Tango d’antiquariato

Ci si avvicina al tango per molti motivi. A volte, inutile negarlo, per stringere a sé una ragazza giovane. L’Antiquario offrirebbe a tutte il riflesso dei suoi ottoni in cambio di un ballo. A ogni donna dice di aver già conosciuto altre donne con il suo nome.
Ecco un’altra storia di storieditango!

Tango d’antiquariato
(https://www.storieditango.it/giovani-principianti/)

Esiste una specie nel tango: non è numerosissima, ha un continuo ricambio e ogni esemplare ha vita breve. La specie si chiama giovani principianti graziose. Per la velocità con cui una giovane principiante graziosa si trasforma nell’esemplare di un’altra specie, deve essere colta nel suo momento d’oro. Abbinata alla specie delle giovani principianti graziose c’è quella dei vecchi cacciatori di giovani principianti graziose.

L’antiquario del vicolo dietro la cattedrale dietro lo specchio d’oro dietro il riflesso del mondo invita Emma a ballare. Se la guarda da un’ora, si è accertato delle sue capacità, le ha misurato le gambe, si è immaginato la pelle. In vita l’antiquario ha conosciuto tante Alessandre, Marianne, una Dorothy, e tutte gli ricordavano altre donne e in generale ogni nome è per lui incredibilmente evocativo.

«Come ti chiami?». «Ah, Emma». Sorride, si fa una risolino tra sé, gli occhi al cielo. «Emma, certo». Ora abbassa un po’ lo sguardo e fa un altro sorriso, dondolando la testa da destra a sinistra. «Conoscevo una Emma, una volta. Donna bellissima».

L’antiquario ti invita ad andare a trovarlo, a passare nel vicolo dietro la cattedrale dietro il riflesso del mondo. Potrebbe mostrarti i suoi piatti d’ottone in cui ci si specchia. O i bicchieri di cristallo, che fanno tanto suono anche solo con l’aria. E le cornici, le cornici argentate, riflettenti, con aloni di ossidazione. Dio benedica l’ossigeno, che dà il senso del tempo ai metalli!

L’antiquario potrebbe raccontare mille avventure, con Alessandre, Marianne, una Dorothy e tutte le altre donne, donne bellissime. Dopo i primi movimenti insieme, Emma scopre che i piedi dell’antiquario non stanno al passo con le sue storie.

Per leggere altre storie: www.storieditango.it

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IL DONO DI UNA TANDA

E se considerassimo il ballare una tanda come se fosse un dono? Donare è dare con assoluta spontaneità quasi come se regalassimo all’altro una parte di noi. In realtà non c’è atto più bello: ballando con l’altro/a in realtà manifestiamo il nostro rispetto, la nostra gratitudine e stima nei suoi confronti. Il vedere l’appagamento e la soddisfazione nel volto dell’altro/a, al momento del distacco, quando il suo volto rimanda un sorriso, da un senso di gioia infinita in chi ha donato. Non sempre chi balla con noi considera questo aspetto, non si sente “ricevente” e allora è un donare senza reciprocità, donare se stessi diventa difficile.
La differenza tra ballare una tanda e donare una tanda sta nel fatto che in quest’ultimo caso non ci si aspetta nulla in cambio dall’altro. Per questo motivo si balla anche con un principiante, per questo si dice che il tango è un ballo sociale.
Oggi nelle nostre milongas si è persa un po’ di naturalezza e di spontaneità poiché si balla per mille altri motivi, facendolo diventare un atto banale. Si dona difatti solo un briciolo di ciò che si possiede dentro l’anima. In realtà ballare una tanda dovrebbe essere un atto che viene dal cuore ma purtroppo oggi non è sempre così. Si balla per far vedere quanto si è bravi, si balla per cercare di conquistare il cuore o il letto di qualcuno.
Abbiamo meno voglia di ballare per il gusto di farlo e spesso dobbiamo sempre avere uno scopo da raggiungere. Allora ci sono tande che si fanno concentrandosi su se stessi per cercare di memorizzare postura, asse, equilibrio, posizione dei piedi, ecc, (sono quelli che hanno espressioni indifferenti, sguardo assente), ci sono tande che si fanno perché ci teniamo a far vedere quanto siamo bravi (sono quelli che si guardano intorno mentre ballano per vedere se qualcuno li sta osservando), ci sono tande fatte per cortesia quando non possiamo o sappiamo dire di no (sono quelli che hanno una espressione annoiata, talvolta schifata, con gli occhi rivolti verso il cielo, per dire, ma quando finisce?)  e nessuno di loro sta in realtà ballando con il partner di turno. Ballare una tanda donandola all’altro è un atto di pura generosità e i destinatari dovrebbero sempre gradirle, evitando di avere la puzza sotto il naso, poiché stanno ballando con una persona che sta donando una parte di se stessa. Tutti abbiamo qualcosa da imparare poiché nel tango nessuno è mai veramente “arrivato” ma tutti siamo in grado di donare emozioni, di trasmettere e di comunicare qualcosa. Se siamo concentrati solo a parlare (intendo marcare o seguire) senza ascoltare l’altro non aumenteremo il nostro livello di ballo e continueremo pertanto a fare sempre le stesse cose. Le scuole di tango ti possono anche rilasciare un diploma, ma ciò che farà di te un vero ballerino/a sarà l’esperienza, il provare nella realtà della milonga chi sei e come sei. Professionisti lo si diventa quando si acquisisce esperienza non il giorno della laurea.
Non esiste emozione più bella nel vedere il sorriso dell’altro quando a fine tanda ti abbraccia. Allora donare nel tango non è un’utopia, esiste e si perpetua anche a propria insaputa poiché talvolta balli senza immaginare cosa in realtà stai facendo per l’altro. Non sai cosa significhi per l’altro, per quale motivo è li, cosa ha lasciato a casa, cosa sta cercando di dimenticare. Certo, per donare serve coraggio, specie per donare ciò che non si può comprare, ciò che richiede coinvolgimento, tempo, energia, sentimento ma è ciò che davvero ci rende ricchi dentro. Se il dono viene ricambiato e l’altro/a balla veramente con noi, allora diventa emblema di reciprocità, di alleanza di amicizia, di tributo amorevole. E’ in quel momento che l’altro/a, si apre a noi e ci fa capire, chi è e cosa siamo insieme.
Il tango metaforicamente è una relazione d’amore, cresciamo con tanti tangueri, partecipi di diverse relazioni, naturalmente portati a ballare con gli altri, dai quali ci attendiamo miradas, cabecei e ai quali facciamo altrettante miradas e cabecei. Attraverso gli altri tangueros conosciamo maggiormente noi stessi e al tempo stesso ci miglioriamo. Tante sono le forme di relazioni che intratteniamo con chi come noi, è nel mondo del tango: ci sono tande amiche, tande d’amore, tande di pratica, tande di competizioni, tande conflittuali. Sono queste tande che permeano la nostra vita nella milonga, sono le strutture portanti che ci permettono il riconoscimento reciproco e fiduciario, di conoscerci, di definirci, di sviluppare connessione, amore per l’altro e per noi stessi, aprendoci e scambiandoci sensazioni, conforto, solidarietà. Dentro tande positive ci è spontaneo donare attribuendo ad esse, il valore di legami senza una logica di scambio dare-avere, piuttosto legate al desiderio dell’altro/a di fare altrettanto. Tu preferisci donare o ricevere? Che tipo di tanguero/a sei?
Se tutti vedessimo le tandas come un dono, sicuramente le sedie in milonga, sarebbero tutte vuote. Il tango è amore sapevatelo!!!

