Arizona dream

Se un sogno ti costa un amore.

***

Arizona dream
(https://www.storieditango.it/arizona-dream/)

Gli avevano detto che non ce l’avrebbe mai fatta. Glielo avevano detto l’insegnante di inglese alla Marcos de Niza High School, l’insegnante di nuoto, i vicini, i figli dei vicini (gli stessi con cui giocava da piccolo, sognando vite oltreoceano). Glielo avevano detto il reverendo della Church of the Holy Spirit e perfino sua madre, che avrebbe dovuto amarlo più di chiunque altro.
«Ballare non ti porterà da nessuna parte. E poi, come pensi di viverci?»
Una pausa, una mano sotto il mento, e quegli occhi misti di affetto e ansia. «Seriamente. Come pensi di vivere?»

Solo Kathy, una volta arrivato alla Arizona State University, gli aveva creduto. Ci aveva creduto. Si erano allenati insieme durante lunghi pomeriggi con il sole che scaldava i tetti senza isolamento termico. Dopo quattro ore di tango, cercando di imparare quello che potevano dai video su youtube, lui la portava al lago. Lì guardavano il modo che ha l’acqua di non curarsi di nulla se non di riflettere il cielo.

Si laurearono lo stesso giorno. Due settimane dopo lui salì su un aereo. Lo avevano deciso insieme: sarebbe partito per realizzare il suo sogno. I primi mesi a Berlino non furono semplici, ma incontrò molti maestri argentini e si formò per anni ancora più lunghi dei pomeriggi trascorsi con Kathy. Il suo stile si raffinava, la sua consapevolezza cresceva. Cominciarono a invitarlo per delle esibizioni, dopo qualche tempo iniziò a insegnare viaggiando per l’Europa: Francia, Germania, Polonia. Si fece un nome e su youtube circolarono anche i suoi video.
Ora Kathy li guarda in segreto, nel sottotetto della casa di Tempe, dopo aver messo a dormire il primo figlio.

«Non pensi mai di tornare in Arizona?» gli chiede un’allieva, mentre lui annota i presenti alla lezione. Interrompe la scrittura, alza gli occhi dal foglio. «Non lo so. Dovrei ricominciare da zero. Lì mi ricordano semplicemente come un pessimo ballerino».
L’allieva lo incita: «Ma non ti manca?»
«Che cosa?»
«Boh… La tua famiglia, la tua casa».
«Non ci penso».

Ma poi ci pensa. E rivede l’aeroporto e gli occhi di Kathy che si rimangiano le lacrime. Rivede la sua immensa forza, il suo modo di credere in lui più di quanto lui credesse in se stesso.
Gli pare di ricordare, ma forse è solo un’immaginazione del momento, che sia stata lei la prima a distogliere lo sguardo per consegnare l’altro alla propria libertà. E ricorda se stesso mentre pensa un pensiero triste. Il saluto non è il “ciao” che dici a una persona, ma tutto il tempo che rimani a guardarla mentre si allontana.

Per leggere altre storie: www.storieditango.it

Pubblicato in Opinioni, Racconti Taggato con: , , , , , ,

Io, Tango, Tu

Quanto tango abbiamo ballato insieme, amore mio?
Da quello incerto e rigido degli inizi a quello di adesso, comodo, musicale, avvolgente. Quello imparato dai maestri a quello insegnato agli allievi. Quello del palcoscenico, quello improvvisato in una piazza.
Quello del circolo Arci, quello del salone di una villa settecentesca. Quello che parla lingue straniere, quello delle milonghe improbabili.
Quello dei festival, delle maratone, degli encuentros, delle vacanze tango, in riva al mare, sul lago tra i monti. Il tango che mi sussurri all’orecchio con il testo inventato e ci scappa da ridere.
E io rilancio con una battuta e allora si ride proprio. Quando parte un brano che consideriamo nostro e ci cerchiamo tra gli altri, proprio perché quel brano può essere solo nostro. E dopo aver provato altri abbracci, abbiamo voglia di tornare noi due, alla nostra comodità, allo stesso modo di sentire, senza fatica, scivolando via. Perché il tango è un pensiero complice (e non triste) che si balla.

Io, tango, tu.

