Il Canyengue, una storia di immigrazione, schiavitù, bassifondi e rinascita

Viaggio alle origini del canyengue

PUBBLICATO IL 7 febbraio 2017

di Maura Comotti

Si può ipotizzare che il canyengue, che si ballava in modi differenti secondo il rione di appartenenza, possa essere nato verso la fine del 1800. Non c’è traccia organica degli stili e dei luoghi, si sa solo che ogni rione lo ballava a suo modo, veniva tramandato dai genitori ai figli, dai fratelli alle sorelle, oppure lo si apprendeva guardando o ballando.

Le origini

Per capire le origini e l’evoluzione del canyengue dobbiamo andare a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento, per vedere la realtà di quel tempo sul Rio de la Plata, quella vasta area che è l’estuario dei fiumi Uruguay e Paranà, una specie di imbuto largo all’inizio 48 km e alla fine 220 (quando incontra l’Oceano Atlantico), per 290 km di lunghezza.

In quegli anni il Rio de la Plata è un grande crocevia di popoli e culture – quello che ora chiameremmo “melting pot” –  un miscuglio di africani, immigrati europei, indios dove ognuno ha una propria cultura e parla la propria lingua. Quale linguaggio allora per comunicare se non quello del corpo, dove le parole sono superflue. E quale mezzo per esternare questo bisogno di dialogo e contatto se non la musica, quel linguaggio universale che accomuna tutti i popoli del mondo. Per conoscerne il significato serve però andare un po’ più indietro nel tempo.

Fra la metà del 1700 e l’inizio del 1800 dieci milioni di schiavi africani arrivano sulle coste americane, vittime della dominazione inglese e spagnola, e vengono sbarcati per essere impiegati come schiavi. Sono partiti in 60 milioni ma solo uno su sei arriva vivo nei porti. Siamo nel 1730 e gli Spagnoli stanno fondando Montevideo, capitale dell’Uruguay, servono gli schiavi per i duri lavori. Il numero degli schiavi supera quello della popolazione locale. Nelle notti di festa i tambores del barrio si riuniscono alla luce del fuoco, i falò sono accesi anche per riscaldare le pelli dei tamburi. La musica candombe è l’unico bagaglio che i neri hanno portato con se’ e il ballo l’unica ricompensa per i duri lavori nelle stalle, nei campi, nei porti e i tamburi riempiono la notte con quel ritmo proveniente dall’Africa. In un frammento di storia spesso ignorato i tamburi raccontano la storia del profondo impatto che la cultura africana ha nell’America Latina. Gli schiavi sono tanti e sono lì, sradicati dalle loro terre nel cuore dell’Africa, e hanno solo la musica e la danza per evocare le proprie origini. La loro musica riassume il loro dolore, è travolgente e scuote la morale.

Il candombe

Il candombe è un ritmo proveniente dall’Africa, quanto sopravvive di un’eredità ancestrale di origine Bantù, quell’enorme regione culturale africana costituita da una complessa varietà etnica di circa 450 gruppi. Il termine è generico per tutte le danze di neri ed è quindi sinonimo quindi di razza nera e di evocazione rituale.

Nell’epoca coloniale, gli africani appena arrivati davano ai loro tamburi il nome di tangò. Con quel vocabolo veniva designato anche il posto dove i neri realizzavano le loro danze di candombe, le quali per estensione venivano chiamate tangò. Quindi con la medesima parola – Tangò – si definiva il posto, lo strumento e la danza dei neri. Potrebbe sembrare una forzatura collegare questo a una qualche forma di tango, ma è con questo stesso termine che si diffuse circa sessanta anni più tardi.

Nel 1820 vengono così proibite le danze, considerate anche pericolose per l’ordine sociale in quanto riuniscono grandi quantità di persone. La cultura africana viene annientata dalla dominazione spagnola, ma … la musica resta. Nel 1846 il Presidente della Repubblica Uruguayana abolisce la schiavitù. Ma presto i neri spariscono dall’Uruguay e dall’Argentina, decimati dalle epidemie e dalle guerre. La musica però non muore; i tamburi raccontano ancora la cultura di un popolo. Il ritmo del candombe non potrà mai più essere cancellato.

