A Cena con "Punto y Branca"

PUBBLICATO IL 28 febbraio 2008

Siamo andati fino a Milano, in via Parenzo 7, alla Comuna Baires, per intervistarlo e con lui abbiamo trascorso una piacevole serata; prima a cena, scambiando due chiacchiere, poi in milonga: lui dietro la consolle, noi in pista a ballare le sue bellissime tandas.  Stiamo parlando di Jorge Vacca, in arte “Punto y Branca” !

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.….SE LLAMA TANGO Y NADA MAS…..

Dici “Il fumetto è nazional popolare”; dicono “il tango è un ballo popolare”. Quanto c’è del fumetto in un tango e quanto del tango in un fumetto? 
Credo che ogni forma di cultura popolare si contamini l’una con l’altra. Il linguaggio in cui si esprimono sono diverse, ma tutte riflettono quello che circola nell’aria; Iil messaggio diventa popolare quando è semplice ed efficace. Nel caso specifico del fumetto e del tango si può dire che sono cresciuti insieme. Tutte e due sono nati alla fine del secolo IXX, hanno fatto due strade paralelle incrociandosi ogni tanto, ritrovandosi, contaminandosi, per poi continuare ognuno per la sua strada con tanto rispetto uno dell’altro. Un tango ti racconta una storia in tre minuti, e un buon fumetto ti racconta una storia in tre pagine… Pensa che l’Argentina è conosciuta per il tango, i suoi fumettisti e la quantità di psicoanalisti: fa pensare, vero?

 Il nome che hai scelto come dj, Punto y Branca mi incuriosisce: Branca mi fa pensare a un omaggio al fumettista Daniel Branca; ma Punto? C’è di mezzo il lunfardo? 😉
Ha ha ha. Vedi qui c’è un ottimo esempio di contaminazione POP!! La storia un pò lunga…Inizialmente Punto y Branca eravammo in due (Giovanni Peritore ed io) allora poiché uno era assiduo bevitore di Punt eMes e l’altro di Fernet Branca e a quel tempo era appena uscito il primo disco della Fernandez Fierro (Conservado en origen) in cui uno dei brani ha il titolo Punto y Branca, ci è caduto cosi, dal cielo. Anche perchè per noi due la Fierro in quel momento ci ha illuminato, come John belushi in blues brothers. Inoltre ci siamo riconosciuti molto nella intensità del brano: “es un tangazo!”. Ma il brano che è di Julian Peralta ex direttore della orchestra allo stesso tempo è un omaggio a Pugliese, che all’epoca aveva fatto il tango Punto y Banca ( un gioco di carte). Essendo anche il fernet la musa della Fierro, pensa che l’orchestra prima si chiamava Fernandez Branca, con loro ci siamo subito trovati. Hai visto che non era semplice…..; ) Tempo dopo la Fierro in visita a milano viene a trovarci a “La Cueva”, così abbiamo chiesto “ufficialmente” a Julian il permesso per l’uso del nome al che ci ha risposto “che era un’onore”. Ti raccomando di ascoltare il brano è stupendo, ogni volta che posso lo metto in milonga.

La scelta di pubblicare autori come Miguel Angel Martin, quanto è dettata dal tuo desiderio di percuotere i cervelli, sempre più addormentati? Pensi che la cultura del tango possa aiutare altrettanto, seppur per altre vie?
La scelta di pubblicare Martin è stata dettata più che altro dalla sua bravura, sia come disegnatore che come narratore. Un altissimo senso estetico, e anche etico, che non è poco. Però, come dice lui stesso, in uno dei suoi fumetti “L’intelligenza fa sempre paura”. Penso che ogni tipo di cultura possa scuotere i cervelli addormentati, se uno vive nel suo bastione di pregiudizi, è ovvio che sempre avrà paura di quello che non conosce. Il tango, come ogni cosa nella vita, può servire per aprirti ad altri, a altri mondi, ma anche può servire per chiudersi e chiudersi sempre di più fino a credersi l’unico portatore sano della tradizione da salvaguardare. Alle volte in milonga vedo tanta mancanza di rispetto, e anche se non è il mio compito, dal microfono gli tengo che ricordare ” che il tango è la musica dell’incontro e non dello scontro”.