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Primo Concorso Nazionale FAItango di Fotografia del Tango

E’ iniziato il conto alla rovescia per il 1° Concorso Nazionale di Fotografia FAItango

Il concorso, organizzato da Faitango Federazione e da Famiglia Margini, è destinato alla promozione della cultura del Tango in Italia e si pone l’obiettivo di coglierne la bellezza e l’ampiezza dei valori storici e sociali.
Quattro le categorie individuate: Tango Callejero, Tango Milonga, La Passione del Tango e Le Orchestre del Tango. Pronti a partecipare?

Rimanete in attesa per il regolamento…

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CANTOTANGO

Cosa evoca la parola tango? Certo un ballo affascinante e appassionato, ma che ovviamente necessita di musica per essere ballato e ascoltato. Nella ormai più che centenaria tradizione del tango esistono migliaia di canzoni, di tanghi cantati, nei più diversi stili vocali e musicali, da Gardel agli Otros Aires passando per decine e decine di voci che hanno dato vita a melodie e “letras”, ovvero testi, bellissime.

Il laboratorio Cantotango è una realtà unica in Italia che permette ad appassionati amatori di avvicinarsi al tango per la porta del canto. È un laboratorio per il quale non è richiesta nessuna preparazione vocale o musicale, ma tanta voglia di divertirsi e la curiosità per scoprire questo repertorio affascinante. Il laboratorio esiste già da vari anni ma si presenta in una formula rinnovata e ampliata nella cornice inedita dell’Associazione 4Quarti.

Il laboratorio Cantotango è tenuto da Mya Fracassini, cantante eclettica che ha al suo attivo la collaborazione con molti musicisti, italiani ed argentini, oltre a possedere una solida formazione classica e una lunga esperienza di insegnamento del canto e della vocalità negli ambiti più disparati.

Il corso quindi si rivolge sia a persone che già conoscono il repertorio, presumibilmente ballerini di tango, sia a chi desidera avvicinarsi al tango per questa via.

Le lezioni sono di gruppo e trattano sia elementi di tecnica vocale di base per poi affrontare gradualmente brani del repertorio tanguero, con un approccio che tiene conto delle caratteristiche di ogni partecipante.
I brani vengono studiati su basi dopo essere stati affrontati a lezione, sia dal punto di vista musicale e vocale sia per quanto riguarda la comprensione del testo e la pronuncia dello spagnolo argentino.

Il corso ha cadenza quindicinale, si tiene di sabato con orario 15-17 e ogni modulo ha durata trimestrale, comprendendo quindi sei incontri, di cui in uno è prevista la presenza di un musicista, generalmente il pianista di tango Fabrizio Mocata, che accompagna la lezione.

Le prossime lezioni si terranno alle 15 dei giorni 10 novembre, 24 novembre, 1 dicembre e 15 dicembre.

