Prima edizione di Pasquettango … c’è ancora molto da rodare

PUBBLICATO IL 10 aprile 2015

di Franco Garnero

Dal 3 al 6 aprile si è tenuta a Catania la prima edizione di Pasquettango meeting, un festival primaverile della bella città siciliana alle pendici dell’Etna organizzato dai maestri Rino Fraina e Graziella Pulvirenti. La manifestazione prometteva bene, potendo contare su una serie di punti di forza: l’ottima reputazione del festival estivo che si svolge nella stessa città (promosso però da un’altra associazione), il clima primaverile decisamente meno opprimente di quello dei mesi caldi, le notevoli attrattive turistiche ed enogastronomiche della zona, due coppie di maestri ospiti (una argentina, Alejandro Larenas e Marisol Morales, e una russa, Viacheslav Ivanov e Olga Leonova) di grande reputazione e, non ultimo, un simpatico e originale video promozionale fatto circolare in rete. Parte di queste aspettative sono state in effetti confermate ma, per una serie di circostanze generali, alla fine non tutto ha funzionato.

046

Vediamo prima le cose che sono andate bene. Le lezioni, per condivisa opinione, sono state molto interessanti e molto curate da parte di tutti i maestri e anche le loro esibizioni, pur molto diverse tra loro, hanno appassionato ed emozionato tutti i presenti.

Molto buoni i musicalizadores che hanno animato le serate di sabato e domenica con tandas ben organizzate e coordinate tra di loro. Meno bene invece chi ha curato la serata d’esordio e i pomeriggi di sabato e domenica. Entrambi sono purtroppo caduti nel ricorrente limite di molti tdj che propongono la musica che piace a loro invece di quella che piace ai presenti, con tandas spesso non omogenee e con brani poco noti e di impervia interpretazione.

La location di Palazzo Biscari, nobile e sfarzosa dimora settecentesca, è davvero bellissima, ma i lastroni di panforte che sono stati montati per proteggere le antiche ed elaborate piastrelle (come i tacchi delle scarpe delle signore) non sono il massimo per il tango e, proprio per le caratteristiche dello splendido salone, lo spazio per le sedie quasi non c’è.

Il livello medio dei presenti non era proprio alto e la ronda non è mai stata molto rispettata; lo stile dominante è stato un salon esasperato (in alcuni casi anche in modo eccessivo), ma la poca affluenza, specie nei pomeriggi, ha consentito di ballare in totale libertà di movimento. 

079

 

Quello che però è mancato quasi del tutto è stata la cultura dell’accoglienza. La partecipazione non è stata molto numerosa, come si diceva: alle lezioni c’erano una ventina di persone al massimo e un centinaio alla milonga più affollata, quella della domenica sera. Al festival, poi, erano presenti in massima parte ballerini e ballerine catanesi, con poche eccezioni da altre parti d’Italia e una sola coppia straniera, giunta apposta dal Canada. Quindi non sarebbe stato difficile offrire ai pochi “forestieri” una qualche attenzione particolare. Ma nulla è stato fatto dagli organizzatori o dal nutrito staff (riconoscibile per via di una bella medaglietta appuntata sul petto) per farli sentire a proprio agio, accettati, ben voluti, in famiglia. Sembrava, più che un festival, un evento della scuola, al massimo della città. E viene da chiedersi per quale motivo c’è chi frequenta le milonghe di un festival se poi balla rigorosamente solo con gli amici di sempre. Questo vale per Pasquettango come per altri eventi simili: chi gira l’Italia e l’Europa per divertirsi con il tango continua a sperare, purtroppo quasi sempre invano, che gli organizzatori – di questa come di altre manifestazioni simili – capiscano finalmente che la fortuna di un evento di tango dipende anche da dettagli come l’attenzione e gli inviti che ricevono le ballerine single non giovanissime e che saggiamente non indossano la minigonna, dato che, come è evidente a chiunque, questa è un indumento per nulla adatto ai movimenti del tango.

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

ARTICOLI CORRELATI #

29 commenti

  1. Jorge Nunes ha detto:

    La revisione di questo evento ha un aspetto parziale. Non so quanto di un ballerino di tango lo scrittore è, o quanti chilometri lui ha fatto su milongas, ma quello che lui descrive sembra un riesame principianti. 10 a 15 coppie è un paradiso ballerini per imparare. Ed è per questo che si paga per avere le classi, a imparare.
    Ora, di criticare un’organizzazione per un codice di abbigliamento, che è la cosa più stupida mai, specialmente quando il tango è per tutti, se si desidera utilizzare le nonne vestiti, o l’ultima moda. Qualcuno che si sente insultato da una minigonna, o è gay (si ha il diritto di essere. Nulla in contrario) o non sa cosa fare con delle donne gambe.
    Per me, peggio di quello, è la critica negativa. Più di questo, la prossima volta, prima di criticare pubblicamente, se ci si sente infastidito, parlare personalmente l’organizzazione, altrimenti sembra un bambino che sta facendo una scena perché non ha ottenuto una caramella.

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Grazie anche a te, carissimo, per il tuo circostanziato intervento.
      Certo che il mio racconto è parziale, rispecchia infatti molto chiaramente le mie impressioni e opinioni.
      Passando al resto, come ho scritto nel mio profilo di presentazione, ho incontrato il tango nel 2010 ma questo, naturalmente, non significa nulla. C’è gente che balla benissimo dopo un paio d’anni e altra che ancora non combina molto dopo una dozzina. Difficile dire, poi, quanti chilometri ho fatto: posso però dirti che sono cinque anni che vado a ballare almeno tre volte la settimana e seguo un paio di corsi collettivi, oltre alle lezioni individuali o di coppia. Il tango mi piace molto e lo pratico molto. Con che risultati lo lascio dire agli altri. Come avrai visto, nel mio profilo non esito a prendermi in giro.
      In effetti, come ho detto, le lezioni sono state molto apprezzate. Io non le ho seguite – il nostro programma prevedeva di visitare anche la città e i dintorni – ma tutte le persone con cui ne ho parlato mi hanno detto che sono state ottime. E l’ho scritto chiaramente.
      Mi permetto di evidenziare che non ho assolutamente criticato l’organizzazione per il codice di abbigliamento, sarebbe una sciocchezza colossale e in ogni caso questo codice non era presente. Io ho detto altro: e cioè che, purtroppo, in milonga, spesso, sulla bravura della ballerina vince la minigonna. Ho anche detto chiaramente che questo, purtroppo, è un problema molto generalizzato. Di questo si sono lamentate con me a Catania in molte e spesso ne sento parlare in più occasioni e circostanze da ballerine amareggiate. Al riguardo ho aggiunto che gli organizzatori – di solito ottimi ballerini – dovrebbero tenere d’occhio le ballerine che ballano meno (quasi sempre meno giovani e vestite in modo meno appariscente) e invitarle ogni tanto o chiedere al loro staff di farlo. Secondo me il clima, l’atmosfera della milonga ne guadagnerebbe parecchio. Non ho mai detto, inoltre, di essermi sentito insultato da una minigonna. Ho solo detto che è un indumento non adatto al tango e sfido chiunque a dimostrare il contrario.
      Va da sé, poi, che questo è un sito in cui si parla di tango, quindi non vedo perché dovremmo parlare di cosa fare con le gambe delle donne. Magari non tutte le ballerine potrebbero apprezzare questo approccio, non credi?
      Va da sé, caro amico, che la critica non può che essere negativa. E, ripeto, non mi sento infastidito da una minigonna in milonga o altrove. Ribadisco però che quasi sempre una ballerina in minigonna balla, in una serata, molto di più di una vestita in modo meno appariscente a prescindere dalla bravura (e molte ballerine sono parecchio irritate da questo andazzo, secondo me a ragione). A me sembra un buon tema da dibattere. E spero che possa interessare anche ad altri.
      Non capisco, infine, perché avrei dovuto parlarne con gli organizzatori visto che, ovviamente, non è una loro responsabilità da alcun punto di vista come si vestono le ballerine di una determinata milonga. Ne ho parlato pubblicamente perché è un tema di pubblico interesse e ho chiaramente precisato che è stato così a Catania come in tutti gli altri posti dove sono stato, in Italia e no.
      Ultima cosa, non importante: non capisco cosa c’entrino, nello specifico, i bambini e le caramelle e questo discorso, ma penso di aver risposto esaurientemente a tutto il resto.
      Un abbraccio.

      • Jorge Nunes ha detto:

        Non ho tirato le mie credenziali, ma se li vuole, sono qui. Materiali Ingegnere, MSc, PhD, con la specializzazione in Biomateriali, programma pre-Bologna (5A + 2A + 4A). In più, ho incontrato il tango come danza il 22 settembre 2008, dopo di che ho iniziato le classi, con una media di 10-12 ore a settimana, circa 9 classi. Dopo il mio primo anno, ho ripetuto le 0 livello più volte, le classi che ancora sbrigare per motivi personali: come per principianti cominciano e lottando per camminare, sto facendo attenzione alla mia postura e la comunicazione. Vado anche a corsi di perfezionamento a volte, anche se io non vado più spesso a quelli avanzati. Ogni anno, cerco di andare a almeno 2 internazionali Festival, oltre a quelle più piccole che posso trovare il mio paese, e io ho la registrazione di tutte le sequenze e dettagli di ogni uno di quelli. Più di questo, di correggere me stesso, faccio la pratica con i miei parejas di fronte 2 telecamere, che poi ho messo in un unico video di valutare e correggere i nostri errori, e per vedere come appare dall’esterno.
        Ma, più di questo, io giocare pianoforte da quando avevo 6 anni, 29 anni fa, ed ero sempre in musica, era sempre quello che mi ha dato la pace della mente. E quello che mi ha fatto andare in danza era la musica di Astor Piazzolla, perché ogni volta che ho sentito Mi diceva di muoversi, di fare qualcosa, a ballare. E così, dopo alcuni anni di resistenza, ho iniziato le classi. Sette anni più tardi, innumerevoli ore di guardare grandi ballerini fanno del loro meglio, e mettendo il loro video su rallentatore per cercare di decodificare i loro movimenti, io ancora vi dico: voglio ancora di più.
        Informazioni sul codice di abbigliamento, sì, la minigonna vince l’attenzione. Ma se lei non si muove, io non mai chiesto di ballare di nuovo. Più di questo, non mi preoccupo per i loro sguardi, purché siano lì a ballare. E ho visto i ballerini sgargianti che non ho mai considerato neppure per chiedere loro di ballare perché erano lì per fare i rituali di accoppiamento e non ballare … E ho chiesto a diversi “veterani” ballerini dilettanti per andare a terra perché la sensazione era stupefacente . Non mi interessa quello che sembrano, ma se sono veramente ballare con me, e non mi importa se sono professionisti o dilettanti. A proposito di che io uso sempre questo paragone: Kama sutra può essere interessante, ma non ho bisogno di nessuna di quelle cose di fantasia per godere. Tuttavia, sì, il codice di abbigliamento può essere discusso, alcuni maestri fanno dire che devi andare ben vestita, altri dicono che l’importante è ciò che si fa, non ciò che si guarda come. In questo, è aperto al dibattito. Come scrittore, e come hai detto, ti piace prendere in giro, io propongo per voi di fare una ricerca sulle origini del tango e il suo codice di abbigliamento nel corso degli anni, e apre il dibattito. Non come un modo per chiarire che è proprio (non esiste), ma almeno a dimostrare che si tratta di una questione di scelta personale.

