Evaristo Carriego

PUBBLICATO IL 16 agosto 2007

Questo nome sicuramente evocherà a tutti i tangueros il bel tango di Rovira, generalmente suonato da Osvaldo PuglieseA Evaristo Carriego. Effettivamente il tango in questione fu dedicato proprio al personaggio protagonista del libro che ho letto. Cliccando QUI potete sentire una bella versione suonata en vivo dal maestro Pugliese nel 1989, mentre leggete l’articolo.

Ho comprato questo libro perchè non avevo letto nulla in prosa di Borges ed ero anche curiosa di sapere qualcosa di più di Carriego, questo poeta criollo, oggi tanto rivalutato. Senza voler fare la tanguera impegnata a tutti i costi, aggiungo che all’acquisto ha contribuito anche un interessante sconto del 50% sul già irrisorio prezzo di copertina 🙂

Jorge Luis Borges - Evaristo Carriego - Ed Einaudi

Borges racconta Carriego: il poeta racconta il poeta. Come ci racconta la nota introduttiva, Borges decide di scrivere una biografia di Carriego, non tanto per i suoi meriti letterari, quanto per l’amicizia che li lega. Borges poi, più che interessarsi alla vita dell’amico, in realtà si scopre più coinvolto dalla storia della vecchia Buenos Aires, che immancabilmente incontra, entrando nella vita di Carriego e del rosa quartiere Palermo, che gli ha dato i natali.

Leggendo il libro di Borges, in ogni momento, in ogni passaggio, si sente nascosta una poesia profonda. Così quando Borges presenta la biografia. <<Che un individuo voglia risvegliare in un altro individuo ricordi che appartennero a un terzo, è un evidente paradosso. Realizzare con disinvoltura questo paradosso è l’innocente volontà di ogni biografia. Credo inoltre che l’aver conosciuto Carriego non diminuisca in questo caso particolare la difficoltà dell’impresa>>.

Ma chi è questo Carriego? Secondo Giusti <<Poeta emaciato dai piccoli occhi penetranti, sempre vestito di nero, che viveva in periferia>>, ma Borges aggiunge <<Adesso tutti vediamo Evaristo Carriego in funzione delle periferie urbane e tendiamo a dimenticare che Carriego (come il guappo, la sartina e il gringo) è un personaggio di Carriego, così come la periferia in cui lo immaginiamo è una proiezione e quasi un’illusione della sua opera>>. 

Evaristo Carriego

Non mancano gli inevitabili riferimenti alle mezze origini italiane di Carriego (da parte di madre) come paradosso per uno che sempre nei suoi scritti ha odiato e calunniato i Gringos (<<gli uomini che non hanno morti in America>>).

Borges analizza i lavori di Carriego sia dal punto di vista stilistico sia da quello dei contenuti: nel fare questo ci da un quadro preciso della sua Buenos Aires, vista attraverso gli occhi dell’amico. Ad esempio e bellissimo il capitolo dedicato come appendice alla descrizione del gioco del Truco. Da solo vale quasi tutto il libro! Sembra di essere nella periferia, per strada dove giocavano: senti gli odori, vedi i colori, odi le grida dei giocatori <<quasi vogliano spaventare la vita con le loro urla>>; ti pare di toccare con mani il mazzo scricchiolante delle 40 carte, puoi contare i ceci sul piano di gioco, puoi percepire la calma e l’astuzia finalizzata al raggiro. Pare il mondo di una realtà parallela, fatta di abitudini e ripetizioni, come se ad ogni partita rivivessero le storie di tutti i giocatori passati a quel tavolo o a uno simile.

El truco

Ho trovato commovente anche il capitoletto dedicato alle iscrizioni sopra ai carretti, il nome che ciascun proprietario assegnava al suo mezzo di trasporto, una sorta di “insegna” che descrive un mondo e soprattutto il modo di pensare e di intendere la vita dei criollos. Particolari  sono quelle dei carri dei distributori al dettaglio, una vera descrizione dello spirito criollo: galante, amichevole, passionale, ma soprattutto un elogio alla calma, alla serenità, alla magia. Borges conclude queste pagine dedicate ai carri con un profetico <<Questa pagina comincerà a sembrare erudita fra molti anni. Non posso fornire alcuna referenza bibliografica, salvo questo occasionale paragrafo di un mio predecessore in questo campo [che poi è lui stesso]. Appartiene a quelle svogliate bozze di verso classico, adesso chiamato verso libero. … Mi piacciono di più le iscrizioni sui carri, autentici fiori di strada>>.

