Sveglia, uomini, o sarete soppiantati anche nel tango

PUBBLICATO IL 10 dicembre 2015

di Franco Garnero

La lunga marcia delle donne verso il potere è iniziata secoli fa e non accenna a fermarsi. Anche nel tango – dove si sono rifugiati gli ultimi moicani nella speranza di trovare uno spazio dove ancora il maschio possa comandare e le femmine eseguire – l’assedio si è fatto sempre più pressante. Gli irriducibili della marca sono ormai completamente circondati: si susseguono in ogni scuola della penisola corsi di cambio ruolo come di interleading e anche i maestri più tradizionali parlano apertamente, ormai, di marca condivisa, di ascolto reciproco, di fusione nel ballo. Come se non bastasse questa sempre più diffusa messa in discussione degli antichi equilibri, ci sono anche maestri argentini come Santiago De Leon – da un paio d’anni a Torino con sua moglie, Eugenia Deanna Lesta – che parlano apertamente di mutati rapporti di forza e di un nuovo ruolo della donna nel tango. 

Ballerina tango 10

“Negli ultimi dieci anni – rileva Santiago – si è verificata una decisa inversione di tendenza e sono sempre più numerose le scuole rette, gestite e organizzate da donne”. “Anche in quelle dove c’è una coppia che insegna – prosegue – molto spesso è la ballerina la persona di maggior spicco, richiamo, fascino”. E non esita a riconoscere che “pure nella nostra Creación Tango Torino è chiaro che è Eugenia a mandare avanti la baracca e a essere riconosciuta dai nostri allievi come l’autentico punto di riferimento”. “Questo è vero – osserva ancora – anche a livello di gestione delle milonghe, degli eventi, dei festival, dei negozi di scarpe e abbigliamento, di musicalizadores”. Santiago assicura che a Barcellona, dove lui ed Eugenia hanno lavorato a lungo prima di approdare a Torino, “il 70 per cento del tango è in mano alle donne e anche nella mitica Buenos Aires, dove noi torniamo ogni estate per proseguire la nostra formazione, possiamo verificare che questo fenomeno è ormai sotto gli occhi di tutti”. 

Ballerina tango 03

Restano da capire, a questo punto, le ragioni che hanno determinato questa nuova situazione. Secondo Santiago la responsabilità è solo degli uomini, “che anche nel tango, come in molti altri aspetti della società, hanno abdicato al proprio ruolo, si sono fermati, arenati, hanno perso forza e capacità propositiva, tutto questo mentre le donne hanno continuato a marciare a ritmo spedito”. Il risultato è che anche il tango sembra alle soglie di una rivoluzione copernicana. “Ed è un bene che sia così”, assicura Santiago. “Ormai – spiega – noi ci siamo abituati ad avere accanto a noi donne da ogni punto di vista padrone di se stesse e anche nel tango sentiamo allo stesso modo l’esigenza di una ballerina che non sia passiva, che non si limiti a essere una seguidora, per quanto eccellente”. “In fin dei conti – dice ancora – anche nel tango le donne sono più numerose, e di parecchio, senza contare che di solito sono più brave dei ballerini e quindi è più che giusto che finiscano con il contare di più da ogni punto di vista”. “Non sono molti – insiste – i ballerini davvero bravi e che trattano bene la loro ballerina; l’impressione è che non abbiano rispetto di se stessi e, di conseguenza, non ne possono averne per gli altri, a cominciare dalle ballerine”. E ricorda che le donne “studiano di più e meglio, i corsi di tecnica femminile sono più numerosi e più affollati ed è inevitabile che chi più lavora abbia risultati migliori”. 

Ballerina tango 04

Santiago, inoltre, è convinto che sia compito delle scuole “creare un senso estetico, perché il tango è anche un ballo estetico e sociale e ora è lecito chiedersi se nel tango esista l’uomo estetico; nessuno si siederebbe in un locale raffinato a prendere un caffè nei bicchieri di plastica – una cosa del genere va bene alla macchinetta dell’ufficio – e nel tango dovrebbe essere la stessa cosa, si deve avere rispetto per il locale che si frequenta e per le persone che ci si possono trovare e in questo, molto spesso, i ballerini sono deficitari”. Il maestro argentino auspica anche un superamento dei codigos, in modo che le donne possano essere più attive anche nelle possibilità di invito. “Non capisco – assicura – per quale motivo una donna debba pagare il biglietto per entrare in milonga correndo il rischio di rimanere seduta tutta la sera”. E a chi gli fa notare che la mirada già consente alla ballerina un ruolo molto forte nel momento della scelta del partner di ballo, replica che “questo è vero solo in teoria, perché all’atto pratico le milonghe dove si pratica la mirada e cabeceo sono una trascurabile minoranza e sono pochissime le persone che lo sanno applicare come si deve”. 