Per informazioni e prenotazioni contattare info@4quarti.net

 

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Tango e Danza Movimento Terapia

“In contatto con la realtà. Tango e Danza Movimento Terapia. Conversazioni con il Maestro Rodolfo Dinzel” di Angela Nicotra


Angela Nicotra, danzaterapeuta a Berlino, individua e analizza in questo volume le relazioni tra il Tango e la Danza Movimento Terapia, DMT, offrendo strumenti teorici e pratici volti ad arricchire l’efficacia terapeutica di entrambe le discipline. Nato da conversazioni, lezioni e scambi di competenze con il grande maestro argentino Rodolfo Dinzel, scomparso nel 2015, il testo offre una rigorosa indagine psicofisica ed emotiva del tango, filtrata attraverso i principi di analisi del movimento della DMT e di Rudolf Laban. Si rende così possibile spiegare gli effetti della danza sulla persona e proporre un contesto teorico per comprenderne i fenomeni emozionali, rendendo mani- feste le potenzialità relazionali del Tango.

Nella sua formazione e nella sua attività lavorativa che ruolo attribuisce al tango?

Il tango ha arricchito profondamente sia la mia formazione che la mia attività lavorativa. Non solo è diventato uno dei miei strumenti terapeutici ma mi ha insegnato anche a livello personale molte cose su me stessa e su me stessa nella relazione con i miei clienti e i partecipanti ai miei seminari. Mi da la possibilità di confrontarmi con nuovi compiti. Per esempio sto per partire per dare una formazione sul possibile uso del Tango per operatori sanitari che lavorano con i malati di Alzheimer.

Come si è avvicinata a questa disciplina che trascende il suo essere semplicemente un ballo?

La mia esperienza di danza e teatro è molto vasta, ho fatto teatro fisico, danza contemporanea, arti marziali ma la dimensione delle danze di coppia fino al 2005 mi era sconosciuta. L’idea di seguire ed essere guidata non mi piaceva molto, in verità. Dopo una operazione alla schiena, a causa della quale ero rimasta inattiva per diversi mesi, un amico mi ha proposto di ricominciare a danzare e siamo finiti in un corso di Tango. La mia resistenza rispetto al seguire ed essere guidata si è dimostrata ingiustificata. Infatti non si tratta affatto di seguire e guidare ma di reciproco ascolto e di sviluppo di una strategia efficace per mantenere la connessione in movimento.

La sua pubblicazione nasce dallo scambio di competenze con il grande maestro argentino Rodolfo Dinzel, scomparso nel 2015. Rodolfo e Gloria Dinzel sono stati i primi ad utilizzare il tango come strumento terapeutico. Qual è il contributo che lascia il maestro e ricercatore al suo libro? (Anche Gloria Dinzel purtroppo è deceduta lo scorso Agosto)

Rodolfo è stato l’unico maestro disposto ad aiutarmi concretamente nella mia ricerca. Ci ha creduto quasi piú di me! Mi ha incoraggiata nel dare a questa ricerca una base scientifica. Los Dinzel hanno creato un sistema complesso, non solo di trasmissione pedagogica, che connette il tango a diverse discipline, dalla linguistica, alla filosofia, alla architettura, alle arti performative e ovviamente alla psicoterapia. Rodolfo era curioso di apprendere i principi che nella Danza Movimento Terapia rendono il movimento leggibile e permettono di spiegare la connessione con lo sviluppo psico-emozionale della persona. Tutte le informazioni sulla tecnica e la meccanica del tango, cosí come gli accenni storici e sociologici, che si trovano nel libro le devo a lui. A lui devo la certezza che il tango non è solo un ballo e che per „come è costruito“ può considerarsi una disciplina per la crescita interiore. Questo approccio supera gli stereotipi del tango commerciale. Il suo contributo piú grande è stato la sua insaziabile curiosità.

Il volume analizza le connessioni tra il Tango e la Danza Movimento Terapia, come descriverebbe questa relazione?

Per me è importante restare una danzaterapeuta che usa il tango come strumento tra gli altri. La Danza Movimento Terapia DMT è una forma di terapia a base psicodinamica, quindi basata sulla relazione e sulla consapevolezza che le nostre esperienze nelle relazioni primarie e nei primi anni di vita hanno influenzato il nostro percorso. Non si tratta solo di sentirsi meglio dopo avere danzato ma di creare una coesione cosciente di gruppo, o una relazione se si lavora in setting individuale, e di rielaborare parti del vissuto per arrivare a una trasformazione. La DMT non é „wellness”. Gli strumenti nella DMT sono diversi e ogni terapeuta usa quelli che gli sono piú consoni e che funzionano meglio con determinati disagi. Io uso anche il Tango perché so che per come è costruito permette alla persona di conoscere meglio se stessa. Lavorando sulla tecnica si possono dare alla persona strumenti per crescere e superare i propri modelli non funzionali. Alcuni hanno bisogno di elementi di tango, altri di altri tipi di danza.

Qual è il messaggio che vuole comunicare agli appassionati di tango, agli addetti ai lavori o ai semplici lettori?

Il mio messaggio principale è quello di rispettare questa danza, e trasmetterla con responsabilitá. Essere consapevoli delle potenzialità e degli effetti che ha. Non pensare che solo perché si balla o si insegna tango si stia facendo terapia. La terapia è un percorso che si sceglie. Un maestro di tango consapevole degli effetti psicoemozionali dei suoi strumenti può trovare degli impulsi in questo libro e forse acquisire competenze su come contenere i propri allievi, ma non diventa per questo terapeuta. Un terapeuta che usa il tango ha un potente strumento a disposizione ma non è un maestro di tango. In questo libro si trovano spiegazioni e informazioni per gli uni e per gli altri. Per  i semplici lettori o per chi inizia a ballare tango il libro vuole essere un incoraggiamento: il tango è una danza complessa, difficile da imparare è vero, ma produce gioia e libertà. Se trasmesso con la giusta attitudine il tango ci libera dalla paura di commettere errori. È questo é il messaggio che vorrei arrivasse a tutti.

