A Istanbul tra tango e Ramadan

PUBBLICATO IL 12 luglio 2014

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di Max Civili

Scende il sole sull’orizzonte occidentale del Bosforo, mentre si accende il richiamo del muezzin.  Le acque dello stretto che attraversa Istanbul si tingono di acciaio. La preghiera serale del Ramadan si prepara a spegnere il digiuno e l’astinenza. In città scende un clima di sospensione, l’eco del muezzin ipnotizza un po’ tutti. L’oscurità prelude a una rinascita, la festa sta per cominciare.

Il greco Costas ha appena indossato la sua camicia migliore, quando si affaccia alla finestra di una pensione di Besiktas per scrutare l’aria.  Tatyana, arrivata dagli Urali dopo un lungo viaggio, si affretta sulle scale del bed & breakfast per raggiungere la terrazza. Non ha fatto neanche in tempo a lasciare in camera la sacchetta nera con le scarpe da tango: i suoi occhi si perdono nello spazio infinito del cosmo, mentre l’altoparlante della Moschea Blu di Sultanamet emette suoni incomprensibili e magnetici.  Anche Alma dal Libano, Mikka dalla Finlandia e Loredana, giunta in Turchia da Cosenza, interrompono i preparativi per la noche milonguera ormai prossima e scendono in strada per respirare il misticismo del Ramadan.

Sono tutti a Istanbul per l’undicesima  edizione del Festival internazionale di Tango organizzata da Sule Arkis, che quest’anno si tiene proprio durante il mese sacro del digiuno per i musulmani. Il Tango e il Ramadan sono un connubio difficile solo in apparenza. A Istanbul sacro e profano si mescolano in continuazione, quasi a ricordare che non esiste l’uno senza l’altro, facce identiche ma di segno opposto della stessa medaglia. 

E mentre Costas, Tatyana, Alma, Mikka e Loredana si vestono, si truccano e scelgono le scarpe migliori, Sule ci racconta il festival seduta alla caffetteria dell’Università di Architettura (la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi). E’ qui che la passione del tango si è accesa notte e giorno, con milonghe dalle 22 fino alle sette di mattina, lezioni pomeridiane ed esibizioni ogni sera dal 2 al 6 luglio 2014, per l’11th International Istanbul Tango Festival (And Marathon)

Sule, accompagnata dalla frizzante Ebru – che ci aiuta con la traduzione dal turco – è  affabile e sorridente. Mentre risponde alle nostre domande, continua a gestire il management del Festival con una disinvoltura e semplicità disarmante. E’ una gatta, sorniona e inafferrabile.

«Ho iniziato a ballare da molto piccola, sia danza classica che balli latino-americani» racconta. «Mio padre mi ha sempre lasciato libera di scegliere la mia strada, con la sola condizione di finire gli studi universitari. Così mi sono laureata in scienze politiche e dopo un periodo di lavoro come manager, è arrivata l’occasione con il tango: un mio amico mi ha chiesto di aiutarlo a far crescere  il tango in Turchia. Gli ho detto subito di sì, era 18 anni fa».

Parlaci della relazione del tango con la Turchia…
«Penso che Istanbul al momento sia una delle capitali del tango in Europa, dopo Parigi, Roma e Berlino. I turchi e gli argentini hanno molte cose in comune. I due popoli hanno sofferto tanto a causa delle dittature. Penso che ai turchi piaccia il tango, perché tratta il dolore, che è un tema universale».  

Come convivono l’anima musulmana e quella laica nel tango di Istanbul ?
«Senza alcun tipo di problema. Conosco tanti musulmani che ballano da anni. I tempi cambiano e con loro le abitudini sociali». 

Fino ad utilizzare il tango come strumento di protesta pacifica… come è successo nel maggio del 2013, durante la cosiddetta primavera araba…?
«Sì, il tango è stato protagonista anche di proteste sociali che sono state riprese dai media internazionali. Decine di persone hanno ballato il tango in Piazza Taksim per opporsi alla costruzione di un centro commerciale in un’area verde. La protesta fu una scintilla che incendiò la ribellione in tutto il paese, di fronte a tante ingiustizie. Ci fu una forte repressione da parte delle forze dell’ordine con morti e feriti».

La Turchia è uno dei paesi europei con l’età media della popolazione più bassa. Sono tanti i giovani che si aprono al tango?
«Sono moltissimi i giovani che ballano nelle nostre milonghe. Spesso iniziano ballando soprattutto neo-tango e canzoni rock. Ma questa per loro è solo la porta d’ingresso. Perché poi, gradualmente, si sono avvicinati al tango della decade “de oro”, al tango più tradizionale».

Tra i tuoi ospiti fissi ci sono Chicho Frumboli e Juana Sepulveda. Che rapporto hai con loro?
«Ho conosciuto Chicho tanti anni fa e mi sono subito legata a lui, viene ogni anno. In questa edizione oltre a Chicho e Juana abbiamo scelto Joe Corbatta e Lucila Cionci, Ruben e Sabrina Veliz, Facundo Pinero e Vanessa Villalba, Rui Barroso e Ines Gomes»

Sei mai stata in Argentina?
«Io non sono mai stata a Buenos Aires, mi piacerebbe andare, certo, ma penso che il tango sia un luogo dell’anima che si ritrova ovunque».

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1 commento

  1. Ezio Fraschetti ha detto:

    Sono un appassionato di tango e sono appena tornato da Istanbul dove ovviamente sono stato a ballare.
    Mi ha sorpreso il livello e soprattutto l’età. Io ho 74 anni e mi sono sentito Matusalemme in mezzo a tutti quei giovani. Potrei avere qualche notizia sull’introduzione del tango in Turchia? Mi ha sorpreso sapere che addirittura a Kemal Ataturk piaceva il tango. Grazie
    ezio fraschetti – bologna

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