Ballerina tango 06

“L’atto finale di questa presa di potere – afferma – sarà quando, finalmente, le donne avranno il coraggio di dire di no a inviti irriguardosi, ai ballerini scarsi, poco puliti, trasandati, che non rispettano la ballerina, di abbandonare in mezzo alla pista chi non è degno di loro e, naturalmente, di dimostrare di essere più brave anche come leader”. “Si deve completare questo percorso – conclude – affinché si possa assistere anche a un risveglio del maschio, perché quando un uomo si ritroverà seduto e vedrà che magari ci sono anche donne leader migliori di lui, forse si darà una mossa e si metterà a lottare per riprendere in mano il proprio destino”. “Quindi – conclude Santiago con un sorriso – uomini, sveglia, levántate y anda!”.

 

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

ARTICOLI CORRELATI #

19 commenti

  1. Ivan Cordisco ha detto:

    Per quel che può valere il mio parere, concordo su tutto il discorso intercorso con il Maestro Santiago, vorrei però far notare che le milonghe tradizionali (organizzate con il chiaro ed inequivocabile intento di far rispettare i codigos ivi compreso mirada y cabeceo) sono in costante aumento, per non parlare dei raduni milongueri che nascono come i funghi, credo che ci sia bisogno di lezioni appropriate per insegnare con decisione e senza remore questo stile di comportamento e farlo diventare un mantra, dove questo è stato fatto è stato ottenuto un sensibile miglioramento delle milonghe, portando nei locali tanti ballerini anche fa fuori zona che cercano disperamente una serata di tango serena, divertente e di qualità. Un abbraccio (milonguero) 🙂

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Grazie Ivan per il tuo contributo. Come organizzatore di Alba milonguera sai bene di cosa stiamo parlando.
      Vero, le milonghe tradizionali sono in costante aumento ma sono ben lontane, in quanto a presenze, da quelle normali.
      Vero che anche gli encuentros milongueros sono sempre più numerosi (ormai, a livello europeo, quasi uno la settimana). La mia impressione, però, è che, molto spesso, assomiglino di più a delle maratone (per quanto più raffinate) che a degli encuentros. In pochi casi la pista è davvero rettangolare, piccola e con la linea divisoria dei due sensi di ballo (fatalmente al centro si crea così un mucchione che si muove un po’ a casaccio). Diciamo che sono una via di mezzo, immagino per non apparire troppo elitari e quindi non perdere potenziali iscritti che non si sentono a proprio agio a manovrare in spazi strettissimi.
      Concordo in pieno che le scuole dovrebbero dedicare con costanza spazio all’insegnamento dei codigos come della gestione della pista e che, in ogni caso, l’aumento di milonghe tradizionali e di encuentros – ibridi o meno – ha portato a un miglioramento generale della vita in milonga.
      La mia impressione conclusiva, però, è che nei grandi numeri in effetti myc non siano sufficientemente praticati, il tutto a danno delle ballerine.

    • Sandro ha detto:

      Concordo pienamente. La responsabilità del degrado a cui spesso si assiste va ripartito fra l’incapacità di moltissime donne di dire di no ad inviti a dir poco inadeguati e l’incapacità di moltissimi uomini di ballare un tango di qualità e valorizzando la donna. Quando buon senso, educazione, ricerca del bello e la tendenza a migliorarsi si incontrano (includendo insegnanti, musicalizador e organizzazioni) si creano delle bellissime serate e le emozioni diventano palpabili.

      • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

        Ciao Sandro. Scusami per il ritardo nella risposta. È un piacere che tu condivida il senso del pezzo e delle argomentazioni esposte da Santiago.

