Il tango a Dubai

Il ballo proibito. Il ballo della nostalgia. Il ballo dei migranti. Il ballo che avvolge con il suono triste del bandoneon. Il tango è arrivato a Dubai da oltre dieci anni, ma solo ultimamente si è diffuso e hanno aperto diverse scuole che lo insegnano.

Non solo, la comunità dei tangueri continua a crescere e da tre anni è arrivato uno dei maestri argentini più noti al mondo, che sta portando in città, per la prima volta, l’autentica cultura del tango: Enrique De Fazio, nome d’arte Los Hermanos Macana.

“Mi hanno portato qui la mia energia e l’amore di trasmettere il tango in una città bella come Dubai – spiega Enrique De Fazio -, con un grande potenziale. Qui non si è ancora formata una vera e propria cultura del tango, e sono il primo maestro argentino fisso. Questo mi piace molto ovviamente, ma mi sento addosso anche una grande responsabilità. A Dubai c’è necessità di socializzazione, di interazione, anche perché molte persone lavorano e viaggiano di continuo e non è semplice stringere relazioni. E poi, come ogni città moderna, ha bisogno di una danza elegante come il tango. Così come questa danza è arrivata a Parigi, nelle città italiane o in Germania, credo che anche a Dubai possa affermarsi nello stesso modo”.

E in una terra deserta, dura e lontanissima dalle vecchie, calde, avvolgenti milonghe di Buenos Aires, il tango qui riacquista, stranamente, un po’ del sapore delle sue origini: quella di un ballo proibito. Sappiamo che il tango nacque all’inizio del Novecento nei porti del Rio de la Plata, tra Buenos Aires e Montevideo, rompendo totalmente con gli schemi delle danze del secolo precedente. Si ballava nei bassifondi, inizialmente solo tra uomini, proprio come  ripropongono oggi Los Hermanos Macana, improvvisando e unendo tre mondi che in quella parte di mondo e in quel preciso momento storico si incrociavano: America, Africa ed Europa.

Così, anche qui a Dubai il tango unisce chi arriva da Paesi lontani e mescola popoli e culture. Forse è il destino delle città di passaggio, città di speranze, partenze, ritorni. Sul marmo lucido dei pavimenti delle milonghe emiratine, si abbracciano persone provenenti davvero da tutto il mondo, ed è proprio questo uno degli aspetti più belli. E’ concesso ballare solamente al chiuso, negli hotel o nei ristoranti, quasi di nascosto, come allora.

Oltre alle diverse milonghe – prima del Covid-19 si poteva ballare quasi ogni sera della settimana in un posto diverso-, l’evento più importante è il Dubai Tango Festival, che porta in città maestri di fama internazionale e che in genere si svolge nel mese di maggio.

Ora, come in tanti altri Paesi del mondo, siamo tutti in attesa di poterci riabbracciare di nuovo, ma stanno riprendendo gradualmente le lezioni. Rigorosamente con la mascherina.

ELISABETTA NORZI

Chi sono? Giornalista di professione, giramondo e tanguera per passione, vivo a Dubai dal 2008. Cosa amo di più di questa città? Le sue sorprendenti contraddizioni e la convivenza, pacifica e costruttiva, tra persone provenienti da tutto il mondo. Inclusi gli abbracci multietnici delle colorate milonghe emiratine.

 

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Don Pedro

Martedì 18 agosto, nella storica Fortezza Vecchia a Livorno, “Aperitivo con Don Pedro” primo dei numerosi appuntamenti previsti per “Mascagni Off”, breve conferenza-spettacolo ad ingresso promossa dall’Associazione Culturale Itinerante Ixnous e da FAItango (Federazione Associazioni Italiane Tango Argentino) che presentano il progetto “Don Pedro-Viaggio nel Tango con Mascagni” già avviato nel 2015 con una conferenza/concerto presso il Grand Hotel Palazzo nell’ambito della XI Milonga Solidaria a Livorno.  Allieterà la serata Lucrezia Liberati al pianoforte e l’esibizione dei ballerini Barbara Taccini e Gabriele Sassetti.
L’incontro tra due grandi musicisti Pietro Mascagni e Angel Villold nella Buenos Aires dei primi del Novecento mette in luce lo straordinario legame culturale, interculturale, musicale e sociale che esisteva, e che tutt’oggi continua ad esserci, tra Italia e Argentina così tanto lontani fisicamente, ma molto vicini per temperamento e personalità. Il progetto nasce in seguito alla conoscenza di un curioso episodio che lega Pietro Mascagni al tango argentino.