Il libro si può anche ordinare senza costo di spedizione direttamente dal sito della casa editrice www.edizioniephemeria.it o inviando una mail di richiesta a edizioni@ephemeria.it

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Massimo di Marco si racconta

Massimo Di Marco, giornalista senior, è entrato nel mondo del tango, ballato e scritto, nel 1996. Ha pubblicato 5 libri (4 sono su Amazon) e, con la MInimal Flores, ” Scintille di tango”, un recital di poesia e musica. Su YouTube il dvd con una poesia in italiano e castellano dedicata a Carlos Gavito (“Eduardito”) ha avuto oltre 4000 visualizzazioni.
Il suo blog “tangocaffe.it” è una tangoteca con molte narrazioni

Scrittore, giornalista, nel suo sito culturale Tangocaffè  raccoglie storie e miti del tango argentino. Cosa l’affascinata di più del mondo tanguero?

Mi piacciono le origini della sua storia. Mi fanno pensare ad un bambino incantato che si ingegna per crescere  soltanto con le sue forze, come Eduardo Arolas  che compone “Una noche de garufa” senza distinguere le note o Matos Rodriguez che abbozza “La Cumparsita“ appena con la competenza artistica pretesa da quella che doveva essere una musichetta di carnevale fra studenti. Ragazzini che studiano musica per suonare poi nei cinema dei film muti, Paquita di Villa Crespo che è un fiorellino non ancora sbocciato e si mette sulle ginocchia  il bandoneón come se fosse la sua bambola. Un giorno dopo l’altro il tango trova le sue note sparse nelle tane dei barrios più miseri, affollati di emigranti, e diventa un sentimento e la ricchezza anche di chi ha le tasche vuote.

Mi affascina anche il viaggio di Pina Bausch a Buenos Aires, sempre alla ricerca di una danza espressiva ma genuina, tanto da creare una fusione tra chi la sta praticando e chi è lì a guardare. Incontra Tete Rusconi in una milonga e rimane fulminata: ecco qual era la danza che aveva sempre sognato. Balla con lui e poi se lo porta a Wuppertal, nel suo teatro-scuola. Cos’era successo? Il tango aveva rivelato la sua natura di arte popolare con le porte aperte a tutti.

Nel suo “Io e il tango scritto” racconta il suo amore per la scrittura e per il tango, spiegando come il tango fosse diverso da quello di oggi “un mese di promenade, un mese per il cambio di direzione, un mese per il molinete e le sue varianti. Ogni tanto uno stage”.Raccontare le storie dei grandi miti di tango argentino come Carlos Gavito, El Cachafaz, Elvino Vardaro è un modo per ricordare il tango delle origini? Come è cambiato oggi il tango  e cosa si è perso del mondo di allora?

E’ così, nei miei libri racconto i fuoriclasse del tango nei loro anni, e nel mondo in cui abitano. I dettagli ricordano la vita. El Cachafaz, Arolas, Gavito,Vardaro si trascinano dietro i pezzi di un mosaico che poi diventa pagine di storia e di cultura tanguera. Mi prodigo affinché le cose che scrivo non siano romanzate o bugiarde. La ricerca diventa un lavoro da minatori e questo spiega perché per scrivere “Il tango nel cuore”, che è la vita di Arolas, ci ho messo cinque anni. Però a Parigi ho potuto leggere un vecchio diario semibuttato con righe che racontavano lembi della sua vita agitata ed è stata una felicità. I libri su Gavito sono stati dei missili, praticamente li ho scritti davanti a lui, domanda e risposta. Durante le pause ascoltavo i suoi pensieri, è stata una lezione di tango parlato lunga due mesi che poi sono sfociate in “Carlos Gavito, ritratto d’artista”, pubblicato in quattro lingue. Era il 2005 e da almeno 5 anni il tango era già cambiato, trasformato da un affollamento immaginato ma non così irruente. Le scuole sono state costrette (in parte) a modificare l’insegnamento e ad accelerarlo : gli allievi avevano fretta di scoprire finalmente la milonga. E oggi che vento c’é? Il tango ha moltiplicato e rimoltiplicato il popolo degli appassionati. Abbiamo tangueros da scenario in prima linea, si nota una certa voglia di diventare più bravi sui passi fondamentali e di possedere uno stile firmato. Il periodo delle acrobazie da circo è quasi scomparso. Rispetto a vent’anni fa , quando il tango viaggiava sulla Milano-Torino e sulla Bologna-Roma prolificano le associazioni autogestite ( Aosta ha dato l’esempio) che hanno idealizzato il tango in tutti i modi. L’ultima novità sono i migranti dal ballo liscio: imparano presto, conoscono gli spazi e in milonga hanno l’umiltà di rimanere seduti rubando con gli occhi. I disc jockey di una volta erano argentini o anche italiani che passavano le loro vacanze a Buenos Aires accanto alle bancarelle di San Telmo, cariche di musica. Avevano una gran vicinanza con il maestro della milonga, spesso preparavano assieme il programma della serata privilegiando i tanghi strumentali perché quelli cantati vanno bene In Argentina ma qui non sono nulla anche per chi mastica lo spagnolo perché tanti testi hanno attinto al lunfardo. Il ballo, la scuola, la musica formavano un triangolo che funzionava bene e che sarebbe molto bello ricomporre. Le milonghe avrebbero una personalità con caratteristiche proprie. Qualche passo in avanti bisogna ben farlo.