  2. Ivan Cordisco ha detto:

    Per i raduni vale il discorso del seguire la moda… vero ce ne sono tanti, ma come spesso accade il tanto non è sinonimo di qualità, io vado a colpo sicuro un pò per esperienza e un pò per consigli di “milongueri” di lungo corso che la sanno lunga e quindi mi fido, certo chi non è pratico rischia di ritrovarsi in uno pseudo raduno spacciato per milonguero (capita anche questo) il successo lo decreta il pubblico nel corso degli anni. Per quanto riguarda le milonghe tradizionali sono in costante aumento, certo non ci sono i numeri delle milonghe qualsiasi ma il solo fatto che ci sia una inversione di tendenza è una buona notizia, cosa importante è sostenere questi sforzi fatti da chi si impegna ad organizzare milonghe cosi organizzate. Cari saluti.

  3. Juan Cid ha detto:

    ¿Tango talebano? ¿Perché la donna non invita apertamente a ballare?

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao. Grazie per il tuo intervento. Talebano il tango? Direi proprio di no. Perché la donna non invita apertamente a ballare? Dalla domanda direi che non sei molto pratico di questo mondo altrimenti avresti già gran parte delle risposte. Non posso, qui e ora, dilungarmi più di tanto. Ma, se fai una piccola ricerca sul web, trovi pagine e pagine sull’argomento. In ogni caso, come si dice nel pezzo, mirada e cabeceo offrono alla ballerina un molto ampio margine di azione e di iniziativa. Sono appena rientrato da un encuentro milonguero e ti posso assicurare che tutte le ballerine che si sono volute mettere in gioco hanno potuto comunicare benissimo le loro intenzioni. Non è detto, però, che abbiano ottenuto sempre una risposta positiva, cioè a una mirada non sempre corrisponde un cabeceo. E viceversa.

  4. Mario ha detto:

    Bellissimo articolo! Concordo con il maestro Santiago.
    Purtroppo nelle milonghe vale la legge del mercato. Gli uomini rappresentano una merce rara, preziosa. Tra di loro c’è raramente concorrenza.
    Le donne sono soverchianti in quanto a numero, tra loro si instaurano dinamiche basate sulla rivalità, sulla necessità di emergere dalla massa. Alcune più fortunate possono contare sull’aspetto fisico, molte altre devono puntare sulla qualità del ballo.
    Ed ecco, a mio avviso, la ragione del perché le donne si impegnano maggiormente nella didattica, ed alla fine è più facile incontrare brave ballerine in milonga che non bravi ballerini.

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Grazie Mario per le tue belle parole e la tua riflessione. Beh, dire che gli uomini nelle milonghe rappresentino merce rara e preziosa mi sembra un tantino esagerato ma rende l’idea. Convincente invece la tua spiegazione sulle ragioni che spingono le ballerine a impegnarsi di più e a ottenere, così, risultati migliori.

  5. giovanni ha detto:

    Ho letto con attenzione l’articolo. Mi piace molto, d’altronde io conosco bene il maestro. Trovo molto interessante il commento di Mario sulle ballerine. per quanto riguarda le milonghe ristrette, con i codigos, gli Encuentri ecc. credo che rimarranno ancora per un bel po’ elitari. Per diverse ragioni. Una è che gli stessi organizzatori spesso scremano preferendo chi è già andato in passato, una seconda è che gli Encuentri sono tremendamente cari, anche 3 o 4 volte le milonghe “normali” e la garanzia di ballare è tutt’altro che certa. Anzi i nuovi, uomini e donne, fanno spesso “panchina”. Inoltre in questi locali si balla un tipo di tango particolare, che va bene per una sera, due, ma non può certamente essere la norma. Troppi divieti, spazi angusti e poca possibilità di “divertirsi”. Non nego che mi piacciono e mi ci trovo anche bene, ma le milonghe “mirada e cabeceo” sono invitanti come una coda in tangenziale quando hai fretta. E conosco molti ballerini e ballerine, anche bravi, che rifuggono da tali posti. Tipo, tanto per non far nomi e cognomi, la “1910”. Beh, non illudetevi, queste resteranno di nicchia ancora per molto tempo. Le donne non invitano? Beh già come cultura le donne raramente hanno una parte attiva. Forse negli ultimi anni qualcosa sta cambiando, ma riguarda le nuove generazioni e prima che arrivi al Tango ce ne vorrà ancora di tempo. Hanno paura di apparire sfrontate, di essere rifiutate e spessissimo si rifugiano nel ruolo passivo. Negli Encuentri effettivamente le donne qualcosa in più lo fanno, ma siamo lontani anni luce dalla parità. Ma avete mai visto quante donne invitano durante le tande rosa? Dovrebbero essere protette dal WWF!

