Storie di tango

PUBBLICATO IL 24 settembre 2015

di Franco Garnero

Quando si parla di magia del tango si è soliti pensare all’intensità dell’abbraccio, alla connessione con un altro corpo, alla tanda perfetta, all’immersione totale nella musica. Ma il tango è capace anche di altre magie, più singolari e inconsuete.

Un giovedì a Torino, da Miss Penelope, può capitare, per esempio, di imbattersi, ai primi di settembre, in una serata particolarmente fresca che non invita a ballare. Si finisce, così, a parlare con Mauro e Gabriella, che sono arrivati sin lì da Alessandria, di vacanze appena finite e  di altre ancora da cominciare. E salta fuori che, se Chiara e io stiamo partendo per una settimana in barca nelle Eolie con altri amici di tango (Mino, Roberto e Tiziana), Mauro ci sia stato l’anno scorso a bordo di una motocicletta di 30 anni restaurata per l’occasione e che ci abbia conosciuto una coppia di maestri che organizza in quegli stessi giorni un festival. “Un’esperienza unica, due tipi veramente formidabili ed estremamente cordiali e ospitali”, ricorda. Non ha però con sé i loro recapiti, così venerdì mattina inizia la caccia al tesoro per trovarli. Su youtube ci sono delle esibizioni di Gustavo ed Eleonora ma nessun contatto. Allora si va a cercare su Google “tango” in generale nelle Eolie e salta fuori il sito di “Lipartango”, che ha finalmente tre numeri di telefono. Il primo (Cristiana) è inesistente, il secondo (Enza) squilla a vuoto e al terzo (Roberto) finalmente qualcuno risponde. “Certo che ti do i numeri di Gustavo ed Eleonora”, dice subito lui, che si scoprirà poi essere uno dei maestri di tango che, più di 15 anni fa, ha portato il tango nelle Eolie e che, mentre parla, è in realtà a Parma, dove ha aperto in seguito una scuola stabile, anche se sembra che sia lì a Lipari o a Salina, in riva al mare. Finalmente arriva, via sms, il cellulare di Eleonora, ma prima ancora squilla il telefono ed è Enza che ha visto la chiamata persa e si è fatta viva. Anche lei è una fan di Mauro e racconta volentieri di una passione sconfinata, di tentativi di far germogliare il 2×4 nell’arcipelago, dei soldi persi nell’impresa, di maestri che arrivavano due volte al mese in aliscafo per lezioni a costi insostenibili, di difficoltà impensabili per chi ha le milonghe sotto casa e si lamenta pure quando sono troppe. Quella bella avventura, nata nel 2005, si è purtroppo esaurita nel 2010, “perché ci perdevamo troppo”, confida Enza, ma internet non dimentica e il sito di quella associazione torna puntuale a saltar fuori per chi lo vuole cercare. “Mi considero solo una testimone – commenta lei – che ha avuto l’ardire di introdurre il tango nelle terre di Eolo, in sintonia con i suoni del mare e del vento, con l’eco di miti e leggende, in una magica contaminazione”. E aggiunge che ora il testimone lo hanno raccolto appunto Gustavo ed Eleonora e che stanno facendo del loro meglio per tenere il fuoco acceso.

Tango Lipari 06

Saputo che siamo in partenza per le Eolie, Enza si offre di organizzare per noi una milonga domenica sera in una casa privata, una villa con terrazza a picco sul mare allestita anni fa proprio per ospitare piccole milonghe, progetto poi abbandonato come altri. Finalmente ci si mette in contatto anche con Eleonora, che non riesce a credere che stanno per arrivare sull’isola degli amici di Mauro. E anche lei racconta della sfida di imparare a ballare, sino ad arrivare al livello di maestri, senza un confronto, senza una frequentazione assidua delle milonghe, senza avere scuole di livello a portata di scarpette, solo youtube, una passione sconfinata e una determinazione da antichi romani.

Il venerdì pomeriggio passa tra sms per definire tutti i dettagli della domenica. Sabato si vola a Catania, una navetta per Portorosa, dove ci aspetta una bella barca e domenica pomeriggio si ormeggia a Porto Pignataro, il migliore di Lipari, l’isola maggiore. Riprende la sarabanda di sms e, alle 20, Eleonora e Gustavo sono fuori dal porto ad aspettarci. Parte in auto e parte in scooter, si sale su in località Lami per una strada stretta e tortuosa che porta in alto, a picco sul mare. E si arriva all’Amitango, una villa di Lorella e Angelo, imprenditore nel turismo e nell’edilizia, anche lui malato del ballo di Buenos Aires, che ha messo a disposizione la sua casa. Con loro ad aspettarci ci sono anche Enza, naturalmente, e Caterina; in tutto siamo una decina e si mangia pizza, focaccia, paste, gelato, si beve birra e si balla e si parla, si parla tanto di tango, di canyengue, di nuevo, di stili, di orquestas. Siamo a casa.

Tango Lipari 04

Gustavo racconta anche del festival, nato nel 2013, 80 presenze il primo anno, 120 il secondo, il terzo anno, questo, nulla per via di un grave lutto in famiglia, l’idea di trasformare il progetto, dall’anno prossimo, in una vacanza tango. Con sforzi titanici tengono in piedi anche una scuola, che al momento conta ben sei iscritti. E chi prova a sorridere a sentire questi numeri, pensi solo un attimo a cosa vuol dire tenere in vita un’impresa del genere in un arcipelago di sette isole di neanche 15mila abitanti complessivi, dove per cinque mesi all’anno si lavora senza un minuto di riposo e per gli altri sette si vive circondati da una solitudine feroce, spesso del tutto isolati per giorni e giorni perché neanche i traghetti osano attraversare quel braccio di mare o sfidare i venti di maestrale e di tramontana per tentare un ormeggio. In mezzo a tutto questo Gustavo, che fa il panettiere, ed Eleonora, che affitta degli alloggetti ai turisti, ballano, studiano tango, lo insegnano a dei fanatici come loro che si emozionano per l’arrivo di uno scombinato gruppo di torinesi che era andato sin laggiù per veleggiare, prendere il sole e fare il bagno nelle calette più belle e si ritrova invece a ballare l’eterno tango davanti a un panorama da levare il fiato, circondato dal calore di un gruppo di persone che si comportano come gli amici di una vita.

Tango LIpari 08

Il complimento più bello? Quello di Gustavo a fine serata: “Parlare con te sembra di parlare con Mauro”.

Rientriamo alla nostra barca che è notte e il mattino dopo salpiamo per Salina, lasciando questo gruppo di naufraghi del tango alla loro isola incantata.

Magie del tango, che si ostina a germogliare e prosperare anche nei terreni più ostili.

Tango Lipari 03

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

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4 commenti

  1. giovanni ha detto:

    Bellissima storia. Mi sarebbe piaciuto assistere. Il giorno al Penelope di cui racconti non c’ero, ma mi sarebbe piaciuto conoscerti. Anche se magari di vista ci conosciamo. Chissà

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Grazie Giovanni per le tue belle parole e per averci letto. In effetti è molto facile che ci siamo già visti più volte in una qualche milonga del Torinese. Anche a me farebbe piacere conoscerti. Spero che ci sia presto l’occasione di farlo.

  2. Cesare Zecca ha detto:

    🙂

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