I Tanghi che mi piacciono: Loca (II Parte)

PUBBLICATO IL 7 settembre 2007

Questo tango, scritto da spagnoli, fu chiamato semplicemente “tango“. Ma è anche un tango cuplé, perchè fu fu inaugurato per una cabarettista, Luisa Salas, alla fine del 1919. Eva Franco cantava “Loca!” nella rappresentazione della farsa “El Tango de la muerte” di Alberto Novión nel 1922. La musica di “Loca!” appartiene a Manuel Jovés, nato a Barcellona e le parole ad Antonio Martinez Viergol, nato a Madrid.

 

Questo Viergol era già qualcuno in Spagna quando emigró a Buenos Aires nel 1915, si suppone per ragioni politiche. Nel giornale “El Liberal” de Madrid, era pubblicizzato sotto lo pseudonimo di “El sastre del Campillo“. Quando arrivò a Buenos Aires riprese il giornalismo, scrivendo nel P.B.T., nella Novela Semanal e nel Suplemento.

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Quando il tango cantato passò di moda rinuncia a scrivere testi. Però, andiamo per gradi.

Il cantante  Ignacio Corsini ordinò a Viergol il tango “El beso de muerte” con música de Perez Freire. La cosa curiosa è che ha un testo incredibile. Viergol fece in questo tango una controstoria. Al posto di essere una ragazzina di quartiere quella che stravede per il cabaret e che termina ad un ospedale, l’antieroe è un giovane che va al Pigall e li’  “ebbe la disgrazia immensa/ che lo inchiodasse (o scopasse) Margot/ che col suo sguardo intenso/ ipnotizzò quel ragazzo“. Poi, “il poveretto perse il lavoro/ il poveretto perse la salute/
e perse in pochi anni/ la sua dote e la sua gioventù
“. E la storia si conclude in questo modo : “Ieri lo abbiamo inumato/ Margot lo ha saputo/ il suo volto di sfinge/ non si è neanche commosso“.

Qui, occorre una riflessione; come recepirà il pubblico queste parole, tanto fantastiche però anche ridicole ? Il patetico ha qualcosa di umoristico, poichè c’è un passo dal dramma all’umorismo. C’è un tango che composero Martinez Viergol e Eve Böhr intitolato “La camisita verde“. Racconta la storia di una sartina (“griseta”) -“grisette” è in francese, una operaia; si chiamavano così già nel 1600, le sarte e le ricamatrici che si lasciavano corteggiare facilmente- che si sui suicida, gettandosi al passaggio di un treno e indossava una camicetta verde, e il ritornello del tango si domanda “Dove sarà la ragazzina/ che andava a lavorare/tanto giovane e bella ?“. Ovviamente qualcuno risponderà: “All’obitorio“. Martinez Viergol e M. Jovés chiamarono Tango couplet* alcune delle loro opere, per esempio: “Rosa de Fuego” ( Quell’uomo dal sangue di serpente/ dallo sguardo che tollerò il fuoco) e “Una más(..quando finirò di studiare/lo prometto su mia madre/ che ci sposeremo).

José Gobello sostiene que Luis Roldán ( autore con il cileno Perez Freire di “Maldito Tango“; che comincia con “Io lavoravo felice in un negozio… ”  fu fra i primi autori e la sua opera riveste una grande importanza perchè è quella che introduce nel tango, la corrente del del cuplé.

Nello scrivere tanghi per cabarettiste, Roldán ed in seguito Martinez Viergol trovano temi e rime per questa vena melodrammatica. Prima che Manolita Poli cantasse “Mi noche triste“, La Goya e Luisa Salas intonavano già il “Maldito Tango“. Anche di Roldán è il tengo “Carne de cabaret” -inaugurato dalla cabarettista La Tizoncito e  inciso per Gardel nel 1920- e “Cabecita Loca” denominato “Couplet Tango” con musica di Enrique Delfino, edita nel 1918.