Il ritmo del candombe si forma dal suono di tre tamburi (piano, chico e repique). Quando questi tre tamburi si riscaldano si ascolta qualcosa di unico. Con il passare degli anni il tessuto sociale si evolve; le varie culture e tradizioni etniche si ritrovano a convivere nei quartieri detti “orilla”, destini comuni di disperazione e speranza, di tristezza ma anche di aspirazioni e da questa miscela si sviluppa un grande processo creativo. Con la sua forte ritmicità, fondendosi gradualmente con altri ritmi locali e musiche di provenienza europea, il candombe lascia il posto al canyengue.

Il canyengue

Il canyengue viene sviluppato attraverso i decenni dai figli dei ballerini di candombe e mantiene buona parte delle sue radici africane, è il ballo più diffuso a Buenos Aires durante i primissimi anni del Novecento e si balla in modo burlesque e divertente, molto spesso anche fra uomini. Una delle sue caratteristiche infatti è la giocosità, troviamo perciò fra i più noti brani canyengue testi divertenti e allusivi (El Choclo, uno dei più famosi, significa “pannocchia”), che col tempo lasceranno il posto a brani intrisi di tristezza e malinconia, che porteranno Discepolo a pronunciare la famosa frase “Il tango è un pensiero triste che si balla”.

La sua culla è il quartiere chiamato La Boca, un intricato dedalo di viuzze che si gettano nel mare accarezzando La Plata: un quartiere di casette colorate con gli avanzi delle vernici delle navi, terra di artisti, portuali, prostitute, emigranti e delinquenti, assolutamente nessuna persona perbene avrebbe pensato di ballare il tango. Il termine canyengue, che si ritiene di origine africana, significa proprio “camminare cadenzato”, elemento che è l’essenza del tango, camminare abbracciati a tempo di musica.

Come si balla

Il canyengue ha un tempo di 2×4 (primo e terzo accento musicale di pari valore) e veniva suonato a quei tempi da orchestre come La Tipica Victor, Francisco Canaro, Julio De Caro con un ritmo incalzante. La sua caratteristica principale è la musicalità oltre all’arte di camminare in cadenza restando fedeli allo spirito della musica.

Si balla in cadenza-tempo con contatto fermo con il suolo, ginocchia un po’ flesse, con movimenti picareschi, cioè arresti e partenze improvvisi e micrososte, che danno un tocco del tutto particolare e sensuale al ballo. La postura di ballo è essenziale, poiché la corretta posizione permette di trasmettere la marca e tutto ciò che concerne questo particolare tipo di ballo.

Ci si pone di fronte e si trova l’abbraccio con il braccio sinistro della donna che circonda il collo e le spalle dell’uomo e il braccio destro dell’uomo che circonda la donna all’altezza della vita. L’uomo prende poi la mano destra della donna e la porta in basso all’altezza della cintura e si sposta indietro un po’ fino a creare una posizione “apilada”, che porta a un leggero piegamento delle ginocchia, trovandosi in questo modo a condividere l’asse. Le teste dei ballerini si appoggiano in modo che lo sguardo cada verso il basso nella stessa direzione.

Un’ipotesi suggestiva vuole che la mano dell’uomo appoggiata sul fianco sinistro servisse ad estrarre più velocemente il coltello in caso di risse… Chi mai potrà smentire questa supposizione!

Carmencita Calderòn, partner del grande ballerino El Cachafaz, definiva il canyengue come tango con cortes (arresti ritmati)  y quebradas (torsioni dei fianchi combinate con il piegamento improvviso delle ginocchia).

L’evoluzione

Il crescente interesse della borghesia verso questa musica rompe i confini delle orillas e la porta gradualmente nelle sale da ballo di Buenos Aires. Fra il 1930 e il 1940 la sopraggiunta eleganza di stili e movimenti lo vede gradualmente soppiantato a favore del tango milonguero e salon, il canyengue scompare.