        C’è un trucco per sapere come un buon ballerino è: non importa di niente altro, ma le scarpe. Le scarpe di un ballerino esperto hanno qualche indicazione di utilizzo, sono appariscente, bella, curando, ma sono usurati. La suola ha indice di uso, il tallone ha indicazione essendo stato sostituito. E questo vale sia per le donne e gli uomini. Sì, si può fare la domanda: che cosa se ha appena acquistato nuovi? Se così fosse, li utilizzerà per 1 o 2 ore, e poi passare per gli altri. Non si utilizza un nuovo paio di scarpe di marca per tutta la notte, sotto il rischio di rovina i piedi o le scarpe.

        Circa gli organizzatori tengono d’occhio i ballerini di danza meno, che porteranno ad una più grande, molto più grande … il dibattito su una classe, sì, stiamo pagando per imparare, ed è la responsabilità degli insegnanti per fare in modo che lo studente impara qualcosa, seconda del suo livello e abilità. Su una practica, sorta di … studenti ci sono a pratiche, e se ci sono studenti di un genere mancanti che dovrebbero stimolare l’interruttore. Su una milonga, l’evento sociale, sarebbe bello se si raccolsero gli studenti più giovani, ma, il più delle volte, che li renderà più nervoso. E su una milonga, tutti sono lì per ballare e godere, non per insegnare.

        Circa il bambino e le caramelle, che avrebbe preso più tempo per spiegare … Sono portoghese, e alcune espressioni idiomatiche non si traducono direttamente né hanno un equivalente in altre lingue. Che traduzione mi avrebbe portato più lezioni italiano … Colpa mia su quello …

        Un commento finale: la prima volta che qualcuno legge il giornale, il messaggio principale è che l’evento è stato male. Tuttavia, se avete fatto utilizzare l’evento come un modo per non criticare l’evento, ma anche il modo in cui le persone stanno ballando in Catalogna e in tutta Europa, se ciò che si sta prendendo in giro, non gli organizzatori, ma il “mondo del tango” è, allora è necessario specificare it … Come è stato scritto in piccolo principe da Saint Antoine d’Exupery, sul dialogo volpe “la lingua è una fonte di malintesi.” Assicurarsi che il messaggio che si sta tentando di inviare è quello che le persone sono sempre. E questo ultimo paragrafo è un modo di fare un critico “positivo”.

        Un abbraccio

        • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

          Ciao Jorge e grazie per avere di nuovo scritto.
          Non capisco però perché racconti tutte quelle cose sulle tue esperienze. Non ti ho chiesto niente del genere e non vedo cosa c’entrino con il nostro discorso. Io ho detto qualcosa di me semplicemente perché, nel tuo primo intervento, tu dicevi di non sapere “quanto di un ballerino di tango lo scrittore è, o quanti chilometri lui ha fatto su milongas”, pertanto te l’ho voluto precisare per spirito di cortesia, tutto qui.
          Per quanto riguarda l’abbigliamento. Una volta di più ribadisco che io mi sono limitato (da cronista che scrive quello che vede e sente) a raccontare del malumore di alcune ballerine verso altre colleghe in minigonna (perché ballano di più senza essere più brave). Ho aggiunto un parere personale: la minigonna non è indumento adatto ai movimenti del tango. Non ho mai detto che tu inviti un tipo di ballerina piuttosto che un altro. Tu, al contrario, ti sei abbandonato a una digressione sui gay e su cosa si può fare con le gambe delle donne partendo dall’errato presupposto che io mi sentissi insultato (chissà perché, poi) da una minigonna.
          Per il codice di abbigliamento. Ritengo che sia importante essere curati, comodi e puliti per rispetto di chi si abbraccia. Tutto il resto non ha importanza.
          Le origini del tango e i suoi codici di abbigliamento sono abbastanza noti: all’inizio gonne lunghe e si ballava canyengue anche per quel motivo. Poi le gonne si sono accorciate e sono nati i volei e i ganci. Ora si vede qualche (ripeto qualche) minigonna ma la maggior parte delle ballerine preferisce gonne normali con o senza spacco (frequenti i leggins), raramente pantaloni.
          Vero, in molti guardano le scarpe per capire il tipo e il livello di ballo. Ci sono anche dei video su youtube su questo argomento.
          Non ho mai detto che in milonga si debba insegnare, sebbene sia un errore comune: a molti maschietti piace fare il saputo che ammaestra la povera e inesperta ballerine che di solito ne sa più di lui, solo che è più educata di lui e tace. Se lei non ha fatto quello che lui voleva, poi, di solito è solo perché lui non l’ha saputo segnalare correttamente. Ho detto, e ripeto, che in un evento come un festival, dove c’è un organizzatore e alcuni elementi del suo staff, questi dovrebbero avere un occhio di riguardo per le ballerine meno invitate e provvedere. Non insegnare loro qualcosa, ci mancherebbe, anche perché di solito non ce n’è proprio bisogno dato che solitamente le ballerine sono più brave dei ballerini, ma solo per far fare loro un paio di tandas in allegria e rompere la noia dello stare sedute.
          Se qualcuno, leggendo il pezzo, capisce che l’evento non è andato bene significa che è distratto o che legge in modo superficiale. Nel pezzo si parla di cose buone, altre meno buone e altre negative. Nel titolo si parla di “molte cose da rodare” che vuole dire “mettere a punto”. Che è poca cosa. Certo che per chi è abituato a scambiarsi solo complimenti o non si mette facilmente in discussione, è dura da mandare giù. Certo, poi, come ho detto, l’evento di Catania è stato lo spunto per parlare di problemi generali del tango che lì erano presenti e, se leggi bene, è chiaramente detto.
          Un abbraccio

  2. mario sette ha detto:

    ho letto tre volte il suo articolo prima di risponderLe.
    credo che di tango non capisca poi molto e, da quel che scrive, presumo non lo sappia neanche ballare a questo punto.
    sono ovviamente in totale disaccordo con Lei, con il Suo resoconto e con le opinioni espresse.
    la musica è stata ottima, sempre, proprio per la scelta delle tande, la successione delle stesse e l’attenzione alla pista mostrata dai TJ.
    visto il clima è stato molto facile ballare con chiunque, conosciuto o non. se per Lei è risultato ostico presumo sia per il livello di ballo e di cura che deve aver mostrato nei confronti della dama.
    come tutte le cose che si fanno, quando si ha il coraggio di farle, ovviamente, c’è sempre da migliorare e migliorarsi, ma lo spirito, a mio modestissimo avviso, è quello giusto.
    da Torinese mi sono sentito un po’ ferito dalla sua lapidaria e impietosa critica, priva di spirito costruttivo…ma poi ho letto il suo profilo.
    da una persona che si definisce il miglior ballerino del suo pianerottolo, non ci si può aspettare spirito costruttivo né cultura (di qualsiasi genere).

    è stato un vero piacere mandarle questo commento, tentazione cui non sono solito cedere, ma mi è sembrato doveroso fare un’eccezione nel suo scellerato caso!

