Il giorno della memoria

PUBBLICATO IL 27 gennaio 2008

Pido castigo

Por estos muertos, nuestros muertos
pido castigo.
Para los que de sangre salpicaron la patria
pido castigo.
Para el verdugo que mandó esta muerte
pido castigo.
Para el traidor que ascendió sobre el crimen
pido castigo.
Para el que dio la orden de agonía
pido castigo.
Para los que defendieron este crimen
pido castigo.
No quiero que me den la mano
empapada con nuestra sangre
pido castigo.
No los quiero de embajadores
tampoco en su casa tranquilos.
Los quiero ver aquí juzgados
en esta plaza en este sitio.
Quiero castigo, quiero castigo.

(Pablo Neruda)

Paese che vai, epoca che vai, schifezza che trovi!
Per non dimenticare;
perchè non si ripeta.

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2 commenti

  1. lucy ha detto:

    semel in anno licet rinsavire…

  2. Dori ha detto:

    Vi segnalo:
    CANTAMI UN CANTO YIDDISH, di Gabriela Soltz.

    Sue queste parole:

    “La scelta di questo percorso musicale (klezmer, Yiddish, Tango) rappresenta la sintesi di un lungo viaggio, quello che fecero i miei nonni, fuggendo le persecuzioni, i pogrom, la miseria.
    Le diverse tappe musicali li seguono da vicino nelle loro partenze dalla Bessarabia, dalla Polonia, dalla Russia e dalla Crimea, durante la sosta che fece mia nonna in Turchia, fino all’arrivo a Buenos Aires, dove si incroceranno infine le loro vite e le loro storie. Ed è così che il mio nonno polacco sposa la mia nonna della Georgia e il mio nonno della Bessarabia la mia nonna russa.
    Nonostante le provenienze diverse tutti parlavano lo yiddish…
    I brani della tradizione yiddish presenti in questo CD descrivono di questa cultura i diversi sentimenti e le diverse vicissitudini che la animano. .
    Buenos Aires, ultima tappa di questo viaggio, rappresenta, nel bene e nel male, la lenta assimilazione che vivranno questi e altri immigrati. Gli ebrei, che costituivano la quarta componente etnica di Buenos Aires, non sono estranei alla nascita e all’affermazione del tango.
    Una definizione che trovo molto efficace lo descrive così: “Il tango è la musica di quelli che hanno perso la loro patria, di quelli che vengono da altre parti. Un miscuglio di habanere e condombe dei neri, con la fisarmonica di un figlio di italiani e il violino di un ebreo che ha imparato a suonare nella sinagoga di qualche impronunciabile villaggio della Polonia”.

    Gabriela Soltz

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