Il connubio tra tango e letteratura è riassunto nella frase “I libri di tango raccontano la musica, la storia, la poesia, la danza.  Ogni pagina spesso è custode di un’emozione che ci arriva al cuore. Per questo li leggiamo”. Come si arricchiscono a  vicenda il mondo del tango e della letteratura?

Il tango è nato in un violino e ha sempre rappresentato un mondo affamato d’arte. E’ canto, musica, poesia, danza, una felice complicità. E’ anche prosa? La domanda tocca il conflitto mai risolto tra la scrittura e il testo poetico, inteso come espressione di sentimenti. Parlando di tango si devono scartare meccanismi dedicati a invenzioni  elaborate dalla fantasia specifici del romanzo. Il racconto  di tango non esiste mentre esiste il tango raccontato o, in forma meno frequente ma preziosa, il saggio: inteso come relazione critica con una funzione divulgativa. Il soggetto però è sempre il poeta  o l’addizione della poesia applicata alla musica. Questo è un versante artistico che la letteratura del tango, intesa come prosa, non possiede. Quindi non si tratta di un gemellaggio: per quanto si possano riconoscere lati intimi, la letteratura  del tango è un ricordo messo in prosa, possibilmente con il compito di comunicare la sua bellezza artistica e i suoi valori. E di riprodurre, pur in una forma ritrattistica, i moti dell’anima che hanno dato potenza poetica a musicisti, poeti e cantanti, rendendoli percepibili. Se la scrittura raggiunge questo scopo si può intendere che esista uno scambio, ma non alla pari. Il tango è arte popolare, il libro è il suo cronista.

Il tango è un pensiero triste che si balla?

Nella lunga storia di questa definizione si è verificato prima il tentativo di attribuirla a Osvaldo Pugliese, poi ad Astor Piazzolla. E’ stato un fallimento. Allora è stato fatto un passo indietro ed è stato riesumato, come presunto autore di quello che è divenuto il più consumato degli stereotipi, Enrique Santos Discépolo. Presunto perché? Perché queste parole non sono mai state rintracciate nel suo tango fatto di poesia, musica, o nei suoi lavori per il teatro e per il cinema. Lo attestano le ricerche compiute dal “Centro Cultural Enrique Santos Discépolo “ che ha anche ascoltato e riascoltato le registrazioni delle sue numerose conferenze, avvenute soprattutto in Cile.

Due eccellenze della letteratura argentina sono intervenute sull’argomento in modo diverso. Lo scrittore Ernesto Sabáto ne parla in uno dei suoi libri dichiarando che Discépolo ha proprio centrato la definizione. Presumendo però, poiché l’ha solo sentito dire, che Discepòlo avesse effettivamente battezzato il tango in quel modo. Borges, che ha sfiorato il Nobel, ha detto di non poter riconoscere in Discépolo un intellettuale del tango che affermi di rendere ballabile un pensiero e che poi il tango è un sentimento: ma non si balla neanche un sentimento, si balla la musica. Queste saggezze hanno dato luogo a molte illazioni. Forse  si sono generati degli equivoci. Forse Discépolo intendeva dire che il tango è “un sentimento triste che si balla” o che “ si può anche ballare”. Ma c’è chi ha sostenuto che Discépolo forse ha scritto testi amari ma non era un uomo triste e nemmeno nostalgico. Dire che “ La vida es un tango “ è tutt’altra cosa. Borges incalza. “ Perchè il tango dovrebbe essere triste? Direi che è poetico”. O romantico se si pensa al vals, allegro se si pensa alla milonga o al canyengue”. I collezionisti argentini  che del tango sanno proprio tutto, concludono che Discépolo quella frase non l’ha mai detta. Allora?

Gira questa storiella. Arriva a Buenos Aires un turista tedesco che quando esce da un salone avrebbe pronunciato la famosa definizione. Ma in quale lingua, sarà stato tradotto bene? Mah?! Come sempre il versante storico delle radici del tango traballa tra la verità , l’invenzione, la leggenda. E anche la favola che forse questa volta la racconta giusta. Sia bruciato lo stereotipo che troneggia sul tango da un secolo e le ceneri vengano sparse, una volta per tutte, lontano dagli organetti. Il tango non è  triste. E’ forse accettabile pensarlo come  la colonna sonora di una nostalgia che è l’eco di  vita lontana, mescolata  tra infelicità e felicità. Infatti la nostalgia è melanconia e gioia.

Quali sono i suoi prossimi progetti letterari e/o tangueri?

In Italia balliamo il tango argentino ma non il tango argentino degli argentini. Non capiamo cosa ci stia dicendo un tango cantato o un tango dedicato, gioioso ma anche no, lo balliamo come se fosse solo musica. La storia straziante di Gricel ( Mariano Mores con José Maria Contursi) o la vittoria francese nelle acque divenute sangue del Marne (Eduardo Arolas)  o la graziosa ansia di “ Yo no se porqué te quiero ( Francisco Canaro con Ivo Pelay)  vengono percepite come un brano vale l’altro, cioè banalizzando. Propongo a me stesso e a chiunque di realizzare mini narrazioni che conducano dentro questo o quel tango. La poesia (quando c’è) potrebbe essere recitata da chi lo sa fare, in una milonga si trova sempre un volontario.