Il compositore livornese andò in Argentina in tournèe, per la prima rappresentazione assoluta della sua opera Isabeau (Buenos Aires, 2 giugno 1911). Fu acclamato come uno dei più importanti compositori e direttori d’orchestra di tutti i tempi.
Li conobbe il grande compositore di tango Angel Villoldo che, apprezzando il grande Maestro, volle rendegli omaggio componendo un tango a lui dedicato dal titolo “ Don Pedro”. Encomiabile segno della grande stima che la “Musica” argentina (popolare) aveva nei confronti della “Musica” italiana (colta).
Di questo brano si conosce soltanto uno spartito per pianoforte ed una copertina illustrata dedicata a Pietro Mascagni. Lirica e tango si incontrarono in “quel” 1911, così come questa sera storie, anneddoti e musica dei “due mondi” si intrecceranno in un percorso che parla di storia e sociologia del tango (da Carlos Gardel ad Angel Villoldo e Astor Piazzolla), e della vita e “musica” di Pietro Mascagni.
Con l’intenzione di andare ad approfondire il legame musicale del Maestro con l’Argentina, è stata avviata una ricerca attorno all’evento citato, che ha portato alla scoperta di interessanti documenti sulla presenza del nostro compositore a Buenos Aires. L’obiettivo finale è la pubblicazione di questa ricerca, condotta dal sociologo argentino Luis Fara e arricchita dai contributi di musicologi e letterati, allegandovi la registrazione del brano Don Pedro opportunamente arrangiato ed eseguito da un gruppo musicale.
Lucrezia Liberati ha studiato con il M° Daniel Rivera presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “P. Mascagni” di Livorno e ha recentemente conseguito, presso lo stesso, il diploma accademico di secondo livello sotto la guida del M° Maurizio Baglini, con la votazione di 110, lode e menzione.
Ha suonato nel Salone d’Onore del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma; nella Sala Regia del Palazzo dei Priori di Viterbo; nel Salone Storico delle Terme Excelsior di Montecatini; a Villa del Lupo; a Livorno per le rassegne “Effetto Venezia”, “Ospedali in musica” e nel Salone degli Affreschi della Villa del Presidente; a Lucca a Villa Bottini; al Castello Pasquini di Castiglioncello; a Cella Monte per “Monferrato Classic festival 2017”; a Verona per la rassegna “Concerti dalle 6 alle 7”; a “Piano City Milano”; a Piombino per “I Concerti del Chiostro”; al Piccolo Auditorium Flamingo di   Capoliveri”; a Ischia per il Classica Festival “Note sul mare”; al Museo Piaggio di Pontedera; nell’Abbazia di San Galgano; nel Tempio della Rotonda a Rovigo per il “I Festival Mariano Internazionale”, nell’Aula Magna dell’Università degli Studi Roma Tre. Ha partecipato a Master Classes di Pianoforte e Musica da Camera con Alan Weiss, Zlata Chochieva, Misha Dacic, Alexander Romanovsky, Alfredo Persichilli, Angelo Persichilli, Trio Kanon.

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Barbara Taccini e Gabriele Sassetti insegnano insieme tango argentino dal 2013. Le loro lezioni mirano allo sviluppo di una comunicazione fluida all’interno della coppia, curando in particolare la naturalezza dei movi- menti e l’interpretazione della musica, per un ballo dinamico, spontaneo e creativo.
Molteplici sono le loro esibizioni in varie occasioni: Ronda dei maestri al Tango Festival a Pisa, al circolo Arci Bellezza a Milano, all’inaugurazione della stagione presso il Nuovo Teatro delle Commedie a Livorno, Ronda dei maestri in Capannina a Viareggio, inaugurazione Studio Artistico a Ponsacco, inaugurazione alla biblioteca comunale Bottini dell’Olio a Livorno, al Cavallino Rosso a Pisa, serata “dall’Italia all’Argentina” al circolo culturale Cicale Operose a Livorno, partecipazione allo spettacolo “Come petali di rosa” al Teatro Goldoni di Livorno.
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A tempo di tango

E’ uscito nelle migliori librerie A tempo di tango. Scacco matto a Buenos Aires di Mario Abbati.

Il Tempo che governa i passi del tango e il corso ordinato degli eventi, all’improvviso, inizia a prendersi gioco del maestro di ballo Toni de Mastrangelo: la sua vita perde ritmo e logica, trascinandolo in una caotica partita a scacchi di cui lui non conosce le regole. La sua fidanzata, la sua auto, la sua scuola di tango danno infatti segni di cedimento sospettosamente sincronizzati, spingendolo a trovare finalmente il coraggio di volare verso il luogo mitico per ogni tanghèro: Buenos Aires.
Bussola disorientata di questo viaggio è il Pangioco, una versione alternativa degli scacchi creata dal misterioso artista argentino Xul Solar, amico intimo di Borges, e acquistata per caso da Toni. Da questo strano gioco il protagonista verrà trascinato in una sequela di inganni, pericoli e rivelazioni, insieme a collezionisti di tarocchi, un poeta postavanguardista, una conturbante massaggiatrice, un gatto psicologo e un maestro di tango che non balla.

