Il tango a Parigi nella Belle Époque

Il tango arriva in Europa

PUBBLICATO IL 29 aprile 2016

Parigi, primo Novecento. Belle Époque.  Un periodo frizzante, pieno di ricchezza e di novità.

Nuove invenzioni e progressi della scienza e della tecnica: la luce elettrica, la radio, l’automobile, il cinema.
Una rete ferroviaria ormai globale che semplifica i trasporti favorendo lo scambio culturale.
Nuove esperienze nel campo artistico, enorme sviluppo dell’industria, vita sfarzosa nelle grandi metropoli.

Grandi esposizioni internazionali, curiosità verso l’esotico che proveniva dalle colonie.
Pace, libertà, benessere ed ottimismo.

In questo contesto storico fa capolino per la prima volta il tango in Europa: precisamente a Parigi che in quel periodo era il fulcro, la culla di ogni novità.

Nella puntata di Aprile di Radio Crossover Tango abbiamo vissuto questo momento attraverso gli occhi di un cronista dell’epoca che con uno stile meraviglioso, intrigante, brillante ed ironico, ha raccontato la novità del tango nei suoi articoli sulle più importanti riviste dei suoi tempi.

Georges Goursat in arte SEM, (1863 – 1934) è stato un giornalista, cronista, illustratore, caricaturista e scrittore Francese.

Profondo conoscitore della vita mondana di Parigi, nei suoi album illustrati ha documentato, con taglio spesso satirico, a volte onirico e surreale, tutti i più importanti fenomeni di costume della Parigi prima, durante e dopo la prima guerra mondiale.

Ha collaborato con giornali del calibro de l’Illustration, Le Figaro, le Journal, Le Gaulois, illustrando ma anche descrivendo le mode e le novità; un vero testimone dei suoi tempi, partecipe dell’eccitazione della Belle Epoque, ha contribuito a creare il mito del primo Novecento: la fede nella modernità e le conquiste del progresso.

Naturalmente, appena il tango sbarcò a Parigi, SEM fu uno dei primi ad interessarsi a questo nuovo fenomeno.

Scrisse una serie di quattro articoli raccolti successivamente sotto il titolo di Les possédées, ossia “Le possedute”.
Scopriamo il motivo di questo titolo direttamente dalle sue parole.

Da qualche tempo tutte le sere, verso le cinque, si può vedere in uno dei grandi viali dell’Étoile davanti ad un edificio di bella apparenza manifestarsi un movimento ritmico, insolito, che contrasta in modo evidente con la calma della muta facciata dalle finestre spente.
Automobili di lusso fanno scendere ininterrottamente donne ed uomini eleganti che si introducono velocemente nell’edificio.
Queste entrate furtive portano con sé qualcosa di sospetto, di clandestino, che intriga.
Le donne soprattutto colpiscono per la loro fretta febbrile.
La macchina rallenta lungo il marciapiede e loro schizzano, sbattendo la portiera e, inciampando nel loro vestito stretto e sui loro tacchi alti, si precipitano verso l’androne.
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Senza proferire parola, passano davanti al loggiato e raggiungono il cortile.

Tutto è buio. Soltanto alcune finestre del pian terreno, illuminate fievolmente, lasciano trasparire attraverso le persiane delle ombre slanciate, ondeggianti al ritmo di una musica assillante, che turba la pace borghese dei piani superiori.
Ai primi richiami di questa melodia, l’andatura di queste donne cambia all’improvviso, il loro passo diventa scorrevole e ondeggiante.
Travolte dalla cadenza imperiosa, come sotto l’impulso di un suggerimento irresistibile, si dirigono verso l’appartamento misterioso; si dondolano, frementi d’impazienza, finché sulla porta semiaperta, senza curarsi di togliere le loro pellicce, le loro borse ancora chiuse incollate alle loro mani nervose, si abbandonano alle prime braccia che le accolgono, che le aspettano con impazienza.

Tangoville-12-g-400x523L’immagine è quella di donne desiderose di rubare alla vita dei momenti emozionanti, di vivere esperienze forti, di essere coinvolte in giochi passionali e di abbandonarsi alla trasgressione.
Siamo nella Belle Époque! Un periodo di grande prosperità economica e di serenità in cui si respirano i valori del progresso e della libertà individuale: poche epoche saranno più vivaci e più inclini a proporre tanti modi di creare e di concepire le creazioni.

