Poco… ma buono!

PUBBLICATO IL 12 gennaio 2008

Naturalmente non mi sto riferendo al vino… ma il paragone con il tango di qualità regge in molti sensi…

Ci siamo fermati a chiacchierare con i nostri maestri… dopo la lezione… e si chiacchierava del più e del meno… alla fine siamo rimasti in quattro… ed il discorso si è focalizzato su di una caratteristica molto strana di questo ballo che non finirà mai di stupirci…

Più impari e meno ti diverti…

Strano e bizzarro ma, in fondo in fondo… potrebbe essere vero! Ci hanno raccontato molti episodi della loro esperienza tanguera nei quali, talvolta, ti siamo rispecchiati perfettamente…

All’inizio e’ tutto bello e divertente… chiunque e’ un ballerino / ballerina eccezionale… che bello… che bravo… etc… etc…

Passa il tempo (neppure troppo… ma questo dipende… si sa, da molti fattori) ed inizi ad accorgerti che le cose stanno cambiando… e le tande meravigliose sono sempre meno… capita che ti ritrovi a ballare con quella che ERA il tuo mito… una ballerina fantastica… e… manca qualcosa… non è piu’ come prima… ma cosa e’ successo?

Eppure è sempre la stessa… non mi sembra cambiata… allora sono cambiato io?!? Forse!

La tesi sostenuta dalla mia maestra è semplice… più si va avanti con l’esperienza tanguera più si percepiscono le piccole cose che fanno del tango quell’esperienza meravigliosa che talvolta (ahimè sempre più raramente) si incontra.

C’e’ da dire che parliamo di stile chiuso… apilado… ed il “margine di errore” è ridotto all’osso… ma il piacere e le emozioni sono decisamente diverse da ogni altro tipo di tango…

Finchè si fanno le cose un po’ “così come vengono…” va tutto bene… un ocho cortado viene comunque… ma un conto e’ manovrare la ballerina come un “camionista” (non me ne vogliano gli addetti ai lavori…) ed un conto è comunicare tutti i “parametri” del passo in tempo reale… senza usare le braccia… ma soltanto il corpo… con movimenti piccoli ma precisi… e scoprire che alcune ballerine (poche… pochissime…) fanno esattamente quello che io avevo in mente di fare…

Scoprire che per imparare bene un passo “semplice” ci vuole molto tempo e basta un minimo particolare per stravolgerlo e’ frustrante… ma allo stesso tempo meraviglioso…

Difficile marcare… difficile seguire… tutto difficile… forse troppo! (Ma chi ce lo fa fare ?!?! )

Lo so… sto parlando di uno stile in particolare… ma è quello che preferisco… (ci mancherebbe… mi diverto a ballare aperto… ma è un ballo completamente diverso) e forse chi preferisce passi ampi e figure complesse non puo’ capire…

Qualcuno riesce a comprendere la nostra perplessità ?! Io sono cambiato… ci mancherebbe… questi ultimi mesi mi hanno rivoltato (in meglio) ed hanno gettato finalmente basi solide al mio (futuro) percorso tanguero… ma perchè ho sempre più difficoltà a trovare ballerine che mi soddisfino ed Elena trova prevalentemente ballerini che le spiegano “a voce” il passo che avrebbero voluto fare… (perchè non sono riusciti a comunicarlo diversamente) oppure che la trascinano nel passo con le braccia?

Eppure capita di trovare l’eccezione… magari tra quelle ballerine che vedi una volta e poi… mai piu’… e viceversa… a me è capitato con un paio di ballerine francesi di recente… e con una che non invitavo da un po’ di tempo… mi sono trovato benissimo… e lei sta passtando un po’ troppe tande con un simpatico tedesco… ed un simpatico francese… 😉 …mi sa che devo tenerla d’occhio… 😉

A parte gli scherzi… trovare qualcuno con il quale ci sia feeling e’ sempre piu’ difficile. Intendiamoci… si balla con tutti e tutte… apparentemente senza problemi… ma ci manca qualcosa…

Ma allora… tutti ci dicono che siamo migliorati sensibilmente… molti ci chiedono quale scuola frequentiamo e si ripromettono di seguirci… alcuni lo hanno già fatto… siamo davvero migliorati così tanto rispetto ai nostri vecchi amici? Non e’ possibile… Balliamo in modo così diverso? Mi sembra strano…

Stiamo “soltanto” imparando a marcare… e recepire con precisione il passo. Questo comporta il fatto che se l’uomo NON e’ preciso… la donna fa una cosa diversa da quella che LUI pensava di fare. Elena quindi tende (anche su mia insistente richiesta) a non “perdonarmi” piu’ nulla per consentirmi di migliorare e correggere i miei errori… ed io tendo a “pretendere” da me stesso (nel senso buono) che il passo venga (con buona approsimazione… per non dire “esattamente”) come lo avevo immaginato…

Migliorare significa allora trovare sempre MENO persone che ci possano donare una tanda molto piacevole?

Non voglio crederci!

