La milonga ideale

PUBBLICATO IL 11 ottobre 2014

di Franco Garnero
                   
Nelle settimane scorse abbiamo parlato della “Guerra delle milonghe”, dando vita a un dibattito, sviluppatosi anche sui social network, che ancora non si è spento. Dopo aver parlato con gli organizzatori, ci è sembrato giusto proseguire il discorso interrogando questa volta chi le milonghe le frequenta – ballerini e ballerine principianti e non – per cercare di capire quale possa essere l’identikit della milonga ideale. A loro abbiamo chiesto cosa cercano in una milonga, quali sono le ragioni che li portano ad andare in un posto piuttosto che in un altro, quali sono i dettagli più importanti e quali le caratteristiche negative che infastidiscono di più e che spingono a evitare di volta in volta un determinato posto.

la milonga ideale (600 x 450) 

Laura dice che cerca “un certo livello di concentrazione, che viene dalla qualità dei partecipanti, dalla selezione musicale, tipologia e sequenza, e dalla location”. Siccome le può capitare di andare a ballare anche da sola, cerca milonghe “dove in genere ci sia facilità di cambio coppia, ovvero non ci siano troppi circoli chiusi tra ballerini e un’atmosfera calda e accogliente”. E confida che la infastidiscono “le milonghe da esibizione, vissute più per mostrare performance personali che vivere l’istante musicale con immediatezza” mentre gradisce “le location dove ci siano numerosi posti a sedere accanto alla pista”.

 

Un amico che per l’occasione ha deciso di chiamarsi Tal vez si dice invece convinto che “non esiste la milonga ideale, perché il tango è mutevole e pari lo sono le sensazioni che ti fa provare, sicché quello che ti piace oggi, o ti aggradava un tempo addietro, improvvisamente, senza un perché, ti può apparire diverso. E ti senti strano, se ci stai a pensare su, oppure lasci che il cambiamento di sensazione ti scivoli via, senza tanti perché, come mai, e allora vedrai la milonga della prossima notte, quella sì potrebbe essere … è tutto un susseguirsi, tanda dopo tanda”. “La percezione della milonga da parte del ballerino di tango – continua – è uno dei tanti segni del tempo che passa, l’esperienza nel tango è anche la capacità di riconoscere dove, come, e con chi si sta bene o meno, quanto di più soggettivo ci sia, in perfetta antitesi all’ideale, che per contro presuppone l’oggettivo, se non misurabile, almeno catalogabile, classificabile, distinguibile. E allora, in quell’ideale che non esiste ci sta dentro di tutto”. “Ma, volendo cogliere l’opportunità del gioco dietro la domanda che non può avere risposta unanime – conclude – ecco che se provo a pensare a una sala auditorium, quindi con una buona acustica, che presenti un palchetto in legno, con alla consolle un tdj di Parigi, di Roma, di Bruxelles che proponga solo clasico, con una-due coppie di maestri invitati e che si esibiranno verso le 2, e vedo le due-tre ballerine con cui, ballando, smetto di morire … se, se, se… esco, vado a ballare, e vorrei non pensare che viene domani”.

 Milonga 03

Anche per Carla “la milonga ideale ancora non esiste in quanto è la somma di vari elementi che se presenti contemporaneamente la renderebbero tale”. Ed entrando nel dettaglio passa a parlare di una “struttura di 300 metri quadri con illuminazione adeguata, parcheggio comodo e sicuro per le donne che raggiungono da sole la milonga, palchetto, tavolini non in doppia fila in modo da assicurare una visione globale dei presenti per mirada e cabeceo e spazio sufficiente per spostarsi a bordo pista senza intralciare i ballerini”. Importanti sono anche “un tdj illuminato che propone brani in grado di soddisfare i gusti più tradizionali, ma anche quelli un po’ più innovativi; un tdj che non segue una scaletta predeterminata a tavolino, ma sappia dosare le sue scelte musicali in base al gradimento dei presenti, vedendo quali sono le tipologie di tanghi che riempiono o svuotano la pista, e infine l’energia positiva, variabile legata ai frequentatori e quindi non definibile a priori”. “Oggi a Torino – lamenta – nessuna milonga offre queste caratteristiche, pertanto io personalmente continuo a cambiare location nella speranza di incappare nella serata giusta”.

