Tango: tradizione e innovazione

Comunicazione ed estetica nel tango: un punto di vista

PUBBLICATO IL 9 giugno 2017

di Francesco Sisca Tdj
Personalmente, ho incontrato il Tango in Erasmus, a Istanbul quando avevo 25 anni. Allora non conoscevo la lingua e la città, né avevo una rete di amici per poter trascorrere in compagnia una serata, ma la voglia di interazione e di socialità era viva e sincera.
Tra le varie attività canoniche dedicate agli Erasmus, non era incluso il corso di Tango argentino organizzato da uno dei numerosi club universitari, che invece scelsi. Ogni pomeriggio, con le mie ultime lire turche in tasca mi recavo regolarmente alla lezione di gruppo dove mi ritrovavo a fare la salida basica copiandola alla bell’e meglio, essendo io l’unico straniero in classe ed essendo la lezione in turco. Quasi subito iniziai a frequentare le milonghe, bevevo un bicchiere di vino, guardavo i ballerini ballare e ascoltavo la bellissima musica: espatriato, desideroso di connettermi a quella gente pur non sapendo come, non rendendomene conto ero già
più tanguero che mai. Del resto il Tango, nasce a Buenos Aires perché dei lavoratori stranieri cercavano momenti di svago e spensieratezza, dopo il lavoro nei cantieri navali, non parlavano una parola l’uno della lingua dell’altro eppure godevano della compagnia in egual modo, inizialmente suonando musiche contaminate da candombe, mazurca, polka, valzer, poi creando inconsapevolmente il Tango.
Il Tango quando l’ho incontrato, è stato uno strumento di connessione, un linguaggio internazionale che mi ha dato modo di vivere una meravigliosa città e questo è il Tango che mi entusiasma oggi: lo strumento sociale, quello che alla pari di una lingua straniera ti apre le porte della comunicazione, un porto spensierato, di approdo per un momento di felicità silenziosa, fatta di uno sguardo e un abbraccio, una piccola risata liberatoria e un bacio finale.
Se il tango è questo, ancor prima dell’eleganza innegabile di una figura, è un peccato perderne l’essenza della comunicazione: nel Tango non è un fatto di QI ma di EQ e si gode dei momenti di abbandono che di tanto in tanto offrono certe alchemie di musica e di coppia sapendo aprirsi, non ragionare.
Questa convinzione mi porta a concepire il Tango come divertimento, svago e informale stare insieme e per fare questo, mi viene in mente che c’è bisogno di ricreare una comunità di amici con cui godere il clima spensierato.
Questo approccio al Tango, oltre ad essere molto piacevole, potrebbe aprire i luoghi del tango a tanti potenziali ballerini che sono affascinati e aspettano di avvicinarvisi in un modo a loro più congeniale; ritrovare un clima di informalità, amicizia e comunità aiuterebbe ad intercettare tanti potenziali tangueri che rischiano altrimenti di essere sì affascinati dalle impostazioni classiche delle milonghe – gli unici posti dove incontrare il Tango – ma rischierebbero di essere respinti da un timore reverenziale per alcuni sufficiente ad annientarne per sempre l’entusiasmo.
Si dice che chi è fatto per il tango supera questo primo ostacolo, può darsi, tuttavia io vedo quegli altri, quelli che questo test non lo superano, e mi sembrano essenziali per mantenere connesso il Tango a tutto ciò che è altro, e in ciò che è altro, vivo: così come fu allora, nella diversità giace la vita. Non perdere quell’apporto ci aiuta a tenere il Tango non solo un bellissimo strumento storico, ma porto vivo, strumento vivo e in continuo divenire.
Detto tutto questo, a Cremona, il 12 ottobre – stesso giorno della scoperta dell’America – è nato un progetto, culturale, sociale e ricreativo, di diffusione del Tango: indipendente e gratuito, vuole riconnettere la pratica del tango col clima di festa e convivialità così che appassionati di ogni provenienza possano godere della bellezza dell’esperienza dell’abbraccio senza ansie da prestazione, per godersi i tanti aspetti pratici della bellezza di praticare questo ballo.
La musica di Tango al Porto è Tradizionale, (della Guardia Vieja e Guardia Nueva), Nuevo, Neo (Fusion, Elettronico, Etnico, Sperimentale, internazionale e non Tango) e l’aspirazione è quella di unire tradizionalisti e avanguardisti, giovani e meno giovani insieme a frequentare lo stesso spazio.
Io, personalmente, abituato com’ero a passare di esperienza in esperienza, di nazione in nazione, in continua ricerca della libertà, con questa avventura capisco il senso della canzone di Gaber: “Libertà è partecipazione”.
Per ora mi godo il territorio e capisco con coraggio che l’animo umano in fondo non cambia mai: allora gli espatriati europei in Argentina che si riunivano e si aprivano alla contaminazione dopo il lavoro – ed hanno dato vita al Tango – oggi noi che piano piano ci abituiamo ad un appuntamento – volutamente a metà settimana – per prendere respiro dai nostri cantieri navali moderni e fare a nostro modo ricreazione.
Questo è il tango per noi: un linguaggio, uno strumento per stare insieme ed essere spensierati. Il Porto Del Tango​ non è milonga, non è pratica, ed è anche quello, ma soprattutto è comunità, un circolo da frequentare, con esperienze da condividere, sorrisi di cui godere.
Speriamo che passi sempre di più questa aspirazione, nel tango e fuori, ai giovani e i meno giovani e, nel frattempo, a chi ci dice che non è possibile rispondiamo che comunque ci proviamo.
Con l’augurio che possano nascere tanti Porti del Tango in Italia e in Europa per dare vivacità e spensieratezza alla pratica del Tango.
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