Lei deve adattarsi e fare il passo perchè pensa che il “lui” di turno voglia fare quello anche se in realtà sta marcando un’altra cosa? Mi rifiuto di crederci… allora meglio non ballare…

Per me è piu’ facile… la ballerina non sa cosa volevo fare e per lei “qualsiasi cosa” va bene… ma per me quel passo “un po’ più corto” oppure “un pò più lungo” di quello che avevo intenzione di fare crea qualche problema… sarò io che non ho segnalato bene? Sarà lei che non ha interpretato bene? A volte la risposta è facile… a volte no…

Ps: Non ditemi che sono “ansioso” siamo qui per chiacchierare… ma qualcosa sta cambiando… e se non è proprio evidente come ho volutamente enfatizzato in questo post… è comunque sensibile…

Comincio solo ora a capire i discorsi di alcune ballerine che dicevano (e sicuramente continuano a dire..) ” … a volte non balli molto… ci sono le serate nelle quali fai molta “panchina” ma non importa… capitano quelle serate nelle quale pensi che saresti potuta stare a casa… ma basta una tanda per dire… ne valeva la pena! “

Capita anche a voi?

ARTICOLI CORRELATI #

41 commenti

  1. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    mi ci riconosco, anche se sono all’inizio,e quindi ancora nella fase in cui è più facile fare esperienze “eccezionali”.

    Anche mercoledì in milonga c’era una che non capiva l’incrocio, e alla fine glielo ho marcato con le braccia, ma chissà se era lei o io… alla prossima
    occasione ci farò + caso…

    Quando la partner non se la cava bene, niente di meglio che “coprire gli sbagli”, se sei in milonga!!! (a scuola è diverso, ma in milonga non ci vado per fare “scuola”) Con un po’ di tolleranza, ti diverti tu e si diverte lei, con la perfezione non si diverte nessuno!!!

    Io non temo di cadere nella trappola del perfezionismo, perché ho gli “anticorpi” anti-perfezionismo. (ringrazio mia madre che non ha mai preteso da me niente più di quello che spontaneamente davo).

    Ho trovato in proposito su internet una ricetta anti perfezionismo che si adatta bene anche a noi tangueri:

    1. Riconoscere i propri difetti e i propri limiti e assumere un atteggiamento complessivamente più ironico nei propri confronti

    2. Cogliere i segni di insoddisfazione e di infelicità che, spesso, si accompagnano al perfezionismo, mai completamente realizzato

    3. Individuare le parti di se stessi trascurate, non vissute appieno, in particolare quelle relative alla sfera emotiva, e cercare di dare loro maggiore spazio

    4. Cogliere eventuali segni di disagio e di sofferenza che i propri comportamenti perfezionistici possono indurre nelle persone circostanti

    5. Ammettere le proprie angosce, le proprie sofferenze, la propria fallibilità, nonché l’impossibilità di prevedere e di controllare ogni cosa

    6. Liberarsi dalla logica di pensiero basata sul ‘tutto o niente’, credere nella reversibilità delle decisioni e nella possibilità di raggiungere obiettivi realistici a piccoli passi

    7. Evitare di perdersi in dettagli inutili, ma cercare di porsi degli obiettivi precisi, non eccessivamente ambiziosi da rispettare, seguendo un accurato piano di lavoro

    8. Non comportarsi da educatori nei confronti degli altri, quando non esplicitamente richiesto, ma soprattutto ammettere che è possibile imparare anche dagli altri

    9. Riscoprire se stessi e i propri interessi, metterli al centro delle proprie decisioni, sostituendoli alle aspettative e ai giudizi altrui

    10. Cercare di vivere nel presente, senza rimuginare eccessivamente sul passato, né speculare mentalmente su possibili catastrofi future, ma affrontarle quando, eventualmente, si presentano concretamente

    Mi pare pertinente, non trovate???

  2. Alessandro Alessandro ha detto:

    Ci mancherebbe caro Ema… non voglio confondere la scuola con la milonga…

    Il fatto e’ che “coprire gli errori” va bene… fino ad un certo punto.

    Carini i punti anti perfezionisti… cercare di fare le cose bene e’ un mio … difetto … o pregio… vabbe’ diciamo che e’ una caratteristica… ma cerco sempre di non oltrepassare i limiti .

    Il fatto che io voglia imparare bene non vuol dire che voglia fare le cose in modo “perfetto” ma semplicemente “bene”.

    Va da se’ che, come ripeto, le tande con le principianti (ed i principianti) meritano giustamente un discorso a parte… (daltronde tutto e’ relativo… e noi siamo “bravi” per chi ha appena iniziato ma “principianti” per chi balla da molti anni.

    Non volevo fare un discorso di “perfezione” ma semplicemente un discorso di “cambiamento” e magari conoscere l’opinione in proposito di chi balla da molto piu’ tempo… nelle diverse versioni Uomo e Donna…

  3. lucy ha detto:

    dunque…se la similitudine vale, chi balla molte volte la settimana e non si ferma mai in milonga è un “alcolizzato” del tango?

  4. Alessandro Alessandro ha detto:

    x lucy…

    Beh… avevi qualche dubbio in proposito? E “alcolizzato” mi sembra un termine ancora molto diplomatico… di solito io parlo di “dipendenza” o meglio tango-dipendenza sulla quale ho basato il test di “ammissione” al blog che ho aperto un annetto fa…

    avevo trovato quella lista in giro sulla rete… e precisamente qui e me ne sono innamorato… 😉 dopo pochi mesi di tango mi rivedevo in moltissimi punti…

    cos’altro potevo fare?

    daltronde ci sono dipendenze ben peggiori…

  5. Chiara Chiara ha detto:

    Poco ma buono?
    Per quello che intendi, se ho capito bene, servono anni e anni di pista! Solo dopo aver ballato tanto ma tanto, aver provato con tante mujeres differenti, dopo aver provato e sbagliato, capito e riprovato…allora possiedi quella “perfezione” di cui parli.
    E nel frattempo? Ogni incontro è un regalo.