 

Riccardo sostiene che evita “le milonghe popolate da fenomeni che credono di essere sul palcoscenico, impegnati a fare salti e contorsioni che loro considerano tango ad alto livello senza rispetto per le altre coppie, mentre cerco quelle dove è consolidato un buon livello generale. Non meno importanti sono anche altri fattori: il tdj, le dimensioni e la tipologia della pista, la disponibilità di posti a sedere e la possibilità di prenotarli, l’illuminazione discreta. In ultimo, ma che per me diventa sempre più importante, gli schiamazzi a bordo pista. Mi disturbano parecchio, tanto da farmi allontanare anche dai miei amici nei momenti in cui esagerano con l’esuberanza vocale. Luci soffuse, posti a sedere con tavolini tutto intorno alla pista, chi non balla tace o bisbiglia con il vicino, un tdj che propone tande omogenee e non troppo lunghe, una grande pista in marmo o legno ben trattato, coppie educate che ballano rispettando gli altri … chiedo troppo?”.

 Milonga 01

Silvia afferma che “dopo una recente incursione nelle milonghe berlinesi quelle di casa, che pur mi sono care, sembrano un po’ anonime. La scelta delle milonghe ammetto che sia un po’ condizionata dall’abitudine, alcune ti entrano nel cuore fin dai primi passi, la frequentazione di altre è più legata all’occasionalità. Mi lascio anche guidare dagli amici, se un gruppo di persone con cui abitualmente ballo va in un posto, mi fa piacere unirmi. La condivisione delle esperienze è per me una molla in più in tutte le attività. La mia milonga ideale? Palchetto, candele e più in generale una illuminazione calda, uno spazio sufficientemente ampio fra i tavoli che permetta di vedere ed essere visti, di accedere comodamente alla pista e di non ammassarsi sul fondo”.

 

Mino assicura che, per lui, “la determinazione della scelta di una milonga verte su alcuni fattori puramente soggettivi, che esulano soprattutto dalle mode settimanali o di gruppo, anche scolastico, dall’esibizione di questo o quel maestro, anche se bravi, dall’evento della serata con incluso stage. La scelta, passatemi il termine, è di pancia, quindi irrazionale e quindi, quasi sempre giusta”. “Nella milonga – prosegue – ricerco l’atmosfera, la sensualità, il gusto, l’eleganza, soprattutto nei modi, e la musica. L’elemento fondamentale che cerco di non incontrare mai in una milonga è il farneticare alacremente, il solo e mero apparire, presenziare a qualsiasi costo, di uomo o donna che sia, da assomigliare a un lavoro, quasi da ape lavoratrice, senza dare importanza alla location, ai frequentatori, alla ronda, alla quale non si dà molta importanza, purtroppo”. Per Mino la milonga ideale “deve essere così piena di energia da esserne investito quando ancora ho i piedi sull’uscio, ogni movimento, atteggiamento, ascolto deve poter nascere senza parole, ma con la sola e un’unica atmosfera che chi è dentro crea, perché è amante del tango per quello che è, e per le sensazioni che ti dà, non perché oggi è una moda ballare tango, o essere bravo a fare la figura/sequenza che si è imparata a scuola”.

Maria Teresa vorrebbe invece una milonga “ordinata e nel contempo con un’atmosfera rilassata e familiare, con ballerini e ballerine educati, una specie di circolo ricreativo/dopolavoro, dove si può pasteggiare, bere, conversare – sottovoce – intorno a un tavolo e ovviamente ballare”.