Pubblicato in Opinioni, Racconti Taggato con: , , , , , , , , , ,

Ada Falcón

La vita di Ada Falcón fu, senza ombra di dubbio, paragonabile a quella di una star del cinema americano, con i suoi eccessi e stravaganze, il lusso sfrenato ed i capricci caratteristici di chi può aver tutto dalla vita e si lascia ubriacare dal successo. Eppure, la personalità di una delle cantanti più famose del tango argentino è così articolata, che non basterebbe una monografia a sviscerarla in dettaglio. Dai rapporti con la famiglia ed un padre che mai conobbe, alla relazione con Francisco Canaro, fino alla forte religiosità che la accompagnò durante la sua vita e ne segnò il destino. Partendo dalle origini, da prima che Ada divenisse la stella del tango che tutti conosciamo, credo sia importante capire il rapporto che ebbe con le sorelle e con la madre, soprattutto quest’ultima che tanto plasmò la vita di Ada e le relazioni con le altre persone. Come anticipato, Ada non conobbe mai suo padre, Miguel Nazar Anchorena, il quale viaggiò in Francia già malato di cancro per trovarvi la morte prima che lei nascesse. Tale condizione di orfana paterna fece sì che Ada sviluppò un legame fortissimo con la madre, al punto da rimanervi unita per tutta la vita.

Nel 1982, durante un’intervista, la stessa Falcón disse di se stessa e del rapporto con la madre: “en plena juventud tuve riquezas y belleza, tuve una visión maravillosa del Señor y no vacilé un instante en dejarlo todo y recluirme en las sierras con mamita, en un convento franciscano, y vivir con humildad. Desde que nací, dormí junto a mi madre, y su muerte me destrozó“.

Fu anche da questo rapporto che Ada trasse un profondo sentimento religioso, lo stesso che prese il sopravvento quando, profondamente delusa dalle sorti della relazione con Canaro, decise di abbandonare le luci della ribalta e ritirarsi a vita religiosa presso un convento francescano nella provincia di Córdoba. La stampa scandalistica dell’epoca non perdette l’occasione per sottolineare lo stile di vita di Ada e le sue contraddizioni, definendola “puta a los 20, monja a los 40“.

Indubbiamente la relazione con Francisco Canaro fu l’evento più chiacchierato dalla stampa, ma anche quello che segnò le sorti della giovane Falcón.

In quegli anni, alla fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30, Ada si sente una diva di Hollywood, acquista un palazzetto a tre piani nella zona più aristocratica di Buenos Aires, ostenta pellicce, gioielli costosissimi, come un anello di brillanti donatole dal marajà di Kapurtala. Possiede una lunga decapotabile rossa che guida un autista in livrea. Ma spesso vuole rimanere sola anche al volante facendosi notare da una società che l’adora e la corteggia, invaghita di quest’artista così vanitosa, qualche volta anche eccentrica, non di rado arrogante. Quando incontrò Canaro subito se ne invaghì, e passò poco tempo perché la cosa non venne corrisposta.

Tra il 1929 ed il 1938 Ada visse un periodo splendido, per la carriera, ma anche in virtù di questa relazione con Canaro. Le cose precipitarono quando lei pretese dal maestro il divorzio dalla moglie, Marta Gessaunme, meglio conosciuta come “La Francesa”. E’ possibile che il musicista fosse anche d’accordo, ma quando il proprio avvocato lo mise al corrente del destino del suo vasto patrimonio (metà sarebbe spettato alla Francesa), sembra che Canaro abbia fatto marcia indietro sul divorzio, proprio per non rinunciare a metà della sua immensa fortuna.

A tal proposito, un’altra storia viene spesso raccontata come aneddoto per spiegare il distacco di Canaro dalla Falcón. L’orchestra sta facendo le prove, durante una pausa Ada è seduta sulle ginocchia di Canaro quando si spalanca la porta della sala. Entra “La Francesa” infuriata, apre la borsetta, impugna una pistola e si avvicina alla coppia. Ada scappa di corsa e qualche giorno dopo manda a don Francisco una lettera:” Io non canterò più per te”. Se non è una lettera d’addio (per il momento), è una lettera di dimissioni. C’è una data, il 28 settembre 1938. Ada si è resa conto che non potrà avere un futuro il suo legame con Canaro. Si chiude in se stessa, riduce la sua attività ed è ancora più eccentrica

In realtà esiste una terza versione, un racconto meno conosciuto dei primi due: si narra che Canaro tradì Ada con la sorella, Adhelma. Come dettaglio si potrebbe citare il fatto che Canaro era solito realizzare annualmente una commedia musicale, e la protagonista femminile di queste rappresentazioni era l’altra Falcón…Adhelma. Dal momento in cui Ada ruppe con Canaro, è risaputo che sospese anche ogni relazione con Adhelma. La curiosa coincidenza lascierebbe qualche dubbio sull’esistenza di qualcosa di vero dietro a questo racconto.