    Forse è troppo poco tempo che ballo, ma sono ancora nella fase che mi piace tutto: mi appaga vedere un’intesa, o anche solo il divertimento; quando riesco a regalare una emozione; quando mi chiedono un passo mai fatto e ci riesco; quando gioco con uno sperimentatore; quando trovo l’abbraccio perfetto; quando ballo il tango perfetto!

    Son più dell’idea di Ale. Divertiamoci da subito, senza anelare alla perfezione, in un deserto per pochi. Poi col tempo, la NOSTRA perfezione arriverà, puntuale come un orologio!
    🙂

    Che cambiamo poi è innegabile: noi, gli altri; ma soprattutto noi! Ogni istante siamo diversi da quelli che eravamo un nano-secondo fa! Figuriamoci un pò! 🙂

  6. lucy ha detto:

    la mia era una battuta…e comunque preferisco la mia perdurante “sobrietà”, cioè un certo distacco.
    per quanto mi riguarda non anelo alla perfezione, nè alla mistica del tango, nè al “fuori di testa”: “poco ma buono” mi va bene, basta che non sia “poco di buono”. :-))

  7. Alessandro Alessandro ha detto:

    Chiara Dice:
    Gennaio 13, 2008 a 11:23 am e

    Poco ma buono?
    Per quello che intendi, se ho capito bene, servono anni e anni di pista! Solo dopo aver ballato tanto ma tanto, aver provato con tante mujeres differenti, dopo aver provato e sbagliato, capito e riprovato…allora possiedi quella “perfezione” di cui parli.”

    Hmmmm.. lungi da me parlare di perfezione che nessuno puo’ raggiungere anche perchè non penso esista un “tango perfetto” ma sicuramente esistono molti livelli di tecnica e molti stili…

    Quello che volevo sottolineare, forse non mi sono spiegato bene nel post, è che stranamente stiamo vivendo (ed in contemporanea… questo e’ strano in effetti) un cambiamento nei nostri “gusti tangueri” e questo… proprio per il fatto che avviene contemporaneamente puo’ essere legato al cambio di scuola… al cambio di postura e/o stile e/o principi fondamentali…

    Capisco quello che dici cara Chiara… 😉 SICURAMENTE e’ troppo poco tempo che balli (fine… finissima… 😉

    Hai ragione è troppo poco tempo che ballo (io) e pure Elena… ma proprio per questo… il fatto che incontriamo queste reazioni ci stupisce…

    Elena soprattutto che incontra persone che non riescono a ballare la milonga con lei e le dicono che “almeno i passi base dovrebbe conoscerli” si chiede se questi “geni” che incontra sulla sua strada avranno ragione… e va un po’ in crisi…

    Poi balla con altri e scopre che se il cavaliere sa marcare i passi bene lei riesce a seguire… e allora comincia a storcere il naso nei confronti di questi “saputelli” che pretendono di insegnarle (in milonga) mentre forse sarebbe il caso che continuassero ad imparare ancora un po’….

    Ecco da dove nasce il discorso… “poco ma buono”

    mi appaga vedere un’intesa, o anche solo il divertimento; quando riesco a regalare una emozione; quando mi chiedono un passo mai fatto e ci riesco; quando gioco con uno sperimentatore; quando trovo l’abbraccio perfetto; quando ballo il tango perfetto!

    Che bello… non sai quanto mi piace questa frase… e’ questo lo spirito giusto nel tango… magari tutti fossero cosi’…

    x Lucy

    Un certo distacco dal tango? E come fai? Il tango… o lo ami o lo odi… non ci sono vie di mezzo… e se lo ami e’ con te… tutti i giorni… quando fai un voleo dalla fotocopiatrice… o uno ocho cortado quando apri una porta… o eviti un impatto con qualche collega con una “finta” ed un’apertura… 😉

  8. Chiara Chiara ha detto:

    Ciao Ale
    ho capito meglio cosa volevi dire (forse)!
    Che i vostri gusti stiano cambiando, è normale! Siete vivi! E solo i morti non cambiano mai 🙂
    I gusti si raffinano, aumentano le competenze, cambia lo scopo, si affinano i mezzi, cresce la consapevolezza,… come potreste restare gli stessi di sempre?

    Quando guardavo un film in costume e c’era una scena da ballo (sai le feste danzanti coi vestiti lunghi e il principe che balla e lei pare fluttuare fra le sue braccia…) sognavo di poter ballare un giorno come loro. Mi sembravano degli dei.
    Ora guardo questi film e noto l’inquadratura che prende solo i busti; capisco che potrei fare come loro e anche meglio; che non vedevo il ballo, lo immaginavo, lo idealizzavo. Ma la cosa non mi stupisce. Adoro quella Chiara e anche la Chiara di oggi! (Mi voglio troppo bene per darmi della scema! 😉 )

    Tornando al tango, vista la vastità della materia, è normale tornare sui propri passi. Spesso le lezioni per principianti, quelle in cui getti le basi, le apprezzano di più gli intermedi che magari frequentano il corso per dare una mano.