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Mario. Grazie per il tuo commento, al quale rispondo, come sempre, molto volentieri.
      Prima di procedere approfitto però della circostanza per sottolineare qui pubblicamente che non è stato approvato un commento (di cui taccio il nome dell’autore per evidenti motivi), tra quelli mandati oggi perché scritto tutto a lettere maiuscole il che, come ben sappiamo, equivale, nel mondo del web, all’urlare e, naturalmente, non si risponde a chi urla. Se la persona in questione vorrà postare nuovamente il commento in forma più garbata sarò lietissimo di renderlo pubblico e rispondere anche a quello.
      Ma veniamo a noi. Non me la prendo quando dici che di tango non capisco poi molto e che non lo so ballare. È già così pieno di gente che balla benissimo che mi chiamo volentieri fuori da questa foltissima schiera. Al riguardo, ho letto, zompettando qua e là su internet che tu, un anno fa abbondante, parlavi già del tuo desiderio di insegnare il tango. Avendo tu iniziato, come dici sempre nella stessa sede, nel 2009, è evidente che se, dopo appena cinque anni di pratica e di studio, ti sentivi già pronto per l’insegnamento, devi essere particolarmente dotato e sono contento per te. Io, lo so bene, non ho tutto questo talento. Il fatto, però, caro Mario, è che non stiamo qui parlando di quanto bene o male balli io o di quanto io capisca o non capisca di tango, ma di questa edizione di Pasquettango.
      La musica è stata ottima, tu dici. Io dico che è stata ottima la proposta di due musicalizadores e modesta quella di altri due. È un delitto? In automatico significa che tu capisci di tango e io no? E perché non potrebbe essere il contrario? O che ne capiamo (o non ne capiamo) entrambi pur avendo gusti diversi? Secondo me quelle della prima sera e dei pomeriggi erano tandas male organizzate, con autori inconsueti e difficili da ballare. Ti posso aggiungere che alcune delle ballerine con cui ho ballato mi hanno detto le stesse cose. Sono convinto che alcune delle ballerine che hanno ballato con te siano sulle tue posizioni. Bene. La dialettica fa crescere.
      Capisco che tu ne vuoi fare un fatto personale ma, leggendo tre volte il mio pezzo, dovresti aver notato che io ho parlato di brani “di impervia interpretazione”. Nella mia modestia, mi riferivo, per esempio, tra l’altro, a una tanda di Piazzolla (il musicista forse meno presente nelle milonghe e ce ne sarà pure una ragione) che, a parte casi isolati, è considerato autore complicatissimo. Di nuovo, sono lieto che invece, per te, il bandeonista di Troilo non abbia segreti. Per fare altri esempi, posso parlarti di tandas che contenevano brani di canyengue (forse l’ho scritto male, cerca di comprendermi, non capisco molto di tango) e melodici. Per me non è il massimo mescolarli nella stessa tanda (e la rende complicata da ballare), ma è un’opinione, beninteso.
      Concordo pienamente con te sull’opportunità del fare e del migliorarsi. Io sono venuto a questa edizione e ho detto cosa, secondo me, ha funzionato e cosa no. Gli organizzatori dovrebbero essere contenti, perché ho dato loro l’opportunità di riflettere sul lavoro fatto. Per te, invece, è andato tutto benissimo. Ok.
      Caro concittadino, sempre su internet ho visto che anche tu lavori nella comunicazione, per cui ti invito a riflettere sui termini che usi, perché la mia critica non è né lapidaria né impietosa: ho detto di cose che hanno funzionato e di quelle che non hanno funzionato tanto (avendo letto la mia cronaca tre volte non dovrebbe esserti sfuggito). Sappiamo bene che una “critica lapidaria e impietosa” è altra cosa. Nego poi che sia priva di spirito costruttivo: sono stato invece molto circostanziato nell’indicare cosa, sempre secondo me, non ha funzionato (e quindi è chiaro che è lì che, sempre secondo me, si dovrebbe intervenire per migliorare il tutto). Ora sta agli organizzatori dare peso a queste mie parole o ignorarle. Lavorando anche tu nella comunicazione dovresti riconoscermi il diritto di critica.
      Vedo che non ti è piaciuta la mia battuta sul mio essere il miglior ballerino del mio pianerottolo. Peccato, a me sembra ottima e ne sono molto orgoglioso: tipico esempio di understatement subalpino, che dovrebbe essere anche nel tuo Dna, caro concittadino. Un po’ di autoironia, secondo me, non guasta mai. Ma posso anche capire che non tutti l’apprezzino o la coltivino. E osservo che ti deve avere proprio indispettito la mia cronaca per passare agli insulti diretti, quando dici che da chi scrive certe cose (la mia splendida battuta autoironica) non ci si può aspettare cultura di qualsiasi genere. Devo quindi averti profondamente sorpreso usando a proposito parole complicate come understatement o canyengue. Ma non temere, è solo la fortuna del principiante.
      Vedi, caro Mario, scherzi a parte, il problema del tango è che tutti si prendono troppo sul serio: i maestri lodano sempre e comunque gli allievi per non perderli; gli allievi elogiano sempre e comunque i maestri per entrare in empatia con loro (ahi ahi, un’altra parola difficile, ma come farò a conoscerle, visto che non ho cultura di sorta); tutti si spellano sempre le mani per qualunque esibizione; qualunque evento è sempre strepitoso. Ma ti sembra possibile? No, non lo è, anche se nessuno vuole sentirsi dire che, a volte, il re non è del tutto vestito (mi perdonerai la citazione, nella mia non cultura so, per caso, due o tre cosette e me le sono sparate tutte in questa risposta).
      E per me è stato un piacere risponderti, caro Mario, anche se non ho capito perché il mio caso dovrebbe essere scellerato. Ma va bene lo stesso. Come ho detto, la dialettica è sempre costruttiva.
      Un abbraccio.

  3. Elisa ha detto:

    …e un antico saggio disse: “il mondo è bello, perché è vario!”
    A quanto pare il mondo del tango non fa eccezione! C’è chi ama Fresedo e chi si commuove sulle note di Pugliese; chi non riesce ad azzeccare un solo tempo (né forte nè debole) e chi muove i piedi sul pavimento quasi fossero dita prodigiose su un pianoforte; chi ama la mera confusione e baldoria, confondendola con la qualità e l’eleganza e chi, invece, studia sodo, perché sa che per raggiungere un buon livello ci vuole tempo, disciplina e impegno…e tutto ciò che desidera è esprimere la bellezza attraverso il ballo.
    Il tango è tante cose: è un linguaggio, che ti permette di comunicare anche con uno sconosciuto; è un’occasione d’incontro…anche con sé stessi; è un patrimonio di tutti…e forse dovremmo viverlo e condividerlo di più e meglio.
    Io c’ero all’evento di Pasquettango (l’ennesima edizione dopo diversi anni) e l’ho trovato un evento semplicemente STREPITOSO!!!
    E’ stato un evento davvero meraviglioso ed eccezionale per l’alto livello d’insegnamento, per la location suggestiva, per le persone, che numerose sono arrivate da diverse parti d’Italia e del mondo, per l’impegno profuso dagli organizzatori e l’attenzione mostrata per i particolari, per il pavimento…di sicuro montato dagli uomini…ma altrettanto sicuramente su suggerimento di una donna…perché chi se non una donna può capire un’altra donna “sui tacchi”? Il caffè, in effetti, era decisamente forte…ma considerando che era gratis e che mi ha tenuto sveglia fino a tarda ora…darei 10 pure al caffè!
    Peccato siano troppo pochi gli eventi come questo…poiché non tutti gli eventi sono uguali…ma il mondo è bello, perché è vario…e così la musica va…e vola nella sua perfetta armonia sulle critiche sterili, sulle scarpe strette che fanno male a qualcuno, sugli uomini e sulle donne della milonga, sulle ore, sugli attimi, sulle risate e sui musi lunghi, sui “pensieri tristi che si ballano”…la musica va…e vola, mostrando del tango tutta la bellezza e “gli intimi doni, che non elenco”.
    Elisa

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Elisa e grazie per il tuo pacato contributo. È un piacere interloquire e confrontarmi con te. Vero, il mondo è bello perché è vario e la diversità di opinioni non dovrebbe atterrire.
      In effetti, come mi è stato fatto notare anche da altri, questa non era la prima edizione di Pasquettango. Devo averlo letto da qualche parte o frainteso qualche comunicazione, ma poco importa.
      Dici che lo hai trovato semplicemente strepitoso. Come sai non concordo del tutto. Anche io, come ricorderai, ho detto dell’alto livello delle classi e della location suggestiva. Tuttavia non la ritengo molto adatta a ospitare una milonga. Capisco benissimo che sia necessario (come ho scritto) proteggere il pavimento e i ballerini con una copertura supplementare. Ma questa, forse lo avrai notato anche tu, era, per la propria natura, cedevole. Avrai poi notato che sabato sera, nel corso dell’esibizione della coppia argentina, la brava Marisol era visibilmente preoccupata per la tenuta del pavimento e, dopo il primo brano, si è bagnata le suole con della Coca-Cola, cosa che non avevo mai visto fare prima, dato che, quando è necessario, di solito si usa della semplice acqua. Ma, oltre a questi dettagli che riguardano soprattutto chi balla con l’energia di un professionista, non ho visto uscite di sicurezza, le sedie a disposizione (e non c’era spazio per metterne altre) erano poche decine. Che sarebbe accaduto se ci fosse stata una massiccia affluenza (non inconsueta nei festival), diciamo di un duecento persone? E poi, perdonami, ma non riesco a concordare con te sullo “strepitoso” quando alle due milonghe pomeridiane a cui ho assistito (sabato e domenica) c’erano non più di una ventina di ballerini per volta e un’ottantina sabato e un centinaio domenica. D’accordo, la quantità non è tutto ma ha comunque una sua rilevanza e contribuisce all’energia che si può percepire in una milonga.
      Mi permetto poi di dissentire sul fatto che i presenti fossero arrivati da diverse parti d’Italia e del mondo. Come dicevo, a quanto ho visto, c’era una sola coppia straniera (da Montreal) e poche anche le non siciliane.
      Concordo invece sulla qualità delle persone (ma tutta la Sicilia è terra splendidamente ospitale), almeno le ballerine con cui ho avuto la fortuna di ballare io e quelle con cui ho fatto due parole. Ribadisco però che da parte di staff e organizzatori non è stato fatto molto sul fronte dell’accoglienza nei confronti dei pochi “forestieri”.
      Non discuto, naturalmente, l’impegno profuso dagli organizzatori che sarà stato sicuramente molto. Alla fine, però, conta il risultato che, a mio modo di vedere, non è stato entusiasmante.

  4. Rino Fraina ha detto:

    Caro Franco sinceramente credo che tu non sia in grado di dare nessun consiglio riguardo al nostro evento,non perché sia perfetto,ma visto che non sei ne un ballerino ne un maestro ne un organizzatore o dj,non ti permetto di parlare male di una cosa che non ti compete,il tuo lavoro se ho capito bene è quello di scrivere,e lo fai bene,ma questo non ti da il permesso di giudicare un evento di tango,tu di tango non capisci un bel niente caro mio,ne sai come si sta in pista….se vuoi un consiglio continua a studiare e magari un giorno capirai che nel tango ci si può anche divertire…per quanto riguarda l’evento e un (meeting)un incontro tra amici organizzato con sacrificio…

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Caro Rino, vedo che anche tu non hai apprezzato le mie argomentazioni e, invece che rispondere nel merito come hanno fatto altri, preferisci imboccare la più facile strada della denigrazione. Tengo in buon conto, comunque, il tuo consiglio sul continuare a studiare. Come ho detto altrove, continuo a farlo con umiltà e autoironia, due qualità, purtroppo, non molto presenti nel mondo del tango.