Nel libro autobiografico “Mis memorias” Francisco Canaro ricorda così la giovane cantante: “Ada Falcón è stata una delle più belle delle nostre giovani canzonettiste di prima fila, alla sua epoca. Padrona di una voce calda e ben timbrata e di eccezionali capacità interpretative, sentiva il tango e lo cantava con singolare intonazione e buon gusto, suscitando nel pubblico ammirazione e simpatia. Ancora giovane si è ritirata dalla vita artistica e si è rinchiusa in un convento spinta dalla sua devozione religiosa. Rinunciando per propria scelta alla vita mondana è stato detto che abbia obbedito al proposito di avvicinarsi a Dio. Ecco un prodigio della fede cristiana”.

Sembra che Ada avesse tenuto anche un diario. Molti segreti della sua vita si sarebbero saputi se non fosse sparito. Di sicuro si conoscono le sue sorti finanziarie: negli ultimi anni visse in assoluta povertà. Aveva accusato la Odeon della sua miseria, poiché non avrebbe voluto rieditare i suoi dischi, ma la casa discografica fu diffidata dal farlo dalla stessa cantante con frasi del tipo “Non avete il mio permesso, se lo farete andrete all’inferno…“. Infine, ebbe a dire di un personaggio di cui tace il nome “durante treinta años cobró otra persona todos mis derechos; fue una venganza de una persona muy poderosa que ya murió, que me dijo que me iba a hacer morir de hambre“…si riferiva forse a Francisco Canaro?

Per concludere, la miglior presentazione della “Emperatriz del Tango” venne realizzata nel 2003, quando fu prodotto da Marcelo Céspedes e Carmen Guarini il docufilm “Yo no sé que me han hecho tus ojos“. Diretto da Sergio Wolf e Lorena Muñoz, questo lungo reportage ricostruisce tutta la vita della cantante, fino al suo incontro ed ultima intervista nel convento dove si ritirò fino alla fine dei suoi giorni. Per l’importanza dei contenuti, questo documentario ottenne un premio Cóndor de Plata, un premio Clarín, due riconoscimenti al Festival de Cine de La Habana e altri dal BAFICI come Miglior Documentario 2004.

Fonti consultate

  1. Entre Milongas Blog – ¿Quién era… Ada Falcón?
  2. Tango Caffè – Ada Falcón: storia di una cantante innamorata di Francisco Canaro (a cura di Massimo Di Marco)
  3. Todo Tango – Biografia de Ada Falcón por Néstor Pinsón
Pubblicato in Taggato con: , , , ,

Troppo trucco troppo amore

A volte il tango ti aiuta: non a sciogliere le contraddizioni, ma ad amarle una a una.

***

Troppo trucco troppo amore

(https://www.storieditango.it/troppo-trucco-troppo-amore/)

Appesantita di trucco, va alla milonga. Deve nascondere una faccia che da giorni non c’è. Deve fingere di avere ancora un volto, qualcosa su cui si possa spalmare del fondotinta, stendere una polvere colorata, imprimere un rossetto. Qualcosa su cui la realtà possa ancora aderire.

I capelli sono impacchettati di lacca-togli-naturalezza.

Il cuore è impacchettato di paura-togli-libertà.

Per fortuna la penombra ha la pietà che a volte non hanno gli esseri umani. Non nasconde tutto, ma nasconde abbastanza. Come la sua voglia di piangere.

Rovinerebbe il trucco. Ci ha messo ore a farsi quella faccia nuova, ore a cancellare le facce vecchie e quelle che non le piacevano. Ci ha messo ore a trovare qualcosa di simile a un’immagine di sé che non le procurasse ribrezzo. Ora il pianto guasterebbe tutto. Doveva pensarci prima.
Il fuori-tempo-delle-lacrime è peggio dell’apatia.