Ho visto che pubblichi l’argentino Oesterheld. Cosa pensi degli altri fumettisti argentini, magari famosi nel mondo tipo Quino, Alcatena, Mordillo, Altuna, Gimenez, Trigo, Breccia, … solo per nominarne alcuni e magari ancora in vita…. Quale stimi maggiormente? Chi ti piacerebbe pubblicare?
Ha ha ha, tutti quelli che ha nominato sono amici di vecchia data. Ero collaboratore della mitica rivista Fierro agli inizi degli 80. Con il vecchio Breccia avevo un rapporto molto speciale, per me è stato quasi un padre. Quello che el viejo sapeva di tango era impressionante, ne ho conosciuti pochi cosi. Ma era uno che lo viveva, tutti i suoi fumetti sono impregnati di tango. Uno che a quasi ottanta anni continuava a sperimentare. Frank Miller (autore e co-regista di Sin City e 300) ha detto che il fumetto si divide in prima e dopo Breccia. Poi chi mi ha portato – in un certo senso – in Italia è stato Hugo Pratt, l’autore di Corto Maltese. Stimo tutti, è come chiedermi quale tango mi piace…. Pubblicare mi sarebbe piaciuto tanti, ma ho avuto l’onore e me lo porto come come un fiore al occhielo con orgoglio di aver pubblicato “Che” la storia di Che Guevara fatta di Alberto e Enrique Breccia e Hector Oesterheld (Il più grande sceneggiatore argentino e…..tra quelli pochi bravi al mondo e oggi uno dei 30.000 desaparecidos). Alberto Breccia mi l’ha regalato per la pubblicazione. Ma la storia di quel libro è unica. Arrivati i militari al potere in Argentina, l’editore riceve delle minacce; altrettanto Alberto e Enrique; Oesterheld scompare. Breccia prende tutte le copie in suo posesso e gli originali e li brucia. Tranne una copia che soterra nel suo giardino. Otto anni dopo andati via i militari decide di disoterrarla e la fa pubblicare da un editore spagnolo. E dopo per l’edizione italiana sceglie me. Allora puoi capire cosa ha significato per me?

Mi incuriosisce molto il destino degli uomini. Uno può fare chilometri, attraversare l’oceano, ma ritrovare sempre le stesse situazioni, forse perchè la vita ha un messaggio per lui. Mi ha colpito molto la tua storia. Lasci una certa situazione in Argentina, arrivi in Italia e ti ritrovi a fronteggiare temi come la libertà di parola e stampa, il sequestro probatorio, processi, istigazione qui, istigazione la …. Coincidenze?
 No. Un vecchio amico diceva “l’idiozia è universale” ha ha ha Senza dubbio per me è stata una sorpresa, pensa che parliamo di fumetti !!!! Non mi sarei mai immaginato una situazione così kafkiana per il solo fatto di pubblicare fumetti, per lo più, vietato ai minori di 18 anni! Una settimana prima del sequestro erano stati in mostra, e con tutti gli onori, a Castel Sant’Elmo a Napoli con tanto di Comune, Regione, ecc. Assurdo, vero? Ma d’altra parte tutto questo aveva creato un gran trambusto e parte della cultura italiana si è mossa, proprio per la libertà di stampa e di pensiero. Da Oliverio Toscani, i 99 Posse che addiritura hanno fatto dei concerti per il finanziamento degli avvocati, a Enrico Ghezzi, Giuliano Ferrara (?!), Milo Manara, solo per citarne alcuni, perchè sono stati in tatissimi. Mi ha colpito il giorno in cui ho aperto il “Manifesto” e ho trovato una pagina intera a tutto titolo: Chiedo scusa alla Topolin Edizioni a nome dell’Italia intelligente”, un’appello firmato da Aldo Busi. Per fortuna tutto sie è risolto nei tribunali, perchè il reato non sussisteva. In tutto sono passati 6 anni e quello purtroppo ha comportato la chiusura della casa editrice. E’ stata una vera esperienza! 6) Hai scelto Milano che sicuramente è una grande città, ma la metropoli è altra cosa… Come risponde questa città alle tue “provocazioni” culturali? Quanto si fa sentire la mancanza di Baires? Ma in realtà non è mai stata mia intenzione provocare, non ho la vocazionedel martire, figuriamoci ! “Non sono cattivo, è che mi disegnano così” ; ) Cmq a Milano avevamo aperto La Cueva (No-Art Gallery) dove è stata fatta ogni sorta di sperimentazione artistica e culturale: plastica, musicale, tetrale, ecc ecc e Milano ha risposto benissimo, creandolo subito come luogo di culto. Pensa che il primo “maestro” di tango che ha avuto La Cueva è stato Josè Muñoz (famosissimo maestro di fumetti conosciuto in tutto il mondo). Lui che insegnava a fare i primi passi di tango ai punk! Chi era presente in quel momento non poteva credere a i suoi occhi!! La Cueva è stato un punto di riferimento culturale importante non solo per Milano. Buenos Aires mi manca sempre, in ogni cosa che ho fatto ho cercato di portarla sempre con me.