L’autore: Mario Abbati è nato a Roma nel 1966. Laureato in Ingegneria e in Filosofia, con Terre Sommerse ha pubblicato La donna che ballava il tango in senso orario e Il paradiso delle bambole; con Alter Ego ha pubblicato Vado a comprarmi le scarpe da tango, Decimo piano, interno quattro e TanguEros – Storie di ballerini tormentati.

Editore: bookabook
Prezzo: 16,00€
Disponibile in e-book

Link al libro: https://bookabook.it/libri/a-tempo-tango/

Per informazioni scrivere a:
Giulia Baiva
Ufficio stampa bookabook
email: comunicazione@bookabook.it

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Carlos Gavito

Io ballo il silenzio è un libro scritto a quattro mani: quelle di Monica Fumagalli e di Massimo Di Marco. <<Il libro racconta l’ultimo Carlos Gavito possibile, il grande interprete delle pause più significative della storia del tango – spiega Monica Fumagalli – e lo abbiamo scritto perché pensiamo che il suo tango debba essere ricordato alle nuove generazioni o alle precedenti che di lui non hanno saputo nulla. Carlos Gavito per noi, rimarrà sempre sul podio dei maestri e degli interpreti più autenticamente originali>>.

Massimo Di Marco, giornalista sportivo ed editore, ha già al suo attivo diverse pubblicazioni tangueras (www.tangocaffè.it)  e, in questo libro, racconta la rocambolesca vita di Gavito con avventure in ogni angolo del mondo. Monica Maria Fumagalli, ballerina, insegnante e studiosa di tango (www.monicamaria.net), si avventura nella tecnica e nella filosofia di questo ballerino straordinario.

<<Gavito ci ha lasciato in eredità l’arte della sintesi, la capacità di toccare l’essenza di una danza nella quale Buenos Aires ha raccontato sé stessa con passione, nostalgia, bellezza, furore. La vita di Gavito è stata un tango incredibile e il suo tango è stato un incredibile modo di vivere, interrotto bruscamente dalla sua morte l’1 luglio del 2005, alle cinque del mattino, l’ora in cui era solito chiudere la porta della milonga. Questo libro è a suo modo una scuola di tango e appena avrete finito di leggerlo scoprirete che vi sarà già entrato nel cuore>>.

Il libro inaugura un nuovo cammino, i “Quaderni della milonga”  e chiunque fosse interessato ad acquistarlo può richiederlo via mail ai seguenti indirizzi: monicamariafumagalli@gmail.com e mas.dimarco@gmail.com

 

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Auguri Tango Podcast

Tango Podcast con impegno e passione raggiunge il traguardo della 500° puntata, un’ottima occasione per  celebrare il 106° compleanno di Aníbal Troilo con i seguenti brani:

Comme Il Faut – Aníbal Troilo;
Milongueando en el 40 – Aníbal Troilo;
Pa’ Que Bailen Los Muchachos – Aníbal Troilo canta Francisco Fiorentino;
Romance De Barrio – Aníbal Troilo canta Floreal Ruíz;
María – Aníbal Troilo canta Alberto Marino;
Barrio De Tango – Aníbal Troilo canta Roberto Goyeneche.

Cortina iniziale: Junto a Bach en Leipzig – Nestor Vaz Tango Trio.
Sottofondo: La Trampera – Cacho Tirao

Durata: 30′ 25″

 

 

Tango Podcast è stato creato da Ernesto Valles con il sostegno di FaiTango con l’intento di condividere informazioni, notizie, curiosità sul tango in quanto cultura della regione del Río de la Plata.
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Zapatos Rotos

Nona tappa di Finché c’è tango c’è vita! Viaggio all’interno del nostro sentire

E finalmente dopo mesi di stop, possiamo tornare a viaggiare! Per ballare il nostro amato tango dovremo aspettare ancora, ma intanto cominciamo a tornare a muovere i primi passi.

Ballare e viaggiare hanno un “ingrediente” in comune molto importante, oltre alla dimensione del sentirsi liberi: un buon ballo e un buon viaggio spesso trovano la loro ragione nel paio di scarpe che si indossano.

Ballare fino a “rompere le scarpe” “hasta romper los zapatos”, viaggiare fino a consumare la suola delle scarpe, che scarpe mettere in valigia, quali sono più adatte a quel determinato ballo? Certo è che per un buon ballo e per un buon viaggio è necessario un buon paio di scarpe.

E le scarpe da tango? Perfette per il viaggio in questo ballo di vita. Una vera passione! Quante ne possediamo soprattutto noi donne! Sempre con noi, ovunque noi siamo, casa, ufficio e soprattutto in macchina, stanno lì ad aspettarci in qualsiasi momento.

Come in valigia: il primo oggetto da riporre con cura sono proprio le scarpe da tango! Il posto per loro ci deve sempre essere disponendole in maniera tale che non disturbino: discrete, una a destra e una a sinistra, oppure una in alto e una in basso, tenendo presente che il tacco può servire da spartiacque per altri oggetti, oppure che lo spazio tra tacco e suola può diventare un vano comodo per allocare qualcosa di morbido e sagomabile.