  5. Rosa Esterini ha detto:

    Sig. Garnero, il mio commento precedente era scritto in maiuscolo per problemi alla tastiera del pc ma ho trovato un’ altra soluzione, grazie per aver azzardato un giudizio infondato anche su queato. Volevo informarla che Pasqueettango 2015 non è stata la 1° edizione ma la 5°. Le classi dell’ evento sono state tutte piene e tutti i partecipanti sono rimasti soddisfattissimi; non capisco come ha potuto azzardare un commento dato che lei non ha partecipato a nessuna lezione. La musica è stata eccellente in tutte e quattro le sere soprattutto nella sera inaugurale e a dimostrare ciò sono stati gli apprezzamenti positivi degli ospiti e la pista piena fino all’ ultima tanda; se non ha una buona cultura musicale di tango argentino forse dovrebbe provvedere. Se a palazzo Biscari è stata montata una pista in legno è per rispetto della salute di caviglie e ginocchia degli ospiti (quindi anche le sue) e anche per salvaguardare il pavimento di valore di uno dei palazzi storici della nostra città. Anche se è una cosa che conta poco, il livello è stato buono, il suo giudizio é offensivo nei confronti di tutti gli ospiti presenti. E per ultimo l’ accoglienza per la quale mi sento toccata in prima persona. Tutti gli ospiti soprattutto quelli provenienti da altre cittá ci hanno ringraziati per l’ accoglienza, lei é il.solo ad affermare il contrario e pazienza, ne faremo tesoro. Mi permetto di dire però che lei è stato poco carino in diverse occasione ed è stato ricambiato comunque e sempre con il sorriso e codialitá. Una signora ci ha anche raccontato che è stata costretta ad alzarsi dalla sedia per cederle il posto. Mi dispiace pure non poter pubblicare le centinaia di foto che mostrano la pista piena di gente che si diverte, quella che ha pubblicato lei è chiaramente uno scatto di inizio milonga. Non so cosa possa spingere qualcuno a parlare male gratuitamente di un evento che racchiude tanto lavoro e passione da parte degli organizzatori( o forse si) ma é qualcosa che dispiace quindi la inviterei a documentarsi bene su un argomento prima di usare il suo potere da ” giornalista”. La invito a venirci a trovare con uno spirito differente, saluti.
    Rosa Esterini

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Rosa. E grazie per aver rimandato il tuo commento in una forma accettabile. Capisco che tu possa aver avuto problemi alla tastiera, ma dovresti anche tu capire che ogni mondo ha il suo linguaggio e in quello del web le maiuscole corrispondono alle grida. Non ho quindi azzardato un giudizio infondato, mi sono attenuto alle regole di questo mondo. Comunque sia, tutto risolto. Sì, anche altri mi hanno detto che questa non era la prima edizione. Faccio ammenda, devo averlo letto (sicuramente fraintendendo) da qualche parte ma mi sembra un dettaglio marginale nel discorso.
      Tu dici che le classi erano piene e tutti i partecipanti sono rimasti soddisfattissimi. Se rileggi con calma l’ho scritto io per primo: ottimi insegnanti, ottime classi, ottime esibizioni: tutti soddisfatti. Io non ero presente ma me lo hanno detto tutti quelli con cui ne ho parlato. E così ho scritto. Le mie perplessità non sono mai state su questo.
      La tua opinione è che la musica è stata sempre eccellente. La mia no e ne ho anche parlato nuovamente in una delle risposte. La prima sera, per esempio, la prima tanda era di nuevo, poi di tradizionale e la successione classica di tanghi, milonghe e vals non sempre è stata rispettata. È una scelta del musicalizador che ad alcuni può piacere, ad altri no. Ma non è una bestemmia il criticarla.
      Di nuovo io per primo ho scritto che a palazzo Biscari la pista di legno è stata montata per salvaguardare il pavimento originale e la salute degli ospiti. Condivido, ma ribadisco che questa location, per quanto molto suggestiva, sia ben poco adatta a ospitare una milonga, come ho spiegato più dettagliatamente in altre risposte.
      Capisco anche che possano non piacere i giudizi sui livelli medi (medi, ripeto, non individuali) dei ballerini. Che non implicano assolutamente che chi li emette si consideri superiore, ci tengo a chiarirlo. Semplicemente si tratta di guardare e raccontare. A marzo sono stato all’encuentro di Alba e lì il livello era spaziale. L’ho detto. All’evento di Mondovì di fine agosto di nuovo ho visto un livello non entusiasmante. E l’ho detto e, anche lì, apriti cielo, telefonate su telefonate di gente risentita. Ma ti sembra possibile che in ogni milonga italiana si balli un ottimo tango? Io sono convinto di no. Anche a Catania non mi è sembrato alto il livello e l’ho ridetto. Osservando da fuori si vedeva un molto approssimativo rispetto della ronda. Ho visto predominare un salon molto spinto (stile che non mi piace più molto) e l’ho detto. Ho visto ballerine invitate con un tap tap sulla spalla, metodo che non condivido e che secondo me qualifica negativamente il ballerino (e anche la ballerina che accetta). Il problema, cara Rosa, è che nel tango tutti si credono dei fenomeni, ma così non è, a parte poche, pochissime eccezioni. E sono pochissimi quelli che sono disposti a mettersi davvero in discussione. So di amici che hanno evitato di iscriversi a una scuola nuova perché il maestro, coscienzioso, li aveva invitati a non iscriversi all’ultimo corso ma solo a uno intermedio. Lesa maestà! Se ne sono andati indispettiti. E capisco allora i maestri che, per non perdere gli allievi, li coprono di elogi, ma anche gli allievi che ci credono, a questi complimenti, hanno le loro responsabilità.
      Sono lieto che gli ospiti vi abbiamo ringraziati per l’accoglienza, posso solo dedurre che abbiamo parlato con persone diverse. Può darsi che io non sia stato sempre carino. Mi ricordo una sola occasione. Sabato pomeriggio, appena entrato alla milonga torno al tavolo all’ingresso per chiedere un’informazione dove trovo un gruppetto di organizzatori che parla e altri che tacciono. Rimango lì accanto in piedi in attesa che terminino quello che stanno facendo o che qualcuno mi presti attenzione. Dopo un po’, visto che nessuno lo faceva, ho detto ad alta voce che, visto che nessuno aveva tempo da dedicarmi, me ne sarei andato. Finalmente mi hanno dato retta e mi hanno dato l’informazione che mi serviva. È stata l’unica interazione con lo staff che ho avuto. Per i posti a sedere direi piuttosto che è stravagante trovare, al momento dell’esibizione la propria sedia (segnalata da giaccone e maglione sopra e scarpe sotto) occupata da altri, pur anche una bella signora. E sì, durante la serata, se le sedie sono poche, io da diligente ballerino che balla molto cerco di non occupare se non per poco la mia sedia e la lascio a disposizione. Durante l’esibizione sono meno propenso (anche perché dura poco e comunque sia ho i miei annetti e di un po’ di riposo ho bisogno anche io). È successo in entrambe le occasioni che ho dovuto reclamare il mio posto, sabato sera anche a una signora che era già stata fatta alzare da altre sedie. Finita l’esibizione ho di nuovo lasciato libero il posto a chi ne avesse avuto bisogno. Diverso è se sono seduto e vedo una signora in piedi, di solito mi alzo per cederle il posto. Ma se trovo il mio posto occupato e lo rivendico, non credo di essere io in difetto.
      La foto con ballerini che ho pubblicato è stata scattata domenica sera (la più affollata) intorno alle 23. Concordo che in altri momenti la pista era più piena ma in altri momenti, i pomeriggi di sabato e domenica, era anche più vuota, una giusta media.
      In ogni caso non credo di aver parlato male gratuitamente di un evento. Ho raccontato quello che ho visto e sentito. Capisco tuttavia che i complimenti piacciono e le critiche irritano. Nego però che siano gratuite e credo di essermi documentato: ho partecipato a tre delle quattro giornate, ho letto il sito dell’evento e ho parlato con tutte le ballerine che hanno avuto la cortesia di accettare i miei inviti e con altri presenti. Alcuni di loro mi hanno palesato delle criticità che ho riportato. Il che nulla ha a che vedere con la passione e l’impegno degli organizzatore. Io ho parlato del risultato.
      Per concludere, nel tuo intervento originale, quello con tutte le maiuscole, parlavi anche della mia frustrazione (da cui un mio supposto livore) per non essere riuscito a ballare. Non è così. Ho ballato molto e mi sono molto divertito con ottime persone, alcune ballerine più brave di me, altre meno, altre sostanzialmente del mio livello. Tutte sono state così gentili da accettare i miei inviti anche nei giorni successivi, segno che hanno gradito. Solo una ha evidenziato, con il suo comportamento, di non gradire un mio reinvito, segno che, legittimamente, non si era trovata bene. Visto il numero di ballerine nuove che ho conosciuto lo considero un ottimo risultato. E solo due volte i miei inviti sono stati rifiutati, in modo garbato, peraltro. Anche questo lo considero una buona media in un ambiente completamente nuovo (non per merito mio, beninteso, ma è la sorte benigna che tocca a quasi tutti i ballerini di tango, vista la sproporzione numerica tra i due sessi che vi regna). Ho visto, invece, tante ballerine, forestiere e no, quasi del tutto ignorate dai ballerini presenti, specie quelli dello staff. E questo, lo ripeto, non credo sia un bene.