 Milonga 05

Max di solito in una milonga cerca quello che ha trovato dieci anni fa, quando ha iniziato a ballare. “Un ambiente fine – ricorda – dove esisteva un codice da imparare e rispettare e dove, saperlo fare, poteva essere, ed era, addirittura, motivo di orgoglio. I modi educati, la cavalleria degli uomini, vestiti in modo elegante, il fascino delle donne, avvolte in quegli abiti d’altri tempi, la poesia evocata dai brani e quell’atmosfera romantica, così affascinante, capace di far fare un tuffo in tempi lontani; l’educazione e il rispetto”. “Per contro – aggiunge – sono invece più che mai vive le ragioni che mi spingono a non andare in un locale e che ormai, sempre più, si riscontrano ovunque, innumerevoli coppie guidate da un cavaliere che va contromano, o che taglia di traverso la ronda, o che sballotta a destra e a manca la propria dama, al fine di stupirla con le proprie virtù, la quale, spesso, ha la faccia di chi è vittima di un frullatore. O di acrobati, trapezisti, funamboli, intenti a fare tutta una serie di strane figure che non si riesce a capire bene sul tempo di quale musica siano eseguite e che cosa c’entrino con il brano che sta andando”. Il suo disappunto è rivolto anche verso “dame che mettono le gambe dappertutto, tranne che dove dovrebbero essere, spesso, senza che questo sia stato determinato da un comando. Senza parlare, poi, delle innumerevoli coppie che ballano e che, con la coda dell’occhio, si sincerano che, a bordo pista o all’interno della pista stessa, siano ben osservati, nelle loro movenze o per la loro scintillante scocca, da chi li circonda. O di chi, mentre fa quanto sopra e, nel fare ciò, essere andato addosso a qualcuno, tagliato la strada, impedito di continuare il cammino di una coppia, non si degna neanche di chiedere scusa, non tanto perché in difetto, ma a puro titolo di cortesia ed educazione”.

 

Mario, dopo aver premesso che si reca in milonga per puro divertimento, afferma che “la cosa più importante è sicuramente il livello di ballo delle fanciulle, che si contende il primo posto a pari merito con quello della scelta musicale. E qui arrivano molte volte le note dolenti. Molti tdj torinesi organizzano milonghe fotocopia, proponendo una scaletta con brani di autori vari ma scelti con l’unica logica della marcettibilità. Evidentemente pensano che i ballerini torinesi non siano in grado di cimentarsi su tanghi dalle melodie più elaborate e ciò che è bello per loro, lo sia per tutti. Altre caratteristiche che considero sono: la tipologia della sala, la facilità di parcheggio, il costo di ingresso, la necessità o meno di una tessera, le condizioni climatiche della sala, e per ultimo ma non ultimo come importanza, l’ordine che regna in pista. Per analogia le caratteristiche che mi fanno allontanare da una milonga sono scelte musicali troppo ritmate e simili tra loro, caos in pista, luoghi non idonei per organizzare una milonga. È per questa ragione che mi reco in una nuova milonga solamente dopo che altri amici ci sono stati e mi hanno descritto il luogo e l’atmosfera. Con il proliferare incontrollato delle milonghe in Torino, purtroppo sempre più spesso capita di prendere dei bidoni”.

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

ARTICOLI CORRELATI #

7 commenti

  1. Maurizio ha detto:

    Io è mia moglie abbiamo ballato tango argentino sempre a livello agonistico arrivando nel 1999 ai livello mondiale in quel di annency ( Francia )
    Condivido pienamente chi si lamentta di certe milonghe dove alcune coppie pensano di trovarsi su di un palcoscenico dove potersi esibire con frizzi e lazzi !
    I veri ballerini da gara sanno comportarsi in ogni situazione ,se io è la mia signora dovessimo ballare un programma da gara in una milonga dove vi sono coppie che ballano per il semplice gusto di ballare daremmo fastidio e oltre ad essere pericolosi per chi ci circonda risulteremo maleducati e spacconi .
    In sala tutti pagano un biglietto e tutti anno diritto di ballare , noi siamo ballerini oltre che di Ta , anche di danze standard e vi assicuro che gli stessi problemi li troviamo anche nelle sale dove si balla tutta la fascia delle danze .
    Sinceramente io è mia moglie quando troviamo gente maleducata che ci urta non perché siano campioni ma semplicemente perché sono co…..i adottiamo un sistema infallibile , dalla posizione rilassata delle braccia passiamo alle braccia in posizione (quindi rigide ) e vi assicuro che se vi urtano si fanno del male …ciao e buon ballo !