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Giovanni e grazie per il tuo articolato e argomentato intervento.
      Concordo che gli encuentros rimarranno po’ elitari. Vero, sono gli organizzatori, in primo luogo, a volerli così, non solo preferendo chi è già andato in passato. È vero poi che sono più cari ma, come nessuno si stupisce che una Mercedes costa di più di una Renault, allo stesso modo mi sembra normale, oltre che giusto, che un encuentro (come peraltro un festival o una maratona) costi di più di una milonga normale. Ma offre molto di più, a cominciare dal buffet, dalla bebida, per passare alla qualità della sala e del pavimento e finire, che è poi la differenza principale, al livello dei musicalizador, senza contare che anche la stessa milonga dura di solito più a lungo. Nego invece che negli encuentros non ci sia la garanzia di ballare, anzi. Gli encuentros, che prevedono la parità numerica, danno invece proprio questa garanzia. Diverso, invece, è il discorso dei festival dove, per definizione, non si può garantire la parità numerica e le maratone dove questa non è prevista. Perdonami la franchezza ma agli encuentros non fanno panchina tanto i nuovi – uomini e donne – quanto i meno esperti. E, come dicono tanti maestri, se ricevi tanti no, fatti una domanda e datti una risposta sul tuo tango. Ti posso parlare del mio caso personale: dopo cinque anni di frequenza molto assidua a lezioni, pratiche e milongas, ho pensato che fosse il momento di tentare la sorte fuori porta e sono andato alla maratona di Mantova del dicembre 2014, che prevedeva appunto la parità numerica: una mitragliata di no. Non mi sono perso d’animo e, per tutto il 2015, sono andato in molti posti, facendo tesoro delle esperienze negative e continuando a studiare. Sono appena tornato dall’encuentro internazionale di Sarzana, dove, su un’ottantina di ballerine, meno di una mezza dozzina non ha considerato i miei inviti e ti posso dire che in ogni evento a cui ho partecipato c’era sempre gente diversa, per cui io ero sempre e comunque uno “nuovo”. Vero, in questi eventi si balla un tipo di tango particolare. Se non ti piace, nessuno ti obbliga ad andarci (lo dico a te come a chiunque altro non lo apprezzi), se ti va bene solo per una sera, non andare agli encuentros ma limitati ad andare in una milonga tradizionale quando ne hai voglia. Sono convinto che anche a te, un poco alla volta, ti verranno a noia proprio quelle normali. Perdonami ma non ci sono divieti, solo norme di comportamento, certo lo spazio è angusto, ma il ballerino esperto lo sa gestire senza problemi e dovrebbe rappresentare una sfida per chi meno esperto è, il “divertirsi”, poi è concetto così soggettivo che non lo posso commentare. Tu ti diverti con un certo tango, io con un altro. Il “divertimento” a cui tu forse alludi ha smesso, per me, di essere tale al termine del secondo anno di studio. Divertente la battuta sulle milonghe myc invitanti come la coda in tangenziale quando hai fretta ma, di nuovo, è un’opinione. Che io non condivido. So bene che molti ballerini e ballerine, anche bravi, rifuggono tali posti. Ma che significa? Io ne conosco altrettanti che rifuggono le milonghe normali e per altrettanti validissimi motivi (che non ti sto a elencare perché sono arcinoti). Non essendo una donna, poi, non mi avventuro a sentenziare sulla “cultura” delle donne o sulla loro propensione, o meno, a una parte attiva. Concordo, per concludere, che le tandas rosa sono un’idea sciagurata.