Anche in ufficio è bene averne un paio di scorta, può sempre presentarsi l’occasione di un “aperitivo tanguero” all’improvviso e non avere il tempo di passare da casa per recuperarle!

O quanto meno questo succedeva fino a un po’ di tempo fa: in questi mesi infatti le scarpette sono rimaste ferme ad aspettarci, lucide e ordinate sulla mensola più alta della scarpiera, sotto il nostro sguardo nostalgico e la nostra delicata carezza.

Ne abbiamo di tutti i tipi. Come per qualsiasi scarpa, è meglio variare per esempio l’altezza del tacco: non sempre i nostri piedi sono in grado di reggere il 10 (c’è chi osa anche di più) e quindi avere a disposizione un tacco 7 oppure 8 o una scarpa da studio…. è cosa buona e giusta!

I colori base come il nero e l’argento sono forse i primi in lista nella scarpiera: sono imprescindibili, ben si abbinano a qualsiasi abito. Ma quelle rosse e quelle dorate non possono certo mancare. E poi che dire del color carne, cosi neutro e chic da sembrare tuttuno nel suo tuttonudo col nostro smaltato piedino? Eleganza assoluta.

Le scarpe per le donne sono proprio una vera passione, a volte un’ossessione e quelle da tango diventano un perfetto alibi ulteriore per arricchire la nostra collezione.

Chissà forse si impara a ballare proprio per indossare le magiche scarpette!

D’altro canto la scarpa da ballo ha un forte immaginario sin dalla più tenera età: ricordo quando a tutti i costi volli che mia madre mi comprasse il mio primo paio di scarpette da punta, erano rosse, avevo 6 anni, le guardavo nella vetrina del negozio, certo non potevo ancora indossarle, ma il loro fascino era una magnetica attrazione!

Scarpe, scarpe e ancora scarpe!

Quale donna sa esattamente quante paia ne possiede? Quale donna non si è sentita dire dal suo uomo “ancora? Ma non ne hai già tante?”. Se non sai che cosa donare a una donna, è il regalo più certo che verrà apprezzato.

Si dice che le scarpe siano indicatori della personalità, quasi a rappresentare un’estensione del se’ e delle emozioni, nonché di alcuni tratti psicologici. Chi non ne ha mai comprato un paio quando il morale non è dei migliori?

La shoes addiction è una mania che può colpire in ogni momento: in America è stato coniato il termine “shoesaholic” per indicare una persona che possiede più di 60 paia di scarpe: nel 2011 è uscito il primo documentario sul legame intimo tra donne e scarpe analizzato dal punto di vista storico, psicologico e socioculturale, intitolato “God save my shoes”!

L’attaccamento alle scarpe esprimerebbe dunque meccanismi di compensazione. L’acquisto compulsivo risponderebbe alla necessità di colmare un vuoto esistenziale e tanto altro ancora.

Io preferisco pensare che un paio di scarpe siano semplicemente un vezzo, un vizio, un capriccio, un divertimento, un gioco di seduzione senza troppe sovrastrutture psicologiche.

La cosa buffa è che c’è un’evoluzione ai piedi della ballerina di tango visibile e divertente: all’inizio della “carriera tanguera” infatti si tende ad indossare scarpe da passeggio molto sexy e col tacco alto anche per entrare in milonga per essere diciamo “già sul pezzo”.

Dopo qualche anno, quando i nostri piedi e soprattutto i nostri metatarsi sono duramente provati, affaticati, doloranti dalle innumerevoli tande ballate per notti e notti, la vera tanguera abbandona il tacco alto da passeggio e opta per una comoda sneaker, una casta ballerina, un anfibio aggressivo, una deliziosa infradito per lasciare che i suoi poveri piedi riposino il più possibile!

Una soluzione che in fin dei conti ci fa molto felici: è una doppia opportunità! Un alibi ulteriore! Si comprano tante scarpe da passeggio nuove di zecca, senza tacco, comode, morbide e di giorno la scarpa piatta diventa l’irrinunciabile must!

E da piccole donne dall’andatura a volte timida, sportiva e un po’ goffa, diventiamo di notte altere regine, sicure e seducenti! Pronte per l’ennesimo tango! Pronte con la nostra arma di seduzione! Pronte a ballare fino a “romper los zapatos”

E a tal proposito godiamoci questa milonga ballata magistralmente dagli istrionici Mariano Otero e Alejandra Heredia, dal titolo “Zapatos rotos”, un divertente brano degli anni ’50, cantato da Armando Moreno con l’orchestra di Enrique Rodriguez. Certo le scarpe del brano erano rotte per tutt’altra ragione!

 

Buona estate cari ballerini viaggiatori, e mi raccomando, scarpette in valigia…non si sa mai!

