Pellegrinaggio a Buenos Aires/15 – Milonghe omofobe

Reportage da Buenos Aires per gli amanti del tango

PUBBLICATO IL 23 marzo 2017

Dopo sette anni di ossessione da tango mi sento pronto per il mio primo pellegrinaggio a Buenos Aires. A convincermi non solo la cabala ma anche la fortunata coincidenza di essere ormai in pensione e quindi non si tratta della solita toccata e fuga di due – o al massimo quattro – settimane: mi fermerò nella culla del 2×4 per tre mesi. “Pellegrinaggio a Buenos Aires” è il racconto di questa avventura, tra dettagli pratici, curiosità e note di costume, senza la presunzione di esporre verità assolute ma con l’unico obiettivo di condividere le mie esperienze e le mie impressioni personali, che vi invito, se volete, a commentare.

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Domenica 12 siamo tornati da Gricel – organizzato da Julia Pugliese, La Rioja 1180, in San Cristobal – ma non ci siamo divertiti come le altre volte. È incredibile come bastino minime differenze per propiziare o rovinare una serata. Difficile inoltre anche definire quali, è proprio vero che il tango è impalpabile.

Lunedì pomeriggio siamo andati a visitare il Museo Mundial del tango, in Avenida de Mayo 833, ingresso 20 Ars. Piccolo, interessante, ben fatto. Alcuni cimeli, ma trascurabili – a parte le scarpe donate da Juan Carlos Copes con quattro centimetri di tacco abbondanti, non lo avrei mai detto – molti pannelli esplicativi con tante informazioni. Particolare da sottolineare: qui viene data per scontata l’origine africana del tango, che ho sentito mettere in discussione da tante persone, anche competenti.

In serata siamo tornati all’Obelisco Tango – organizzato da El Maipù, Entre Rios 1056, in San Cristobal – dove ho notato dei cartelli appesi da Los Cachirulos che la settimana scorsa mi erano sfuggiti e che mi hanno molto sorpreso (vedi foto). Non avrei mai pensato che un organizzatore come Hector, peraltro tra i più attenti al pubblico internazionale, fosse contrario alle coppie dello stesso sesso che ballano tanto da rischiare di risultare contrario a chi ama esperimentare se non addirittura passare per omofobo.

Sempre a proposito di Los Cachirulos, corre voce che Hector martedì scorso a El Beso abbia interrotto il musicalizador, preso il microfono e invitato i ballerini presenti a far ballare le fanciulle che stavano fuggendo in massa perché stufe di fare sedia.

Per tornare alle coppie dello stesso sesso posso raccontare la mia esperienza.

Dieci giorni fa, da Gricel, vedo entrare una coppia di uomini, uno più tarchiato, l’altro decisamente alto – più o meno come me – che da subito iniziano a ballare insieme, con il più basso prevalentemente come leader. Dopo qualche tanda si sono fermati e io ho cercato lo sguardo di quello che ballava da follower e l’ho invitato. Dopo avergli precisato che io non ero in grado di ballare da follower (“that’s fine”, mi ha risposto) abbiamo iniziato la tanda che abbiamo ballato tutta in abbraccio chiuso. Nelle pause mi ha raccontato che erano olandesi, che si erano avvicinati al tango una dozzina di anni fa e che lui da subito aveva studiato da follower e che solo da un paio d’anni aveva provato interesse per l’altro ruolo. È stata un’esperienza strana ma tutt’altro che spiacevole. Strana perché era evidente la differenza tra il ballare con lui e il ballare con il solito uomo a cui ogni tanto viene l’idea di studiare e ballare da donna per un po’. E piacevole perché era comunque un’ottima ballerina, di tecnica eccellente e musicalità compatibile con la mia. Per la cronaca, nel corso della serata entrambi hanno ballato qualche tanda come leader con alcune delle ballerine presenti, ma io sono stato l’unico uomo a invitare uno dei due.

Martedì siamo andati a fare un giro a La Boca e siamo inevitabilmente finiti al Caminito. Anche qui atmosfera molto acchiappa turisti ma non possiamo certo metterci a fare le pulci noi che abbiamo i centurioni al Colosseo. Anche qui un paio di coppie che ballavano davanti ad altrettanti bar ristoranti. Una era niente di speciale – come quelle viste a San Telmo – l’altra era decisamente buona.

In serata sono voluto tornare al Salon Canning organizzato da Parakultural. Non è mancata l’esibizione, non male, né la musica dal vivo – Orquesta tipica Villa Crespo, se ho capito bene, mica bruscolini – che a me piace ascoltare ma non ballare. L’ingresso era salito a 130 Ars, ma forse solo per quella sera. Molta meno gente della volta scorsa, solita bella gioventù locale che rifugge dal tango milonguero e tanti turisti.

Mercoledì niente tango perché non volevamo fare tardi: l’indomani avevamo un volo presto per andare in Cile, dove ci fermeremo qualche giorno. Queste cronache riprenderanno quindi all’inizio di aprile.

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

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