    Dici:
    Elena soprattutto che incontra persone che non riescono a ballare la milonga con lei e le dicono che “almeno i passi base dovrebbe conoscerli” si chiede se questi “geni” che incontra sulla sua strada avranno ragione… e va un po’ in crisi…

    Cara Elena che ci siamo passate tutte (almeno credo)… per lo meno è successo anche a me. E’ un passaggio quasi obbligatorio…
    Non mi trincero mai dietro a un comodo “è sempre colpa dell’uomo: o te lo ha marcato male o non te lo doveva far fare perchè doveva capire che non eri in grado…”
    Se non riesco a seguire mi chiedo di volta in volta dov’è l’inghippo e se capisco di essere io, non mi fustigo…imparo l’arte…e la metto da parte!
    🙂

  9. lucy ha detto:

    tu giochi tutta la vita, ale? io gioco quando è ora di giocare, disgraziatamente. per il resto ne ho che basta ed avanza. sul fatto di avere reazioni compulsive, beh, questo è normale. il tango è sempre con me senza essere con me o me direttamente. è una cosa che faccio, che vivo, ma che riesco anche a togliermi di dosso. questo è “un” atteggiamento possibile. non mi sento sminuita perchè non riempita dal tango ed esaurita nel tango.

  10. deborah deborah ha detto:

    Condivido il “poco ma buono”. E mi immedesimo nel vostro stato d’animo Alessandro.
    Capita anche a me di avvertire a volte una certa insoddisfazione e di anelare a quella tanda che ti basta per tutta la serata.
    All’inizio basta poco per godersi un tango, pur di ballare va bene tutto, poi studiando e crescendo continuamente si allargano i propri orizzonti e si spostano i propri limiti, si cerca sempre qualcosa in più, sia negli altri che in sè stessi e sempre più raramente ci si sente veramente appagati. Ma è una vecchia storia, più sai e più aumenta l’esigenza di sapere. In questo il tango è proprio uguale alla vita: eterno e inguaribile senso di insoddisfazione.

  11. marina2312 marina2312 ha detto:

    Non dimentichiameci che quando stiamo ballando abbiamo di fronte una persona e non “solo” un ballerino/a

    Capisco le “ansie” di Alessandro ma non le condivido: quando ballo in milonga non mi preoccupo del “livello” del ballerino che mi invita, neanche della “qualità” del suo ballo: mi interessa l’incontro con la persona che per 3 minuti si mette in gioco insieme a me su una pista da ballo. Se non sa marcare bene, se non riesce ad essere stabile, se non tiene pefettamente il compas, cerco di andargli incontro, di stargli comunque dietro di trovare un punto di dialogo tra i nostri corpi. Magari mi rendo conto che la marca è imprecisa, o eccessiva, ma cerco comunque di ballare con lui. In questo modo riesco a godere di qulsiasi tango e di qualsiasi ballerino e quasi sempre mi rendo conto che la cosa è reciproca.

    Questo modo di ballare è una “scoperta” recente. Solo da pochi mesi mi sono liberata dell'”ansia da prestazione”: ho smesso di sentirmi giudicata nel momento stesso in cui ho smesso di giudicare la pesona che balla con me. Ho riscoperto il pacere di sorprendermi: la capacità di sorprendersi e di lasciarsi sorprendere è una facoltà che deve essere allenata, che dipende solo da noi e non dalle cose che ci accadono…
    Non c’è ballerino/a per quanto principiante che non sia in grado di riservarti una qualche piccola sorpresa, bisogna saperla cogliere. Ho scoperto che c’è molto più piacere a ballare con un ballerino inesperto, ma che senti che ce la sta mettendo tutta per fare un tango meraviglioso con te, che con un ballerino strepitoso, che si preoccupa più di come allunga il collo del piede che della ballerina che ha davanti…

    Certo, per quello che concerne l’aspetto tecnino, sono una perfezionista assoluta: ma la tecnica la curo in palestra, non in milonga, sarà poi il mio corpo a portarsela dietro quando ne avrà bisogno…

    Buon tango a tutti.
    Marina

  12. emanuela ha detto:

    Il tango è un gico, e va preso come tale, si comincia cn lo sguardo, si continua con il gioco di passi e non importa che siano perfetti, la vita in se non è così tecnica…invece osservando vedo tanto volersi far vedere mettersi in mostra, tante maschere e poco, pochissimo sentimento. A volte ballerini che ti dicono :” ma no, dovevi andar di la…devi usare quel piede ” Ma la tecnica, la prima tecnica, il primo passo di tango come sarà nato? Qualcuno lo ha sentito e pi lo ha messo in pratica, poi ha inventato, di sana pianta, e la creatività? Dove è finita? Abbracci aperti che non sono abbracci, può star bene per un po’ magari può essere un guardarsi e die ti sfido, oi però umo, prendimi fra le tue braccia e fammi sentire sicra, protetta e desiderata perchè io in quel momento ci sono, ti dono me stessa, la mia emozione e il mio amore er il tango.

  13. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    Mi fa piacere vedere che MARINA ed EMANUELA la pensano proprio come me…

  14. motogio ha detto:

    Marina, Emanuela e Chiara
    3 rarità, non solo del mondo tanghero, ma del mondo femminile.

    E’ risaputo che se il maschio vuole una fetta di torta, ciò significa che vuole una fetta di torta. Se la femmina ha lo stesso desiderio, significa che deve soffrire perché sei un disgraziato a farmi mangiare, così questa estate addio costume, a meno che il barista non sia simpatico e belloccio, ma magari è uno pieno di sè, però da domani comincio la dieta, ma non ho lo spazzolino per lavarmi i denti…
    Quindi dietro i comportamenti e i pensieri femminili c’è un universo ineslplorato e inesplorabile.
    Ciò premesso esprimo la mia definizione di tango: attenzione del ballerino verso la ballerina e attenzione della ballerina verso il ballerino.
    Questo prescinde dalla tecnica e può sempre e solo aumentare, nonostante artriti e pannoloni.
    Per cui: Tanto e buonissimo.

