Celine Ruiz e Damian Rosenthal

PUBBLICATO IL 21 luglio 2007

 Eccoli, una belga (grazie Susi!) ed un argentino, che si sono trovati nella comune passione per il tango. E non per il tango classico, ma per un tango più moderno ricco di dinamiche nuove.

Ho avuto la fortuna di chiacchierare un pò con loro, subito dopo lo spettacolo Bueno Aires Hora Cero, che stanno portando in giro per l’Italia in questi giorni, e la cui prossima tappa sarà stasera al Bari Tango Festival.

Innanzi tutto complimenti per la vostra partecipazione al CITA 2007

C. Grazie, è stata veramente una bella esperienza.

Scusate, sono curiosa. Come avete iniziato a sviluppare queste dinamiche? Sin da subito, oppure è stata un’evoluzione graduale?

C. Guarda, noi ci siamo incontrati a Buenos Aires, durante una mia visita di studio in quella città, circa 7 anni fa. Abbiamo entrambi iniziato a ballare il tango imparando diversi stili, e con un’approccio molto ampio, pur partendo da basi tradizionali. Ci piaceva provare un pò di tutto. Ma quasi da subito abbiamo scoperto la nostra curiosità per altre forme e dinamiche, che inizialmente è stata vissuta in modo istintivo, e che poi si è evoluta in una vera e propria forma di ricerca artistica.

Con una precisazione, però. Per noi fondamentale rimane sempre rimanere nell’ambito del tango. Vanno bene le nuove dinamiche e ci piace sperimentare, ma poi tutto va ricondotto al tango come ballo di coppia e come contatto e legame.

Come scegliete un brano ed una coreografia in cui esprimervi? 

A noi richiede molto tempo scegliere un brano per una coreografia. Ovviamente, se qualcuno ci chiama ed ha bisogno di un ballo o di una piccola coreografia creata in tempi brevi, siamo in grado di prepararla anche velocemente. Ma se possiamo scegliere il nostro sistema di lavoro è molto diverso. 

Quello che ci interessa in modo particolare è esprimere la suggestione della musica.

Quindi noi partiamo dall’ascolto del brano e dal nostro libero ed istintivo vivere e goderci la musica, senza pensare a coreografie particolari o a forme determinate, ma lasciandoci semplicemente trascinare  da quel movimento che le sonorità ci provocano, nella massima libertà.

In un secondo momento coordiniamo questo vissuto istintivo con il tango, che rimane comunque la nostra guida fondamentale. Non ci interessa cioè una ricerca che trasformi il tango in danza, quanto piuttosto coordinare tutti gli apporti di istinto e curiosità verso altre forme artistiche (teatro, danza, ecc) verso la struttura globale del tango.

Quanto tempo ci mettete ad ottenere questo?

A volte ci vuole veramente un pò di tempo. Ci capita talora di sentire che il brano ancora non è pronto, ancora non è nelle nostre “corde”. Allora lo lasciamo da parte per un pò, e lo riprendiamo quando lo sentiamo più nostro. Poi, improvvisamente, un giorno lo riascoltiamo, e ci ritroviamo in quel pezzo.

Complimenti a questi due ballerini che stanno facendo una bella ricerca ed esperienza! Se volete vedere quali saranno i loro prossimi impegni guardate sul loro sito, http://celinedamian.free.fr/, per tenervi aggiornati!

 

 

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2 commenti

  1. Susy Casalboni ha detto:

    Cara Aurora,
    Celine Ruíz è belga, non francese.
    Un caro saluto
    Susy

  2. aurora ha detto:

    Grazie mille per la precisazione!
    Mi scusi Celine per l’errore…
    E meno male che esistono persone come te, che ci aiutano a rimediare!

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