  6. denni ha detto:

    ho letto il tuo articolo – sono d’accordo che le critiche sono costruttive ma è anche vero che non fanno una buona pubblicità all’evento. se si vuole che le cose migliorino, forse si potrebbe anche indagare, ascoltare un pò anche altre persone, magari proprio le ragazze con la minigonna 😉 dopo tutto il fatto che siano giovani e belle, non significa che non siano anche brave (diventate perché portate per il ballo o perché invitate di più poco importa).
    a me questo evento è piaciuto, sia per le location – ben tre diverse – sia per l’atmosfera (la buona onda), sia per la bravura e simpatia dei maestri invitati, sia per l’ospitalità degli organizzatori – se mi sono spellata ad applaudire è perché mi è piaciuto (de gustibus…)
    anche la musica mi è piaciuta moltissimo e ho amato guardare i ballerini bravi ballare davanti a me e girare per la pista – peccato non saper ballare in quel modo, ma siamo tutti diversi ed il tango è anche questo: ciascuno di noi ha uno stile e lo fa proprio. sono necessari anni di studio e sacrificio e passione (e non guasta un pizzico di fortuna) per poter dire di ballare – o saper ballare – tango.
    grazie per il tuo feedback – tutto torna e di sicuro il tuo articolo potrà essere da stimolo per i prossimi anni – peccato che le coppie internazionali o italiane non saranno forse attirate anche per le parole che scrivi (che tu giustamente pensi e che giustamente esprimi) – forse però le cose si cambiano in maniera diversa.
    ho ballato con te in pista e mi ha fatto molto piacere che tu mi abbia invitata. spero che tu ritorni la prossima volta

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao e grazie anche a te per il tuo intervento.
      Vero, le critiche non fanno una buona pubblicità all’evento. Ma questo è il dilemma di chi racconta: per non fare cattiva pubblicità traviso quello che ho visto e sentito o dico la mia nel rispetto di chi legge? Ammetterai che ci metto nome e cognome e anche la faccia. Sono le mie opinioni. Se guardi lo storico dei miei pezzi trovi cronache positive e altre meno. Credo, così facendo, di dare un buon servizio ai lettori.
      Finalmente tu rilanci in modo costruttivo il tema delle fanciulle in minigonna. Certo, il fatto che siano giovani e belle non significa che non siano anche brave. E io infatti mi sono astenuto dal dirlo: alcune sono brave, altre no, come sempre. Le mie osservazioni non erano rivolte a loro ma ai ballerini che le invitano con frequenza sospetta. Anche qui a Torino è pieno di settantenni (non sto dicendo che questo è successo a Catania) che invitano a ballare solo nipotine discinte a prescindere da come se la cavano. Nei miei tre giorni catanesi ho ballato con più ballerine che erano molto seccate per la concorrenza della minigonna (mai della brava ballerina). Non credi sia il caso di fare qualcosa per accendere i riflettori su questa discriminazione? E poi pensi davvero che con la minigonna si possa ballare bene? Quante ballerine professioniste hai mai visto ballare con la minigonna? Molte hanno uno spacco, che è altra cosa, funzionale ai movimenti, ma mai gonne cortissime, se non con i leggins. Io, semplicemente, auspico inviti più sul merito e meno sull’abbigliamento.
      La location era eccellente, l’ho scritto anche io e per ballare, non per gli affreschi, ho preferito la prima sera. Come dicevo, una buona onda io non l’ho percepita. Non vorrei ripetermi ma ho percepito, specie nei ballerini, un bel po’ di supponenza (purtroppo abbastanza diffusa nel tango a ogni latitudine).
      Della bravura e simpatia dei maestri invitati ho detto anche io.
      Così come ho detto dell’ospitalità degli organizzatori e della musica. Inutile tornarci sopra, abbiamo opinioni diverse.
      Non condivido invece il tuo giudizio sul piacere di guardare i ballerini bravi ballare (ce n’erano, ovviamente). Che ti devo dire? Quello stile a me non dice più nulla, io ormai sono per il milonguero stretto, tutto il resto mi sembra eccessivo, ridondante, faticoso. Certo ballano bene, ma quel tango non mi interessa più. E mi sono limitato a sottolineare che in quella milonga prevaleva un certo stile, che ha molti estimatori ovunque, io non sono tra quelli. Concordo che siano necessari anni di studio e sacrificio e passione e fortuna per poter dire di ballare tango. Concorderai anche tu che è pieno di gente che si considera arrivata dopo tre anni di corsi collettivi.
      Grazie per le tue ben argomentate riflessioni.
      Ricordo anche io di aver ballato con te in pista e considero un privilegio che tu abbia accettato il mio invito. Come dicevo in altre risposte, in Sicilia abbiamo trovato sempre ottime persone. Ma il problema del tango e degli eventi, lo ripeto ancora una volta, non è la soddisfazione dei ballerini ma delle ballerine.

  7. Rosa Esterini ha detto:

    Non é una lamentela per i non complimenti, non si può piacere a tutti e questo é un dato di fatto, la location suscita impressioni soggettive e va bene così. Io ricordo benissimo quel pomeriggio quando si é avvicinato all’ ingresso perche io stavo accogliendo gli ospiti appena arrivati mentre c’ era chi era impegnato con i turisti, il suo attendere é stato solo una coincidenza di tempi, di altri episodi ne eviterei il racconto. Sig. Garnero, io capisco benissimo che ci sono cose che per alcuni vanno bene ed altri no ma non tutto può essere gestito da chi organizza un evento. Se le donne vogliono vestirsi nel modo in cui si sentono più a loro agio, se un amico vuole invitare una donna prendendole la mano, se approfittando della pista poco affollata si vuole ballara in maniera vistosa, tutto questo non é sotto il controllo di chi organizza. Darvi buona musica( purtroppo anche questo é soggettivo), portare dei maestri eccellenti per studiare( in questo vedo che concorda), darvi massima disponibilitá da parte dello staf ( sono sicura che non ha davvero qualcosa di cui lamentarsi) , mettervi a disposizione continua, bibite, dolci, caffé, frutta fresca per riprendersi da ore di ballo, una sala piena di divani e poltrone per riposare e una pista ben strutturata per ballare…..questo é sotto il controllo di chi organizza e non mi sembra si sia peccato in tutto questo. Le critiche servono sempre.ma vanno fatte in un certo modo, il suo, mi scusi se lo ribadisco é stato sbagliato e penso lei lo sappia. Il mondo del tango per fortuna ci conosce e sa che le denunce fatte sono solo un’ impressione sua. Detto ciò, penso davvero che non sia più il caso da parte mia di preseguire il discorso. Rinnovo però l’ invito a tornare per vivere il tango con lo spirito con il quale va vissuto quindi con l’ intenzione di divertirsi e fare nuove amicizie.
    Spero di non aver trasgredito a nessun’ altra regola del web stavolta, se così fosse me ne scuso ma non é il mio mondo quindi sbagliare é lecito.
    La saluto cordialmente, Rosa

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Benissimo, cara Rosa, siamo finalmente riusciti a convenire che si possono avere opinioni diverse sulla stessa faccenda. E, naturalmente, ti riconosco volentieri il diritto di pensare che non ho scelto il modo migliore per esprimere le mie opinioni.
      Detto questo, una doverosa precisazione. Non ho mai detto che come la gente balla o si veste è responsabilità di chi organizza. Ho già chiarito questo punto e qui lo ribadisco. Ora aggiungo che a me come persona non importa nulla di come si veste chi va in milonga. Io ho solo dato notizia del malumore di alcune ballerine presenti sulla “corsia preferenziale” di cui godono, negli inviti, le fanciulle in minigonna e a prescindere dalla loro capacità rispetto alle ballerine che hanno deciso di vestirsi diversamente. Mi sembra un punto molto chiaro ed è una querelle tutta al femminile (che si sviluppa a Catania come altrove) che io mi sono limitato a raccontare. Se poi si vuole sapere il mio parere personale, evidenzio una volta di più che credo abbiano ragione quelle ballerine, specie quelle brave, che vengono invitate di meno solo perché meno appariscenti.
      Le modalità di invito e lo stile prevalente di cui ho parlato sono invece un servizio al lettore. Grazie al mio racconto, viene informato che in quella milonga vige un clima decisamente informale: se gli piace ci va, se non gli piace (come nel mio caso), storce il naso ed evita. Lo stesso per lo stile: se gli piace un salon molto vistoso sarà felice di aver trovato la sua milonga, se non gli piace (come nel mio caso) eviterà di frequentarla. Che male c’è in questo?
      Ancora sulla musica: sempre secondo me, la prima sera e le pomeridiane non era al livello di un festival. Se vogliamo, ce lo ripetiamo all’infinito, ma questa è la mia posizione. In cinque anni di tango avrò sentito almeno un duecento musicalizadores diversi, per cui ormai il mio gusto si è formato e quindi lo esprimo. Non è un giudizio assoluto, è un’opinione.
      Il buffet di cortesia era buono, ricco e vario. Ma, perdonami, è cosa consueta in ogni festival, maratona, encuentro, per cui non lo posso mettere nelle eccellenze ma tra le cose “normali”.
      Io personalmente ho qualcosa da ridire sullo staff (ma non rilevante): sebbene i forestieri fossero pochi pochi e quindi facilmente riconoscibili, nessuno degli organizzatori né dello staff medagliato (cioè quello presente in milonga e non quello posizionato agli ingressi o al catering che invece è stato sempre molto cordiale) si è mai avvicinato per scambiare due parole, due battute di varia natura (come mi è sempre capitato negli altri eventi analoghi a cui ho partecipato). Ma questo è poca cosa. La poca cultura dell’accoglienza che ho lamentato (e che non mi tocca personalmente in alcun modo ma che mi sono limitato a raccontare da cronista) riguarda il fatto che i ballerini dello staff (riconoscibili per la medaglietta) non si sono minimamente prodigati per far ballare le non poche ballerine che hanno fatto molta sedia (alcune di queste se ne sono lamentate con me quando le ho invitate). E se un ballerino pagante una volta che entra in una milonga ha ovviamente il diritto di fare quello che gli pare, di invitare o non invitare chi gli va, chi in un evento presta la sua opera (anche a titolo di volontariato) dovrebbe, secondo me, avere la sensibilità di guardarsi intorno e cogliere questi dettagli e provvedere. Se questo non succede, gli organizzatori in capo dovrebbero invitarlo a farlo. Alla maratona di Mantova che ho frequentato a dicembre, il maestro organizzatore, nei quattro giorni dell’evento, si è invitato tutte, ripeto tutte le ballerine presenti almeno per una tanda. E, dopo un paio d’ore, la maggior parte dei presenti aveva fraternizzato grazie all’azione trainante dello staff. Ad Alessandria, invece, dove sono stato in estate, niente di tutto questo, anche in quel caso l’ho scritto e in molti si sono risentiti. Tutto qui, ma non è poco, sempre secondo me. Un abbraccio.