SEM passa poi a descrivere la sala in cui queste persone si stanno ritrovando per ballare il tango.
Osserva che, a differenza delle grandi sale da ballo dell’epoca, questo luogo ha un’aria molto sommaria. Si tratta di un semplice appartamento di tre stanze in cui è stata rimossa ogni mobilia per far spazio, risultando quindi spoglio e privo di ogni ornamento.
Ma riserva le sue descrizioni più colorite per parlare delle coppie che vede ballare.

In quest’atmosfera febbrile e vibrante uomini e donne, la cui estrema eleganza contrasta con la nudità del locale, strettamente abbracciati, ondeggiano, serpeggiano e sembrano strisciare verticalmente l’uno contro l’altro, come ombre proiettate su di una tenda o riflesse sull’acqua che si muove.
I loro corpi abbracciati, intrecciati, che si sfiorano petto contro petto e ventre contro ventre, incastrandosi con ardue e regolate torsioni, girano lentamente, si contraggono quasi sul posto al ritmo di questo incantesimo triste ed esaltato.

Ballo singolare! Non una risata, non uno squillo di voce, nessun rumore di festa. abbraccio2-384x600
Nulla, se non la musica cupa ed angosciante e lo scivolare dei piedi sul parquet. Queste evoluzioni sconcertanti, questa semi immobilità tormentata non hanno nulla del ballo, né la sua allegria fisica, né il suo delirio di movimento.
Queste persone attente, che si strofinano, si impastano a vicenda con impegno ostinato e metodico, praticano forse il massaggio addominale? Siamo di fronte ad un trattamento estetico? Ad una cultura fisica? Non è forse un mezzo di voluttà? E uno sport od un vizio? Sono dei nevrotici, degli esibizionisti o dei maniaci?
Di fronte a queste contorsioni misteriose e lascive ci si sente a disagio, con una voglia nervosa di ridere, come se il gesto nascosto dell’amore fosse svelato bruscamente in pubblico; si prova persino una sorta di fredda paura come quella che ispira i gesti dei pazzi.

 

La prima cosa che colpisce SEM è l’aspetto più appariscente del tango: l’abbandono ai sensi, questo imbarazzante intrecciarsi dei corpi dei ballerini, cosa evidentemente inusuale per i balli in voga all’epoca come per esempio il valzer.
I disegni e le caricature di SEM evidenziano anche come la moda stesse evolvendo proprio in quegli anni.

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“Con il 1910 si afferma un nuovo modello di abito che segna una profonda rottura con la moda precedente. La vita cessa, infatti, dopo parecchi decenni, di essere il punto focale della linea femminile e i nuovi abiti sono invece caratterizzati da una linea dritta e slanciata, a vita leggermente alta. Le forme sono morbide e drappeggiate, e si fa un gran uso di stoffe leggere e trasparenti, sovrapposte fra loro, spesso ricamate o decorate di strass e perline.
Le gonne sono lunghe e aderenti, a volte tanto strette attorno alle caviglie da costringere la donne ad avanzare a piccoli passi. I colori, abbandonati i toni pastello del decennio precedente, tendono sempre piu’ a tinte sgargianti.
A fare da contrasto ai nuovi abiti di linea dritta, ci sono cappelli dalle tese larghissime carichi di decorazioni. Le scarpe piu’ diffuse hanno nastri di raso che si avvolgono intorno alla caviglia e prendono il nome dal nuovo ballo: il tango. ” [Cit,]

SEM, che è un buon osservatore e molto intelligente, dopo essere stato colpito inizialmente dall’aspetto sensuale del tango, riesce però a cogliere sfumature che cambiano completamente il suo punto di vista.