Il trucco che si è messa le garantisce una maschera di dolce torpore.

Un uomo la invita a ballare. È semplice dire di sì. Perché in quel momento nessun sì ha davvero peso, come non lo ha nessun no. In quel momento lei è tutto e niente.

L’uomo l’abbraccia lieve, la contiene senza premere, la sostiene senza forzarla. C’è tutto un modo di sciogliersi lentamente. Lei è grata. Lo stringe a sé, le sembra di avvertire un batuffolo di cotone che piano piano – piano piano – le scivola sul viso rivelando la sua vera pelle. Striscia dopo striscia, la maschera viene rimossa. Le resta un’unica lacrima pura, che ora può prendersi tutto il tempo senza rischiare di essere fuori tempo.

Non piangerebbe, se potesse scegliere. Ma esistono tutte quelle forme d’amore, e per questo lei deve piangere. Tutte quelle metà-non-intero e quegli interi difficili da dividere a metà, tutti quei modi di amare fino a un certo punto e non oltre, e quei modi che vorrebbero l’oltre, ma qualcuno ha messo un punto.

E le si sconvolge ogni volta il cuore.

E ogni volta è come dover tornare a imparare che certe cose non s’imparano mai.

Ma ora, nel mezzo di un tango straziante, un sollievo le s’infila tra i polmoni, come un perdono antico. Piange e sorride. Il tango è la Scatola Magica, la Grande Cura. Può contenere tutte le contraddizioni. Per qualche secondo, te le fa amare una a una. E non smette mai di sussurrarti una frase: a volte c’è più vita in un temporale che in una giornata di sole.

 

Per leggere altre storie: www.storieditango.it

 

Pubblicato in Racconti Taggato con: , , , , , , , , , ,

Il tango e le sue avversità

Negare che nel tango abbiamo difficoltà ci assimila agli struzzi e anche a qualcos’altro per chi ne è la causa. Avete presente il loro comportamento? Sia dell’uno che dell’altro? Ecco, ammettiamo perciò di dover fare i conti con la realtà tanguera e non mettiamo la testa sotto la sabbia per evitare di vederli poiché tanto rimangono comunque. Quindi cerchiamo di dare loro uno spintone per spostarli.

Fermo restando per tutti, che ballare bene e il più possibile sia l’obiettivo principale da raggiungere almeno per la maggior parte di noi, analizzare gli ostacoli, sarà sicuramente il primo passo da compiere. Che cosa mi impedisce di ballare come e quanto vorrei? Come mai non vengo invitato/a da tutti?, ecc.

Con calma, siediti e valuta cosa non va. Se hai qualche amica/o ballerino fatti aiutare poiché i feedback esterni sono fondamentali anche se ovviamente sono del tutto soggettivi. Sii consapevole di come balli, di come ti vesti, di come ti atteggi, e poi stabilisci un piano di azione evitando di rievocare la tua solita lista di lamentele deresponsabilizzanti e sicuramente la causa del tuo permanere in questa condizione. Se ti sei detto dovrei migliorare, ma non ho abbastanza tempo, valuta seriamente come gestisci le tue giornate e le tue energie e vedrai che quasi sicuramente la tua modalità usuale è il rimando e la procrastinazione. Se ti sei detto non me lo posso permettere di fare altre lezioni sicuramente la tua priorità non è il tango.
Rifletti da quanto tempo non fai dei miglioramenti e chiediti quante volte hai dei pensieri negativi in merito. Le risposte che ti darai saranno i cambiamenti che devi apportare. Per esempio se non ti senti di fare una mirada perché sai di saper ballare poco sbagli perché nel tango non necessariamente occorre avere una tecnica perfetta per godere delle emozioni dell’abbraccio.
Datti degli obiettivi a breve termine come ad esempio imparare una cosa alla volta. Sicuramente considerare cosa puoi controllare è fondamentale, ma devi considerare i tuoi determinanti distinguendo quelli modificabili (tecnica, determinazione, autostima, peso corporeo, ecc.) da quelli da non modificabili (età, costituzione fisica, salute, ecc.). prendiamo pertanto in considerazione quelli che puoi controllare:

  1. Esamina il tuo atteggiamento. Il linguaggio fondamentale è una spia micidiale del nostro stato d’animo che chiacchiera di noi anche quando stiamo a bocca chiusa. Si vede benissimo quando siamo indispettiti o arrabbiati. Perciò armatevi di pazienza e di spirito sereno prima di mettere piede in milonga.
  2. Controlla quanto impegno ci metti. Non vuol dire fare tutti i giorni una lezione di tango piuttosto di porre attenzione veramente a cosa stai facendo. Spesso si eseguono i movimenti senza veramente percepirli ma semplicemente muovendosi meccanicamente. Ricordatevi che il tango prima di tutto si sente e poi si balla.
  3. Verifica il tuo aspetto e il tuo modo di vestire. Gli abiti tangueros sono fatti apposta per valorizzare alcune parti del corpo specie per la donna e non vi sto a dire a quali parti mi riferisco tanto li sapete da voi. Ovviamente non tutto sta bene a tutti ma c’è una gamma vastissima per scegliere modelli e colori ed è solo questione di buon gusto. Se ti manca equilibrio segui un corso di yoga o pilates che ti possono far migliorare.
  4. Analizza anche se hai una cerchia di amici oppure no perché fare gruppo può essere di aiuto se non altro per non annoiarsi in milonga. Certo vedere che i tuoi amici ballano e tu no non è di certo bello ma evitare questo vuol dire ritrovarsi da soli da qualche altra parte senza ballare comunque.
  5. Ascolta gli altri  e i loro problemi. Magari li hanno risolti e puoi trovare spunti per risolvere i tuoi e non esitare a chiedere a chi ha più esperienza di te.

I suggerimenti per superare i nostri ostacoli possono essere riassunti nei seguenti punti:

  1. Carlitos o Noelia non sono diventati famosi con la loro prima tanda, ma ci sono arrivati per tappe impegnandosi e programmando gli obiettivi che volete raggiungere. Utile è fare un elenco delle cose da fare e capire qual è l’ostacolo per quel preciso passo. Se vi prefissate di diventare come Maya o Marko prima considerate  la vostra età e scegliete semmai idoli più vicini alla vostra realtà.
  2. Usa la creatività per cercare delle soluzioni alternative al  tuo problema e chiedi agli altri come ci sono arrivati, questo potrebbe darti delle informazioni importanti e farti scoprire soluzioni che non hai mai valutato prima.  Ad esempio  suggerimenti su quali maestri sono stati più efficaci rispetto agli altri pur rimanendo nella soggettività ovviamente.
  3. Devi ora considerare che qualsiasi cosa decidi cambierà strada facendo poiché l’apprendimento del tango non è mai lineare e dipende da molteplici fattori. Non cercare di rincorrere il tempo cercando solo di imparare nuove figure poiché saranno senz’altro figurette.
  4. Ricordati di farti un bel regalo una volta raggiunta una tappa come per esempio vai a un evento che ti interessa al quale avevi rinunciato poiché non pensavi di essere all’altezza.
  5. Cerca consigli e sostegno da chi ha più esperienza ed evita persone poco incoraggianti che si lamentano e basta.
  6. Cerca di seguire le regole del galateo e il rispetto per gli altri perché non sempre la stravaganza non paga.
  7. Fatti filmare per aumentare la tua consapevolezza e guarda i video dei tuoi campioni preferiti
  8. Applica il problem solvig. Per ogni problema che incontri ci sarà una soluzione ma tieni conto dei costi-benefici. Non sempre il gioco vale la candela. Alle volte quando diventi troppo bravo ti ritrovi solo. Valuta perciò se è quello che vuoi o se hai altre priorità.

Ad ogni modo errare è un fatto dei tangueros così come essere resilienti. Ballare il tango è veramente un’ottima palestra dove allenare quest’ultima qualità, l’unica capace di non farti desistere dal ballare il tango nonostante gli struzzi!!!!

 

Pubblicato in Racconti Taggato con: , , ,

Il tango

Il 9 maggio è uscito in libreria Il Tango, il libro tradotto da Adelphi a cura di Martín Hadis che raccoglie le conferenze che lo scrittore Jorge Luis Borges dedicò al tango nel 1965.