  8. dominique ha detto:

    Salve signor Garnero,
    ho letto con attenzione i vari commenti generati dal suo articolo, di cui molti poco pacati e lucidi, la qual cosa mi rattrista. Io ho preso parte ad alcune delle milonghe dell’evento e devo dire che, contrariamente da quanto letto nel suo articolo, ho trovato la musica della serata inaugurale davvero bella, diversa dalle solite scalette preordinate. Per il resto ho apprezzato molto il suo articolo perché ha espresso quello che, a mio parere, dovrebbe essere preso come stimolo per un suggerimento per le edizioni future. Mi dispiace che gran parte dei commentatori non abbiano avuto l’ onestà di accettare quanto espresso e, anzi, abbiano invece contestato il suo parere scritto, ne sono sicuro, con il solo fine costruttivo di fornire elementi di riflessione. Il problema in alcune realtà, e mi dispiace constatarlo molto in questa, è non avere punti di vista diversi dal proprio e credere che il proprio e quelli della comunità di cui si fa parte, siano quelli giusti. Sono sicuro che molti tra quelli che hanno aspramente commentato il suo articolo lo avrebbero invece elogiato se solo avessero letto giudizi positivi, anche se non onesti. Tra i tanti, come vede, qualcuno che la pensa come lei…

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Salve Dominique. Grazie per il tuo confortante intervento.
      Vero, molti commenti al mio pezzo erano poco pacati e lucidi. Che ci possiamo fare? Di solito gli insulti qualificano chi li pronuncia. E hai proprio ragione quando dici che il problema di molte comunità (per esempio quella di una scuola di tango) è non avere punti di vista diversi dal proprio e credere che il proprio e quelli del gruppo di cui si fa parte, siano quelli giusti. Chiaro, se io avessi sparato una serie di complimenti ed elogi, non importa quanto aderenti al vero, tutti mi avrebbero applaudito. Il guaio, lo ripeto, è che nel tango, che tocca corde profonde, che è connesso con il nostro intimo, molti si prendono troppo sul serio e temono il confronto vero, perché ci coinvolge in modo troppo intenso. E così, per ricevere complimenti e rassicurazioni, tutti spargono a piene mani complimenti e rassicurazioni. Nessuno si mette in discussione e tutti sono contenti. A Torino, dove vivo e prevalentemente ballo, conosco nell’ambiente del tango dozzine e dozzine di persone, come è ovvio. Ma un discorso serio sul tango, sulle sue implicazioni e su come tutti e ripeto tutti, nessuno escluso, lo balliamo, lo posso fare con un pugno di persone, meno delle dita di una mano. Per il resto, baci, abbracci, sorrisi e complimenti. Poi nella maggior parte delle milonghe si balla in modo imbarazzante, ma sono sempre “gli altri” a farlo. Allo stesso modo, dimmi quanti ballerini conosci che sono disposti ad ammettere che, se la ballerina non ha eseguito un determinato movimento, la colpa non è della testa dura fanciulla ma della marca che è sbagliata, imprecisa, fuori tempo. Eppure, tutti tronfi a credersi dei grandi solo perché in una milonga le ballerine sono di solito il 30 per cento in più dei ballerini e quindi, pur di non stare sedute tutta la sera, spesso ballerebbero con chiunque.
      Quindi a te la musica della serata inaugurale è piaciuta molto in quanto “diversa dalle solite scalette preordinate”. Allora abbiamo avuto la stessa percezione, solo che, per me, quella è una negatività. Io preferisco, per l’appunto, i brani collaudati, noti. Da un lato, lo ammetto, perché è più facile interpretare un brano che già conosci, dall’altro perché questi sono i brani più belli, suggestivi, emozionanti. Cioè, se a distanza di 50 anni un determinato brano continua a essere proposto nelle milonghe di tutto il mondo, un motivo ci sarà, così come ci sarà un motivo se molti altri sono caduti nel dimenticatoio. Che senso ha resuscitarli? Capisco poi che il musicalizador voglia dare a una serata la propria personalità, allora gli concedo, una, due, al massimo tre tandas “originali”. Per il resto gli chiedo di farmi divertire. Perché, è il mio pensiero, un musicalizador non deve essere né sentirsi il protagonista della serata, ma l’umile servitore dei ballerini e del loro piacere.
      Un abbraccio.

  9. denni ha detto:

    ciao franco, grazie per aver accettato il mio commento. a proposito della tua risposta, ci sono forse due punti che vorrei rilanciare. il primo riguarda la questione delle minigonne. per quanto riguarda “i settantenni che invitano a ballare solo nipotine discinte a prescindere da come se la cavano”, penso che questo commento non riguardi il tango in quanto tale ma piuttosto altri tipi di appetiti che – a mio avviso – sono molto lontani dal tango o da ciò che per me il tango significa. luoghi di incontro per tentare approcci del genere sono molteplici: discoteche, palestre, concerti. il tango non credo c’entri in realtà. la minigonna è stata una conquista della donna degli annii 60. se le donne la vogliono usare, lo facciano pure. mi spiace per le critiche da parte delle donne (o di uomini). le location determinano l’abbigliamento a BS, così come anche in italia. se una donna si sente sicura di sé e vuole indossare una minigonna, che lo faccia pure. se ha un corpo notevole, è lecito guardare. in siciliano si dice che ‘si talìano le cose belle’. io non ci trovo nulla di male. piuttosto credo che sia piuttosto una scelta personale. durante pasquettango ho visto ballerine con minigonne che erano a proprio agio e che potevano ballare benissimo senza problemi. anche altre famose maestre di tango lo fanno, esaltando il proprio tango senza mai essere volgari, ma sensuali nella misura adeguata. non nego che alcuni inviti di alcuni uomini siano dettati non dalla bravura ma dalla minigonna, ma in questo la donna può scegliere di ballare o di rifiutare. in breve, è la donna che sceglie. se l’uomo le fa la mirata e l’ha notata per la sua avvenenza o per la sua eleganza o bravura, questo non sta a noi giudicare. le dinamiche sono molto sottili. ci sono donne che si sentono a proprio agio in qualsiasi abbigliamento e che stanno bene con il proprio corpo che risponde bene a ciò che i movimenti del tango richiede. poi il resto: le motivazioni di un invito se sul merito sull’abbigliamento, sul marketing di una manifestazione (invitare il cliente per farlo tornare o meno), sulla convenienza di portare iscritti alla propria scuola lasciano il tempo che trovano, a mio avviso. la milonga è un mondo a parte fatto di tutto e questo e di altro.

    anche le dinamiche di coppia tra ballerini lasciano il tempo che trovano. quando si balla tango e lo si balla e basta, senza pensare, si sente, non si parla – è un incontrarsi per ritrovarsi nell’altro e poi lasciarsi. se si commenta, tronfi o no tronfi, colpa di uno o dell’altro, questo non è tango. è altro che a me onestamente non interessa proprio perché secondo me questo non è tango.

    per quanto riguarda la musica, non sono un’esperta, ma apprezzo sempre moltissimo la musica che un musicalizador mi propone perché penso sempre che sia una cosa che sta condividendo con me. sarà forse una scaletta oppure un modo di sondare la folla della pista, l’umore del momento, ma è anche una scelta soggettiva di anni di ascolto che apprezzo sempre moltissimo perché ho da apprendere dall’altro anche se non capisco o riconosco i brani e di questo me ne dispiaccio sempre molto ma so apprezzare ciò che mi piace e inizio da quello che conosco, vale a dire i miei gusti personali.

    infine, mi sembra che parlavi di tango milonguero. anche a me piace il milonguero ma a mio avviso il tango è solo uno. si balla in maniera diversa ma rimane uno, quindi senza che una cosa escluda l’altra si può essere liberi da giudizi e ballare o andare nelle milonghe dove apprezziamo di più la pista, la musica o i ballerini senza nulla togliere ad altri posti o musiche o ballerini. c’è spazio per tutti in milonga nel rispetto delle reciproche diversità