      • giovanni ha detto:

        Grazie Franco per il tuo gentile commento, mi piace sempre molto scambiare opinioni, soprattutto con chi ha opinioni diverse dalle mie. Mi dici che i no dipendono dalla qualità del ballo. Io qualche dubbio ce l’ho, soprattutto osservando la media dei milongueri. Comunque, dato che il giudizio su noi stessi è sempre viziato, mi baso su quello degli altri. Al primo Encuentro a cui ho partecipato, il primo giorno ho ballato con mia moglie e qualche amica, il mio sguardo si è infranto su un muro di indifferenza. Il secondo giorno qualcuna si è dimostrata più interessata ed ho ballato di più. il terzo giorno ricevevo mirade da quelle che mi avevano snobbato prima e non ballavo diversamente dal giorno prima. A questo punto, però, ero io a non voler ballare con loro. Io poi ho un piccolo/grande problema negli Encuentri. Siccome sono spesso a piccoli numeri, io devo scartare già a priori un certo numero di ballerine per via della statura. Poi troppo belle o troppo giovani non ti guardano, quindi alla fine o balli sempre con le stesse (che non è considerato troppo bene, mi dicono) o non balli. Quando ho detto che il milonguero va bene solo limitatamente, non intendevo che non mi piace, anzi mi piace molto. Ma ha una espressività che trovo limitata. A me piacciono entrambi. Mi piace l’abbraccio chiuso, ma se la musica lo chiede mi piace anche aprire l’abbraccio e fare anche qualche gancho. D’altronde non è che uno deve sempre mangiare pastasciutta. Se anche voglio variare non significa che non mi piace più, ma solo che voglio potermi esprimere con più libertà. Purtroppo questo viene interpretato da altri come la libertà di fare quel che si vuole senza rispetto degli altri e su questo non posso che darti ragione. Mi piacerebbe una via di mezzo, in cui ci sia il rispetto per gli altri ballerini, ma che non si mandi alla gogna chi, nella massima sicurezza e rispetto, voglia fare fare un gancho o un boleo.
        Nell’attesa continuo a dividermi tra milonghe ed Encuentri, e spero.
        Un saluto

        • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

          Sono lieto, caro Giovanni, che anche a te piaccia confrontarti. Anch’io sono convinto che il vero piacere di una conversazione consista nel venire a contatto con opinioni diverse dalle proprie. Hai fatto bene a riprendere il tuo discorso, perché ora mi appare più chiaro. In effetti molto spesso accade proprio come dici tu. Ma mi sembra assolutamente logico e normale. Quando noi entriamo per la prima volta in un ambiente per noi nuovo, è fatale venire osservati e soppesati prima di venire eventualmente accettati. Una ballerina vede un tizio nuovo che vorrebbe invitarla. Siccome però lei ci tiene alla salute della propria schiena – tanto per dire una cosa scontata – è ovvio che lei, prima di accettare, voglia verificare se è il caso. E ha un solo modo per farlo: voltarsi per evitare un invito al buio e tenere d’occhio il tizio per vedere come se la cava. Più tardi, o il giorno successivo, potrà essere più disponibile. Poi esiste anche il passa parola e quindi è normale che il terzo giorno ci sia, se del caso, ancora più disponibilità. Un esempio per capirci: magari il nostro tizio è brutto da vedere se visto da fuori ma è molto piacevole a ballarci insieme. A una prima occhiata la ballerina gli direbbe di no, ma se sente l’amica dire che si è trovata bene, anche lei diventa curiosa. Non ci sono, in milonga, né obblighi né diritti. Per cui non è che una volta lì le ballerine ci devono qualcosa. I nostri spazi ce li dobbiamo conquistare palmo a palmo. Sono d’accordo con te che può sembrare inspiegabile una tipa che dice no a te (generico) e di sì a uno che balla molto peggio, come un’altra tipa che di ballare con te (sempre generico) proprio non ne vuole sapere. Anche io accetto serenamente se una fanciulla, dopo aver fatto una tanda con me non ne vuole più sapere – semplice, si è trovata male e non si può piacere a tutti – e trovo seccante quella che non ci vuole provare neanche una volta a fare una tanda ma, come si dice, siccome la barca è sua, ha diritto di farci salire chi le pare. La tua decisione di non essere più disponibile nei confronti di chi ci ripensa è una tua libera scelta nella quale non entro perché sono questioni molto personali. Se fai così hai le tue buone ragioni e come una ballerina ha diritto di ballare con chi le pare, lo stesso deve essere anche per i ballerini. Tutti abbiamo delle regole. La mia, per esempio, è di ballare solo con le fanciulle che hanno voglia di ballare con me e non solo per alzarsi dalla sedia. Dopo un po’, e con un minimo di attenzione, la differenza si fa evidente. Per continuare il tuo discorso, di quella che se la tira perché si considera troppo bella dovresti avere compassione piuttosto che desiderio di ballarci. E non riesco a dare torto a una ballerina giovane che preferisce ballare con un suo coetaneo piuttosto che con me che potrei essere come minimo suo padre. Va bene che il tango è tango ma si va in milonga anche per un minimo di socialità. Per quanto riguarda l’eterna querelle su abbraccio chiuso e aperto, fai bene ad avere i tuoi gusti. I miei, al momento, sono tutti per il tango milonguero – magari tra qualche tempo cambierò idea – e, naturalmente, non penso proprio che abbia una espressività limitata. La mia impressione è che si possa fare qualunque cosa si desideri, solo che alcune diventano più complicate.

