All’uomo il primo passo, ma la scelta è della donna

PUBBLICATO IL 7 ottobre 2014

di Franco Garnero

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Nel tango, come nella vita di tutti i giorni, gli uomini si illudono di essere padroni delle loro scelte ma, come ben sanno i più saggi, così non è. Alla fine, all’uomo tocca solo e sempre l’onere di fare il primo passo, di proporsi, ma la scelta definitiva la fa sempre lei, la donna, la ballerina. E così, per riprendere un pezzo di quest’estate in cui un buon numero di tangueri spiegava i criteri che li portano a scegliere le loro ballerine, questa volta capovolgiamo il punto di vista e vediamo di capire come i ballerini vengono scelti da quelle apparentemente innocue e mansuete fanciulle che sembrano sì sedute in paziente e umile attesa, ma in realtà scandagliano, non viste, ogni palmo di pista, osservando, valutando e decidendo a chi sorridere e chi far diventare, per l’occasione, trasparente, manco fossimo in un film di X-Men.

Teresa sceglie di andare giù di piatto. “Se non ho le idee molto chiare su come scelgo un ballerino – confessa – le ho chiarissime su chi non voglio tra i piedi”. E spiega che non sopporta “i ballerini che non curano il proprio abbigliamento e l’igiene personale, chi non è garbato nel proporsi quasi come se ti stesse facendo un favore a invitarti, chi non ti riaccompagna al tuo posto alla fine della tanda, chi ti sballotta come se tu fossi una bambola di stracci e, soprattutto, chi parla mentre balla”. “Molto meno importante – conclude – è come balla e se appartiene o meno al giro dei migliori, perché a un ballerino delicato e attento si perdonano tante cose”.

Laura sottolinea invece che il suo criterio principale è la capacità di un ballerino di interpretare la musica. “Lo scelgo – aggiunge – da come rispetta la ballerina e da come cerca una effettiva connessione e, non ultimo, l’altezza”. Se non conosce il ballerino, dice di accettare l’invito “in genere per empatia” ma, per lo stesso motivo, può “rifiutarlo oppure se ho notato durante la serata un differente livello rispetto al mio o, peggio, se ho visto bistrattare ballerine precedenti”.

Carla sostiene a sua volta che “tutti i ballerini potrebbero essere ideali se fossero “educati verso se stessi innanzi tutto, e quindi puliti, vestiti in modo adeguato al luogo e all’occasione, educati nei confronti della ballerina che intendono invitare o con la quale già stanno ballando, per farla breve che siano capaci di seguire le più rudimentali regole di galateo; e infine educati nei confronti degli altri ballerini sulla pista e non solo”. Secondo lei, “è piacevole ballare una tanda con un ballerino esperto, ma può esserlo altrettanto con un principiante che abbia le caratteristiche di cui sopra”. “Una volta – ricorda – ballavo indistintamente con tutti perché mi avevano insegnato che non si deve mai rifiutare, probabilmente perché si dava per scontato che tutti seguissero le regole della buona creanza, ma poiché ciò non avviene nella pratica, ho imparato a rifiutare, quando me ne si lascia la possibilità con la massima cortesia, altrimenti con un no deciso”.
Molto sintetica Gloria: “Faccio una mirada a un ballerino che ho visto ballare e con il quale penso di poter condividere musica e passi”.

Silvia ammette che, in verità, normalmente non sceglie. “La timidezza dell’adolescenza – spiega – non mi ha mai abbandonata del tutto, sicché sono tutt’altro che una campionessa di mirada”. Non nasconde però che accoglie “sempre con grande piacere gli inviti”, e sono ben poche e circoscritte le occasioni in cui le è capitato di scoraggiare qualcuno, “questo perché questo ballerino ha fama di essere poco rispettoso della ballerina”. “Posso dire che ciò che più mi emoziona in un ballerino – rivela – è la sua capacità di interpretare la musica e, negli anni, mi sono resa conto che questo fa davvero la differenza”. “Una camminata partecipata, una accelerazione o al contrario un rallentamento del ritmo in accordo con quello che si ascolta – afferma – trasmettono una sensazione intima e profonda, ed è lì che io trovo il mio personale senso del tango”.

Per Maria Teresa il suo ballerino“dovrebbe essere capace di muoversi per la pista in modo sicuro, rispettando le altre coppie e di ballare la musica; poco importa se esegue alla perfezione sequenze complesse di passi, ma requisito minimo indispensabile è che vada a tempo di musica”. Di solito accetta gli inviti di chi manifesta “eleganza, raffinatezza, simpatia e stile”. “Va da sé – prosegue – che un bel portamento dimostra eleganza e sicurezza ed è capace di suscitare l’interesse e la curiosità anche di ballerine un po’ distratte”. Inoltre non nasconde che “anche l’igiene non è da sottovalutare, ritengo che sia una parte integrante del tango, pertanto essere puliti, freschi e con un buon alito è fondamentale”. E propone le sue miradas “a chi è elegante e con stile anche all’esterno della pista di ballo; quando si dice che le donne, ma non solo, subiscono il fascino della divisa, in realtà non è la divisa in quanto tale, quanto piuttosto il portamento, cioè la schiena diritta, la camminata decisa, il passo fermo, lo sguardo fiero; da non sottovalutare, poi, un bel sorriso”. Dopo aver premesso che le capita molto raramente di rifiutare un invito, racconta che questo avviene con chi “si presenta o si pone male, con atteggiamenti poco gradevoli, come il tenere le mani in tasca, masticare un chewing gum e così via”. Anche lei non dice no al principiante ma no hai paura di respingere “il grossolano, il maleducato noncurante dei livelli di capacità delle singole ballerine o addirittura lo scriteriato”.