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Denni. E grazie a te per essere tornata sull’argomento.
      Rivediamo allora i punti che hai rilanciato.
      Cominciamo dalla questione minigonne.
      Dopo aver premesso che è ovvio che agli uomini piacciono le donne e viceversa (è noto che ad alcuni uomini invece piacciono gli uomini e ad alcune donne le donne e così via sfumando sino alle meno frequenti variazioni) e che ogni occasione di libero incontro è gradita e lecita, perdonami ma non è vero, come dici tu, che “luoghi di incontro per tentare approcci del genere sono molteplici” perché non si è mai visto (o quasi) in una discoteca, in una palestra, a un concerto un settantenne che approccia una che potrebbe essere sua nipote. Non ne avrebbe l’occasione, sarebbe estremamente imbarazzante e verrebbe preso a pernacchie. E in effetti, tutto ciò ha ben poco a che vedere con il tango ma non per questo va ignorato perché è quello che succede nelle milonghe (dove in effetti l’ambiente è diverso perché ci si va prevalentemente per ballare) e anche con grande frequenza, per cui è un fenomeno di cui ha senso parlare.
      Una volta di più, non stiamo qui parlando del significato sociale della minigonna o delle libertà individuali. Io ho scritto un pezzo su un evento. Da cronista coscienzioso e giudizioso ho cercato di raccontare quello che ho visto e sentito. Tra le cose che ho sentito c’è il risentimento di alcune (brave) ballerine per il numero di inviti (superiore al loro) che alcune ballerine hanno ricevuto (sebbene non così brave) per via del loro più appariscente abbigliamento (minigonna) e io ho riportato questo malumore, anche perché questo è un fenomeno molto diffuso nelle milonghe. A questo racconto degli eventi ho aggiunto la mia solidarietà a quelle ballerine frustrate perché ritengo questa discriminazione poco simpatica (per esclusiva responsabilità maschile) e sono convinto, infine, che una minigonna non sia adatta ai movimenti del tango. Non vedo cosa ci sia di male in questo: non si gioca a tennis con gli scarponi da sci sebbene questi siano un capo di vestiario assolutamente giustificato di per sé.
      Non ho mai detto che le fanciulle in minigonna presenti a Pasquettango non fossero a loro agio o che fossero volgari.
      Perdonami ma non ho mai visto una professionista (o una famosa maestra) ballare in minigonna. Se esiste un video su youtube che mi smentisce, ti invito a segnalarmelo e farò ammenda.
      Non ho mai detto che non sia la ballerina a scegliere con chi ballare e, perdonami, non vedo cosa c’entri questo con il nostro discorso.
      Per concludere: una donna è libera di vestirsi come le pare? Sì! È lecito ammirare una bella donna? Sì! Sarebbe bello che una avvenente principiante in minigonna facesse tanta sedia quanta ne fa una principiante non avvenente e non in minigonna? Sì! Questo di solito accade? No! Per colpa di chi? Dei ballerini, non certo delle ballerine (avvenenti o meno, in minigonna o meno) che fanno benissimo a ballare con chi vogliono.
      Passiamo ora al marketing di una manifestazione. Io ho parlato di accoglienza, non di marketing. A me sembra normale che, una persona che ha deciso di iscriversi alla tua manifestazione, ha sopportato i costi di un viaggio, del vitto e dell’alloggio fuori casa per aderire a un tuo progetto venga accolta con molto calore e in modo personalizzato. Se vuoi invece parlare di marketing, il discorso non cambia molto: se vuoi che del tuo evento si parli bene e che questo porti nuovi iscritti alla prossima edizione, dovresti fare in modo che chi arriva da fuori torni a casa contento. E, credimi, una ballerina che per i tre giorni dell’evento ha ricevuto solo tre inviti a sera (di cui uno dal suo accompagnatore) non torna a casa contenta e non dice alle amiche di andarci l’anno prossimo.
      Se leggi gli altri commenti, l’organizzatore, Rino Fraina, ha concluso il suo commento al mio pezzo dicendo appunto che Pasquettango “è un incontro tra amici”. Se intendeva dire che è una cosa informale e alla buona, è venuto a mancare il comportamento (da parte degli organizzatori) che ha fatto sentire gli ospiti “a casa, tra amici”. Se invece intendeva dire che era rivolto agli amici (scelta legittima, per esempio la festa della scuola), allora perché fare un sito e accettare iscrizioni da gente che viene da fuori?
      Vero la milonga è un mondo a parte. Ma anche un festival, e la sua milonga, è una cosa diversa da una milonga e basta. Chi va a una milonga di un festival sa che, quasi sicuramente, ci incontrerà persone diverse dal solito. E io ho sottolineato che è ben strano che, nonostante questa incontrovertibile premessa, ci sia gente che ai festival balla con gli amici di sempre. Lunedì di Pasquetta, una volta rientrato da Catania, sono andato alla milonga de despedida del Festival di Torino. Che è davvero un evento internazionale, dove il 70 per cento dei presenti arriva da ogni parte del mondo. Ebbene, anche lì c’erano una ventina di persone di Torino che hanno ballato tutta la sera tra di loro e ho pensato la stessa cosa.
      Vero, un musicalizador, con la sua proposta, sta condividendo qualcosa con me. E questo è bello. Come è bello quando un amico vuole condividere con me un piatto cucinato da lui che a lui piace molto. Ma a me no. Se sono ospite a casa sua lo assaggio e cerco di non urtarlo se non riesco a finirlo. Se sono al ristorante lo rimando indietro. Se devo scrivere una recensione di quel ristorante scrivo che quel piatto non mi è piaciuto. Quando ci si mette in gioco professionalmente non contano le intenzioni ma il risultato e il diritto di critica e di cronaca è sacrosanto.
      Vero, il tango è solo uno, ma in infinite declinazioni. La mia preferita, al momento, è il milonguero. Non ho detto che una cosa esclude l’altra. Ho segnalato, nel mio resoconto, lo stile prevalente in quel festival, non ho stilato categorie di merito. Successivamente, quando tu hai parlato del piacere di ammirare i bravi ballerini, ho precisato che preferisco guardare i bravi ballerini milongueri piuttosto che gli altri. Tutto qui. Non ho detto che chi preferisce o pratica altri stili debba smettere di ballare o essere confinato in un ghetto. Sarebbe una sciocchezza. Si parlava di gusti, tu hai segnalato le tue preferenze, io le mie, nel rispetto, appunto, delle reciproche diversità.

  10. denni ha detto:

    ciao franco, sembra che la mia replica sia stata accolta in maniera accalorata da parte tua. le parole sono fonte di fraintendimenti e prima di concludere questo nostro scambio di opinioni, penso che sia corretto aggiungere qualcosa sperando che sia di chiarimento.

    per i luoghi di incontro tra uomini di una certa età alla ricerca di donne giovani e carine, forse non ho azzeccato i luoghi giusti, ma ciò che intendevo dire era che la milonga non è l’unico luogo dove ciò accade.

    per la minigonna, non mi sembra di averne viste a pasquettango. ho utilizzato questo termine per indicare qualsiasi capo di abbigliamento che potesse in qualche modo attirare l’attenzione del ‘maschio’ rispetto alle qualità di eleganza e bravura che una ballerina di tango possiede. non farò qui il nome di maestre che conosco e ho visto a BS e che come dicevo erano ugualmente eleganti, non volgari e univano – forse – l’ideale maschile di brave e belle. era per me implicito ciò che scrivi, vale a dire, che non è corretto che gli uomini invitino una donna (solo) per la sua bellezza o per il suo modo di vestire piuttosto che per la sua bravura, ma come dici sta nella scelta di uomini e donne e anche la bravura potrebbe essere un elemento soggettivo per alcuni versi.
    ritengo che se un uomo è anche lui un bravo ballerino, questi non invita perché è attratto da un abbigliamento sexy ma dal modo in cui balla con una donna. ma tutto questo per me era scontato. non intendo ripetere ciò che ho scritto nel mio precedente messaggio che mi sembra in parte frainteso ma poi inteso in ciò che poi scrivi nella tua conclusione: ‘una donna è libera…’ ecc.

    per l’incontro di amici, a mio avviso il post intendeva parlare di un ambiente familiare, non di marketing, o affaristico. Semplicemente persone che vogliono incontrarsi e conoscersi. semplicemente. Tra gli organizzatori di pasquettango ci sono anche state tante persone che hanno invitato altre persone provenienti da fuori e viceversa, persone da fuori che hanno invitato persone locali. ovviamente si balla anche con le persone con cui sei abituato a ballare e con cui ti trovi meglio a ballare. quando mi trovavo a BS ho ballato pochissimo. mi hanno poi detto che è necessario frequentare BS, farsi vedere diverse volte, farsi conoscere per poi essere invitati. intendo dire che è anche importante diventare amici, senza forzature, per trovarsi anche bene in un abbraccio.

    infine, alla fine della tua risposta dici cose che non ho mai detto o lasciato intendere a proposito del diritto di critica che è lecito (non so se sacrosanto). e non ho mai detto che tu stileresti categorie di merito. insomma, alla fine del tuo ultimo commento trovo che ti sei perso in parole che dicono o lasciano intendere cose a cui non ho mai fatto cenno. se questa tua reazione è solo uno stile retorico, onestamente questo non lo so. se invece ti sei sentito toccato dal mio precedente post, me ne dispiaccio. prova a rileggerlo sotto un’altra luce e non vi troverai le critiche che ti hanno spinto a scrivere ‘non ho detto…’ perché neanche io l’ho detto o scritto di te. ho solo espresso la mia opinione, così come l’hai espressa tu.
    purtroppo troppo spesso le parole sono fonte di fraintendimenti.

    penso che questo sia un ultimo commento da parte mia.
    buon tango

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Denni. Grazie per la pazienza e la buona volontà che dimostri nel continuare a dialogare con me. A mia volta mi dispiaccio se le mie parole sono state intese diversamente dall’intenzione con cui sono state scritte. Non mi sono assolutamente accalorato e mi rammarico per aver dato questa impressione. Vero, le parole sono fonte di fraintendimenti, specie quelle scritte che non sono “corrette” dal tono della voce e dalle espressioni del viso o da altri segnali non verbali.
      Vero, la milonga non è l’unico luogo dove uomini di una certa età vanno alla ricerca di donne giovani e carine, ma è uno dei pochi dove questo può essere tollerato e non deriso (trascurando, naturalmente, i locali notturni, che sono però tutt’altro tipo di ambiente).
      D’accordo, la minigonna, può essere equiparata a una quantità di altri capi di abbigliamento che in qualche modo attirano l’attenzione del “maschio” ma è l’unica, secondo me, che non si sposa bene con i movimenti del tango.
      Lieto che anche tu solidarizzi con le “brave” ballerine trascurate a vantaggio delle “discinte”.
      Vero, di solito un ballerino esperto ha molta più soddisfazione a ballare con una brava ballerina che non con una bella ma inesperta. Ti posso dire però di avere sentito un celebrato maestro che partecipa a numerosi grandi eventi internazionali dire a una propria allieva (decisamente avvenente) del primo anno: “Era tanto che desideravo ballare con te”. E lì, credimi, mi sono cadute definitivamente le braccia.
      Concordo. Nel post che citiamo, per l’incontro di amici si intendeva parlare di un ambiente familiare, non di marketing o affaristico; semplicemente persone che vogliono incontrarsi e conoscersi. Ma, secondo te, chi deve creare allora questo ambiente “accogliente”? L’ospite o il padrone di casa? Io non ho dubbi che tocchi a quest’ultimo creare il clima migliore. Se poi non trova terreno fertile fa bene a ritirarsi ma sono certo che il primo passo tocchi a lui. Vero che sarebbe meglio diventare amici senza forzature, ma un festival dura 3/4 giorni, non un mese. Immagino che i primi giorni a BS debbano essere duri per chiunque ma lì è diverso: quelle sono milonghe “normali”, aperte a tutti. Dentro ci trovi solo gente che ha pagato un biglietto e che fa o non fa quello che vuole. Un festival, invece, ha un organizzatore che è anche il padrone di casa, responsabile dell’evento nella sua interezza, con gente che ha speso tempo e denaro non indifferenti per partecipare al suo evento e, ripeto, tocca a lui e al suo staff manifestare ospitalità. E, insisto, non ho visto nessuno degli organizzatori o dello staff ballare con una “forestiera”.
      È molto probabile che, alla fine della mia risposta, io abbia detto cose che non tu hai mai detto. Forse mi sono riferito a cose dette da altri. Può capitare e faccio ammenda. Relativamente al diritto di critica dei musicalizadores, mi è sembrato di capire che tu privilegi l’intenzione sul risultato. Io invece, ho detto che, quando ti proponi a livello professionale (cioè quando c’è un biglietto da pagare all’ingresso), conta quasi solo il risultato, che, sempre per lo stesso motivo, è criticabile. Era una mia aggiunta, non una risposta a tue parole.
      Allora si chiude qui la nostra piacevolissima chiacchierata. Bene. Arrivederci in milonga e buon tango anche a te.