Per arricchire questa breve recensione, non può mancare la visione della storia del tango fatta da Borges.
<<Abbiamo una storia del destino del tango che il cinematografo divulga periodicamente; secondo questa versione sentimentale il tango sarebbe nato nelle periferie malfamate (in particolare alla Boca del Riachuelo, per i meriti fotografici del posto)>>. Effettivamente i colori de La Boca ben si prestano a far da sfondo al tango. Poi Borges ammette di aver chiesto delle origini del tango a diversi autori e compositori del genere e afferma che ognuno ne dava una topografia e una geografia diversa, a seconda della zona di nascita, ma dice:<<i miei informatori concordavano su un punto essenziale: la nascita del tango nei bordelli. (Anche sulla data di nascita erano d’accordo: per nessuno era di molto anteriore all’Ottanta o posteriore al Novanta)>>. Conclude poi dicendo che il tango <<una volta era un’orgiastica diavoleria, oggi è un modo di camminare>>.

Caminito en La Boca

Per concludere riporto un ultimo pezzo della descrizione del tango (non posso metterla tutta, altrimenti che leggereste voi?) <<Si può discutere sul tango, ed è quello che facciamo, ma esso racchiude in sé, come tutto ciò che è autentico, un segreto. I dizionari musicali registrano una concisa e sufficiente definizione del tango accettata da tutti.; tale definzione elementare non promette alcuna difficoltà, ma il compositore francese o spagnolo che, facendovi affidamento, compone correttamente un “tango”, scoprirà non senza meraviglia, di aver ordito qualcosa che le nostre orecchie non riconoscono, che la nostra memoria non ospita e il nostro corpo respinge. Si direbbe che senza i crepuscoli e le notti di Buenos Aires non possa nascere un tango, e che in cielo ci attenda, per noi argentini, l’idea platonica del tango, la sua forma universale (quella forma appena accennata ne La Tablada o El Choclo), e che questa specie fortunata abbia, per quanto umile, il suo posto nell’universo.>>

Crepuscolo a Buenos Aires

Godetevi questo occaso sulla capitale e fate un pensierino a questo libretto.
Da leggere, tenere in libreria e rispolverare ogni tanto.

Jorge Luis Borges – Evaristo Carriego – Ed. Einaudi

Un caro saluto
Chiara

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5 commenti

  1. lucy ha detto:

    lessi e.c. nel 1980, epoca nella quale ero lontana anni luce dal tango e da innumerevoli altre pieghe che prese la mia vita. la lettura fu suscitata dalla nenessità di documentarmi principalmente su una scrittura “barocca” e “post-modernista” di certi scrittori italiani che, a mio avviso, avevano dei legami, forse casuali, con molta scrittura sud-americana. non si poteva prescindere da “Finzioni” di Borges… da cui derivarono gli altri libretti.
    ho riletto recentemente E.C. con tutt’altra intenzione: la mia copia costava L. 3500 e ha un gatto nero stilizzato in copertina (Le chat noir, di T.A. Steinlen, che non conosco).
    Lu

  2. Chiara Chiara ha detto:

    Penso che di edizioni ne esistano diverse, anche perchè il libro in questione gira per scaffali d’oltre oceano dal 1930! Fu ripreso poi nel 1955 con aggiunta di un prologo e di alcune lettere scritte da lettori in seguito alla prima pubblicazione. In questa nuova edizione probabilmente è stata aggiunta dai curatori una ampia e dettagliata cronologia della vita e delle opere di Borges. Curioso: quasi una biografia nella biografia! 🙂
    Chiara

  3. farolit ha detto:

    lo lessi, lo lessi… nei meridiani.
    E lo amai prima ancora di sapere che A Evaristo Carriego (in versione Pugliese) sarebbe diventato il mio tango preferito.
    Ma Borghes inventi mondi e vite. E forse anche la biografia di Carriego è una finzione, un pretesto romanzante per raccontare un mondo vero.
    E quanto mi ci sono dannata a cercare di scoprire come funziona il gioco del Truco (e le sue finte!) mi ha ricordato il nostro meriodionalissimo tressette. Insomma Evaristo è ancora qui, con noi, ovunque ci sia barrio.
    🙂

  4. Roberto Roberto ha detto:

    Così Carlos Gavito nel 1996 parlava del rapporto tra Borges ed il tango:

    “What says Portasa, what say Borges, as tango dancers, I don’t care, I don’t care, not that bit, and I will never read Borges for tango, never.
    I might read Carriego, De la Pua, but no, never a Borges o Portasa
    I don’t know much about what they know or they knew about tango, I don’t know, but I don’t care.
    I know one thing: THEY NEVER DANCED TANGO, THEY NEVER WENT TO A MILONGA.
    So I don’t care. I’m caring about people who was to a milonga, who danced there.
    That people I listen, they no.”

    http://tangheri.blogspot.com/2007/07/gavito-teaches-tango-y-nada-mas-gavito.html

  5. angelo ha detto:

    Peccato che Gavito non abbia letto nulla di Borges. Se avesse letto e riletto, cento volte, “Evaristo Carriego” la sua interpretazione del brano omonimo di Pugliese (con Marcela Duran)sarebbe stata profondamente diversa. Così com’é, mi sembra piu’ una cosa da tango-crociera, lontanissima dalla vita del poeta.

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