Così si balla il tango… per protestare !

PUBBLICATO IL 25 luglio 2015

Con l’Avenida de Mayo (la strada principale di Buenos Aires) convertita in una pista, i tangueri hanno chiesto la fine del provvedimento di chiusura delle milonghe. Essi sostengono che pesa su di loro un “rigore esagerato” che non si applica ad altri settori, come quello gastronomico. Chiedono di essere ascoltati dal governo della città.
di Andres Valenzuela di Pagina/12 del 4 Luglio 2015.

 

“Sono stati chiusi spazi che lavorano da tantissimo tempo e sono il cuore delle milonghe di Buenos Aires” si lamentava ieri Giulio Bassan, presidente dell’Associazione degli Organizzatori delle Milongas durante la protesta che il settore – alleato storico della gestione macrista nel mondo del tango – faceva di fronte alla sede del capo di Governo della città di Buenos Aires. Nell’edificio di Avenida de Mayo si sono riuniti decine di tangueri di tutti i tipi per protestare contro le chiusure preventive e sistematiche che stanno vivendo gli spazi tradizionali per ballare la musica della città. Alcuni di questi luoghi sono storici e sono di fama mondiale, come il Sunderland, che lavora in un club centenario e per le quali piste circolano coppie da almeno settanta anni.
Secondo una certa prospettiva, la storia ha i toni e le sfumature del tango. Il Governo della città si avvicinò alle milonghe per mettere in atto alcune delle sue attività mediatiche, supportando anche La Settimana delle Milongas, che si tiene dallo scorso anno (e spesso coincide con il Festival del Tango Indipendente, che si tiene da sei anni e che è critico della gestione culturale di Mauricio Macri e Hernan Lombardi).
Tuttavia, il contatto è notevolmente simile a quello che soffrono le “milonguitas” (meretrici) dei vecchi poeti del 2×4…. un po’ di champagne, qualche risata, e poi l’oblio. Il problema, secondo Bassan, è nel trattare con l’Agenzia del Governo. “Purtroppo siamo stati a diverse riunioni dell’Unità per i Progetti Speciali e per gli Spazi Culturali dove loro non si sono presentati”, racconta il milonghero. “Ci hanno dato appuntamenti  ai quali nessuno di loro era presente, e poi, quando ci siamo finalmente incontrati, hanno promesso cose che non rispettano o che non adempiono”. Bassan evidenzia anche il ruolo dell’AOM perchè la città osservi la Dichiarazione di Patrimonio Immateriale dell’Unesco che rappresenta il Tango.
Mentre Bassan rispondeva ai media, in Avenida de Mayo suonava “Así se baila el tango” (Così si balla il tango), un classico che dagli anni ’40 anima le piste delle milonghe. E con la grande strada divisa in più corsie, un gran numero di tangueros manifestavano come meglio sapevano: danzando. Con berretti di lana, guanti, stivali alti fino al ginocchio (nell’emisfero australe ora è inverno !), con cappotti e sciarpe, scarpette e jeans. Coloro che non ballavano, applaudivano, perché in qualche maniera bisognava combattere il freddo.  E applaudivano anche perché “il Barrio dei tre incroci” rammenta dei bei ricordi ai milongueros esperti.
Lì attorno circolavano increduli alcuni stranieri che non potevano credere a quello che Bassan ripeteva ai giornalisti locali: cioè che nella mecca mondiale del tango, che muove centinaia di milioni l’anno con questa industria culturale, vengano chiusi i suoi spazi. Una corrispondente della televisione finlandese, inviata per l’America Latina, sembrava imbarazzata e felice tra queste proteste.
La cosa che colpisce è che, secondo l’AOM, il Ministero della Cultura è “preparato” per la situazione. Esistono forse dei dissidi tra i diversi settori del Governo della Città e le milonghe stanno “pagare pegno”?
Nei giorni scorsi gli spazi sui social network di tango sono stati riempiti con discussioni su speculazione, intrighi e dibattiti. In particolare, nessuno può confermare nulla. Il presidente dell’AOM reclama una politica cittadina che sostenga specificamente le milonghe e ieri si è mostrato  incredulo davanti a questa situazione.
“Il Ministero della Cultura, nella figura del presidente dell’Unità Progetti Speciali e Spazi Culturali, ci ha accolto molto bene, il signor Beattie ha avuto con noi un cordiale dialogo e un amabile comportamento, ma non c’era nessuno dell’Agenzia Governativa di Controllo”, ha detto.
Egli ha anche sottolineato che esiste un decreto relativo a questi spazi culturali, che è palesemente ignorato dal corpo dell’ispettorato. “Non posso accettare che nella capitale mondiale del tango non ci sia da parte del Governo della Città di Buenos Aires, una politica che supporta questi spazi che sono ciò che la tengono in vita: perché nelle milonghe vengono gli amici, gli artisti, i poeti, i musicisti, i ballerini, i turisti… è un luogo dove si respira ciò che dice la legge 130 della Città: il patrimonio stesso. E’ il patrimonio culturale della città e sono completamente inascoltati “.
In particolare, l’Associazione degli Organizzatori delle Milongas reclama al Capo del Governo di Buenos Aires e al Ministero della Cultura “l’immediata cessazione della chiusura e la sostituzione di tali misure arbitrarie con meccanismi efficienti e rapidi controlli”.
Chiede inoltre “la riattivazione, la messa in opera e la designazione dei rappresentanti permanenti presso l’Agenzia di Controllo del Governo e un tavolo di dialogo presso l’Unità dei Progetti Speciali e Spazi Culturali”.
Auspicano inoltre l’incarico e la formazione degli ispettori che conoscano e capiscano il circuito di tango. Inoltre, l’AOM avverte che la normativa vigente in materia di pratica milonguera “risale al 1910” e chiede il loro coinvolgimento nel “rivedere e aggiornare” tutto ciò che ritengono necessario.
Bassan ha anche detto a Pagina/12 che le milonghe soffrono “un rigore esagerato, che ad esempio la gastronomia non ha”. In quest’ultima categoria, ha detto, le visite degli ispettori hanno preavviso di 60 giorni, in cui viene incluso l’elenco dei punti che saranno oggetto di riesame.
“Abbiamo visite a sorpresa, immediate e in forma preventiva ci fanno chiudere”, ha lamentato. Pertanto la sua gente reclama anche ispezioni programmate e le scadenze “ragionevoli” per adeguarsi alle normative. “Noi non vogliamo compromettere l’integrità delle persone o la sicurezza degli spazi culturali, vorremmo fare tutto ciò previsto dalla legge. A volte ci chiudono preventivamente perché il formulario 878 non è visibile, ma in un cassetto della amministrazione del locale”, ha detto. Ha concluso che “qui è una questione di decisione politica.”

 

N.d.T.: si tratta evidentemente di attriti politici tra il Governo della Città, in mano alla destra con Macrì, e il Governo della Nazione in mano alla sinistra con Cristina Fernandez de Kirchner oppure all’interno della stessa destra, tra correnti di differente tendenza.

HA SCRITTO PER NOI #
Antonio Mario Savella

Ultimo presidente della prima associazione di tango in Italia, il Barrio Tanguero di Torino, appassionato di musica di tango, editore del dvd sul poeta Horacio Ferrer, il paroliere di Astor Piazzolla.

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