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In un tuo post sul tuo blog scrivi che c’è il rischio che si stia burocratizzando il tango, cosa vuoi dire ?
 Sarebbe un discorso troppo lungo e con qualche implicazione politiche. Dico solo, per esempio, che non si può fare una serata da musicalizadòr e pretendere di dargli una etichetta come se fosse scatola di carne da comprare al supermercato. Basta cercare in Wikipedia, oppure in un semplice dizionario il termine burocrazia, e li si potrà capire meglio quello che voglio dire. Bisogna lasciare esprimere a chi ha la competenza secondo il modo di sentire in quel momento:in definitiva “se llama tango, y nada mas”.

Cosa ti piace di più del lavoro di musicalizadòr ?
Tutto, per me è un vero lavoro: è il mio lavoro. L’atmosfera che si respira prima, durante e dopo una serata in milonga. Sto facendo una collezione di foto di tutte le console delle milonghe presso cui musicalizo. E’ un lavoro solitario: magari c’è una ragazza che ti guarda per tutta la sera…..e poi quando scopre che non sai ballare, sparisce !!! Poi è un lavoro di profonda concentrazione e incessante comunicazione.

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Mettere musica può dare le stesse emozioni che ballarla, o da emozioni diverse ? Che tipo di emozione si prova a far ballare gli altri ?
In questo lavoro c’è poco spazio per le emozioni pero sono presente en cuerpo y alma. Sono sempre molto concentrato e alla fine ho un vero calo di tensione: devi decidere in pochi secondi cosa mettere, visto che mai ho preparato una playlist, è tutto deciso al momento. Poi quando la pista è piena cerco di farla svuotare un po’ perché altrimenti il rischio e che ci sia casino e basta: è come avere a che fare con un puledro che devi domare quando va al galoppo e devi incitare quando è al trotto, una continua modulazione della presenza della gente in pista, è questo il metro che uso costantemente nella scelta dei pezzi. Durante una serata non mi lascio trasportare emotivamente, e un continio feedback con la pista, alle volte decidono loro, altre decido io. E un rapporto complesso che non garantisce la riuscita della serata, alle volte capita una pista senza “onda” e lì potrai mettere i brani più belli, ballabili, ecc ma questa continua lì impassibile. Se vedo una coppia che abbandona la pista nel momento in cui questa dovrebbe essere piena, allora mi preoccupo. La maggior parte delle volte Capita che mi concentro su una donna o singola coppia e la seguo tutta la serata. La serata va dedicata interamente a lei o loro. Sai quante donne sono inconsapevoli della riuscita di una serata indimenticabile? Quando poi vado in una milonga e vedo che riesco a far ballare la gente che sa ballare con una ronda composta questo di da grande soddisfazione. E’ il mio unico lavoro, è un vero mestiere che svolgo ormai da sette anni e non è facile perché oggi ti chiamano e domani non si sa, è un lavoro molto precario e per questo cerco di farlo al meglio. Tornando alle emozioni, quelle le devo mettere un po’ da parte perché devo concentrarmi a far bene il mio lavoro però spesso mi capita di mettermi a cantare sui tanghi .

Per i giovani che si avvicinano a questo mestiere: qual è il percorso per diventare bravi musicalizadòr ?
Ascoltare, ascoltare e poi ancora ascoltare. Ma non meccanicamente 500 brani uno dietro l’altro, un tango devi farlo tuo, devi interiorizzarlo. Capire le sue sfumature, i suoi testi, la crudeltà di ogni singola nota, deve farte del male…e poi dire: Tango, que me hiciste mal, y sin embargo te quiero! ha ha ha 

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Cosa pensi delle cosiddette Tande miste ?
Va al criterio di ognuno, alla sensibilità artistica del musicalizadòr. Se tre o quattro pezzi vanno bene assieme perché no ? L’importante è che siano artisti tra di loro affini.

