Festival a Pisa, al circolo Arci Bellezza a Milano, all’inaugurazione della stagione presso il Nuovo Teatro delle Commedie a Livorno, Ronda dei maestri in Capannina a Viareggio, inaugurazione Studio Artistico a Ponsacco, inaugurazione alla biblioteca comunale Bottini dell’Olio a Livorno, al Cavallino Rosso a Pisa, serata “dall’Italia all’Argentina” al circolo culturale Cicale Operose a Livorno, partecipazione allo spettacolo “Come petali di rosa” al Teatro Goldoni di Livorno.
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A tempo di tango

E’ uscito nelle migliori librerie A tempo di tango. Scacco matto a Buenos Aires di Mario Abbati.

Il Tempo che governa i passi del tango e il corso ordinato degli eventi, all’improvviso, inizia a prendersi gioco del maestro di ballo Toni de Mastrangelo: la sua vita perde ritmo e logica, trascinandolo in una caotica partita a scacchi di cui lui non conosce le regole. La sua fidanzata, la sua auto, la sua scuola di tango danno infatti segni di cedimento sospettosamente sincronizzati, spingendolo a trovare finalmente il coraggio di volare verso il luogo mitico per ogni tanghèro: Buenos Aires.
Bussola disorientata di questo viaggio è il Pangioco, una versione alternativa degli scacchi creata dal misterioso artista argentino Xul Solar, amico intimo di Borges, e acquistata per caso da Toni. Da questo strano gioco il protagonista verrà trascinato in una sequela di inganni, pericoli e rivelazioni, insieme a collezionisti di tarocchi, un poeta postavanguardista, una conturbante massaggiatrice, un gatto psicologo e un maestro di tango che non balla.

L’autore: Mario Abbati è nato a Roma nel 1966. Laureato in Ingegneria e in Filosofia, con Terre Sommerse ha pubblicato La donna che ballava il tango in senso orario e Il paradiso delle bambole; con Alter Ego ha pubblicato Vado a comprarmi le scarpe da tango, Decimo piano, interno quattro e TanguEros – Storie di ballerini tormentati.

Editore: bookabook
Prezzo: 16,00€
Disponibile in e-book

Link al libro: https://bookabook.it/libri/a-tempo-tango/

Per informazioni scrivere a:
Giulia Baiva
Ufficio stampa bookabook
email: comunicazione@bookabook.it

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Carlos Gavito

Io ballo il silenzio è un libro scritto a quattro mani: quelle di Monica Fumagalli e di Massimo Di Marco. <<Il libro racconta l’ultimo Carlos Gavito possibile, il grande interprete delle pause più significative della storia del tango – spiega Monica Fumagalli – e lo abbiamo scritto perché pensiamo che il suo tango debba essere ricordato alle nuove generazioni o alle precedenti che di lui non hanno saputo nulla. Carlos Gavito per noi, rimarrà sempre sul podio dei maestri e degli interpreti più autenticamente originali>>.

Massimo Di Marco, giornalista sportivo ed editore, ha già al suo attivo diverse pubblicazioni tangueras (www.tangocaffè.it)  e, in questo libro, racconta la rocambolesca vita di Gavito con avventure in ogni angolo del mondo. Monica Maria Fumagalli, ballerina, insegnante e studiosa di tango (www.monicamaria.net), si avventura nella tecnica e nella filosofia di questo ballerino straordinario.

<<Gavito ci ha lasciato in eredità l’arte della sintesi, la capacità di toccare l’essenza di una danza nella quale Buenos Aires ha raccontato sé stessa con passione, nostalgia, bellezza, furore. La vita di Gavito è stata un tango incredibile e il suo tango è stato un incredibile modo di vivere, interrotto bruscamente dalla sua morte l’1 luglio del 2005, alle cinque del mattino, l’ora in cui era solito chiudere la porta della milonga. Questo libro è a suo modo una scuola di tango e appena avrete finito di leggerlo scoprirete che vi sarà già entrato nel cuore>>.

Il libro inaugura un nuovo cammino, i “Quaderni della milonga”  e chiunque fosse interessato ad acquistarlo può richiederlo via mail ai seguenti indirizzi: monicamariafumagalli@gmail.com e mas.dimarco@gmail.com

 

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