  15. Alessandro Alessandro ha detto:

    <deborah dice : si cerca sempre qualcosa in più, sia negli altri che in sè stessi e sempre più raramente ci si sente veramente appagati. Ma è una vecchia storia, più sai e più aumenta l’esigenza di sapere. In questo il tango è proprio uguale alla vita: eterno e inguaribile senso di insoddisfazione.

    Sottoscrivo il pensiero cara deborah… e’ quello che intendevo io… anche se la visione della cosa appare un po’ pessimistica… 😉

    marina2312 Dice:
    Gennaio 14, 2008 a 12:56 pm e

    Non dimentichiameci che quando stiamo ballando abbiamo di fronte una persona e non “solo” un ballerino/a

    Capisco le “ansie” di Alessandro ma non le condivido: quando ballo in milonga non mi preoccupo del “livello” del ballerino che mi invita, neanche della “qualità” del suo ballo: mi interessa l’incontro con la persona che per 3 minuti si mette in gioco insieme a me su una pista da ballo.”

    Mi fermo qui con il quote anche se tutto il tuo intervento e’ molto interessante.
    Ci tengo a sottolineare che non vado a cercare la perfezione (quello cerco di farlo a scuola, e a casa… stressando quell’angelo che mi sopporta anche fuori dal tango… 8)
    In milonga no… cerco esattamente quello che dici tu…

    … di trovare un punto di dialogo tra i nostri corpi.
    Il fatto e’ che talvolta il dialogo e’ difficile da trovare… che talvolta mi viene mal di schiena e non ho cambiato postura… (o almeno non volontariamente)
    Dall’altra parte… il punto di dialogo talvolta si trova “verbalmente” e questo non va bene…
    Questo volevo dire… se il ballerino non cerca di segnalarti il passo… (come riesce… come puo’ fare… con tutto l’impegno…) ma lo fa come sa (o non sa) fare… e poi ti “sgrida” perche’ tu non hai capito… quello non e’ tango… e se io fossi al posto della ballerina lo pianterei in mezzo alla pista…
    E se io invito una ballerina che si attacca a me come un cappotto ad un attaccapanni… quello non e’ tango… ma un trasporto eccezionale…
    Questo era il senso…
    penso che se ti invita uno che ti pesta i piedi… ti porta a sbattere… ti frulla come un minipimer… (e non nel senso che potrebbe essere “buono” per alcuni…) non so quanto riesci a trovare un punto d’incontro….
    UNA COSA e’ essere principianti e non saper ballare… un’altra e’ essere principianti da 10 anni… oppure principianti che si credono di essere masterclass…

    …godere di qulsiasi tango e di qualsiasi ballerino e quasi sempre mi rendo conto che la cosa è reciproca.
    Beata tu che riesci a godere di qualsiasi tango… ma sono certo che dici quello che pensi quindi… posso solo sperare di riuscire a diventare come te… (lo vorrei proprio… e’ una cosa bellissima…. probabilmente e’ troppo presto.)

    emanuela Dice:
    Gennaio 14, 2008 a 1:38 pm e

    Il tango è un gico, e va preso come tale, si comincia cn lo sguardo, si continua con il gioco di passi e non importa che siano perfetti, la vita in se non è così tecnica…invece osservando vedo tanto volersi far vedere mettersi in mostra, tante maschere e poco, pochissimo sentimento. A volte ballerini che ti dicono :” ma no, dovevi andar di la…devi usare quel piede ” Ma la tecnica, la prima tecnica, il primo passo di tango come sarà nato? Qualcuno lo ha sentito e pi lo ha messo in pratica, poi ha inventato, di sana pianta, e la creatività? Dove è finita? Abbracci aperti che non sono abbracci, può star bene per un po’ magari può essere un guardarsi e die ti sfido, oi però umo, prendimi fra le tue braccia e fammi sentire sicra, protetta e desiderata perchè io in quel momento ci sono, ti dono me stessa, la mia emozione e il mio amore er il tango.

    Non e’ mia abitudine quotare completamente un commento ma in questo caso non potevo farne a meno… sono tutti aspetti che condivido completamente cara Emanuela… e giustamente poco importa la tecnica se c’e’ rispetto… impegno… sentimento… se balli come scrivi (e non parlo di tecnica) ti invito ad occhi chiusi…

    Ci si puo’ trovare bene in modo assolutamente indipendente dal livello, dalla bravura e dalla tecnica… io ad esempio non invito ballerine molto brave ma… che definirei “fredde”, mentre spesso invito un’amica simpatica a prescindere dal suo livello

    x Motogio…
    Rarità ? Speriamo di no… per quanto riguarda il discorso di capire le donne… penso che se non c’e’ mai riuscito nessuno… mai nessuno ci riuscirà… 😉 “universo inesplorabile” mi sembra una definizione che calza a pennello…

  16. Franco ha detto:

    Ho letto il lungo post di Alessandro, ed anche gli altri naturalmente, e dico :”..Tanto Tango..”

    .. vivo il tango con passione ed emozione e mi ci sono buttato a capofitto.. accompagna spesso anche la mia giornata, nella musica, nei movimenti.. nelle nuove piacevoli amicizie nate a scuola e in milonga.