  6. El Finero El Finero ha detto:

    Ho letto l’articolo e se alcuni punti sono condivisibili, su altri non mi ritrovo proprio.

    In generale il messaggio (neanche troppo sottointeso, anzi palese soprattutto nel titolo) di considerare il ruolo maschile e femminile come un rapporto di potere mi lascia abbastanza contrariato. Non credo che la contrapposizione maschile/femminile sia un messaggio nè costruttivo nè auspicabile, sia nel tango che nel più ampio universo della vita. Laddove si crea uno spazio questo viene riempito, e ciò non deve essere vissuto come uno smacco ma come una naturale conseguenza.

    Più nello specifico è vero che alcune donne, sia nel tango che fuori dal tango, hanno dimostrato capacità organizzative almeno pari, o spesso superiori, a quelle dei loro partner. Ma questa non è una novità degli ultimi anni, neanche in una piazza provinciale come quella di Torino.
    Senza bisogno di tanta fantasia, basta pensare a Marcela Guevara che “porta i pantaloni” dall’inizio di questo millennio ed ha messo un piedi una macchina da soldi fenomenale come il Festival del Lingotto.
    O come Aurora che è stata probabilmente la prima DJ donna d’Italia avendo inaugurato la sua prima milonga nel 1999, ed è stata titolare per molti anni della più importante milonga di Torino, il Cafè Procope.
    E’ successo qualcosa di grave? Il ruolo maschile è stato messo in discussione da questi successi? Non mi pare proprio.

    Il ruolo attivo della donna nel ballo: è una novità forse per il tango c.d. tradizionale, in realtà è una delle caratteristiche salienti del tango nuevo, quindi una novità… del 2003! La prima volta che ho sentito dire che nel tango “l’uomo propone, la donna dispone” è stato nel 2000 ai tempi in cui Plume e Dorella introducevano il loro discorso che rompeva gli schemi fino a quel punto intoccabili di completo dominio decisionale dell’uomo.
    Questo discorso, volenti o nolenti, ha introdotto un paradigma che ha influenzato tutto il tango, e sull’onda lunga del revival del tango tradizionale (complici anche coppie bipartisan come Espinoza-Hurtado, milongueri solo a metà) si è creata un’amalgama tra messaggi anche contrapposti.

    In realtà nel mondo dei raduni milongueri lo scambio di ruoli è già praticato da diversi anni, specialmente nei raduni del Nord e dell’Est Europa dove la mentalità è meno fossile. La prima volta che io e Marina abbiamo ballato a ruoli invertiti è stato nel 2009. Nel 2011 abbiamo seguito due classi di inversione di ruoli della Schapira durante il nostro soggiorno a Buenos Aires.
    Il concetto di connessione e di ascolto reciproco è centrale nel tango milonguero moderno (quello nato in contemporanea e per contrapposizione al tango nuevo), ma non certo da oggi e neanche da ieri, ed anche all’interno dei ruoli tradizionali di marcador e seguidora.

    Quella che occorre superare i codigos perchè tanto i posti dove si pratica mirada e cabeceo sono pochi… mi pare come dire che bisogna eliminare i fruttivendoli perchè tanto tutti mangiano da Mc Donalds.
    Una sciocchezzuola, diciamo.
    E mi sembra strano sentirlo dire proprio da un maestro argentino che invita con la mirada da lontano, esattamente come va fatta (l’ho visto coi miei occhi).
    L’unica spiegazione che mi posso dare è che questa affermazione sia un accesso di “realpolitik” per andare incontro alla mediocrità generale, abdicando però al suo ruolo di diffusione della cultura del tango e di divulgazione delle “best practice” già consolidate e funzionanti.