Saranno brevi interventi, uno, due, tre o quattro. Occuperanno i tempi delle cortine lunghe che in certe milonghe vengono offerti alla salsa o al boogie-woogle. Proposta un po’ folle? Vamos, vamos!
Un altro progetto è un libro che credo sarà sorprendente. Prima lo scrivo, poi ne parlerò. Al momento c’è il titolo. Ma nella mia stanza c’è il caos. Insomma, non lo trovo.

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Corpi Fratelli

Storieditango ha incontrato una coppia di artisti. Sono fratelli, sono nati a Buenos Aires, ma ora vivono uno a Dubai e uno a Los Angeles. Hanno girato l’Italia proprio lo scorso settembre. In arte: Los Hermanos Macana.

Corpi fratelli

(https://www.storieditango.it/corpi-fratelli/)

Gui punta gli indici sul muro bianco vicino alla porta del bar, li pianta come chiodi. E da lì va su su su a tracciare due linee lungo la parete ruvida. Le linee cominciano parallele, progressivamente divergono, pian piano si allontanano.
«Sai» dice Gui, «così può essere la vita di due persone. All’inizio sono un’unica cosa. Stessa strada, stesso percorso. Ma dopo un po’ ci si ritrova in questa situazione». Gui guarda i propri indici ormai distanti uno dall’altro. «E qui che facciamo? Mi riavvicino io a te? Ti riavvicini tu? Ma io sento che la vita è avanti».
Un tango te lo dice: forse non posso venire con te per sempre.
Scusami. Però sarò con te per sempre.
Gui è pazzo, ma se vuole può essere serissimo.

Quique dice: «Certo: donne tante. Ma se tradisci, tradisci te stesso. L’altro non c’entra. L’altro non è nel tuo tradimento». Anche Quique è pazzo. Ma un po’ meno di Gui. E Quique è pure altissimo, ma un po’ meno di Gui, cosa che lo fa incredibilmente apparire quasi basso.

Se li guardi, non sembrano davvero fratelli. Cioè: fratelli fratelli. Magari hanno solo un genitore in comune. Magari entrambi i genitori in comune, ma con l’interferenza dei geni dei nonni o dei trisavoli, o di chissà chi nell’albero genealogico.

Gui svetta magro e asciutto, gambe lunghe, bacino stretto, spalle contenute. Quique è più polposo, spalle più distese. Gui ha tanti capelli, piovono a fontana ai lati della fronte. Quique ha i capelli come un’onda, iniziano tutti a un certo punto, tutto all’improvviso, folti e increspati dopo un po’ di nulla.

Quando cominciarono a ballare nelle milonghe di Buenos Aires, avevano undici e tredici anni. Erano alti così. Piccoli così. Ballavano con il viso «ad altezza tette». Contemporaneamente comodo e scomodo. Un’idea di piacere e imbranataggine insieme. Una volta, a una milonga non c’erano abbastanza donne e si misero a ballare tra di loro. Qualcuno li notò e da lì partì tutto.

Mentre racconta, Quique vede che i nostri bicchieri sono vuoti. Ci versa dentro un po’ della sua birra. Gui vede che non c’è cibo per tutti, ci dà un po’ della sua pizza. «Da noi funziona così: alla mia tavola sei mio fratello».

Gui&Quique: entrambi altissimi, ma uno più alto dell’altro. Entrambi pazzi, ma uno più pazzo dell’altro. Nel complesso si equilibrano perfettamente. Quell’equilibrio che metti in piedi in due. Un po’ come il tango: te lo giochi creando insieme all’altro. Quique ripensa alle origini: «All’inizio c’erano i maestri che non avevano maestri perché erano loro i primi a inventare. Copes e gli altri della sua generazione. Si allenavano in posti schifosi, non avevano internet né twitter né facebook. Ma avevano i sogni».

Per leggere altre storie: www.storieditango.it

 

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TANGO per l’oncoematologia pediatrica

L’Italia si trasforma in una grande Milonga ‘dorata’ per stringere in un abbraccio bambini e adolescenti che combattono il cancro.
Dal 12 al 27 ottobre 2018 Prima edizione nazionale promossa da FIAGOP in collaborazione con FAI Tango.

L’UNESCO ha definito il Tango Argentino, nato dall’espressione popolare e artistica del popolo argentino, “Un Bene Culturale Immateriale”, a tal punto che dal 2009 è Patrimonio dell’Umanità. FIAGOP lo definisce anche un “Patrimonio per la Salute”, poiché viene già utilizzato, con successo, in alcune realtà sanitarie come integrazione dei trattamenti riabilitativi, uno strumento per sensibilizzare la cittadinanza sulle problematiche del tumore infantile e dell’adolescente.

L’iniziativa FIAGOP nasce dall’idea di utilizzare il Tango Argentino, un ballo elegante e coinvolgente, per toccare le corde della solidarietà insite nel cuore di ciascuno di noi. Già in altre occasioni il Tango è stato protagonista di gesti generosi e solidali, ma mai è stato realizzato un spettacolo su scala nazionale. Fiagop ci prova con questa prima edizione nazionale.