Le registrazioni delle conferenze del grande scrittore argentino sono sono state digitalizzate e trasformate nel 2016 in un prezioso libretto pubblicato in Argentina in occasione del trentennale della morte dello scrittore e pubblicato. Un viaggio alla ricerca delle origini più lontane del tango e alla scoperta della sua vera anima. Borges esalta solo il tango delle origini, il ballo del popolo e di un tempo passato.

Nelle parole di Borges rivivono la Buenos Aires della sua infanzia – una piccola città di case basse con il patio, senza alberi, circondata da campi aperti –, le milonghe e le habanera che sono all’origine del tango, i locali infami dove lo si danzava, frequentati da guappi maestri di coltello e di ardimento, da rissosi niños bien, da magnaccia e donne di malaffare. Ma soprattutto rivive l’anima di quei tempi: la provocazione disinteressata, l’allegra spavalderia, il gusto di sfidare il più forte solo per mettere alla prova il proprio coraggio – la felicità del coraggio. Esattamente ciò che vibra nel tango originario, simbolo di felicità.

A cura di Martín Hadis.
Edizione italiana a cura di Tommaso Scarano.

Pubblicato in Cultura argentina, Libri, Personaggi, Recensioni Taggato con: , , ,

Tango Argentino, la bellezza in un abbraccio

                                                       

Il 10 luglio scorso è uscito il libro di Stefano Fava Tango Argentino, la bellezza in un abbraccio. Storia del Tango, storie di emigranti.
Un viaggio alle radici del tango dove protagonista del libro, insieme al tango, è la storia dell’emigrazione italiana in Argentina.

Nella prima parte del libro si ripercorrono le tappe dell’ondata migratoria che portò molti dei nostri connazionali a cercare fortuna al di là dell’oceano seguendo velleità e promesse che in molti casi si rivelarono illusorie. Non si tratta di elenchi di dati statistici e di avvenimenti, ma di un racconto “scaldato” da testimonianze dirette dei nostri emigranti che, attraverso frammenti di lettere scritte spesso in un Italiano incerto, raccontano la loro storia di sogni e sofferenze.
Una parte di essi e i loro discendenti contribuirono a creare il Tango.
Nella seconda parte si traccia una storia di  questa forma espressiva dalla sua origine nel mondo della prostituzione e della mala vita degli ambienti del porto, fino alla sua accettazione da parte della società borghese per arrivare all’apice e alla sua età d’oro negli anni ‘40 del novecento.
L’analisi storica e sociologica prende in considerazione lo sviluppo delle tre facce del genere: il tango come musica, come ballo e come produzione di testi delle sue canzoni, ma anziché inquadrare l’argomento in un’ottica puramente compilativa, cerca di proporre riflessioni sulla contemporaneità, sui motivi cioè per i quali il Tango è resuscitato a distanza di 150 anni dalla sua nascita e in quali modi si possano godere il suo fascino e la sua bellezza nel terzo millennio.
Il lavoro è punteggiato da sezioni chiamate “Intermezzi” in cui si raccontano, in modo più narrativo e attraverso la lente di una maggiore soggettività, episodi legati all’argomento e al processo di ricerca che ha portato alla scrittura del libro.

Il libro è stato già presentato a Milano e nel corrente mese avrà ancora due presentazioni:Domenica 28 luglio a Sesto San Giovanni (Milano) nella cornice della Milonga all’aperto di Villa Zorn (ore 18.00)
Martedì 30 luglio al Teatro Estate nella Pineta di Ponente a Viareggio (Lucca) ore 18.30

STEFANO FAVA
Stefano Fava è nato a Lucca. E’ un insegnante e ballerino di Tango Argentino e un docente di Letteratura Italiana e Storia nelle scuole superiori. Dal 1997 al 2012 ha vissuto in Inghilterra dove, accanto all’attività di insegnante di Lingua e Letteratura Italiana in varie istituzioni fra le quali il King’s College di Londra e la Essex University, ha fondato nel 2002 la prima scuola di Tango Argentino della capitale britannica. Da vent’anni insegna il tango in vari festival internazionali e dopo aver insegnato dal 2013 al 2017 a Milano all’Accademia di Tango di Miguel Ángel Zotto, dal 2017 ha la sua scuola, Movimento Tango, con due sedi principali a Milano e a Lucca, ma con la quale organizza eventi in tutta Italia. È organizzatore del Lucca Tango Festival che da tre anni porta in città, le migliori orchestre e i migliori ballerini argentini del mondo. L’edizione di quest’anno, la quarta, si terrà al Real Collegio dal 10 al 13 ottobre 2019.