Cosa pensi delle cosiddette “marcette” ?
Che saranno pure marcette ma sono bellissime.

Credi nella onda ?
Credo assolutamente nella energia che è cerniera delle anime di una milonga. E’ questo che mi piace di questo lavoro, l’energia che si sprigiona dalla pista quando la gente balla.

Non ti chiediamo qual è il tango che ti piace di più perché sarebbe fin troppo banale e poi è praticamente impossibile eleggerne solo uno a “più bello”, comunque c’è qualcuno che hai particolarmente a cuore ?
E’ vero quello che hai detto, tantissimi tanghi sono belli ed è difficile sceglierne uno comunque uno che mi è molto simpatico è Amablemente perché dovete capire che i tanghi non sono solo musica, ma sono anche testi, un tango è schietto, ti dice quello che è, come stanno le cose e non usa mezzi termini. Il tango a cui faccio riferimento si chiama “amablemente” e parla di un marito che torna a casa dalla moglie e la trova a letto con un altro uomo. Allora dice all’uomo di andarsene e con molta calma dice alla moglie di preparargli qualcosa, dopo le da un bacio sulla fronte e la ammazza con 34 pugnalate. Per me è molto ironico e divertente!

Amablemente
Milonga
Música
: Edmundo Rivero
Letra: Iván Diez

La encontró en el bulín y en otros brazos…
Sin embargo, canchero y sin cabrearse,
le dijo al gavilán: “Puede rajarse;
el hombre no es culpable en estos casos.”
Y al encontarse solo con la mina,
pidió las zapatillas y ya listo,
le dijo cual si nada hubiera visto:
“Cebame un par de mates, Catalina.”
La mina, jaboneada, le hizo caso
y el varón, saboreándose un buen faso,
la siguió chamuyando de pavadas…
Y luego, besuqueándole la frente,
con gran tranquilidad, amablemente,
le fajó treinta y cuatro puñaladas. 

Come hai iniziato?
Casualmente. Come dice Goyeneche…”non sei tu a scegliere il tango ma è il tango che sceglie te”. I miei genitori erano ballerini di tango e quand’ero piccolo ascoltavo 24 ore su 24 tanghi e ogni sera di nascosto andavo ad ascoltare per la radio i Beatles. Ho cominciato a musicalizare qui a Milano alla Cueva, sui Navigli, mettendo tanghi per i punk in una cantina. Abbiamo coinvolto molta gente e tra questi alcuni che sentivano i tanghi che mettevamo hanno cominciato a chiamarci per delle serate.

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“Jorgito”

 

C’è un musicalizadòr che stimi in particolar modo ?
Felix Picherna!! Un grande. Non conosco molti musicalizadòr perché non ballo e non ho tempo di andare in milonga, mi è capitato qualche volta di andare in qualche milonga e ascoltavo proprio per capire cosa non dovevo fare.

Sei uno dei primi che dedica una intera serata al tango elettronico (2 volte al mese il lunedì alla Comuna Beires): pensi che questo genere abbia un futuro ? Secondo te è un “genere” ?
Non lo so, sono un poco pessimista perché le cose che stanno producendo non mi piacciono, non sono belle. E’ musica elettronica con il bandoneòn. Tra tutti i gruppi più importanti solo gli Otros Aires mi danno fiducia, credo che loro possano veramente creare un nuovo genere. Se devo essere sincero ho più fiducia nelle orchestre giovani che non nell’elettrotango.

Niky: c’è una domanda che vorresti farci ?
Jorge: perché hai deciso di intervistarmi ?

Niky: perché sono gay !!! 😀 Scherzoooo !!! Tranquillo…  😆

Abbiamo deciso di intervistarti perché sei diventato un personaggio, perché ci sei simpatico e perché sei una persona appassionata di tango come noi.

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43 commenti

  1. dctango dctango ha detto:

    E’ stata una bella esperienza intervistare Jorge, uomo di alto spessore umano.

  2. aurorabeli ha detto:

    Bellissima intervista Niki, complimentissimi!!!!!!

