Tangueros italiani: buona la terza!

PUBBLICATO IL 19 luglio 2013

Al terzo tentativo finalmente gli azzurri del tango centrano la vittoria. Dopa aver subito un lisciobusso dagli argentini nella prima partita (1-9) e ottenuto un sofferto pareggio (4-4) nella seconda, i tangueri romani si riscattano, cogliendo all’ultimo minuto una vittoria (5-4) che, per come si era messo il primo tempo, era tanto insperata quanto indispensabile, per disputare la “bella” nel mese (fresco) di ottobre.

Abbracci  Ci si prepara per la partitaNegli spogliatoiGli spogliatoi argentini
Le condizioni climatiche in cui si è svolto l’ultimo “partido” sono proibitive: sotto un autentico solleone, con oltre trenta gradi di temperatura, gli undici giocatori e tangueri protagonisti dell’ultima sfida rischiano davvero grosso. Tanti gli assenti da una parte e dell’altra: Lucas Gatti, Gerardo Quiroz, Jorge Ramos, Oscar Beltran ed altri tra i biancocelesti e Roberto Ricciuti, Mario Sette e Guseppe Bianchi tra i blu.

La squadra italiana

I maestri (e tangueri) argentini partono come al solito a razzo: dopo 10 minuti, complici alcune gravi disattenzioni della retroguardia italiana, i sudamericani sono gia avanti di due gol. La solita “lince” Mariano Navone prima con un diagonale in corsa e poi, di astuzia, con un tiro centrale punisce gli sbadati italiani. Imprecisi e senza troppe idee gli azzurri raramente si rendono pericolosi. Il vero polmone dell’albiceleste è Emilio Cornejo che corre dappertutto dando sostanza alla sua squadra. Leo Arenillas fa il suo con dedizione mentre Juan Mateo Lupin, la new entry romano-mardelplatense residente al Pigneto,  si piazza dietro chiudendo tutti gli spazi. Tra gli argentini non sfigura nemmeno “il prestito” Franco Sorrentino, aggiuntosi proprio in extremis. Sul finire del primo tempo Navone segna ancora e per l’Italia – fino a qui impalpabile – scende il buio. Sta per scadere il trentesimo e ultimo minuto di gioco della prima frazione quando Francesco Scoppio calcia lungo verso Max Civili, oltre il centrocampo. Questi, avvertendo che il portiere fosse fuori dai pali, con un colpo di testa in torsione riesce a indovinare un pallonetto che rimbalza a terra per infilarsi sotto la traversa. Pochi secondi dopo il direttore di gara Lalli decreta (verbalmente, il fischietto non gli è mai stato consegnato) la fine parziale delle ostilità: 3-1 per gli argentini al riposo.

La squadra argentina
Durante la pausa mentre gli argentini soddisfatti si riidratano, gli italiani si ricaricano attraverso strane composizioni acrobatiche (vedi foto), suggerite dallo sciamano Salvatore Esposito. I tifosi (pochi ma ottimi) sugli spalti sembrano apprezzare.Il gentil pubblico

L’effetto benefico del rito è immediato: l’Italia infatti entra in campo più convinta e malgrado la temperaturia abbia ormai raggiunto i 35 gradi, inizia ad aggredire gli argentini. Dopo pochi minuti è ancora Max Civili che su lancio dell’infaticabile Fabio Santarelli, prima controlla il pallone e poi batte Leo Arenillas in uscita. Sale in cattedra Roberto Castrucci che detta il ritmo con passaggi precisi e accellerazioni improvvise (che gli sono valse anche il quarto posto agli Europei di Tango). Gli azzurri si divorano una valanga di gol ma al decimo riescono a pareggiare con un tiro dal limite di Francesco Scoppio che s’infila all’angolino: 3-3. Qui, esausta, si spegne l’Italia e si riaccende l’albiceleste. Navone torna ad essere lince, ispirando tutte le manovre d’attacco e cogliendo due traverse e un palo clamorosi. Un palo lo prende anche Leo Arenillas. Sornione, nel corse di una delle rare puntate offensive, Juan Mateo Lupin si libera di un avversario e sull’uscita del portiere con un tocco di punta a metà tra l’astuto e il distratto infila il pallone in rete. Mancano sei minuti al  termine. Gli italiani non ci stanno e si ricompattano. Rino “Porteño” Cincotti, il giocatore più esperto in campo, infila una serie di passaggi al bacio mentre la verve di Francesco Scoppio e le corse di Fabio Santarelli rimettono in moto la macchina azzurra. Encomiabile Rino Cincotti: il venerdi sera precedente alla partita, con la bocca già anestetizzata per l’estrazione di un dente, si era alzato dalla poltrona e aveva abbandonato il dentista dopo l’avvertimento che non avrebbe potuto giocare alla domenica se avesse proceduto con l’operazione. Ora è tra i miglori in campo. Su azione da calcio d’angolo arriva il 4-4 dei blu grazie a una sfortunata deviazione di Franco Sorrentino nella propria porta. Gli ultimi minuti della partita sono giocati in apnea. Quando a pochi secondi dal termine il pareggio sembra essere il risultato finale Roberto Castrucci s’inventa la giocata decisiva: controllo del pallone a sette-otto metri dal portiere,  un paio di finte in “hesitation” sul difensore e poi destro potente con palla che sbatte sulla parte interna del palo e termina la sua corsa in rete.  E’ l’apoteosi per gli azzurri che si abbracciano felici come bambini. Il salomonico Lalli però concede ancora del recupero: un brivido corre lungo la schiena dei giocatori in blu quando il tiro di Navone a botta sicura termina sulle ginocchia di Rino Cincotti ed Emilio Cornejo sulla ribattuta mette fuori. L’Italia vince 5-4 e si guadagna “la bella”.

Dopo la partita, una ventina tra giocatori e tifosi sono andati a celebrare l’amicizia, il tango e il calcio al ristorante Baires. Un modo come un altro per stare insieme e “fare comunità” in questi momenti un cui sembra (“sembra” sottolineato due volte) più facile e conveniente vivere da separati, da avversari. Carne, vino, papas, postre y caffè. Viva la vida.

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2 commenti

  1. manuela manuela ha detto:

    grandi azzurri!!!
    che del resto erano svantaggiati anche dal colore della maglietta: attirava di più il sole torrido del 14 luglio, mentre gli argentini avevano la maglietta bianca… 🙂

    ma ci sarà un’altra puntata…

  2. Max Civili Max Civili ha detto:

    Ecco perche giocavamo male…era la maglietta che atttirava il calore!!

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