Un abbraccio.

Vittoria Maggio

 

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Al Tango Club

Intervista ad Alberto Valente, autore insieme a Luciano Donda della trasmissione radiofonica “Al Tango Club” su Radiodanza

Il vostro è un salotto radiofonico dedicato alla storia del Tango Argentino. Come nasce l’idea di una trasmissione radiofonica sul tango e quali aspetti in particolare approfondite?

A marzo 2019 Luciano Donda, avendo a disposizione lo studio radiofonico di radiodanza.it  mi propose di fare un programma sul tango. Io avevo una vecchia idea che in parte avevo messo in atto, anni fa, nella rivista “ El Tanguero “ ossia quella di fare la biografia dei singoli tanghi. 
Un tango infatti, come qualsiasi altro brano musicale, ha un atto di nascita che corrisponde all’incontro tra un compositore e un paroliere. A volte, nasce prima la musica e poi le parole e, altre volte, esattamente il contrario.
Parlare della nascita di un tango diventa l’occasione per raccontare i due protagonisti che lo creano, il compositore e il paroliere, e per recitare in argentino e in italiano il testo di quel brano.
Nella nostra trasmissione indaghiamo sulla discografia di quel tango ossia su tutte le incisioni che, nel corso dei decenni, ne hanno fatto le grandi orchestre argentine.

Come è strutturata ogni puntata?

Ogni puntata è strutturata sotto forma di domande e risposte tra me e Luciano e le parti parlate sono intervallate dall’ascolto di brani musicali attinenti all’argomento. I brani sono 6 e la durata della trasmissione è di circa 30-40 minuti. La cadenza è di un mercoledì si e uno no.
Fino ad oggi sono stati realizzati 20 numeri.
Il programma è stato poi arricchito con una seconda parte intitolata “4 parole con “ in cui invitavamo nello studio radiofonico personaggi importanti a livello italiano,  maestri e organizzatori seguendo un ordine cronologico ossia partendo da quelli che erano sul mercato fin dall’inizio degli anni 90.

Nel periodo di lockdown “Al Tango Club” è andato in pausa ed è nato Che Tango Tira, il tango in compresse. Vi siete adattati al periodo di chiusura regalando piccole pillole di tango per continuare a tenervi in contatto con i vostri ascoltatori. Come avete vissuto questa esperienza? E come è cambiato il vostro fare radio?

All’inizio della pandemia cioè a febbraio siamo rimasti un po’ interdetti , avevamo fatto già 20 puntate, ma abbiamo sospeso per un breve periodo poi Luciano mi propose di fare  un programma ridotto chiamato scherzosamente “Che Tango Tira “ con sottotitolo “Pillole di tango in tempi di coronavirus”. Il format è un po’ lo stesso della trasmissione AlTango Club, il contenuto è sempre relativo alla biografia di un tango, ma la durata è minore, circa 12 minuti con l’ascolto di una sola incisione alla fine della puntata.
La frequenza della messa in onda è maggiore, non più mercoledi alterni, ma tutti i mercoledì. Finora abbiamo realizzato 12 puntate. Nella 12° puntata abbiamo annunciato che in questi mesi estivi non lasceremo soli i nostri ascoltatori perchè trasmetteremo “Summer Replay” dove manderemo in onda le puntate precedenti.

Alberto Valente storico del Tango e DJ dal marzo 2019, insieme con l’amico e storico maestro di tango Luciano Donda trasmette il programma radiofonico “Al Tango Club ” con cadenza quindicinale, programma dedicato alla biografia dei tanghi e dei loro autori (compositori e parolieri). Nel periodo di Lockdown è nato   “Che Tango Tira. Pillole di tango in tempo di virus”. I link a tutte le puntate di entrambi i programmi si trovano sulla pagina Facebook “Al Tango Club “.

Luciano Donda attore, insegnante, ballerino e coreografo di Tango Argentino, uno dei pionieri della comunità tanguera romana.  Dallo studio della recitazione e della danza, Luciano trova nel Tango Argentino la giusta fusione espressiva. Il suo sito ufficiale è www.romatango.it

 
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Il Tango virale

Bruna Mandolino, insegnante e Ballerina di Tango Argentino, ma anche attrice, coreografa, scrittrice, videomaker e Youtuber.
In questo periodo di fermo non ti sei mai realmente fermata, grazie a iniziative virali e tanti video il tango ha continuato a vivere. Raccontaci il progetto Il Tango della Resilienza  realizzato durante il Lockdown. 
 