  3. Dori ha detto:

    Wow!!Clap, clap, clap!!!!
    🙂

  4. deborah deborah ha detto:

    Bravo Niky, interessante e originale l’intervista. Ho letto con stupore che una coppia di ballerini può diventare il punto di riferimento di un’intera serata, che possono ispirare e condizionare le scelte musicali…. ma veramente? Mi incuriosisce sapere come avviene la scelta di questa coppia…

  5. Franco ha detto:

    così come hai fatto.. 🙂

  6. deborah deborah ha detto:

    Un dubbio: visto che c’è uno scambio continuo di coppie dev’essere per forza una coppia fissa…

  7. Franco ha detto:

    no, nel caso prende anche la singola donna come punto di riferimento.. 😉

  8. deborah deborah ha detto:

    Sì, è vero, e mi stupisco ancora di più. Una sola ballerina può davvero decidere la scaletta della serata? Dev’essere proprio brava! Una vera musa ispiratrice…

  9. Franco ha detto:

    ..io penso che un DJ debba tastare il polso alla pista.
    Evidentemente gli risulta probabilmente più facile prendendosi un riferimento fisso..
    Chiedi a Chiara se è così..
    Io invece mi meraviglio che un DJ di tango non sappia ballare..

  10. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    Mah, la scelta di puntare su una o alcune persone per tastare il “polso” alla pista è una conseguenza, della scelta madre, che è quella di non predeterminare una scaletta per poter “tagliare su misura” la serata in base a come “gira”, alle persone che ci sono ecc.
    È questa la cosa che mi stupisce di più: la capacità di affrontare le serate senza scaletta! e di decidere all’ultimo momento il da farsi…
    Ci vogliono capacità fuori dal comnune!

  11. dctango dctango ha detto:

    Rispondo ad entrambi:
    E’ la prima volta che la sento anch’io questa, ma non sarebbe Punto y Branca e cioè un personaggio originalissimo e fuori dal comune. Evidentemente abituato com’è ad avere la pista piena se qualcuno non balla diventa punto di riferimento per ….punto y branca, sembra un gioco di parole ehheeheh Credo che prenda come punto di rieferimento singles o anche coppie: a Milano capita anche che si vada a ballare in coppi aper tutta la sera…
    Per quanto riguarda il non saper ballare c’è una diceria secondo cui i peggiori ballerini di atnago finiscono per fare i DJ ed io naturalmente smentisco clamorosamente questa diceria !!! 😀 😆

  12. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    a smentirla, lascia che siano le mujer! 😆

  13. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    A parte gli scherzi, Niky, mi unisco al coro dei complimenti per l’intervista, che ho letto davvero con molto interesse!

  14. dctango dctango ha detto:

    Già lo fanno, mi sono arrivate già 100 e-mail di protesta su questa cosa che dicono: dai diglielo che i dj sanno ballare !!! 😆

  15. Alessandro Alessandro ha detto:

    Quella di prendere una coppia come riferimento non la capisco proprio… invece il discorso di “modulare” la sala mettendo pezzi piu’ o meno conosciuti per riempire e svuotare o cercare di creare una buona circolazione e’ un’arte da imparare…

    Non mi piacciono i musicalizador che di autorità decidono cosa mettere e… se ti piace e’ cosi’ e se non ti piace e’ cosi’ lo stesso… penso che avranno vita breve (oppure nei loro dintorni non ci sono… momentaneamente… valide alternative…) Preferisco chi ha comunque un suo “stile” ma riesce ad adattarsi alla milonga… variando la programmazione in base alla “risposta”… ed il discorso del feedback continuo e’ un punto che mi e’ piaciuto molto…

    D’accordo con Franco… mi meraviglio che un musicalizador non balli… ma questo non significa necessariamente che gli manchi quella “sensibilità” necessaria alla buona riuscita della serata…

    Complimenti a Niky per l’intervista…

  16. Franco ha detto:

    Bella intervista Niky, complimenti.

  17. dctango dctango ha detto:

    Grazie ragazzi mi commuovete per i complimenti anche se chi è più commosso in questo momento, per quanto abbiamno fatto, è proprio Jorge, che come dicevo è una persona in carne e ossa con i suoi sentmenti, le sue emozioni, anche se poi quando musicalizza le mette da parte per rendere al meglio. Insomma anche se è un personaggio non si atteggia per noente a divo.

  18. deborah deborah ha detto:

    Davvero un lavoro impegnativo creare la scaletta sul momento senza una playlist preparata. Richiede sicuramente concentrazione, esperienza e grande conoscenza musicale!