Il mese di ottobre in Italia sarà dunque costellato da spettacoli di Tango Argentino e Milonghe, a cura di un’ampia rappresentanza delle federate Fiagop, in collaborazione con le scuole FAI Tango italiane. Un evento di solidarietà in un tripudio di armonia e sinuosità per abbracciare tutti i pazienti pediatrici oncoematologici, e condividere una battaglia che tutti insieme dobbiamo vincere, passo dopo passo. “Ci sono tanti modi per sostenere i bambini col cancro e le loro famiglie, l’importante è farlo con passione, e il Tango sembra proprio fatto apposta! Grazie dunque a tutti i Tangueri d’Italia che ci saranno al fianco con questa iniziativa”, ha dichiarato Angelo Ricci, presidente FIAGOP. “Come Faitango Federazione siamo orgogliosi di poter partecipare a quest’iniziativa così meritevole che trasforma il Tango in un grandissimo abbraccio di solidarietà”, ha dichiarato Ettore Terzuoli, presidente FAI Tango.

Per dimostrare sostegno alla causa in modo ‘visibile’, e riconoscere ‘apertamente’ la forza, il coraggio, e la resilienza dei bambini e degli adolescenti che combattono tumori e leucemie, i tangueri indosseranno il ‘Nastrino d’Oro’, simbolo dell’oncoematologia pediatrica. Si tratta del grazioso tatuaggio temporaneo color oro a forma di nastrino che FIAGOP ha già donato a 100mila persone in Italia nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione del ‘Settembre d’Oro’.

Eventi in programma:

• Bari Ass. AGEBEO 329 0562886 / Apulia Tango 339 6681668
27 ottobre –ore 22,00 Milonga speciale – presso Centro Sportivo di Cagno Abbrescia, Via Lattanzio Onofrio

• Battipaglia (SA) Ass Arcobaleno M. Iagulli 347 5107487 / Scuola Artango Social Club 338 8353799
27 ottobre – 20.00 – Spettacolo dei maestri e volontari – presso Istituto Ferrari, Via R. Jemma, 279

• Bologna Ass AGEOP 051 399621 / Street Tango e Arte Danza 340 5125614
25 ottobre dalle 22,00 – Milonga – Centro Sociale Stella, Via Savioli, 3

• Catania Ass Ibiscus 338 2536910 / Scuola En Tus Brazos 347 7890935
19 ottobre – ore 20.30 – Spettacolo e Milonga presso Zo Centro Culture P.le Asia, 6

• Cosenza Ass. Gianmarco De Maria 348 9272083 / Calabria Tango
informazioni in attesa di conferma

• Firenze Ass Noi per Voi 347 9393021 / Mome Scuola Tango Club 392 9782200 – DJ Gianni Marasco
20 ottobre – ore 22,00 presso Salon Caldin, Circolo Arci delle Caldine, Via Faentina,183 Caldine (FI)

• Lecce Ass. Per Un Sorriso in Più 0832 661927 / Associazione Spazio T 338 4391672
20 ottobre – ore 18 – Spettacolo di Tango Argentino + altre danze presso – Via Dei Mille, 27 Cavallino LE

• Milano Comitato Maria Letizia Verga 039 2333526
17 ottobre ore 19.30 – Cena con Milonga – presso “Spirit de Milan” 366 7215569 – Via Bovisasca, 57/59

• Modena Ass. ASEOP 059 4224412 / Union Civica 348 870 0215
27 ottobre – ore 20.30 Spettacolo di Tango – presso Forum Monzani, Via Aristotele, 33
27 e 28 – Modena Buenos Aries andata e ritorno – 1° Convegno italiano sul Tango Argentino – Forum Monzani

• Napoli Ass. A.c.L.T.I 081 5430969 / MargheriTango Napoli 081 5430969 – 081 426097
13 ottobre – ore 22.00 presso Salone Margherita, Via Verdi 6

• Pavia Ass. AGAL 328 4509868 / Scuola Idea Latina 335 6858007
19 ottobre – h 20.00 – Spettacolo di Tango e altri balli – presso Il Corallo Discobar Mezzanino (PV)

• Roma Ass. Io Domani 334 679 5618 / Barrio del Tango 349 5629314
19 ottobre h 22,30 -Milonga presso Accademia Barrio Tango  – Via  di Pietralata, 135

• Salerno Ass. Chiara Paradiso 333 9057690 / Accademia di Tango Argentino Corazon al Sur 347 3591568
12 ottobre – ore 18 – Milonga presso la sede di Corazon al Sur – Via Nicola Petrosino, 2
13 ottobre ore 10.30.Milonga di Gala presso Hotel Mediterranea, Via Generale Clark
14 ottobre ore 17.00 – Workshop e Farewell Milonga – Lezioni di prova gratuite per tutti

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Bianco e Bachicha a Parigi

Questa settimana sul Tangopodcast di Faitango la terza parte del tango di Eduardo Bianco&Bachicha a cura di Ernesto Valles.

Potete ascoltare i seguenti brani cliccando su https://tangopodcast.net/tango-podcast-in-italiano-numero-425-bianco-e-bachicha-a-parigi-iii/

Donde Estás Corazón – Orquesta Argentin Bachicha cantano Juan Raggi e Teresa Asprella
Angustia – Orchestre Argentin Bachicha
Esclavas Blancas – Orchestre Argentin Bachicha canta Teresa Asprella
Si Soy Así – Orchestre Argentin Bachicha
Mamá, Yo Quiero Un Novio – Orquesta Bachicha canta Emilia García
Bandoneón Arrabalero – Trio Argentino canta Roberto Fugazot.