È stato un esperimento davvero rivitalizzante, nell’impossibilità in questo periodo di praticare in coppia il tango, ad un certo punto un’idea stramba si è impossessata di me. Mi è parsa subito un’idea folle e quindi interessante, per non rischiare di impedirmelo l’ho resa pubblica in fretta e furia – sono in perenne assemblea condominiale con le varie parti di me, e stavolta, in quanto amministratore di condominio, ho approfittato della momentanea assenza dei condomini più noiosi per far passare la mozione senza una vera e propria votazione. In mancanza del Tanguero Azzurro, e facendo di necessità virtù, ho deciso di coreografare un brano in cui io ballavo con me stessa e l’ho chiamato appunto IL TANGO DELLA RESILIENZA.
Volevo condividere questa coreografia 
con chiunque tra gli appassionati di tango avesse sufficiente follia e desiderio per mettersi in gioco, il progetto di un flash mob online, indipendentemente dall’esperienza delle persone che via via andavano rispondendo alla mia call. A chi mi scriveva per partecipare ho mandato il video soltanto con il proprio ruolo e loro memorizzavano la coreografia e me la rimandavano registrata.
Ogni volta che mi arrivava un video, e mi rendevo conto che persone isolate come me in quel momento, esuli senza tango, erano felici di passare ore ed ore a provare, per poi vestirsi e truccarsi in omaggio al nostro rituale sociale preferito, il tango (che tocca comunque anche diverse dimensioni spirituali), per me era puntualmente commovente…
Volevo creare l’illusione di un’esibizione di gruppo su un palcoscenico, e volevo anche raccontare la solitudine dei nostri corpi chiusi nelle case a ballare da soli.

Da tutto questo nasce IL TANGO DELLA RESILIENZA PARTE 2- la coreografia di gruppo. 

 


Il tuo Canale You Tube è ricco di spunti, anche l’ironico format CiabatTango è nato in questo particolare periodo?

Assolutamente sì. 
Ciabattango infatti sta per fare tango come potevamo (e ahimé come ancora possiamo…) cioè con una scarpa da tango e una ciabatta…!
Tutto nasce dalla volontà, che in questo periodo ho visto anche in tantissimi altri colleghi, di dare un contributo affinché lo studio e la didattica non venissero totalmente annichiliti dalla situazione attuale…
Non avevo, in isolamento, un partner con cui poter registrare delle lezioni, ma volendo continuare ad approfondire e dare contenuti di qualità ad allievi o altri utenti del web, ho inventato una Web tv di tango argentino per “topi di tangoteca” in cui cercare di analizzare il ballo dei grandi del tango argentino, osservarli con la lente di ingrandimento e cercare di carpirne i segreti e renderli “visibili”, per farci tornare la voglia e la volontà di non buttare via questo tempo sospeso, servendomi di video già disponibili in rete e dando al format la veste di un programma televisivo leggero e giocoso, pur nella puntigliosità dell’indagine e nel tentativo di scomposizione dei segreti che rendono grandi alcuni giganti del tango.
Quando ho deciso di fare la puntata su Alejandra Mantinan, mio principale punto di riferimento nel tango da sempre, prima di tutto sono diventata “iper trofica“, e quindi le puntate da una sono diventate due.


Quando poi le ho scritto in privato, e le ho mandato la bozza della puntata per chiedere la sua benedizione alla pubblicazione, e per sapere se pensava che ci fosse qualcosa da correggere o aggiungere, sudavo freddo, potete immaginare. È stata quindi una bellissima sorpresa riscuotere il suo apprezzamento per la professionalità del lavoro svolto e addirittura il regalo di alcuni commenti tecnici che ho potuto inserire nel video stesso. Per chi vuole approfittarne, li trovate insieme ad una puntata su S. Achaval e R.Suarez, nella sezione CiabatTango del mio canale YouTube o nella sezione “Ciabattango ” del mio sito.
https://www.brunamandolino.com/ciabattango.html


Racconti il tango anche con la tua bellissima voce, cosa vorresti comunicare al mondo?
 
Le parole sono per me da sempre  anche musica.
La voce, il corpo, le gambe, l’abbraccio, la fantasia, la pelle e la libertà; tutte queste cose si confondono, si scambiano, e insieme alla musica, rappresentano in fondo un altro modo di ballare…e naturalmente di comunicare.
Scrivo, è vero. Ma già durante la scrittura, non riesco a immaginare la pagina scritta se non la “ascolto”, non ne sento il ritmo e la musicalità. Ecco perché preferisco l’audioracconto, e le musiche di cui vado in cerca narrano quanto me. Non accompagnano, ma spesso conducono e creano insieme a me.
Un tema ricorrente in molti miei racconti è il potere taumaturgico del tango e della comunicazione profonda. Comunicazione con l’altro oppure comunicazione tra parti, il miracolo del “ritrovarsi” e ricomporsi di zone apparentemente separate della coscienza: il tango e la comunicazione fisica come cura per l’interdipendipendenza negata e ferita. Un altro tema che ricorre è l’attenzione, l’ascolto, sempre, anch’esso riparatore. E la rinascita, direi. Non tutti i racconti che ho scritto sono di tango, ma molti sì.
“13 minuti”, in particolare,  è il racconto di una tanda, dall’interno dell’abbraccio.
Due sconosciuti che attraverso i corpi, si scambiano inconsapevolmente frammenti di anima. Una breve, miracolosa, osmosi tra due vite distanti.