    Ed il fatto che siano consolidate e funzionanti è testimoniato dalla crescita delle milonghe tradizionali con codigos in Italia.
    Chiaramente il mondo odierno del tango Torinese è mediamente troppo miope per accorgersene, ma una milonga come 1910 è un caso isolato solo nel piccolo microcosmo della nostra provincia. Basta uscire un po’ fuori dal guscio per accorgersi che milonghe di questo genere stanno nascendo a ritmo crescente nel resto d’Italia, e che stanno attirando quello stesso pubblico, in aumento, che frequenta i raduni milongueri.

    Sul tema dei raduni milongueri, sette anni fa erano un mondo a sè stante di cui si veniva a conoscenza solo per passa parola. Poi si è sparsa la voce, il numero di eventi è aumentato, in più il pubblico delle maratone ha iniziato ad interessarsi anche a questi eventi ed il risultato è che il pubblico si è mescolato parecchio.
    Inoltre, siccome la parola “encuentro” non è soggetta a copyright, il risultato è stato che ad un organizzatore di un nuovo evento non costa assolutamente niente chiamarlo “encuentro” invece che “festival”, anche se non ha la minima idea di quali siano le caratteristiche di un encuentro-come-era-stato-definito-dal-primo-ossia-quello-di-IMPRUNETA.
    Quindi al giorno d’oggi dire “sono andato ad un encuentro e…” non ha nessun significato. Bisogna sapere perlomeno se l’organizzatore ha frequentato abbastanza encuentros “della prima guardia” per avere un’idea di quale fosse il modello originale e soprattutto se ha abbastanza appeal per attirare un pubblico coerente con quella linea di pensiero. Altrimenti stiamo solo parlando di nomi di marketing.

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Roberto. Grazie per il tuo vasto e diversificato intervento. Mi perdonerai se non mi rivolgo a te con il nome d’arte che ti sei scelto ma in generale trovo questi pseudonimi un po’ troppo buffi per essere usati al di fuori di un ambito artistico :-). Vedo che anche tu, come altri lettori, dici che nel pezzo il rapporto uomo/donna verrebbe presentato come un rapporto di potere. Ne prendo atto anche se, parlando con Santiago, non avevo avuto questa sensazione, né ho inteso aggiungere io questa sfumatura (i titoli, poi, vengono fatti per attirare l’attenzione e, il più delle volte, con un intento provocatorio/ironico). Nelle sue parole io ho colto piuttosto un appello ai ballerini a curare di più il proprio aspetto e il proprio tango. Mi sembra poi che Santiago parli chiaramente dell’attuale situazione come di una conseguenza di una determinata premessa. Capisco inoltre che tu, da bravo subalpino, ami l’understatement, ma definire Torino una piazza provinciale è improprio. Molti indicatori (riferiti ai campi che contano) ci attribuiscono standard di livello europeo e, nel tango, nonostante tutto, rimaniamo un punto di riferimento – non solo nazionale – per quanto riguarda il numero di praticanti e di opportunità come per la capacità di innovazione. Sono d’accordo che ci può far sorridere – e pure sorprendere – ma anche la nostra reputazione, quando ci avventuriamo al di fuori della cinta daziaria, nonostante tutto, rimane alta. A mia volta non capisco, però, perché – con un tono un poco saccente – passi a elencare una serie di situazioni e persone che possono essere citate “senza bisogno di tanta fantasia”. Forse ti è sfuggito che stai semplicemente esemplificando proprio quello che è il senso e la ragion d’essere del pezzo, da cui sono stati volutamente omessi i casi specifici solo perché, essendo i lettori di TyG sparsi un po’ in tutta Italia, è bene evitare di citare persone che non tutti conoscono. Posso solo aggiungere che i nomi che fai tu sono gli stessi di cui ha parlato Santiago.
      Boh, sto sulla fiducia che il ruolo attivo della donna nel ballo sia una delle caratteristiche salienti del tango nuevo, anche se a me non pare proprio. Perdonami, ma anche la tua citazione della nota “l’uomo propone …” che un tanguero esperto come te dice di aver sentito per la prima volta nel 2000 (cioè quindici anni fa) è in linea con quanto dice Santiago che c’è un cambiamento in atto da una decina d’anni. Ti ripeto la stessa cosa per quanto riguarda lo scambio di ruoli nel mondo dei raduni milongueri, anche se mi sembra più che altro di vedere ballerine che si mettono alla prova come leader (quasi sempre con risultati perlomeno discutibili). E anche la tua esperienza personale rientra nell’ambito cronologico indicato da Santiago.
      Essendo la necessità di superare i codigos un’opinione personale di Santiago, lascio a lui il compito, se gli va, di difenderla.
      Non sono del tutto d’accordo, invece, quando dici che in Italia le milonghe tradizionali sono in crescita e in via di affermazione. Se si confrontano i praticanti delle une come delle altre, si vede una disparità notevole, a Torino come altrove. Di solito, di milonghe tradizionali, ce n’è una al mese per provincia, se non per regione e quasi sempre si tengono in ambienti piccoli, con non più di qualche decina di presenze, nulla in confronto a quante affollano tutte le sere della settimana le tante milonghe normali che si sovrappongono numerose in ogni provincia. Concordo con te invece che a Torino, nonostante il numero abnorme di praticanti, il tango milonguero faccia fatica a ingranare (e non riesco a spiegarmene le ragioni). Ma non è che in altre parti della penisola le cose vadano tanto meglio. In tutti quelli dove siamo stati quest’anno non si è mai raggiunto il tetto di presenze e si sono sempre dovute aprire le milonghe agli ingressi singoli. Hai ragione nel dire che molti encuentros sono snaturati, ma a me sembrano più ibridi di maratone che di festival, come invece hai scelto di definirli tu. Capisco poi che a un tanguero della prima ora come te possa suonare irritante che ci sia chi dice di essere andato a un encuentro che in realtà non è un vero encuentro ma non è così grave, ti pare? E mi sfugge che significato potesse avere, al contrario, dire “sono stato a un encuentro” tempo fa invece che adesso, ibrido o autentico. Il tango sta diventando un fenomeno di massa e quindi anche la più antica aristocrazia si deve rassegnare a tanti cambiamenti e non dimentichiamoci che al marketing ricorrono tutti, ma proprio tutti, chi lo riconosce come chi dice di rifuggirlo.