Ma alla fine degli anni 90 alcuni ballerini di tango – che hanno continuato a ballare il canyengue e  non lo hanno mai dimenticato – cercano di riproporlo nella speranza di ridare nuova vita a quello che è stato il precursore del tango, cogliendone l’essenza.

Esiste in quegli anni un ballerino, Rodolfo Cieri, che ricorda alcuni passi imparati da suo padre e da suo nonno quando era ancora bambino. Lui e sua moglie Maria iniziano così a fare piccole dimostrazioni, che riscuotono successo e subito un certo numero di persone si dimostra interessato ad apprendere il ballo. Pochi passi, di grande effetto, ma che da soli non possono bastare a far rinascere uno stile.

Il canyengue oggi

Gradualmente il canyengue sta riacquistando l’interesse del pubblico. Martha Anton – dopo la scomparsa di Luis – continua a fare dimostrazioni e tenere corsi in Argentina e nel mondo con Manolo El Gallego. I suoi insegnamenti sono volti, oltre a trasmettere passi, a far conoscere il canyengue come espressione popolare. A Buenos Aires il ballo variava persino da quartiere a quartiere e anche nell’insegnamento corrente troviamo stili e metodi interpretativi tutti da rispettare, attingendo ai quali ognuno può trovare ispirazione, utilizzando lo stile che più si avvicina al proprio modo di sentire e ballare.

Il fine primo e ultimo resta pertanto di restare fedeli allo spirito del ballo, rispettandone il ritmo e la musica, per interpretare al meglio l’arte di camminare in cadenza stretti in un abbraccio. Non quindi solo una sequenza di passi, ma un ballo tutto basato sulla musicalità.

Nel 2002 Martha Anton con Manolo El Gallego e Adrian Griffero con Roxina Villergas fondano il Mo.C.C.A. (Movimento Culturale del Canyengue Argentino) con lo scopo principale di diffondere il canyengue e difenderne la sua identità. Successivamente, a riconoscimento dell’impegno profuso nello studio e nella diffusione del canyengue, i fondatori del Mo.C.C.A. nominano il Sig. Ferruccio Diotti Rappresentante Mo.C.C.A. in Italia.

***

Riportiamo una serie di link che possono essere utili per approfondire la conoscenza del canyengue e del candombe e che affrontano, così come nel testo e nel medesimo ordine, i vari aspetti di questa forma artistica.

Candombe Porteño: Raíces de la historia argentina http://www.youtube.com/watch?v=MvLlFKjXso0

Afroargentinos – La historia jamás contada  http://www.youtube.com/watch?v=bJw-k9Y_bHw

Azabache – (Candombe) – Hugo Del Carril  https://www.youtube.com/watch?v=INoBzwrnOmQ

Guerra a la Burguesia (Tango Anarquista 1901)   https://www.youtube.com/watch?v=0nTQ4GFjJz4

El tango antes de 1900   https://www.youtube.com/watch?v=JZ1L_Xq_t0U&list=RDJZ1L_Xq_t0U&index=1

Enrique Di Cicco – Jorge Omar – 1900 – Tango https://www.youtube.com/watch?v=gq5R3kWtmRM

Candombe criollo – Carlos Roldán & Orquesta Típica Sinfónica de Francisco Canaro  https://www.youtube.com/watch?v=sS7UjuA9knY

Candombe – Francisco Canaro https://www.youtube.com/watch?v=PtDbUx0KzRY

Documento histórico: Orquesta Típica Criolla Vicente Greco “Don Juan” (1910) https://www.youtube.com/watch?v=r6BkyUZmdpQ

Vicente Greco y su Orchestra Tipica Criolla 1911/1914 La Cara de la Luna  https://www.youtube.com/watch?v=nq35WaQ9Vdc

Tita Merello – El Choclo (scritto nel 1901) https://www.youtube.com/watch?v=KMiGOEwKSZM

Gardel Balla https://www.youtube.com/watch?v=2ZxCaz_r-Yw&list=RD2ZxCaz_r-Yw&index=1