    A scuola ci insegnano un codice con cui comunicare con la nostra dama.. sta a noi affinarlo per farci capire.. Lo stile è nostro, personale, ma il codice è (dovrebbe essere) universale. Il tempo e la pratica faranno poi la differenza.

    Lavorare sull’improvvisazione.. uscire dalle sequenze standard, spezzarle mischiarle .. e nonostante tutto vedere che la nostra dama (specie se sconosciuta) ci segue.. IMPAGABILE !!

    Non dimenticare mai però di ballare con il cuore, interpretare la musica, con pause, cambi di ritmo.. ma quanto è bello questo ballo..!! Ed è bello anche perchè è difficile, sempre diverso (volendo).. e noi che lo balliamo ci dobbiamo sentire privilegiati, perchè non abbiamo mollato alla prima difficoltà come i più che hanno iniziato assieme a noi.. ci avete mai pensato..?

  17. Alessandro Alessandro ha detto:

    X Franco…

    quando dici… “Lavorare sull’improvvisazione.. uscire dalle sequenze standard, spezzarle mischiarle .. e nonostante tutto vedere che la nostra dama (specie se sconosciuta) ci segue.. IMPAGABILE !! penso che è veramente un piacere quando questo accade… e soprattutto quando tutto sembra naturale… quando sembra che con quella persona balli da una vita… ed invece e’ soltanto un minuto… questo e’ il “buono” che va bene anche se e’ “poco”

    quando dici… e noi che lo balliamo ci dobbiamo sentire privilegiati, perchè non abbiamo mollato alla prima difficoltà come i più che hanno iniziato assieme a noi.. ci avete mai pensato..? nel post “mortalità tanguera” che ha iniziato Niky su Tangodipendenti si discuteva proprio di questo… Siamo in pochi a superare il primo anno… e sempre meno andando avanti… curioso il fatto che nei corsi principianti siano sempre piu’ spesso in maggior numero gli uomini… tendenza che pero’ non si mantiene salendo di livello… c’e’ poco da fare… non e’ affatto facile!

    ma soprattutto quando dici…. Non dimenticare mai però di ballare con il cuore… mi ricordi che talvolta nei discorsi mi lascio trasportare… mentre per fortuna… nel ballo è proprio questo il mio modo di pormi… e cercherò di non dimenticarlo mai!

  18. deborah deborah ha detto:

    Grazie per i vostri consigli e spunti di riflessione.
    Condivido le osservazioni… ballare con il cuore, liberarsi dall’ansia da prestazione, lasciarsi andare, affidarsi e donarsi al partner, giocare, non cercare la perfezione… pensavo di applicarle già ma forse non abbastanza da potermi godere ogni ballo.
    Volevo solo dire che quell’INTESA (non perfezione) che genera emozione e trasporto capita raramente e per questo a volte preferirei ballare meno ma ballare meglio, cioè sacrificherei la quantità alla qualità, in questo senso “poco ma buono” 🙂

  19. Alessandro Alessandro ha detto:

    Cara deborah… quando dici…. “Volevo solo dire che quell’INTESA (non perfezione) che genera emozione e trasporto capita raramente e per questo a volte preferirei ballare meno ma ballare meglio, cioè sacrificherei la quantità alla qualità, in questo senso “poco ma buono” :-)”

    capisco che finalmente sono riuscito a spiegare quale era il senso del mio post…

    8)

    il senso di “poco ma buono” che intendevo io e’ proprio questo… e volevo metterlo a confronto con chi per esempio balla sempre (uomini che non stanno fermi una tanda…) e donne che vorrebbero ballare sempre…

    Io resto dell’idea… Poco ma buono…. o se volete una via di mezzo… possiamo fare una quantità maggiore e discreto… 😉 sul Tanto e come viene viene invece ho qualche dubbio che tutti gradiscano!

    Ma il mondo e’ bello perchè e’ vario… e per loro saro’ io quello strano! 😉

  20. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    ALESSANDRO,

    cosa fai se la ballerina che preferisci è impegnata? in nome del “poco ma buono” stai seduto ad aspettare che si liberi?

    io, pensando alla “legge dei grandi numeri”, intanto invito una sconosciuta, hai visto mai che magari è anche meglio di quella che è già impegnata?

    Mi sembrerebbe una scelta compatibile anche con chi si prefigge obbiettivi (+ o meno) di perfezionamento: più balli, e più bravo diventi, no?

  21. motogio ha detto:

    consiglio da 2 lire:
    se avete energia nelle gambe, forza nei piedi, allegria nella mente, sentimento tanguero:

    allora abballate, abballate, abballate

    e poche pugn

    poco ma buono,
    poco ma cattivo,
    tanto ma cattivo,
    tanto ma buono,
    non rientra nelle mie categorie.

    Per carità, l’interrogativo è legittimo, ma intanto che ci pensate, fatevi un’altra tanda 🙂

  22. Alessandro Alessandro ha detto:

    Domanda diretta non mi tiro indietro:

    8)) Caro Ema… naturalmente ne scelgo un’altra se la prediletta è impegnata… capita spesso che me la soffino sotto il naso anche xche tendo a non invitare mai sul primo pezzo della tanda! (una volta mi sembrava assurdo leggere che si preferisse una ballerina su quel determinato pezzo… ed ora inizio a distinguere le ballerine “da tango” e da “milonga” 😉 sono piacevolmente sorpreso… )

    Se mi “rubano” la ballerina pazienza… ne invito un’altra… e per fortuna quest’ultima non sa che avrei preferito “la prima” 😉 e non mi sembra il caso di dirglielo… non sarebbe carino… 😉

    Colgo l’occasione per dire che in caso di rifiuto tornerei indietro… terribili quelli che partono e fanno il giro e vanno avanti a chiedere… balli ? balli? balli? finche’ una non dice di si!!!