Cortina iniziale: Junto a Bach en Leipzig – Nestor Vaz Tango Trio.
Sottofondo: Silbando – Aníbal Arias

https://tangopodcast.net/

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Mare Verde

Anna Mio ha studiato filosofia e lavora all’università. Ha vissuto in Italia, Germania e Australia. A ventinove anni ha iniziato a ballare tango, ogni giorno si chiede perché non abbia cominciato prima. Osserva le persone dal tram, ama il gelato al pistacchio, soffre se non scrive. Uno dei suoi dispiaceri più grandi è che le scarpe da tango non vadano mai in saldo. Una delle sue gioie più grandi è che il tango non vada mai in saldo.

Storieditango nasce da un pensiero molto semplice: il tango è un binocolo sul mondo. Uno di quelli con le lenti potentissime, che appena li inforchi ti appiccicano agli occhi un’immagine prima lontana lontana. Il tango aiuta a vedere. E a sentire. L’idea di raccontare quello che si scorge attraverso questo binocolo, prima che come idea, è arrivata come desiderio. Il desiderio di conservare tracce di vite e di condividerle. Tutto è cominciato un paio d’anni fa con Nina, una signora moldava che si è poi trasformata in uno dei personaggi di storieditango. Si è seduta in spogliatoio, si è tolta le scarpe da ballo e si è massaggiata i piedi. Ha infilato le scarpe normali, si è alzata e ha detto quella frase: «Ah, che belo muovere questi gambi di legno» (https://www.storieditango.it/gambe-di-legno/). Nina aveva (e ha) due caratteristiche: è semplice, è forte. È semplice perché è riuscita a non dare troppo peso al peso del suo passato. Ed è forte per lo stesso motivo. Al tango ci è arrivata tardi. Prima era tutto diverso: viveva altrove, faceva altre cose, conosceva altre persone. Si è improvvisamente ritrovata nel suo punto zero da cui doveva ripartire. E nel suo punto zero c’era il tango.
Più ballavo e più scoprivo che il mondo tanguero è pieno di storie da raccontare. Comportamenti, pensieri, sentimenti, relazioni, corpi. Ci sono Nina, il Pirata, l’Antiquario, Alma, Nives, Taxi driver, Giglio Pabidoro e tutti noi. C’è una grande ronda in cui giriamo come la biancheria dentro la centrifuga della lavatrice. Ci entriamo sporchi sporchi, ne usciamo forse sporchi uguali, ma con il sollievo di essere un po’ più puliti di quello che credevamo. Volevo raccontare anche questo sollievo. Quel grado di autoconoscenza in più che il tango permette di raggiungere. E volevo raccontare la pelle del tango, gli occhi del tango, le sue ferite e i suoi trionfi. Allora mi sono decisa. La gestazione è durata un po’: un anno e mezzo dentro la testa, più sei mesi per realizzare il progetto web con dei professionisti e un’estate per testare il blog.

Il primo settembre 2018 ho finalmente lanciato storieditango. Mi sono detta: e ora vediamo che succede. Non ho un piano preciso. L’unica certezza è che pubblicherò una storia a settimana. Per il resto, farò come nel tango: improvvisazione.

Mare verde

Ho incontrato Giglio Pabidoro nel mezzo di un sogno. O così mi è sembrato, dal modo in cui siamo entrati e usciti dalla stanza.

I baffi di Giglio puntano in molte direzioni, a seconda di come muove la testa. Sono baffi da surrealista, sottili sottili, incerati, lunghi lunghi. Gli occhi sono aperti in modo diverso: uno molto più chiuso dell’altro. La pelle un po’ a chiazze. Ma lo sguardo fiero, e alto. Lo sguardo che gli parte da metà busto fino a sopra i capelli, molto più sopra. Ha come diversi piani di visione. Lui vede attraverso tutti noi. Ci legge, anche solo nel modo di allungare un piede o schermarci le labbra.

Giglio ci accoglie all’entrata, come un usciere, anche se lui è il re. Ci saluta uno a uno, offrendoci un contatto: un abbraccio, una mano, un palmo fermo tra la spalla e il collo. La ragazza mora arrossisce, non siamo tutti pronti a un contatto con uno sconosciuto, per quanto lo sconosciuto sia immerso in un sorriso gigante, di quelli con tante braccia che ti chiamano.

«Una persona che diventa rossa è una brava persona» dice Giglio. La ragazza mora arrossisce ancora di più. Si stacca da Giglio poco a poco, prima rilascia la stretta delle mani, poi lo sguardo. Va a sedersi insieme agli altri. Siamo tutti in cerchio, come i bambini all’asilo nell’ora dei giochi.

Giglio ci parla del tango, anche se non lo si può dire a parole, il tango. Non lo si può esaurire.

«Il tango è un ballo nato con l’orizzonte e verso l’orizzonte» dice Giglio. «Immaginatevi la Pampas argentina: un mare verde. Noi chiamiamo “monte” un gruppo di alberi, perché fa la differenza nell’orizzonte».

L’accento argentino di Giglio Pabidoro è un mattarello che spalma ogni parola come pasta frolla, l’intonazione delle frasi è morbida, scivola su un nastro trasportatore, un carrello con le rotelle oliate. Le erre e le essesquagliano la voce, sento l’acqua sotto la lingua.

«L’orizzonte ci insegna a ricordare di non dimenticare. La nostalgia ci ricorda la voglia di imparare» dice Giglio. «L’orizzonte è l’inarrivabile. Non si arriva da nessuna parte, fortunatamente. Così ci godiamo il viaggio».

Con il tango è lo stesso: non si arriva da nessuna parte. Se ti senti arrivato, non stai più facendo tango.

 

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