 

Pubblicato in Cultura argentina, Libri Taggato con: , , , ,

Tango sorprendente

Foto di Ludovica Paloma

Tango fluido. Mi guardo attorno e vedo lui, l’uomo con cui vorrei ballare da tempo che però fa finta di niente.
Lo miro, lo scruto, gli sorrido, sento che sarebbe una bellissima tanda. Passa abbracciato ad un’altra. ‘Non sa cosa si sta perdendo’ penso io. O forse lo sa e non gli interessa. Tango complicato.

Non demordo e sulle note di Di Sarli gli incollo gli occhi addosso. Siamo all’aperto, c’è un vento mite, aria di notti d’estate, odore di salmastro. Stasera mi sento bella, ho la pelle dorata, un trucco lieve, un vestito leggero. Tango complice.

Il suo sguardo vola lontano, niente, inutile insistere, non mi vuole. Tango deluso.

Poi arriva lui, il ballerino in sordina e sceglie me. Accetto con stupore e m’immergo in un ballo inconsueto, una musicalità precisa e personale. Tango divertente.

È incredibile quanto il ballo ti dia sempre una seconda possibilità che può essere addirittura migliore della prima. Tango sorprendente.

 

Pubblicato in Racconti Taggato con: , , , , , ,

Come superare le delusioni

Nel tango come nella vita capita di rimanere delusi per mille motivi. Fa male. Molto male, ma con qualche accorgimento possiamo affrontare le delusioni e trasformarle in qualcosa di positivo e utile per il nostro futuro da tangueros.
Si rimane basiti quando passiamo un’ intera serata sedute a fare panchina, amareggiati se la donna con la quale vogliamo ballare non si accorge nemmeno di noi e pieni di rabbia se nasce qualcosa di più per poi finire con bolle di sapone dissolte nell’aria dalle note di un bandoneon. Queste delusioni ahimè arrivano senza preavviso, sbattendoci in faccia, una realtà che non credevamo possibile.
Cosa fare in questi casi? Certo la cosa migliore sarebbe ignorare e andare avanti. Si, ma la teoria è facile e saperla non ci fa diventare ballerini di gran fama, perciò occorre saper tener la testa alta nel momento della crisi e riuscire ad abbracciare il tango facendoci ricondurre da esso in carreggiata.
In realtà queste delusioni arrivano per via delle nostre aspettative anche se, in realtà, sono un vero e proprio percorso perché ci generano emozioni contrastanti.
Andando in milonga si spera di ballare, a fine serata ci si disillude, ci si arrabbia, ci si abbatte ma si ritorna a ballare. Nel tango le persone sono completamente diverse da come sono nella realtà.
Pur di fare bella figura tendono a presentarsi ben vestiti, affabili e gentili. Nelle milongas non esistono filtri e nessuno in realtà vuole leggere bene il libro sul tango costruendosi una idea dei ballerini un po’ falsata.
Alla fine però nonostante tutto, le delusioni ci spingono a farci delle domande e perciò ci aiutano a diventare più consapevoli, motivo per il quale cercheremo di ballare meglio, di divertirci di più e di star bene soprattutto con se stessi. Dovremmo andare in milonga armati di scudo protettivo cercando di dare il giusto peso a cose e a persone. Sarebbe utile evitare di ballare a qualunque costo pur combattere la crisi di astinenza da tango.
Se siamo delusi da come balla quel tipo/a il problema è stato nella scelta di mirarlo/a.
Il segreto per superare le delusioni nel tango è quello di ballare tande al caffè e non tande di carote o di uova perché le tande di carote vuol dire ballare con uomini/donne molli, sudaticci/e e deboli, quelle di uovo, fragili dentro e duri fuori, significa ballare con tangueros che nemmeno dopo 50 anni di tango impareranno a ballare. Le tande al caffè sono le uniche ad essere davvero cura per l’anima poiché quando balli così rimani te stessa trasformando la tanda in profumo e gusto inconfondibile. Se balliamo tande al caffè manterremo la voglia di ballare tango nonostante le delusioni. I veri ballerini di tango hanno imparato a superare le loro delusioni poiché hanno saputo prendere il meglio dalle loro tande, trasformandole in opportunità di crescita.
Reagisci con questi tre concetti se qualcosa del tango ti ha deluso:

-Rifletti. Prendi in considerazione i tuoi errori. Di solito ci limitiamo a lamentarci per tre giorni per poi al quarto ricominciare come prima senza aver cambiato niente di noi. Durante la crisi dei tre giorni ci siamo ripromessi di fare lezioni private, di andare più spesso a ballare,  ma passata la bufera non abbiamo fatto niente di tutto questo. Al successivo fine settimana la delusione è garantita. Adottiamo questo metodo di studio.