    Torno indietro… aspetto e scelgo un’altra persona da invitare e riparto ex novo… dopo un po’.

    Quindi per tornare alle risposte… Si… ne inviterei sicuramente un’altra!

    La sconosciuta e’ un dilemma… perchè finchè non l’hai vista ballare non sai che cosa ti puoi aspettare… Preferisco prima dare un’occhiata… non si puo’ capire tutto ma almeno se potrebbe piacere oppure no… (non lo fa nessuno? Che cosa orribile ho detto? Per favore non fate gli ipocriti eh!!!)

    Il discorso degli obiettivi di diventare piu’ bravo sono condivisibili. In effetti chi è molto bravo riesce a ballare con tutte… questo non significa pero’ che tutte le tande siano piacevoli… In alcuni casi una tanda di “riposo”… ti assicuro… sono assolutamente necessari.

    Mi rendo conto che do’ l’impressione di quello che “se la tira” e che vuole ballare solo con quelle brave… Temo davvero di non essermi spiegato bene!!!

    Sono tutt’altro… ma come ripeto… non sono neppure quello che entra in milonga e non si siede un attimo… ma credo di essere assolutamente normale… diciamo che non ballo con tutte ma con quasi tutte quelle che conosco (ed aumentano sempre) e se riesco… qualche sconosciuta… concedendomi qualche pausa…

  23. Alessandro Alessandro ha detto:

    x motogio… 8))

    A volte mancano le energie proprio perche’ in una tanda cerco sempre di impegnarmi e metterci tutto me stesso…

    Forse e’ anche per questo che talvolta mi prendo qualche pausa e mi permetto di scegliere le persone con le quali preferisco ballare…

    Conosco chi balla come un terminator senza concedersi alcuna pausa… e’ sempre “online” ma non so quanta passione e quanto impegno possa mettere in ogni tanda. Non si puo’ dare sempre il massimo…

    Tuttavia rispetto anche questo modo di comportarsi… sicuramente gradito (molto) alle tanguere che in questo modo ballano di piu’…

    … e sulla quantità sono a posto!

    😉

  24. Alberto ha detto:

    Belli questi post
    Che dire…. la foto d’inzio m’inspira… che qui in Friuli, dove sto io, è difficile scegliere un vino in particolare che son tutti buoni….
    Poco ma buono è una ricetta che non sbaglia mai, d’accordo …. solo che prima devi assaggiare … e assaggia qui assaggia là… alla fine della serata hai ballato quasi di continuo, certo poi i gusti son gusti e qualcosa ti piaciuto innegabilmente di più, la magia è apparsa in una due occasioni, è magari con chi non ti aspettavi, che non era successo la volta prima… e come trattenersi per un assaggio allora la prossima volta? Difficile.
    Poco ma buono ? D’ accordo !
    Tanto ma buono ? D’ accordo !
    Tanto ma così così ? D’ accordo !
    Poco ma cosi così ? D’ accordo !
    Così così ma Tango ? D’ accordo !
    Inviti un ocho e lei inizia un giro? E facciamoci sto giro!! : -)

    PS
    …..e che secondo me
    poco ma buona già ce lo abbiamo.

    Sei in pista e offri il tuo abbraccio a una donna che ti offre il suo e nel minimo spazio di un tango fra voi due può esserci una “comunicazione emotiva” magari molto più intensa che in tutta la giornata trascorsa con le persone con le quali hai molta più confidenza, conosco gente che in mezz’ora di macchia non scambiano una parola, non hanno litigato e che non sanno cosa dirsi o non sanno come.

    Mi sono chiesto perche mi piace il Tango …perche è così bello ?
    Mi sono risposto
    Comunicare emotivamente è una necessità, quella di sentirsi amati sentirsi apprezzati, il tango è nato in un posto in cui c’era molta sofferenza, povertà, discriminazioni tra culture diverse, sogni distrutti, sforzi di una vita e sacrifici enormi resi vani in un attimo.
    L’ abbraccio è una forma di comunicazione d’amore universale.
    Ci si abbraccia per fare l’ amore, per piangere per ridere per confortarsi per sostenersi, si nega l’ abbraccio per ferire, è un espressione di amore rotondo.
    Come può non essere meraviglioso un ballo che pone al suo centro l’abbraccio e con esso “l’ attenzione per la ballerina l’ attenzione per il ballerino “.
    A volte mentre mi preparo a casa , mentre scelgo i vestiti, mi lavo metto il profumo preparo le scarpe penso che in quel momento come me anche altre persone lo stanno facendo, altre donne con cui ballerò quella sera, forse mai viste prima e che come me si preparano, sistemano i capelli, scelgono la biancheria i vestiti le scarpe e pensano al/ ai ballerini che incontreranno, e si fanno belle per fare in modo che in quell’ abbraccio ci sia il loro meglio e così io.
    E in quell’ abbraccio non ci saranno i mille problemi quotidiani, non ci saranno battute ironiche o critiche personali o sbuffi di noia o sensi di colpa……. e non ci saranno pretese.
    Saremo li per abbracciarci e ballare e cercare d’ intendersi, se accade ….MAGIA !… se invece non ci troviamo pazienza, balleremo con altri e in un’altra occasione ci riproveremo forse andrà meglio o forse no ..
    Ad ogni modo in quel abbraccio daremo il meglio di noi, se non è questo poco ma buono …..
    Saluti AL

  25. Alessandro Alessandro ha detto:

    8) Splendido contributo Al… sono davvero senza parole…

  26. motogio ha detto:

    AL: OOOOOOOKKKKKKKEEEEEEEEYYYY!