Per concludere questa piccola carrellata nel mondo di “Quello che vogliono le donne”, ascoltiamo Anna. “Se esco per andare in milonga – spiega – è perché ho voglia di ballare, per cui di rifiuti ne oppongo davvero pochi”. “Certo però – continua – ho le mie preferenze e queste vanno a chi mostra rispetto per le ballerine, attenzione alla musica, educazione, il che significa anche non provarci sempre e comunque e non toglierti il saluto e il tango se declini un invito a cena”. Al contrario, evidenzia, cerca di evitare anche solo per una tanda, “i pavoni, quelli che ballano da soli, che si esibiscono a vantaggio di telecamera e chi, purtroppo non sono pochi, si permette di sbuffare se qualcosa non va per il verso giusto, dimenticando quello che dicono tutti i maestri alla prima lezione e cioè che è sempre colpa del ballerino; o, peggio ancora, si sentono in diritto di insegnarti qualcosa”.

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

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4 commenti

  1. gloria Di Rienzo ha detto:

    Mi è piaciuto molto il tuo articolo,anche se spesso vedo in milonga ballerini che malgrado ogni tipo di mirada sembrano indifferenti e scelgono secondo il proprio giudizio,influenzati,aihmé, dall’età più che dalle capacità.Ormai sono rassegnata! Devo però anche dire, ad onor del merito,che ci sono uomini più evoluti che vengono per ballare e basta ed invitano tutte.
    Insomma sempre la solita solfa!
    ciao Franco, continua a scrivere a proposito di tango…..fa bene a tutti!
    un abbraccio
    glo

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Gloria e grazie per il tuo commento e per le belle parole. Vero, purtroppo, molto spesso una mirada non ottiene risposta, a volte per ignoranza, altre per motivi che poco hanno a che fare con le capacità della ballerina. Non condivido questi criteri ma sono in effetti abbastanza diffusi. Giorni fa un amico, nell’ambiente da una decina d’anni, mi diceva che il tango è crudele e razzista. Si è poi spiegato precisando che lui invita solo quelle giovani e carine. Scelta che non capisco, come gli ho detto, perché il bello del tango è condividere una tanda con una ballerina capace e che, soprattutto, ha voglia di ballare con te. Quando la trovi, che importanza possono avere età e avvenenza? In ogni caso, come dici anche tu, ballerini del genere esistono, saranno la minoranza, ma come si dice, meglio pochi ma buoni.
      Per concludere, tieni d’occhio il sito perché stiamo appunto lavorando a un pezzo su mirada e cabeceo.
      Franco

  2. Mario ha detto:

    Ma è proprio sicura l’amica Anna che la “colpa” di un fraintendimento nel ballo sia sempre del ballerino? Credere questo porta molte donne a frequentare una scuola di tango per pochi mesi, non rendendosi conto che alla riuscita del ballo i partner contribuiscono in maniera paritetica.

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Mario e grazie per il tuo commento. Non so se Anna avrà voglia di risponderti, intanto lo faccio io, così, mantenendo il dibattito tra ballerini, evitiamo che si scateni una guerra dei sessi :-).
      Personalmente concordo con Anna per una serie di motivi che ti vado a elencare.
      Siccome la responsabilità della marca è mia, va da sé che se questa non viene ben compresa la “colpa” è mia. Poniamo però anche il caso che la mia marca sia perfetta e inequivocabile, eppure la ballerina in questione non la comprende: ebbene la responsabilità dell’incomprensione rimane mia perché non ho saputo valutare correttamente, abbracciando questa ballerina e facendo con lei i primi passi elementari, il suo livello e le ho proposto cose al di fuori della sua portata.
      Tempo fa, poi, al Festival di Asti ho seguito una lezione tenuta da Arce e la Montes. Sebastian a un certo punto ci ha detto che “i ballerini di tango sono soprattutto dei gentiluomini e hanno il dovere di chiedere scusa sempre e comunque quando qualcosa va storto, perché se la colpa è della ballerina hanno il dovere di scusarsi per non metterla in imbarazzo e quando sono loro a sbagliare ci mancherebbe solo che non si scusino”.
      Un’ultima cosa: un altro maestro, mi dispiace non citarlo per nome ma non mi ricordo chi fosse, una volta spiegò che il bravo ballerino è quello che sa “ballare l’errore” e fa filare tutto liscio nel brano qualunque cosa succeda con la ballerina.
      Concordo infine che uno dei problemi del tango è che molte ballerine, non appena raggiungono il livello di ottenere una decina di inviti in una serata, smettono di studiare e quindi di crescere. Peccato, perché non riescono a godere nel modo più completo di questo passatempo che tanto ci appassiona.
      Spero di essere stato esauriente nell’illustrare la mia posizione.
      Franco

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