  2. Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

    Ciao Maurizio. Grazie per il commento. Quindi è così dappertutto. Non so se la vostra soluzione per scoraggiare gli indisciplinati sia la migliore, tuttavia chi è stato qualche tempo a Buenos Aires racconta che anche lì chi non segue i vari codici della milonga viene ostracizzato e per quella sera difficilmente riuscirà a ballare.
    Franco

  3. el matador ha detto:

    La milonga ideale è una situazione strettamente personale. Prima cosa la pista dotata di buon pavimento ed ampia, secondo il musicalizador che proponga musica adatta alla serata, e che sappia “leggere la pista”, senza andare su tande troppo moderne o peggio elettroniche, terzo e non ultimo coloro che frequentano la milonga che dovrebbero essere conosciuti e ballerini rispettosi dell’altrui ballare e che facciano la ronda senza impicciare troppo. Ma la cosa più importante è che chi organizza la milonga sia un indipendente, non legato a nessuna scuola, onde evitare che nella stessa si propongano musicalizador che suonino solo un tipo di tango senza leggere la pista, o , peggio ancora, che non sappiano proporre tande omogenee , che non deve necessariamente significare pezzi dello stesso autore od orchestra, ma pezzi suonati nello stesso periodo che si assomiglino fra loro. Insomma tre sono le cose che fanno una bella milonga: la musica, i ballerini ed il posto

    • el matador ha detto:

      educazione, ronda, invito solo con mirada e cabeceo sono regole che se mancano non si può neanche parlare di milonga…… quindi dovrebbe esserci , come a buenos aires qualcuno addetto a riprendere chi con il suo ballo ostacola o disturba gli altri ballerini e che, se la persona continua imperterrito, dopo il primo richiamo, “preghi” la stessa di allontanarsi

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Grazie per questo commento. Sono d’accordo su tutto quello che dici. Sono molte le qualità che fanno di un luogo di ritrovo una buona milonga ed è per questo che è così difficile riuscire a lanciare un nuovo locale. Purtroppo, poi, sono troppe le milonghe legate a una scuola, che “respingono” gli estranei perché propongono uno stile, un approccio diverso, dimenticando che proprio la mescolanza delle differenze è uno degli aspetti più affascinanti del tango. Fondamentale, poi, il rispetto del codigo della milonga, quasi ovunque assente. Anche per questo stiamo preparando un pezzo per affrontare il tema della mirada e del cabeceo.

  4. giovanni ha detto:

    Io vado in milonga da qualche anno e sinceramente ci sono molte cose che non gradisco ed in alcune difatti non metto più piede. Non gradisco le milonghe con i gruppi chiusi, dove spesso le donne ciarlano in crocchio (vorrei capire come sia possibile fare una mirada!) dove spesso si riceve un NO. Capisco che la ronda sia poco rispettata, ma spesso chi non la rispetta non è un principiante ma qualcuno che si considera “Esperto”. Mi piacerebbe poi capire come si fa a fare una mirada a 20 metri di distanza quando spesso ci si confonde a 2!! E’ evidente che i “maestri” non spiegano agli allievi come ci si deve comportare, anche se ovviamente anche un povero principiante avrebbe diritto di poter ballare senza essere buttato fuori dalla milonga!!

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Giovanni. Grazie per il tuo intervento. Capisco il tuo disappunto, ci sono tante cose che non vanno, come andiamo raccontando da qualche tempo a questa parte su questo sito. Hai ragione, le milonghe con i gruppi chiusi sono una bella seccatura, come la gente che sembra venuta lì per parlare più che per ballare. Per il resto, purtroppo quello della mirada e cabeceo è un bel problema di cui ci occuperemo presto con una serie di articoli nella speranza di contribuire a renderli più comuni e diffusi. Vero, su questo fronte i maestri sono un po’ latitanti. Certo, anche i principianti hanno diritto di ballare, ci mancherebbe. E se invitano le principianti i rifiuti diminuiscono drasticamente. Ricordo che per i primi quattro mesi abbiamo ballato solo tra compagni di corso poi, piano piano, si prova a invitare qualcuno che non si conosce e così, un poco alla volta, si comincia. Fatti coraggio e in bocca al lupo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*