  27. Chiara Chiara ha detto:

    Anche io sono rimasta senza parole …
    però mi sono già tornate! 😆
    Grazie Alberto!

  28. lucy ha detto:

    e quando l’abbraccio non è abbraccio perchè ti fa ballare “nuevo”, che fai, ti senti in colpa, perchè non c’era poesia per niente, anzi vista da fuori era una gran ginnastica, ma ti sei divertita un sacco, lo rifaresti, è stata una sfida all’ultimo gancio, all’ultima colgada…non c’era affetto, non c’era incontro, solo due corpi che si fronteggiavano e due sguardi che, incrociandosi, ridevano…

    e quando l’abbraccio è perfetto, rotondo, soffice, accogliente, ma passi una tanda a camminare (qualche volta lui traballa), potresti addormentarti e non succederebbe niente di così difficile e incomprensibile, ma non passa niente di niente… visto da fuori sembra tutto così fine e sentito e veramente tango…

    e quando ci balli da una vita, ma vi vedete poco, il suo abbraccio largo (salon?), i suoi mille passi perfetti, tu che vai con lui come in bicicletta, come a cavallo, un tutt’uno con il mezzo, ti sorride, talora ti attira a sè talora ti allontana, visto da fuori è un tango sui generis, ma tu andresti a casa scontenta se non ci ballassi e forse anche lui…che cos’è?

    e quando l’abbraccio è timido, impercettibile, ma chiuso, il ritmo perfetto, i passi variati con grazia, poi la confidenza aumenta, lui azzarda e tu rispondi, allora ti stringe di più, si fa più baldanzoso, ha capito che hai capito, ti lasci andare, si fa più esigente…ah! allora c’è chi lo chiamerebbe il tango perfetto, l’abbraccio perfetto, io non lo chiamo niente, perfetto non esiste: solo un bel ricordo che raramente si ripeterà con la stessa persona.

    e quando…

  29. Chiara Chiara ha detto:

    … e quando è Tango … te ne accorgi!
    🙂

    Grazie Lucy

  30. Alessandro Alessandro ha detto:

    x lucy…

    E quando lei…

    Ma teeeeeeeee ?
    Quando balli con meeeeee? A cosa pensi?

    … Che le tande dovrebbero essere formate da un tango solo!!!

    8)

    Perdonatemi ma ieri ho visto Zelig e questo mi fa sempre sbellica’ dalle risate… 😉 ho cercato di inventarne una sul tango… 😉

    Scherzi a parte… cara LucY bell’intervento…

    Descrive benissimo i vari tipi di esperienza che si puo’ avere… per fortuna… mai la stessa… sempre diversa e SPESSO piacevole… 😉

  31. Franco ha detto:

    bellissimi interventi.. concordo con tutti, ma non avete l’impressione che in fondo pensiamo tutti la stessa cosa..?

  32. Alberto ha detto:

    Grazie a voi.

    Hi Lucy

    E quando abbracciandoti stretta
    sentivo il tuo cuore che batteva col mio
    il mio petto respirare col tuo
    i passi scivolavano fluidi fino all’ultimo giro
    dove la musica è finita, ed eravamo ancora sospesi….
    avrei potuto baciarti, ma mi sono svegliato.

  33. Chiara Chiara ha detto:

    Wow!!!
    Un altro poeta nel blog!
    Piatto ricco mi ci ficco!
    Ma da dove sei uscito figlio mio? 😛

  34. Alberto ha detto:

    Uscito?
    Che domande, da un camino naturalmente!
    Ma che poeta… ogni tanto mi vengono ste robe qua…. poi mi passa.
    Smak !
    Al

  35. Dori ha detto:

    Speriamo non ti passi..”troppo”!Ci vogliono i poeti…
    Ciao

  36. Alessandro Alessandro ha detto:

    … basta che non si esprima “a parole” anche in milonga! ^____^

  37. aurorabeli ha detto:

    E perchè no.. mi sembra che il chamujo sia lecito…. 🙂

  38. marina2312 marina2312 ha detto:

    Ok, vada per il chamujo, ma, Aurora, pensaci, che effetto ti farebbe un ballerino sconosciuto che, tra una tanda e l’altra, invece che le solite domande (come ti chiami, da dove vieni, quanto tempo è che balli…) si mettesse a declamare versi sul tuo corazòn… A me sul momento un po’ mi farebbe impressione, non so, se ne incontra di gente strana in milonga…

    Besos
    Marina

  39. Alberto ha detto:

    Potrebbe essere una tecnica ……
    le fai girare la testa con il tango la stordisci di chiacchere e voilà ti casaca tra le braccia come…..

  40. aurorabeli ha detto:

    Che ne dite di ascoltare un pò di canzone italiana d’autore?
    🙂
    http://faitango.wordpress.com/2007/08/24/tango-romagnolo/

  41. Alberto Alberto ha detto:

    Che combinazione!
    La sto imparando in questi giorni …. domani abbiamo una cena con serata karaoke!
    Ovviamente io porto il tango….
    Al

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*