Roldán introduce nel tango il tema del “cabaret” e lo segue M. Viergol nello scrivere le parole di “Loca!“.

Questo tango esprime le riflessioni amare ed i pentimenti di una donna, di quelle che oggi si chiamano “alternadoras” (alternanti, volubili):

Pazza mi chiamano gli amici/ che sono i soli testiomoni del mio leggero amore/ pazza, perchè sanno quello che sento/ nè che rimorso si cela nel mio intimo ?/ Lì molto lontano, dove il sole tramonta ogni giorno/ c’era un luogo tranquilo ed in quel posto dei vecchi/ L’incanto della vita era una ragazza che se ne andò/ senza
dirgli dove fosse e questa ragazza sono io/… Io che no non sono appartenuta all’ambiente in cui mi trovo/ devo dimenticare quello che sono stata e dimenticare quello che sono !

E allora, dove è finita la Margot de “El beso de muerte“? Qual è la sua vera soria ? Quella della donna fatale o quella della Estercita a cui gli uomini hanno fatto del male ?

Crediamo che non esista una sola interpretazione. Il testo melanconico di “Loca!” sembra riferirsi al fatto che nel periodo culminante della emigrazione da parte degli europei, Bs. As. era conosciuta internazionalmente come un porto tenebroso di donne scomparse e vergine europee sequestrate che venivano obbligate a vendere il loro corpo e a ballare il tango”.

Così in Germania nel 1899, si pubblicava: “Ci sono cento padri disperati in tutta Europa, che non sanno se le loro figlie siano vive o morte, dal momento che sono scomparse improvvisamente… Tanto meno possiamo dire dove sono state portate e che è stato di loro. Stanno a Bs. As. o a Río de Janeiro …”

No sarebbe forse questa la sorte che sarà toccata al personaggio di questo tango ? Però anche Pascual Contursi in questa stessa epoca compone il testo di “Flor de Fango” (1917) ed in una strofa poco conosciuta allude alla protagonista del tango: “Sei diventata cantante /hai passato momenti difficili/e a forza di disinganni/ sei rimasta denza cuore.

E qui occorre un altro un giro di vite. Le donne che cantavano tango erano attrici o cabarettiste, come Lola Menbrives che nel 1914 cessò di essere soprano per diventare una cantante. Le cabarettiste furono quelle che mantennero acceso il fuoco del tango canzone e quelle che lo imposero nei teatri.

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 Il tango deve esser molto riconoscente a giovani come la Menbrives, come Luisa Salas, coma la Tizoncito, la Goya, la Sevillita e tante altre figure dimenticate.

 

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3 commenti

  1. dctango dctango ha detto:

    Qui ci vorrebbe un commento dell’esperto Gino.
    P.S. perdonate la traduzione libera ma ho trovato molti termini di lunfardo non reperibili nei dizionari di italiano spagnolo ed in molte parti sono andato a naso, basandomi sul contesto. Comunque la versione attuale sarà prossimamente passata al vaglio dei miei amici argentini: per la precisione.

  2. gino ha detto:

    Non c’e’ niente da aggiungere se non una piccola riflessione, forse fuori tema, sul periodo storico. Si nomina Buenos Aires e Rio de Janeiro ma si potrebbero menzionare citta’ dell’America tutta. La gente emigrava in paesi ricchi in cerca di fortuna. Emigravano lavoratori, professionisti, intelettuali e malavitosi. La stessa cosa avviene oggi in Europa con gente che viene dall’est o dall’Africa o dal sud America. Allora c’era la tratta delle bianche, oggi quella delle negre o delle donne dell’est, oppure semplicemente c’e’ chi decide di fare guadagni facili prostituendosi. La cosa morbosa storicamente e’ stata quella di associare la prostituzione al tango che non hanno nulla in comune, ci passa veramente un oceano in mezzo.

  3. dctango dctango ha detto:

    Grazie del contributo, Gino.

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