A questo punto la curiosità per i tuoi prossimi progetti è tanta, nuove idee in vista?

Tante. Sempre.  Tutti questi filoni avranno nuovi sviluppi, ne faccio solo un accenno per ora, perché non vorrei parlare troppo di cose ancora in divenire. A breve in previsione un video promozionale per un brano composto da un musicista argentino. In questo caso la mia collaborazione sarà come ballerina. Sto progettando poi un nuovo format di brevissimi video didattici, in cui sfrutto l’esperienza sia di “CiabatTango” che del “Tango della Resilienza”. Vorrei usare gli strumenti che hanno funzionato in quei casi per tirarne fuori una sintesi funzionale alla didattica. I Racconti della Buona Notte inoltre sono appena iniziati! Vorrei pian piano rendere “audio” o anche “video” altri miei racconti, e a questo proposito sono felice e grata dell’incredibile disponibilità che sto trovando da parte di alcuni musicisti e artisti eccezionali. Ho anche in mente alcuni video che possano integrare diverse arti, e dunque l’opera di artisti e professionisti di estrazioni diverse…
Insomma in pentola ribollono varie cose…una, per fortuna, tira l’altra…

Bruna Mandolino si racconta…
La mia biografia…? Parliamo di una delle cose più sconclusionate e dispersive che io abbia mai visto… 
Per i primi 10 anni della mia vita ho vissuto del lavoro di attrice di prosa in teatro, dove usavo anche la danza (mi sono formata con 12 anni di danza classica e alcuni altri tra jazz e contemporaneo), poi per alcuni anni successivi sono migrata “in un universo parallelo”, in cui ragionevolmente ho svolto sia ruoli commerciali che di cavillosa formatrice tecnico scientifica all’interno di note multinazionali, negli ultimi sei/sette poi ho finalmente abbandonato ogni riserva e mi sono dedicata esclusivamente al mio lavoro/passione: il tango, che ho iniziato a studiare nel 1997, e a cui mi sono poi dedicata sia come ballerina ed insegnante, che come organizzatrice. 
Una volta un recruiter mi disse che il mio curriculum sembrava più un’avventura che un cv, ma in fondo penso anche che rispecchi l’instabile società di oggi, in cui le prospettive incerte, per persone di qualunque età, spesso chiamano ad attingere davvero ad ognuna delle nostre capacità.
Comunque è possibile trovare traccia di ognuno di questi percorsi in specifiche sezioni del mio sito insieme a tantissimi altri video
www.brunamandolino.com
 

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Tango Magazine

Faitango sostiene il canale d’approfondimento del Tango Argentino Tango Magazine con il nuovo sito  dedicato al format di video interviste di Lorenzo Giovenzana e Raffaella Catinelli.

Nato dalla passione per il Tango di Raffaella Catinelli e dal lavoro di cameramen di Lorenzo Giovenzana Tango Magazine ha come mission quella di far conoscere il mondo del Tango in tutte le sue declinazioni e di condividere con tutti gli appassionati le emozioni che regala.
Ogni settimana tanti contenuti dedicati al tango: news, interviste ai maestri e ballerini, esibizioni live, partecipazioni ai Festival di Tango più importanti, approfondimenti e condivisioni di esperienze tanguere.

Faitango con il sito tangomagazine.faitango.it amplia la propria offerta di news, informazione e cultura tanguera e grazie al nuovo portale sarà più semplice e veloce condividere contenuti e comunicare con tutti gli appassionati.

Da oggi tutto il mondo del Tango è a portata di click!!! 

 

 

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Loca

Ottava Tappa di Finché c’è tango c’è vita! Viaggio all’interno del nostro sentire

Nella nostra tappa precedente abbiamo indagato il tema del ritorno: un cardinale proposito nella vita ripreso nel tango che spesso canta di questo bisogno che tutti noi abbiamo.

Tornare è molto difficile: non si può essere come prima, ma non si può essere nemmeno così diversi da prima. Bisogna essere rinnovati nel profondo, essere noi e non essere noi, un equilibrio delicato tra origini e innovazione. Quasi un filtro magico.

Tornare rinnovati: non è ciò che stiamo provando a mettere in pratica tutti noi in questo “mezzo cammin” del 2020?

Tutti i grandi artisti hanno sempre avuto una forte volontà di modificare sé stessi e ciò che stava attorno a loro per generare nuove idee, combattendo a volte grandi battaglie di pensiero.

Nella storia del tango argentino uno di questi personaggi è stato Juan D’Arienzo.

