24 Marzo 1976: non dimentichiamo i fratelli argentini

PUBBLICATO IL 24 marzo 2008

“Balliamo e gioiamo in questo giorno di Pasquetta, ma non dimentichiamo le sofferenze e le atrocità patite dai nostri fratelli argentini !” 

Una lettura politica di quanto accaduto nel Sud America nei decenni passati l’ho trovata in questo articolo su internet: mi sembra interessante leggerlo e comunque farsi una propria idea in massima libertà.

Sono passati 32 anni dal giorno in cui un golpe militare cambiò tragicamente la storia argentina. In quest’ennesimo anniversario è d’obbligo ricordare le innumerevoli vittime e denunciare i colpevoli, in memoria uno sterminio silenzioso e a purtroppo a lungo taciuto. Intanto emerge sempre più l’appoggio statunitense al governo militare.

desaparecidosIl 24 marzo 1976 una giunta militare composta dal generale Jorge Videla, comandante in capo dell’esercito, dall’ammiraglio Emilio Eduardo Massera, comandante della marina militare, e da Orlando Ramon Agosti, comandante dell’aeronautica, prese il potere con un golpe si stato. Oggi 24 marzo 2008, a distanza di 32 anni, siamo qui a parlare di 30 mila desaparecidos (il 30% di origine italiana), 2.300 omicidi politici ed oltre 10.000 arresti politici, 2 milioni gli esiliati. 500 sono invece i bambini che sono stati sottratti brutalmente alle proprie madri, prima sequestrate e poi sistematicamente uccise dopo il parto, per essere affidati alle famiglie dei militari.

In Argentina, diversamente da quello che avveniva nel vicino Cile di Pinochet, venne adottata una “strategia rivoluzionaria”. Niente arresti di massa o fucilazioni, sebbene fosse subito proclamata la legge marziale, ma sequestri illegali, torture e infine l’eliminazione fisica. Crimini raccapriccianti, un genocidio selettivo, che eliminò con una feroce repressione tutti i meccanismi di solidarietà creati all’interno delle organizzazioni dei lavoratori e dei movimenti sociali urbani, ma anche tanta gente comune, non necessariamente di sinistra: intellettuali, professionisti, operai.

golpe argentinaPerò Argentina e Cile condividono buona parte delle motivazioni che sfociarono con le rispettive dittature militari, sono infatti gli esempi classici di come negli anni settanta, tanto semplicemente quanto brutalmente, venne imposto il neoliberismo in molti paesi in via di sviluppo, ossia attraverso un colpo di stato militare, appoggiato dalle classi dominanti tradizionali, oltre che dal governo statunitense (ora a quanto pare invece primo esportatore mondiale di democrazia). Anche in Argentina infatti al golpe seguirono i prestiti del Fondo Monetario Internazionale e l’affidamento dell’economia ai “Chicago boys” (gruppo di economisti chiamati così in virtù della loro adesione alle teorie neoliberiste di M.Friedman che insegnava all’università di Chicago). Proprio con il golpe gli Usa, in stretta alleanza con i militari riuscirono, a trasformare anche l’Argentina in una cavia di capitalismo estremo, reprimendo qualsiasi movimento di opposizione, e iniziando un opera conclusasi poi con l’Argentina di Menem, rendendo definitivamente il paese schiavo del FMI, del fondamentalismo di libero mercato e dell’ortodossia neoliberista.

Come spesso accadeva quindi c’era l’ombra statunitense ad appoggiare i regimi autoritari e le storie di violenze contro i movimenti popolari, esclusivamente per meri interessi economici e di sfruttamento. Gli Usa infatti accettavano, in particolare in America Latina, l’utilizzo di dittature militari repressive, appoggiandole e stringendoci forti alleanze economiche, sorvolando sulla violazione di qualsiasi diritto di base.

desaparecidos argentinaGli ultimi tasselli per capire la connessione Usa – Argentina sono usciti fuori dagli archivi statunitensi e sono stati resi noti dai National Security Archives, un’organizzazione universitaria non governativa americana molto attiva nel campo della ricerca. Aggiungono qualche particolare a quanto già si sapeva rispetto all’atteggiamento di Washington e dei suoi rapporti con le dittature sudamericane.

Questo è uno dei dialoghi emersi tra il presidente statunitense Henry Kissinger e il ministro degli esteri argentino Cesar Augusto Guazzetti, risalenti al giugno 1976:

Guazzetti: “Il nostro principale problema è il terrorismo….assicurare la sicurezza interna del paese…l’Argentina ha bisogno da parte degli Stati Uniti di comprensione e supporto, anche per la crisi economica.

Kissinger: “Abbiamo seguito le vicende argentine da vicino. Vediamo bene il nuovo governo e vogliamo che ce la faccia. Faremo il possibile perché ce la faccia

Ma le cose da vicino, ricordano i ricercatori americani, le aveva seguite anche la stampa americana, il Congresso e la stessa ambasciata Usa in Argentina che si era lamentata proprio con Guzzetti anche per il sequestro e la tortura di cittadini americani. Le violazioni che avevano caratterizzato i primi tre mesi della dittatura erano dunque ben note.