 

In mezzo a questa inquietudine sconosciuta si ha consapevolezza di essere un intruso, un indesiderabile, un reietto e si sente la necessità di allontanarsi da questo cenacolo inclassificabile che si avvicina al tempo stesso alla fumeria d’oppio, alla casa di cura o ad altro ancora.
Ma presto questa prima impressione cambia, si trasforma.lampada
Osservando meglio questi strani ballerini, la loro aria seria e assorta, la loro frenesia contenuta, tenuta a freno dal ritmo misurato, la sobrietà minuziosa, calcolata dei loro movimenti scrupolosamente rispettosi del ritmo.
Morbidi ma di una precisione quasi liturgica; vedendo la loro ardente espressione di convinzione e di fede, si capisce che essi stanno compiendo un rito sacro.

Le donne, in preda a un’esaltazione mistica, gli sguardi verso l’interno, inclinano i visi estasiati, gli occhi chiusi su un sogno interiore, gravi e raccolte come comunicande alla santa mensa.. rotante.
Qualcosa di superiormente casto, di nobile, di religioso si sprigiona da tutte le loro movenze, persino da quelle più sensuali.
Ho ritrovato qui lo stesso indefinibile turbamento che ho sentito tempo fa quando, per la prima volta, vidi i dervisci roteanti in una moschea di Brousse; e mi è sembrato di assistere, al centro di Parigi, al rito di una setta che si svolgeva in un santuario, una delle mille cappelle di questo nuovo culto che appassiona la città e fa girare la testa, le anime e i corpi.

 

E’ davvero notevole e testimonia una sensibilità fuori dal comune che un osservatore esterno al mondo del tango riesca, se non al primo al secondo sguardo, a cogliere quella prospettiva profonda che noi appassionati conosciamo bene.

Ma del resto SEM era un acuto osservatore ed un maestro della sua professione.

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Non a caso nelle sue metafore SEM fa riferimento alle fumerie d’oppio.
Parigi in quegli anni era l’incrocio di popoli diversi ed il luogo di diffusione di ogni nuova sostanza. Già alla fine dell’ottocento l’oppio era una merce acquistabile a basso prezzo. L’uso dell’oppio a Parigi è testimoniato da intellettuali del calibro di Honoré de Balzac o citato da Charles Baudelaire nei suoi Paradis Artificiels.
La gente considerava l’oppiomania come un comportamento normale, non deviante, ed il governo stesso sanciva la piena legittimità di tale abitudine. L’uso dell’oppio era quindi diffuso anche tra intellettuali. scienziati, uomini di stato tra cui Emile Zola, Paul Verlaine, Alexandre Dumas e Jules Verne.

SEM pubblicò le sue impressioni sul tango in quattro articoli differenti a distanza di qualche tempo. Dopo aver raccontato la sua prima impressione nei primi due articoli, SEM osserva il successivo dilagare della moda del tango a Parigi e descrive quello che succede.

Siete entrati con me, qualche giorno fa, in una cappella segreta di questo nuovo rito e ne avete constatato il lato estatico e religioso.
Tangoville-11-g-397x600 Da quel momento, questa nevrosi ha fatto dei terribili progressi. Con rapidità folgorante si è diffusa in tutta Parigi, ha invaso i saloni, i teatri, i bar, i cabaret, gli hotel e le balere.

Ci sono tango-the, tango-esposizioni e tango-conferenze.
Mezza Parigi si strofina all’altra metà. Tutta la città è entrata nel turbinio: ha il tango nella pelle.

Sono state dedicate al tango immense cattedrali in cui un popolo di fanatici, facendo ondeggiare, con un’impressionante incoscienza, innumerevoli fondi schiena in trance, si dedicano sotto gli occhi di mille osservatori, nella luce cruda delle lampade ad arco, a questa mimica d’alcova.
Nei più bei quartieri di Parigi sono stati inaugurati santuari, il cui androne è controllato da guardie svizzere bardate d’oro – dei grattacieli artificiali , con quattro piani sovrapposti, in cui borbottano le chitarre, colmi di convulsionari, mentre le coppie che non hanno trovato posto nei saloni affollati, nell’attesa, mimano il tango con tutto il loro corpo ovunque ci sia un angolo libero: sotto le scale, nel guardaroba, nei bagni.
Ma è ancora nell’intimità di quelle modeste parrocchie nascoste, di una discrezione aristocratica, che vengono a riunirsi i fedeli, i puri, i veri credenti di questa Chiesa primitiva, come nelle catacombe.
Ed è qui che si realizzano i più sorprendenti miracoli.