  11. Cesare Zecca ha detto:

    Personalmente detesto le minigonne in milonga. E non sono l’unico.
    La questione non è solo di gusti e di una qualche filologia estetica milonghera alla quale ci possono e ci sono trasgressioni fatte con buon gusto, con stile, nessuno pretende che siano tutti vestiti come negli anni 40 del secolo scorso, anzi… Ma è questione anche tecnica.
    Ho visto scene tra il ridicolo e il grottesco di tanghere che non facevano questo o quello per timore che la mini si alzasse e scoprisse l’intimo e quanto sotto l’intimo.
    Se le donne vogliono ballare il tango ed esibire la bellezza delle loro gambe, almeno usino degli shorts che non impediscono loro certi movimenti per timori di “esibizioni” non desiderate.

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Cesare. Grazie per partecipare a questo dibattito anche se, come mi pare, tu non sei stato a Catania. Fai benissimo a dire la tua perché, come ho detto, è una questione decisamente diffusa e di carattere generale.
      Certo. Non stiamo parlando di gusti e di “dress codes” ma di tecnica. È più che comprensibile che una ballerina non intenda scoprire l’intimo quanto balla. Giustissimo: se proprio ama esibire le sue gambe, avanti con gli shorts che consentono totale libertà di movimento. Un abbraccio.

  12. Maria Cogorno ha detto:

    Divago dal topic, non c’ero alla versione di Pasqua catanese, per entrare nel merito di minigonne. Durante una maratona l’occhio mi cadde su una ballerina che la portava, bella, giovane, ineccepibilmente elegante, direi la migliore in pista. Ballava con giovani, belli, bravi etc etc (senza ironia) come lei. Non si poteva non ammirarla. Altre avevano stesso abbigliamento, meno affascinanti, di moda tra le giovanissime si trattava, con tutta evidenza. Beh, dico io, che danno fanno alla fine? sono circoli chiusi, non c’è “contaminazione”, è un mondo a parte anche se si muove all’interno della milonga Beate loro, che azzardino pure, anche io lo farei se avessi quell’età e quella grazia. Quanto all’attempato che incalza qualunque minigonna c’è, eccome, brutta bestia l’andropausa mal gestita ed è proprio tipica del tango Ma anche questo, alla fine che danno fa? se una donna sa il fatto suo e non vuole ballare gli molla un duedipikke che è istruttivo, e se invece la “mirata” è molto incerta sulle sue (belle) gambe e lui bravino lei impara e si emancipa velocemente e lui punta la prossima. Ma noi (sedute) non ci perdiamo nulla. Che ci importa di una tanda con uno che ha l’invito ormonale compulsivo? Amzi, ci fa pure un favore, sgombra un po’ le sedie e il campo visivo, cosi individuiamo i ballerini che ci piacciono e pure loro ci notano :-))

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Maria. Grazie per il tuo interessante contributo. Vedo che il tema dell’abbigliamento delle ballerine continua a suscitare interesse e reazioni. Così come quello del cacciatore acciaccato che non smette di inseguire giovani e irraggiungibili prede.
      Riguardo al primo che, come ho detto, non mi tocca (anche se ho espresso il mio parere che qui non si sembra il caso di ripetere per l’ennesima volta), rilancio le tue argomentazioni, nella speranza che le ballerine che con me si sono nel tempo lamentate di questo andazzo vogliano dire la loro.
      Rispetto al secondo, ben detto: andropausa mal gestita, tipica del tango. Anche in questo caso non è che il fenomeno mi tocchi da vicino. Diciamo che urta il mio buon gusto ma niente di più. Anche questo è un problema che coinvolge quasi solo la comunità delle ballerine. In altre occasioni ho detto che non capisco come mai le ballerine più esperte e avvedute non lascino questi ballerini monomaniaci “soli” con le loro minigonne. Che è quello che anche tu, in qualche modo, suggerisci, se ho capito bene. Ma, come sai, non accade quasi mai. E me ne dispiaccio. A mia volta mi capita spesso di non invitare ballerine che amano ballare con ballerini molto diversi da me. Senza minimamente pensare di fare graduatorie o tanghismo – vale a dire il razzismo applicato al tango 🙂 – mi dico semplicemente che, se quella ballerina apprezza il tango di quel ballerino non può certo apprezzare il mio, che da quello è molto diverso. Ma torniamo alle tue argomentazioni. Concordo con te, ma quanto tu auspichi non accade quasi mai. E la ballerina che rimane seduta, spesso ci rimane per tutta la tanda e anche per quella successiva, nonostante il campo visivo perfettamente sgombro. Per contrastare questa tendenza si dovrebbe forse dare vita a un tam tam di sensibilizzazione delle ballerine affinché, con le loro scelte collettive, finiscano con lo scoraggiare l’andropausato.
      Tutto questo, comunque sia, è solo per il piacere di conversare perché stiamo parlando di una faccenda che tocca le ballerine e non i ballerini.
      Un abbraccio.

  13. Maria Cogorno ha detto:

    Caro Franco, come dici tu, per il piacere di conversare, che fossero solo questi i problemi della vita altro che firma ci metteremmo tutti quanti 🙂 Dunque, la milonga è un palcoscenico, lo sappiamo bene, e nonostante musiche e letras drammatiche, alla fine è più di commedia il sapore. Credo che insieme alla tecnica dovremmo, noi donne specialmente, imparare ad essere spettatrici divertite ma anche distaccate di questi siparietti che veramente non incidono su quanto e se balliamo. Se, come giustamente dici, smettiamo di considerare un obiettivo ballare con acchiappagonne alla rinfusa,saremo anche libere di guardare altrove quando (succede ovviamente), in mancanza di fauna appetibile, mirano “persino” noi. Ops! che peccato, proprio non ho voglia di alzarmi dalla mia comoda sedia!!! :-)))

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Cara Maria, grazie per aver scritto ancora.
      Ti dico subito che non vorrei essere stato frainteso. Dicevo per il piacere di conversare intendendo che non mi permettevo di pontificare su una questione che tocca solo l’universo femminile. Così come trovo imbarazzanti i ballerini che, in milonga, “spiegano” alle ballerine come si balla dimenticando che quasi sempre le fanciulle ballano meglio di noi e hanno un senso del ritmo più spiccato del nostro, trovo anche inopportuni quegli uomini che vogliono a tutti i costi mettere il becco nelle faccende che riguardano l’altra metà del cielo.
      Detto questo, certo che i problemi della vita vera sono altri e che queste sono pinzellacchere, come diceva Totò, tuttavia nel mondo del tango hanno i loro perché.
      Sul fatto che la milonga sia un palcoscenico concordo. Meno che vi predomini la commedia. Se così fosse tutti si prenderebbero molto meno sul serio. Posso contare sulle dita di una mano i ballerini e le ballerine dotati di autoironia, che abbiano voglia di scherzare su se stessi e sul proprio tango. Ti racconto un aneddoto. Un ballerino bravino un bel giorno mi racconta di essere stato a Milano nella milonga di Zotto e di essersi seduto, per via di sue certe amicizie, al tavolo del padrone di casa in compagnia di altri illustri maestri. E mi ha confidato che i più pensavano che anche lui fosse un maestro. Conoscendolo da tempo come persona educata, gentile, intelligente, sensibile, disponibile etc. etc., gli ho detto: “Purtroppo però poi ti è toccato metterti a ballare”, pensando che ci avremmo riso un po’ su. E invece lui, serio serio, mi dice, “No no, me la sono cavata benissimo”. Ebbene se una persona intelligente che balla da quattro anni pensa seriamente di non sfigurare accanto a Zotto o ad altri maestri che girano il mondo e si guadagnano la pagnotta grazie al tango, beh, direi che nel tango non è proprio la commedia a predominare.
      Per tornare a noi, quindi tu dici che questi siparietti di cui abbiamo parlato prima non incidono su quanto e se balla una ballerina. Ok, prendo per buono quello che dici.
      Un abbraccio.

      • Maria Cogorno ha detto:

        Caro Franco, nessun fraintendimento, proprio mi diverte conversare di tutto quanto ruota intorno al tango. Concordo con te che ci si prenda troppo sul serio, è un ballo straordinario che porta momenti di grande emozione, ma non a caso chiede piedi ben saldi a terra :-)Quanto ai siparietti, fidati, ho ballato le mie migliori tande che parevo scappata da casa, senza un filo di trucco e ho fatto tappezzeria quando ero convinta di essermi bardata sexy..Semplicemente la ruota gira e se le coincidenze sono favorevoli gira bene.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*