  7. Marco ha detto:

    Spero che quanto descritto ed auspicato dal maestro non accada mai.

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Marco. Grazie per il tuo contributo. Certo che avresti potuto specificare meglio il tuo pensiero dato che nel pezzo si parla di tante cose. E sarebbe interessante leggere anche le motivazioni della tua affermazione.

  8. Marco ha detto:

    Grazie Franco Garnero.
    Cerco di spiegarmi meglio: la scena tanguera italiana è ancora troppo immatura per permettersi di esplorare campi aperti dalla rottura di alcune caratteristiche peculiari del Tango. Inoltre ci sono elementi così intrinseci a questo ballo/patrimonio culturale che, una volta persi o abbandonati, autorizzano a chiedersi se il risultato si possa definire ancora Tango.
    Coppie di ballo composte da soli uomini o sole donne (e quindi inevitabilmente l’inversione del ruolo) ci sono sempre state, sin dall’origine del Tango, ma il fine era ed è quello di migliorare il proprio livello per essere al top in milonga.
    Se i ballerini non sono sufficientemente estetici si insegni ad esserlo.
    Se mirada e cabeceo non sono fatti come si deve si insegni a farli.
    Se le dame non rifiutano quasi mai, si insegni loro ad aver consapevolezza di poterlo fare.

  9. Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

    Una bella soddisfazione venir a sapere che gli articoli pubblicati su TangoyGotan sono letti e commentati anche all’estero. Ecco il link del pezzo completo per chi lo volesse leggere integralmente.
    http://blogs.lanacion.com.ar/maldito-tango/la-leccion-de-tango/las-mujeres-en-el-tango-son-una-mayoria-sin-voto/

1 Pings/Trackbacks per "Sveglia, uomini, o sarete soppiantati anche nel tango"
  1. […] a ser gran número, seguimos siendo minoría sin voto, y lo digo recordando un texto firmado por Franco Garnero que tiempo atrás publicó el sitio italiano Tango y Gotan, y en el que cuestiona el “notable predominio” femenino en el ámbito de la […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*