Il punto T

PUBBLICATO IL 31 agosto 2007

E’ con profonda emozione che annuncio che ha accettato di farmi ripubblicare sul blog suoi articoli il Professor Pedro Pugliese, ordinario di Antropologia di danze di coppia dell’Università degli Studi di Buenos Aires.

Dicevo ripubblicare perchè questo articolo è datato 2005: FAItango infatti esiste da tanti anni, ed in questo periodo di tempo ha prodotto un sacco di materiale che è stato inserito nel settore “chiacchiere al caffè” del sito principale.

Ho chiesto al Prof. Pugliese di farmi ripubblicare alcuni suoi interventi perchè significativi, e secondo me ulteriormente da valorizzare. E lui mi ha risposto di si.

Ecco il suo articolo sul punto T.
 
«Il Punto T? Un’invenzione senza prove»
di Pedro Pugliese

Tangologi, milongologi, valsologi, oltre che milioni di tanguere, lo cercano da oltre mezzo secolo. Da quando – siamo nel 1950 – Ernesto Tanghenberg sostenne in un articolo apparso sull’ «International Journal of Tangasmology» di avere rilevato,nel tessuto sottocutaneo del petto delle frequentatrici delle milonghe, la presenza di un fascio di fibre nervose che, quando stimolate ballando nello stile apilado, sembravano aumentare il piacere nella danza, fino a condurle all’estasi e al totale cedimento emotivo.

Una ricerca diventata quasi ossessiva dopo che, venti anni fa, uscì un libro dedicato a questa presunta e inesplorata nuova parte dell’anatomia femminile («The T-Spot and Other Discoveries About Human Tangasm») che, proprio in onore di Mr. Tanghenberg, venne ribattezzata il «Punto T».

Ma secondo un articolo pubblicato nell’ultimo numero dell’ «American Journal of Tangology & Milongology» quel punto non esiste, anzi è una specie di «Ufo tangologico». «E’ incredibile come l’esame di 12 tanguere, delle quali solo cinque avrebbero individuato il T-Spot, abbia creato la base per provare l’esistenza di questa struttura anatomica», osserva Gardelio Carlitos, professore della Tango University nello Stato di New York. «E se si passa agli studi anatomici, sembra improbabile che una parte di tessuto sia rimasta introvabile per tutti questi anni».

Di qui, dunque, la sua conclusione: «Finchè non verrà condotta una completa e attenta indagine istologica, il T-spot e’ destinato a restare una sorta di ufo tangologico: molto ricercato, molto discusso, ma mai verificato con strumenti oggettivi».

Sia Tanghenberg sia gli autori del libro che ha finito per rendere popolare il «Punto T» non hanno saputo presentare alcuna evidenza clinica della sua esistenza, solo aneddoti riferiti da alcune ballerine e reazioni comportamentali. Ma questo non ha impedito un’intensa e spesso frustrante ricerca dell’elusivo punto, con manuali e riviste femminili che indicano i segreti per individuarlo, nonche’ alla diffusa ed amorevole esortazione dei cavalieri alle dame di turno: “apilate más”, dimostrando cosi’ la proverbiale e disinteressata “caballerosidad” dei “milongueros”.

Carlitos, dopo aver studiato per anni tutta la letteratura sul caso, ha scoperto che l’unica prova scientifica, se così la si può chiamare, della sua esistenza è il racconto di alcune tanguere.

Troppo poco. Se poi si passa dalla aneddotica alla anatomia e alla biochimica c’è ancora meno. «Studi dell’interno della parete toracica non hanno prodotto alcuna traccia di questa struttura», -continua Carlitos-. Ci fosse stata, sarebbe stata trovata.

L’evidenza scientifica usata per provare l’esistenza del ‘’Punto T’’ – conclude – è così inadeguata da essere ridicola».

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4 commenti

  1. dctango dctango ha detto:

    E noi che non balliamo apilado ? Avremo mai un “tangasmo” ? Sigh

  2. Giomoto ha detto:

    davanti c’è il punto T
    dietro il punto M = maldischiena

    🙂 e poi 😐

  3. Chiara Chiara ha detto:

    Io il punto T ce l’ho dentro alle orecchie.
    Gia la musica da sola riesce a sconvolgermi senza dover essere tastata durante un tango!
    Con simpatia
    Chiara

  4. dctango dctango ha detto:

    No il punto M non sta per maldischiena ma per….”M’accendotutta”

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