-Reagisci. Nel modo giusto. Se non affrontiamo il problema qualunque esso sia (imparare le camminata, il giro, l’abbraccio, ecc) non ci rafforzeremo mai e non saremo mai in grado di ballare veramente il tango. Reagire vuol dire trasformare i nostri punti deboli e farli diventare dei talenti. Il tango si impara aprendo porte su porte per trovare alla fine il giardino incantato

-Resisti. Ad ogni delusione la nostra autostima crolla e non sappiamo cosa fare per migliorare e cambiare la situazione. Spesso ci ritroviamo a pensare “Che senso ha continuare a ballare il tango? – Chi me lo fa fare – Inutile, qualsiasi cosa provi non mi inviteranno mai”.
Questi sono i nostri mantra, ma in questi casi è bene spostare la nostra attenzione sui risultati a breve termine, ai progressi quotidiani, una cosa alla volta. Dapprima la postura, poi la fluidità, poi la musicalità, ecc per cumulare piccoli successi necessari per arrivare al famoso “punto critico” perché quanto ti sembra impossibile e stai per arrenderti, vinci!

 

Pubblicato in Opinioni, Racconti Taggato con: , , , , , ,

Roberto Goyeneche “El Polaco”

Il percorso discografico di Roberto Goyeneche si sviluppa dagli anni ’50 fino a poco prima della sua morte nel 1994, contando 356 registrazioni per diverse etichette ed includendo qualche inedito. Proprio un tema inedito, Celedonio, è considerato il battesimo del Polaco, il quale firmerà un breve contratto con la RCA Víctor per incidere i primi brani nel 1952, insieme all’orchestra di Horacio Salgán. Questa collaborazione artistica continuerà fino al 1956 grazie ad un nuovo contratto, questa volta con l’etichetta TK. Nel settembre del 1956, Goyeneche mantiente il rapporto con la TK, ma cambia orchestra e viene incluso come cantor nell’orchestra di Aníbal Troilo.

La storia discografica del Polaco è sicuramente molto dinamica. A differenza di altri artisti che hanno legato il proprio nome principalmente ad un’etichetta (Canaro, Firpo, Gardel per la Odeon; D’Arienzo, De Caro, Troilo per la RCA Víctor tanto per citarne alcuni), Roberto Goyeneche collezionò una ricca quantità di esperienze commerciali con molte etichette, alcune di prestigio come la RCA Víctor o la Odeón, altre con meno diffusione, come la Antar-Telefunken, la Edward o la Melopea.

A partire dalla partecipazione nell’orchestra di Troilo, Roberto Goyeneche sperimenta questo articolato percorso discografico fino al 1967, quando sembrò trovare una definitiva collocazione nella RCA Víctor con l’orchestra Baffa-Berlingieri. Infatti, per la stessa casa discografica inciderà con altri conjuntos di primo livello (nuovamente Troilo, Armando Pontier, Tipica Porteña, Astor Piazzolla, Atilio Stampone, Raúl Garello, Sexteto Tango) attraversando tutto il periodo avanguardista del tango, fino al 1985.

Gli ultimi anni della carriera sono caratterizzati dalle incisioni per la Melopea ed M&M, concludendosi nel 1994 con il tango Los mareados in coppia con Mercedes Sosa per la casa Clarín.

Il repertorio di Roberto Goyeneche comprende principalmente tango (324 temi), con escursioni nel vals (19 temi), milonga (6 temi) ed altri esperimenti (malambo, recitado, estilo, tango canción). La lista dei brani che hanno visto El Polaco protagonista è riportata di seguito ed è possibile scaricarne gratuitamente una versione in formato Excel qui.

Pubblicato in Cultura argentina, Personaggi, STORIA Taggato con: , , , ,