 

Cosa succede quando una nuova moda diventa di patrimonio comune? Ovviamente qualcuno ci costruisce sopra un business! E’ normale e non è certamente un’invenzione dei nostri tempi.
Sembra buffo sentir dire oggigiorno che ORMAI il tango è diventato commerciale, quando la storia ci racconta che è stato commerciale fin dal primo momento in cui è comparso a Parigi un secolo fa.
Però SEM fa osservare che (allora come ora) fuori dal turbinio scintillante delle sale alla moda, quei locali disadorni dove lui ha visto per la prima volta compiersi questo strano rito sacrale continuano ad essere i posti più interessanti, quelli dove si respira davvero lo spirito del tango.

SEM era un acuto osservatore delle mode soprattutto dal punto di vista  sociale; conosceva bene la società di Parigi e ce la racconta con il suo sguardo ironico e disincantato.

Non è prodigioso lo spettacolo di tutte queste persone raffinate fino all’eccesso, sature di lusso e di comfort, habitué del Ritz e dei Grand Hotel, che accettano di rinchiudersi regolarmente tutti i pomeriggi in questo locale anonimo con un arredo modesto, il cui servizio è assicurato solo da una cameriera allocca, di una semplicità evangelica?
Tangoville-06-g-400x575Non è sorprendente vedere riuniti, ammassati in queste tre camere spoglie, rischiando la più stretta promiscuità, i tipi più strani, più incompatibili di tutti i mondi: dagli snob feroci, gelosi fino alla rabbia delle loro relazioni scelte minuziosamente, degli aristocratici pieni di boria, impregnati di tutti i pregiudizi di casta, di gaudenti, procacciatori di clienti dei casino e claque dents, una principessa, un nobile spagnolo, due duchesse, degli attori, degli industriali, degli ufficiali, delle ragazze e delle passeggiatici, delle avventuriere cosmopolite e delle borghesi, confusi nella stessa ebbrezza, lo stesso delirio del tango.
Una strano intruglio, un curioso arlecchino.
Tutte queste persone così strane si allacciano, si stringono, si incontrano le une nelle altre, girano e ondeggiano, raccolti e gravi, senza urto, senza disgusto con l’agio più perfetto e la più raffinata armonia.
E d’altronde state pur certi che queste persone, dopo aver confuso il loro alito, il loro sudore, i loro umori, aggrovigliato le loro ginocchia, intrecciato le loro gambe, fuso i loro corpi vibranti di desiderio, dopo essere stati abbracciati, uniti, mescolati per ore ed ore dal dolce meccanismo di questa burrificazione in musica, riprenderanno all’uscita, con i loro cappotti, anche i loro pregiudizi, i loro disdegni e le loro distanze; e avendo scrollato questo sortilegio all’aria aperta, non si conosceranno più.

 

Anche in questo passo SEM mostra il suo acume sottolineando che il rito sacrale che si compie nella milonga non appartiene allo stesso mondo da cui provengono queste persone. In milonga si crea un mondo parallelo, una “zona franca”, un Eden artificiale in cui queste persone possono vivere in perfetta comunione, ma uscendo da questo luogo ciascuno tornerà alla propria realtà.

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Nell’ultimo estratto SEM cerca di indagare le origini di questa moda, di capire cosa sia esattamente il tango a Buenos Aires. E fa una scoperta.