Ma Kissinger si dimostrò comprensivo: “Sappiamo che siete in difficoltà….sono tempi curiosi quelli in cui attività politiche, criminali e terroristiche tendo ad emergere senza una chiara separazione. Capiamo che dovete stabilire un’autorità…. farò quel che posso”.

Dopo circa un mese poi, il 9 luglio, il principale consigliere di Kissinger, Harry Shlaudeman, gli forniva particolari sui sistemi applicati dagli argentini, che utilizzavano “...il metodo cileno…terrorizzare l’opposizione, anche a costo di uccidere preti e suore….”. Il 7 ottobre a New York, il fatto è noto da tempo, Kissinger aggiustò il tiro con Guzzetti: “…prima avrete finito meglio sarà”.

Chiara appare quindi la copertura statunitense alla criminale dittatura argentina, che in questa data è giusto ricordare e farne memoria storica.

Allo stesso modo in cui è fondamentale ricordare le migliaia di desaparecidos ed i loro assassini soprattutto in questi giorni in cui comincia ed essere fatta giustizia, anche con le condanne in Italia e con i numerosi processi finalmente in pieno svolgimento in Argentina.

Fondamentale è ricordare anche e soprattutto per non dimenticare.

chat desaparecidosPregevole a riguardo, ad esempio, un iniziativa di un artista argentino che ha lanciato una campagna in ricordo dei desaparecidos attraverso MSN di Messanger. Si chiama “NN red 2007” e consiste nell’utilizzare come “nick”, tra il 24 ed il 31 marzo, il nome di un desaparecido includendo anche una sua foto, in modo tale da generare nelle chat uno spazio per fare memoria e riflettere sulla storia.

Un video interessante e toccante lo trovate su….

http://puntoybranca.blogspot.com/

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10 commenti

  1. dctango dctango ha detto:

    Non voglio fare della politica… ne’ sporcare le pagine di questo bellissimo blog con la cosa che più detestiamo e cioè gli affari sporchi della politica. Tuttavia è doveroso da parte nostra farci un’idea, conoscere, anche confrontare con altre fonti questo disastro che ha devastato la nostra amata Argentina, amata perchè ci ha dato la gioia del tango, ma anche perchè molti argentini, non dimentichiamolo, sono italiani. Sappiamo che anche la più grande democrazia dei nostri tempi, gli U.S.A. ha qualche spettro nell’armadio, come già risaputo, ma la vicenda è difficile perchè in un grande Paese come gli Stati Uniti esistono grandi contraddizioni e una di queste è proprio il presunto appoggio alle dittature militari del Sud America. Dite pure la vostra se credete, ma forse è meglio leggere in silenzio !

  2. doribaby doribaby ha detto:

    “La memoria è la capacità di ricordare il passato e riconoscere nel presente tutte le situazioni che gli assomigliano. Quindi serve ad agire oggi e non deve essere solo qualcosa che funziona con 50 anni di ritardo. La memoria è l’unico strumento che può impedire il ripetersi di errori”

    Marco Bechis, regista di “Garage Olimpo” e “Hijos”

  3. dctango dctango ha detto:

    Grazie Dori, w la libertà e la democrazia !

  4. DjMorokal ha detto:

    Dori migliore citazione non potevi fare. Consiglio a tutti di vedere i film citati da Dori…ed aggiungete anche “La notte delle matite spezzate”.

    …”liberta’ va cercando come sa chi per lei vita rifiuta “.

  5. deborah deborah ha detto:

    Grazie a tutti per il momento di riflessione. Non è facile esprimersi sull’argomento senza cadere in banali luoghi comuni. Mi limito a seguire i vostri consigli e a documentarmi di più.

  6. deborah deborah ha detto:

    Che meraviglia questo blog.

  7. emanuele emanuele ha detto:

    Voglio credere che il tempo passato abbia prodotto un progresso, (almeno in quei paesi) e che cose simili non siano più possibili (almeno lì… mentre sappiamo che il mondo è lungo e largo, e purtroppo altrove c’è anche di molto peggio, se è possibile definire un peggio…).
    Coltivare la memoria è sempre importante, perché la civiltà si nutre della trasmissione dell’esperienza.

  8. Franco ha detto:

    ..io non farei troppo affidamento sulla memoria che, ahimè, si perde in genere dopo un paio di generazioni..
    La guerra nella ex jugoslavia insegna che l’uomo in certe condizioni ripete le stesse atrocità che in tempi di pace condanna..

  9. motogio ha detto:

    un consiglio: non guardiamo mai queste atrocità con occhio lontano, perché esse albergano nell’intimo di ognuno di noi. Facciamo sempre i conti con la nostra bestialità. Conosciamola, guardiamola e controlliamola. Ma questa tragedia è sempre presente e sempre attuale (yugoslavia, genova g8, stragi famigliari). L’uomo è una bestia! Partiamo da questo dato di fatto per salire un pochino nell’evoluzione e dotarci di pìetas, di cum-passiones, per abbracciare i nostri fratelli che hanno sofferto. Non si nasce con un’anima, ma l’anima si conquista vivendo. Al mondo ci sono meno anime che persone. E non è un modo di dire. E chi è senza anima, facilmente si ciba di atrocità.

    un pensiero amareggiato e una buona speranza a tutti

  10. motogio ha detto:

    Fosse Ardeatine, Foibe, …………………

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