“Dal mio punto di vista, il tango è, prima di tutto, ritmo, nervo, forza e carattere. Il tango delle origini aveva tutte queste caratteristiche, e noi dobbiamo cercare di non perderle mai…Da quando le abbiamo perse, alcuni anni fa, il tango argentino è entrato in crisi. Modestia a parte, ho fatto tutto il possibile per far in modo che ritornasse in auge!”

D’Arienzo: musicista, autore, direttore d’orchestra, nasce da immigrati italiani nel 1900 e nei suoi 76 anni di vita compone, arrangia e dirige centinaia di brani che tuttora fanno letteralmente correre i ballerini di tango a riempire la pista della milonga.

I piedi dei tangueri, se pur stanchi e doloranti dopo una nottata di ballo, non resistono al ritmo energico e vigoroso di questo straordinario artista.

Qual è il suo segreto, il suo filtro magico?

D’Arienzo con la sua musica è tornato alle radici del tango, diluite se non perse negli anni ’30 per una sorta di rallentamento nel ritmo della musica che aveva lasciato grande spazio ai cantanti dell’epoca e poco alla parte strumentale, all’orchestra e quindi al ballare.

D’Arienzo riprende le orchestre dei così detti anni d’oro del tango e ritorna alla musica in 2/4, al dos per cuatro, al ritmo della pulsazione naturale del cuore.

Ritorna all’ incalzante ritmo originario del tango che a volte lascia il fiato corto, e ne raffina però il tratto, il gusto, lo arricchisce di arrangiamenti moderni, strumentali, di pause e di rincorse, togliendo tutto ciò che era prevedibile all’ascolto e aggiungendo la sorpresa nell’esecuzione.

La sorpresa, ecco D’Arienzo ancora oggi sa sorprendere: bisogna essere dei ballerini molto preparati per ballare D’Arienzo, sia dal punto di vista tecnico, sia soprattutto dal punto di vista dell’ascolto. Bisogna avere ascoltato i suoi pezzi un numero infinito di volte per riuscire a entrare nella sua dinamica e a non cadere nei “tranelli”, negli scherzi di ritmo che creano una forma di competizione con sé stessi con le altre coppie danzanti.

Forse anche D’Arienzo voleva competere con i grandi nomi del tango venuti prima di lui e forse anche con quelli che dopo di lui sono arrivati.

E così ha lasciato il segno, riuscendo a trovare quel delicato equilibrio fra origini e innovazione, ha saputo far tornare il tango a nuovi splendori tanto che ancora oggi i ballerini vogliono la tanda di D’Arienzo.

Il tempo musicale è fatto di vado e torno, di arresto e riprendo, accelero, rallento e sto! Proprio come quando nella vita pensiamo di ritornare in un luogo caro o dal nostro amato: dubbi, certezze, desideri, paure, vado non vado, incalzo, mi fermo.

Balliamo tutti D’Arienzo nella vita!!!

I passi dei ballerini con i suoi brani si fanno leggeri, quasi silenziosi come gli assoli degli strumenti, trasformandosi, dopo una sagace pausa, in passi marcatamente marcati che quasi moltiplicano le gambe mentre ballano, esattamente come l’insieme corale degli strumenti della sua orchestra quando riprende a suonare all’unisono.

Juan D’Arienzo ha creato una grande orchestra perché per lui suonare musica era suonare con tanti strumenti:

“La base della mia orchestra è il pianoforte. Lo credo irrimpiazzabile. Io formo il mio gruppo con il piano, il contrabbasso, cinque violini, cinque bandoneones e tre cantanti. Mai meno elementi. Mi è capitato in alcune registrazioni di impiegare fino a dieci violini.”

La discografia di questo artista è immensa, difficile scegliere il tango preferito: come tanti tangueri, amo particolarmente il brano intitolato Loca, pazza in italiano, cosi travolgente, dissennato e d’altro canto un po’ pazzi bisogna essere per tornare!

D’Arienzo riprende la parte strumentale dal tema originale del 1922 di Manuel Joves: nel video dove dirige la sua orchestra durante Las Noches de Los Maestros al Teatro dell’Affratellamento nel 1936 si può vedere tutta la sua passione e la sua follia visionaria che lo hanno reso eterno.

Il suo sguardo completamente pervaso dalla musica, in estasi e rapito, trasmette una sorta di pazzia, come cita il titolo del brano, un’energica e ritmata pazzia, così come narra il testo originale che D’Arienzo abbandona per lasciare spazio unicamente al ritmo puro, per segnare e marcare ciò che per lui doveva tornare ad esser l’essenziale del tango: il ritmo, il tempo, il compas che gli fece meritare l’appellativo di El Rey del compas.

Se tutto passa nella vita, c’è invece chi come lui non passa e lascia il segno, restando nel tempo nonostante il cambiamento del tempo, ben in equilibrio fra radici e innovazione.

Per tornare lo sappiamo ci vuole un filtro magico a base di origini, innovazione e un pizzico di follia! Agitato, non mescolato 😊

Un abbraccio!

Vittoria Maggio

 

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