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Tutti sanno che Buenos Aires è una bellissima città, quasi completamente nuova, di cui gli Argentini sono fieri. Ma la sua prosperità inaudita è relativamente recente, e rimane ancora, come ultimo resto della vecchia città, un quartiere malfamato, acre e violento, il cui nome pieno di significato, è Barrio de las ranas.
La popolazione che abita queste stamberghe è costituita in gran parte dagli scarti dell’immigrazione italiana, una bassa latinità, incrociata con gli indiani, schiuma dei porti del Mediterraneo. Questi apaches argentini che ricordano i ruffiani di Napoli e i manovali di Marsiglia ma con un tono più elevato, sono chiamati nella lingua di Buenos Aires i compadritos.
Essi sono i veri creatori del tango argentino, che non è che lo sviluppo della loro andatura disciplinata da un ritmo e mossa in danza. E questo ancheggiamento lascivo che essi continuano nel tango a cui si abbandonano con la loro donna, in fondo alle stamberghe per incantare i piaceri del mestiere o provocare la clientela.
In seguito a quale malinteso questa danza sfrontata, beneficiando della voga e del prestigio di tutto ciò che proviene dall’America Latina, è stata adotta da Parigi senza un controllo?
Ma tuttavia è un miracolo vedere come le francesi, con il loro senso squisito della misura, hanno saputo trasformarlo e interpretarlo; e sono incantato, dopo questa orgia di descrizioni terribili, di riconoscere che a Parigi alcune donne della società e persino della mezza società ballano il tango, un tango un po’ edulcorato, un po’ Parigino, con una grazia accettabile e leggera, un’aria quasi da non toccarsi, in cui si manifestano il tatto e il gusto di queste feste, che hanno saputo fare di questa ondata di selvaggi un flirt elegante di gambe fini e discrete.
Il tango di Parigi è la pelle della bestia maleodorante che arriva dal fondo della Siberia, sporca ed infetta di miasmi che si trasforma grazie alle mani magiche dei pellicciai, fino a diventare il prezioso zibellino, carezza tiepida e profumata sulle spalle fragili delle donne parigine, è l’avana nero e succoso trasformato in una sottile sigaretta bionda e dorata, il tango di Parigi è il tango argentino denicotinizzato.
E quando riattraverserà l’Oceano, voi non lo riconoscerete più, belle signore di Buenos-Aires, il vostro tango de las ranas.  Tornerà a voi ornato di tutte le grazie di Parigi, profumato, ondulato, adorabilmente sciupato, come un articolo della rue de la Paix.

 

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“Barrio de las ranas” è il nome con cui era conosciuta all’epoca la vecchia parte di Parque Patricio. In realtà SEM non è mai stato in Argentina, ma conosceva Buenos Aires dalle testimonianze di alcuni viaggiatori dell’epoca tra cui Jules Huret.

Di tutte le curiosità di questo articolo, questa profezia è la più stupefacente.
SEM ha previsto con precisione ciò che effettivamente sarebbe successo.
Nel 1912 a Buenos Aires ballare il tango era un’attività tipica della gente dei bassifondi, e nessuna persona per bene avrebbe pensato di ballare il tango, men che meno le signorine della borghesia!
Però la moda di Parigi rese accettabile e “pulito” il tango, e dopo l’esplosione della moda del tango a Parigi, il tango fu accettato anche dalla borghesia di Buenos Aires. In seguito a questo ritorno del tango “edulcorato” dall’Europa iniziò a Buenos Aires la luminosa epoca del tango di moda.

Molte decadi dopo, nel 1983, quando a Buenos Aires il tango era stato quasi dimenticato, fu proprio dal colossale successo di Parigi dello spettacolo TANGO ARGENTINO di Orezzoli-Segovia che esplose nuovamente in Europa la moda del tango. Ed una volta ancora, dopo il ritorno dell’interesse in Europa il tango venne poi rispolverato anche a Buenos Aires.

La storia, come sempre, si ripete.

Per chi volesse ascoltare interamente i contenuti di questa puntata di Radio Crossover Tango:
https://youtu.be/iTMMtbmj928

Per informazioni sulla trasmissione e ascoltare le puntate precedenti potete consultare il blog: http://radiocrossovertango.blogspot.it

HA SCRITTO PER NOI #
Roberto Finelli

Nasce a Torino nel '67 e trent'anni dopo sceglie il tango, ma il tango fa finta di niente. Passano gli anni e nel frattempo Roberto viaggia ed insegue il tango prima in Italia, poi in Europa, poi in un terzo continente a tua scelta. Il viaggio prosegue tuttora e si è spostato nella quarta dimensione

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  1. […] Il racconto di Georges Goursat e del tango a Parigi nel 1912 è riportato nell'articolo sulla rivista Tango Y Gotan: http://www.tangoygotan.net/2016/04/29… […]

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