  19. Franco ha detto:

    Il fatto di non usare una scaletta denota una profonda conoscenza della musica che si sta suonando..

    In questo senso mi ricorda il lavoro del “bravo” DJ da discoteca che, basandosi su una discografia in continua evoluzione, è un pò più sensibile agli umori della pista..

  20. dctango dctango ha detto:

    Infatti gli ho detto che io che faccio le playlist mi sento un musicalizadòr di serie B rispetto a uno come lui che decide magari negli ultimi 30 secondi cosa mettere dopo un tango….

  21. dctango dctango ha detto:

    Mi sono dimenticato di divi che le prime sei domande non sono farina del mio sacco ma di quello di Chiara che ha anche lei partecipato all’intervista, anche se non fisicamente… 😆 diamo a paera quel che è di papera !!!

  22. Franco ha detto:

    Compliments Chiara

  23. Franco ha detto:

    per par condicio 😀

  24. Chiara Chiara ha detto:

    Grazie Nick per la precisazione, ma si sa che qui a FAIblog le interviste le facciamo insieme!
    🙂

    Per rispondere sulla playlist, io ne preparo una di massima tenendo conto della serata: l’orario, il posto, il giorno della settimana, la gente che ci sarà, gli amici che penso verranno…
    Poi durante la serata la modifico sempre, in base a chi veramente c’è, per come vedo che ballano, per come va la serata.
    Anche a me capita di seguire qualcuno dei ballerini (ma solo se mi sta simpatico!) e oramai si conoscono più o meno i gusti degli amici e dunque non serve che chiedano…sono serviti in automatico!
    🙂
    😉

  25. ilaria ha detto:

    Jorge è una persona speciale e di grande sensibilità.
    Ecco perchè non è indispensabile saper ballare per riuscire,come lui sa fare,a scegliere i brani giusti durante le sue serate.
    Lui coglie l’anima del tango in noi che stiamo ballando.
    E noi per questo lo ringraziamo!

  26. dctango dctango ha detto:

    Si comunque Jorge ha detto che anche quello è un bel modo di lavorare. Aggiungo: forse c’è meno adrenalina in circolo !!! Ma è una mia opinione. Ne’ voglio offendere coloro che lavorano in questo modo che può essere anche difficile.

  27. dctango dctango ha detto:

    Si me ne sono reso conto anch’io, Ilaria, conoscendolo e ritengo un privilegio aver fatto amicizia con lui.

  28. dctango dctango ha detto:

    Approfitto per ringraziare Mirta “La Orientala”, un’amica uruguayana che mi ha accompagnato con la sua mamma quella sera alla Comuna e che ha partecipato attivamente alla discussione e alla elaborazione delle domande.

  29. maniacus ha detto:

    ecco perchè non ti sei fatto vivo nick, cmq complimenti per l’intervista, mi sa che funzioni meglio come periodista tanguero che come …. tordo 😉

  30. dctango dctango ha detto:

    Eccolo !!!
    Va la che ti ho mandato un po’ di roba….se ci legge la finanza finiamo tutti dentro (roba = musica) 😆

  31. maniacus ha detto:

    tranquillo sono gia al lavoro, mentre scrivo ascolto tanturi e castillo: mandame yvonne e, per riprendere il discorso di PyB su amablemente, direi che ha prorpio ragione anche in questo brano cantato suavemente non si fa che raccontare di una sartina di Montmartre portata a BsAs per prostituirsi…. il tutto molto.. amablemente

  32. maniacus ha detto:

    Una curiosità, il grassottello fumatore e Punto Branca o Nick?

  33. Chiara Chiara ha detto:

    E’ jorge,
    l’altro è il socio di cui si parla nella domanda sul nome Punto y Branca!
    🙂

  34. maniacus ha detto:

    Ahhh, OK! Mi pareva che sembravano troppo giusti per essere … un tordo Nick

  35. pato ha detto:

    perche meravigliarsi tanto dal fatto che jorge non sa ballare il tango’neanche felix picherna,il piu grande dei grandi,balla tantissimo tango,lo fa soltanto in occasioni speciali,

  36. Niky ha detto:

    Io non mi meraviglio affatto.

