La minigonna della zizzania

PUBBLICATO IL 21 aprile 2015

la minigonna della zizzaniaAdoro Catania e il suo tango e mi sono fiondata sull’articolo di Franco Garnero che ha partecipato al festival di Pasqua. Nello scambio di opinioni che ne è seguito, fa capolino un commento non riferito all’evento, ma in generale a usi e costumi attuali del tango.  Un “costume”, anzi, in particolare: la minigonna, considerata da molti inopportuna, ma molto apprezzata da altri, al punto da tradursi in invito tout court. Il nocciolo della questione: è convinzione che il poco abito, siano i centimetri risparmiati in lunghezza della gonna, spacco inguinale o scollatura lato A/B poco importa, provochi il transfert, dalla sedia alla pista. Una gabella vera e propria per la già sofferta disparità numerica uomini-donne.  Abbasso la minigonna quindi (no, caspita, si fa per dire, tenetela addosso!!!) da parte dell’universo femminile in stand-by, ma anche, secondo l’opinione di ballerini che badano alla sostanza e non all’involucro, per la poca praticità e cattivo gusto dell’oggetto.
 
Sono affascinata dai comportamenti in pista, girerei milonghe anche solo per il piacere di osservare l’interazione tra i ballerini, le dinamiche che porteranno a risposte facilmente intuibili o inattese, sguardi, strategie vere e proprie dell’adrenalinico parterre al momento della cortina, quando i giochi si compiono e tutto torna sospeso, nell’attesa, paziente, della prossima.

 
Partecipavo ad una maratona, ero comodamente intenta ad osservare la pista e rimasi folgorata dall’autentica bellezza di una giovane, in cortissima minigonna, che ballava con eleganza veramente rara. Da qualche parte ho letto che “il buon gusto è una dote innata, una naturale inclinazione a perseguire l’armonia”. Questo emanava.  Lei era Tango. L’incriminato indumento, fasciante oltre che corto, metteva in risalto la perfezione e maestria di gambe senza esitazione, mai scomposte o eccessive. Di certo il suo intimo restavo intimo, eppure ogni passo era qualcosa di vivo. Osservai che altre giovani indossavano la minigonna, è chiaramente una moda, ma quella era una fuoriclasse, se avesse ballato in tuta si sarebbe comunque distinta.

  
Il tango in minigonna? inaccettabile, ne ero convinta. Prima. Ma ora? La giovane donna era la prova evidente di come tutto sia relativo.

 
Così ho corretto prontamente l’assioma: il tango in minigonna solo con perfetto controllo di adduttori, ginocchia e qualunque muscolo   dall’anca in giù, assenza di cellulite, ma, soprattutto, ben salda consapevolezza delle regole della milonga perché voleos e adorni vari, se raffazzonati e distribuiti a casaccio sono evidenti per la poca copertura.  Vabbè, si è capito, “una su mille ce la fa” ed è ottimistico.

 
E quindi veniamo a noi, tutte le altre per intenderci. Siamo convinte che la minigonna sia gioco sporco, che quella seduta accanto si alzi ed entri in pista grazie alle grazie esposte? Può anche darsi, ma se osserviamo uno qualunque degli stand di abbigliamento femminile, gli abiti che tutte noi abbiamo in quantità e paghiamo fior di quattrini hanno accorgimenti sartoriali dettati da un concetto strategico di “tivedo-nontivedo” che intriga ma copre e maschera ginocchia imprecise, energie incerte e voleos mal nati e peggio finiti. Se la tecnica vale cinque, con gonna con codino sale subito a sei…  Il tessuto, i suoi colori, plissé e pizzi sono i nostri migliori alleati, perché per ballare un egregio tango in minigonna, poco da fare, ci vuole, paradossalmente, molta stoffa. Hai tutto lì, sotto il naso. Niente è più impietoso.

 

 
Non è un caso, come è stato giustamente osservato che anche le professioniste evitino accuratamente l’uso della minigonna, un tessuto che fluttua ricco nell’aria e lascia intravedere bellezze è d’effetto e maschera eventuali errori molto meglio di due gambe nude.

 
Conclusione.  Amiche di avventura (o sventura?) di tango, più ballo e più mi convinco che non esiste abito che mi porti in pista, ma, altrettanto, nessuna minigonna di quella seduta accanto che me lo impedisca. Anche il mio look cambia a seconda delle serate, una volta mi può andare la gonna un po’ scosciata e quella dopo ignorare qualunque impulso di residuo sex appeal. Ma quella che io sono veramente, come donna e ballerina, è lì, non cambia con l’abito. E lo stesso vale per gli uomini. Anche per loro il pantalone dal taglio impeccabilmente tanguero e il buon tessuto aiutano, ma alla fine il tango non mente.

 
A me piace pensare che chi mi invita lo faccia con autentico piacere, al di là di come sono ac-conciata (però, pure lui, niente bretelle please!)

 
E chi non ha interesse, eviti, di solito è reciproco, difficile sbagliare. Ballare è un piacere. Se non è qui, sia pure li. Dalla sedia accanto. Io non ci perdo nulla e magari la mia vicina (in minigonna) si diverte.  E tango sia.

 

 

 

 

 

 

HA SCRITTO PER NOI #
Maria Cogorno

Maria Cogorno, alias Marilu, genovese, appartiene alla manovalanza tanguera da quasi cinque anni. A nulla sono serviti i buoni consigli degli amici salseros "lascia perdere, hanno certe facce, non ridono mai". Testarda, una sera è andata a curiosare e la prima marca è stata fatale. E' convinta che se suona una milonga quando entra nel locale, porti bene. E cosi viaggia, di milonga in milonga, per scoprire se il magico rito si ripete.

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2 commenti

  1. Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

    Wow! Quale onore … addirittura uno spin off di Maria Cogorno da un mio pezzo 🙂
    Nel merito non entro, avendo già detto tutto nelle risposte ai commenti a quanto avevo scritto su Pasquettango.
    Mi incuriosisce però il niet alle bretelle. Perché? Personalmente non le uso ma non ci vedo nulla di male e mi sembrano storicamente azzeccate. Tanto che contavo, prima o poi, di procurarmele anch’io (aspettavo prima di avere un enrosque decente, però, quindi non è che stiamo parlando di un progetto a breve termine) ma adesso …

    • Maria Cogorno ha detto:

      E va bene, caro Franco, ti dirò perché niente bretelle :))) Come per la minigonna, se non hai l’ enrosque “che neppure te ne accorgi” (hai reso benissimo l’idea) meglio lasciar perdere . E se possiedi già il segreto, come dire, chi te lo fa fare di mettere le bretelle? accorciano visivamente il busto e hanno un retrogusto di parodia. Forse sarà perché ho negli occhi un ballerino che si ritiene imperdibile e fino a qualche tempo fa le portava sempre. Cosi quando lo vedo passare, penso “arriva il Bretelle” e mi viene da ridacchiare :)) Caspiterina, i vostri pantaloni sono così eleganti, una bella camicia (senza colletto che punta diritto all’occhio della dama) e via!!!

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