“El Cachafaz” & Carmencita Calderón (1933)   https://www.youtube.com/watch?v=5Yv9V-3APpc

Carmencita e El Cachafaz negli anni ’30 https://www.youtube.com/watch?v=5Yv9V-3APpc

Intervista a Carmencita Calderon https://www.youtube.com/watch?v=WhQOp9is5ik

TangoStory: Exhibition Canyengue Marta Anton y Luis Grondona https://www.youtube.com/watch?v=n5XlLedJHi0

Martha y Manolo – Canyengue https://www.youtube.com/watch?v=kzGa1cZNHnY

Primera presentacion del MoCCA (Movimiento Cultural Canyengue Argentino) https://www.youtube.com/watch?v=kqtxu9XxrkY

Tango CANYENGUE – ROXINA Villegas & ADRIAN Griffero (MOCCA)  https://www.youtube.com/watch?v=JtTGni9kGYM

Ferruccio e Mariuccia Diotti a Pontecurone – Canyengue  https://www.youtube.com/watch?v=f4s8ey8uqk8

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5 commenti

  1. Alberto Muraro ha detto:

    Un articolo esaustivo ma con qualche inesattezza e non aggiornato (Martha Anton ci ha lasciati da un po’). In particolare manca un riferimento a Los Reyes del Canyengue ,Luis Grondona e Mirta Sol

  2. Marcello ha detto:

    Chi non sa da dove viene, non sa dove sta andando.
    Apprezzato.

  3. domenico(el guapo del barrio) ha detto:

    interessante articolo,così nn si perde la memoria del canyengue.

  4. Paolo Felici ha detto:

    Le radici sono quelle che sostengono, non si possono dimenticare o far finta che non ci siano, tanto meno che non ci sono mai state

  5. Ruben Costanzo ha detto:

    Grazie per il suo interesse per la cultura della mia città. Vorrei segnalare alcuni punti del articolo su cui non sono d’accordo. Purtroppo quando si racconta la storia del Tango Argentino si parla più di miti e legende che di fatti storici. Quando nasce una genere musicale o una danza ( tango per esempio) non lo fa per volontà di un creatore che dice: “oggi inventerò il tango”, ma la nasce dalla congiunzione di diversi ritmi che una volta amalgamati danno origine a quello che noi, in questo caso, chiamiamo Tango Argentino. Agli origini di questo processo le componenti si mischiano e si confondono. Nel nostro caso Tango, Tango-Milonga, Milonga, Habanera e Danza Criolla erano nomi per definire un “proto tango” senza ancora una vera identità.
    Quando si fa l’albero genealogico del tango appare sempre il contributo del Candombe. Senza dubbio questo contributo lo si trova a livello musicale e non coreografico già che il Candombe è una danza dei gruppo e il tango è una danza di coppia abbracciata.
    Il termine canyengue è una figura ritmica caratterizzata dal contrappunto, si attribuisce questa innovazione al afroargentino Lepoldo Thompson, contrabbassista della orchestra di Canaro durante il 1916 (insiseme a Humberto Costanzo sono stati i primi contrabbassisti che la storia del tango ricorda).
    Il termine canyengue viene anche attribuito al modo di suonare o ballare il tango e anche il modo di parlare dei sobborghi di Buenos Aires quello che nella letteratura tanghistica vine chiamato Orillero.
    Purtroppo quello che è arrivato ai giorni nostri sono tentativi ricostruzioni di quel passato molto difficile di documentare.
    In oltre il tempo di 2/4 non ha un “terzo” tempo dove essere accentuato perché possiede solo 2. Le orchestre di De Caro, Canaro o La Tipica Victor, suonavano i brani con i ritmi stabiliti dai compositori che per quella epoca erano quasi tutti in 4/4, questo valore ritmico permette anche ritmi incalzanti, (ascoltate l’orchestra di Darienzo come esempio)
    Di nuovo grazie per il tempo a me dedicato e per il vostro interesse per la cultura di Buenos Aires

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