    Forse la gente che si meraviglia lo fa perchè ritiene che chiunque sia argentino debba necessariamente ballare il tango, forse !
    E qui sbaglia: ho conosciuto diversi argentini in Italia che il tango non solo non lo ballano, ma non lo ascoltano nemmeno. Ecco sfatato il primo mito.

    Poi chi musicalizza come PyB mettendo un disco dietro l’altro, volendo, non ha nenanche il tempo di staccare un attimo per farsi una tanda.

    E infine non credo che ci sia niente di male a non ballare il tango, l’importante in questo caso, è farlo ballare bene e mi pare che questo a lui riesca benissimo 😉

  37. Franco ha detto:

    Non centra l’essere o no argentini..
    La meraviglia era per il non sapere ballare.. io pensavo che al tango ci si avvicinasse, di solito, da ballerini per poi diventare musicalizador..
    Evidentemente mi sbagliavo..
    O più probabilmente ragionavo da Italiano che non conosce lo spagnolo..
    Evidentemente gli Argentini, essendo madrelingua, ci si avvicinano per la musica ed i testi che sono parte della loro cultura..

  38. dctango dctango ha detto:

    Non ho la pretesa di capire un personaggio come Jorge avendoci parlato così poco, però credo e spero di non sbagliarmi, che per il fatto che i suoi erano ballerini di tango e che ascoltassero tanghi dalla mattina alla sera, ha vissuto il tango in modo un poco ossessionante e come reazione – così dice – andava ad ascoltare di nascosto i beatles. In fondo credo che il nostro personaggio abbia un’indole piuttosto rockettara !!! 😉

  39. Zoe ha detto:

    Sempre presa e persa tra mille faccende ho trovato soltanto ora il tempo di leggere con attenzione questa notevolissima intervista.
    Ringrazio anch’io gli intervistatori che ce l’hanno offerta, ma soprattutto ringrazio JORGE: per le belle ed appassionanti risposte, piene di stimoli, di intelligenza, di spunti interessanti e di originalità.
    Condivido del tutto, tra l’altro, la sua osservazione sulle cosiddette “marcette” (odiosisima e un po’ “affrettata” – diciamo pure così – nonché diffusa, troppo diffusa definizione). 😉

    BRAVO JORGE!!

    Zoe

  40. Niky ha detto:

    Credo si debba sottolineare una volta per tutte che questa E’ l’intervista di JORGE e solo sua.
    Ringraziamo per i molti complimenti che abbiamo ricevuto ma il vero attore di questo squarcio di vita tanguera è proprio lui, il nostro amato Jorge.

  41. Niky ha detto:

    Aggiungo che avrei dato più spazio al dibattito se non fosse che su FAIblog c’è un avvicendamento pauroso di posts, nostro magrado, e questo rischia di oscurare o offuscare post che forse meriterebbero più visibilità. Comunque vedo con piacere che poi siete bravi a ripescarli !!!

  42. emanuele emanuele ha detto:

    Anche io ho ripensato a questo post, ieri sera: ero a Spinea e il D.J. di turno qualche tanda se l’è ballata anche lui…
    Quelle che non si ballava invece, le prolungava se vedeva la sala rispondere…
    Per chi mette musica, voler ballare è scendere ad un compromesso: impossibile se vuoi personalizzare tutte le tande.

  43. Chiara Chiara ha detto:

    Domenica 20 aprile 2008 (domani)
    dalle ore 11 a mezzogiorno andrà in onda il programma “LifeGate Vintage”
    con una puntata tutta dedicata al tango.
    Un percorso veloce dalle origini ad oggi.
    Condotto da Matteo Saltala e ospite, dj PuntoyBranca
    Radio LifeGate 105.1

    ———————————————————–

    “Life Vintage
    Versioni inaudite di pezzi famosi, cantate di pezzi strumentali o
    viceversa, vecchi successi dimenticati, rimaneggiati, tradotti da una
    lingua ad un’altra, da un registro o da un ritmo ad un altro, in un
    continuo di citazioni, derivazioni e stravolgimenti. La selezione
    risulta spensierata, popolare, a tratti quasi ridicola, ed è quindi
    inopportuno seguirla con spirito accademico.
    Tuttavia se provassimo a farlo potrebbe darci qualche idea
    sull’evoluzione musicale, e più in generale (ma senza pretese) sulla
    natura dei processi culturali e creativi.”
    Matteo Saltala

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