I Tanghi che mi piacciono: Rosa de Otoño (II Parte)

PUBBLICATO IL 24 settembre 2007

La moglie di Josè Rial, Gregoria Buzeta, fu la musa ispiratrice della sua invenzione indimenticabile: “Rosa de otoño”. Era costituita da nove strofe e quando fu composta dal suo amico Barbieri, risultava essere più estesa, allora decise di eliminare le prime tre che, per curiosità, sono le seguenti:

Tú eres la vida yo soy la muerte
tú eres contento yo soy dolor,
tú representas benigna suerte
yo simbolizo un marchito amor.

Tú eres la rosa que cristalina
guarda el rocío sobre el altar,
yo soy el fruto de un triste pino
que sólo pena puede guardar.

Mi pobre rostro ya palidece,
mis labios quieren enmudecer
y mi guitarra se desvanece
mientras mis ojos te quieren ver.

Continuano i versi già conosciuti di questo bel vals. «Furono versi da innamorato», quasi si scusò quando lo fece conoscere. Era l’anno 1923, il tema lo incide Gardel per la prima volta e, è a partire da allora, che comincia la sua carriera da autore.

La versione incisa da Carlos Gardèl (1928) la potete ascoltare Qui (ne esistono altre 2 versioni: una del 1923 con 3 chitarre – Ricardo, Barbieri y Aguilar – ed una del 1930 con l’orchestra di Francisco Canaro). Oppure la versione cantata da Nelly Omàr accompagnata dall’orchestra di Francisco Canaro Qui. O ancora la orchestra di Carlos DI Sarli con Alberto Podestà Qui.

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