Tànghero o Tanguero?

Tànghero o Tanguero?

PUBBLICATO IL 6 luglio 2017

Tutti o quasi, capiscono la differenza che intercorre tra un tànghero e un tanghèro. Data però la crescente diffusione del tango argentino nel nostro Paese, va marcata bene la differenza tra l’uno e l’altro: il tanghèro (adattamento dello spagnolo tanguero) è il ballerino di tango mentre il tànghero – che ahimè qualche volta può coincidere con un uomo che balla anche il tango – è un uomo grezzo, dai modi privi di garbo e finezza, ora goffo, ora villano e, sinceramente parlando o meglio scrivendo, qualche uomo di questo tipo, nelle nostre sale c’è.

Insomma andando a ballare una sera in milonga non sai mai in anteprima quali tipi incontrerai. Non è sempre facile avere la certezza di catalogare l’eventuale uomo di turno nella casella giusta poiché ognuno ha le proprie opinioni e vive il tango in svariati modi, ma qualche volta non ci possono essere dubbi in tal senso come nei casi che descriverò.

L’altra sera sono andata a ballare in una milonga estiva, quindi all’aperto. Evidentemente stare all’aria aperta ispira a maggiori chiacchiere coi presenti, fatto sta che quasi a fine serata si avvina un uomo vestito piuttosto bene (l’apparenza inganna sempre) durante una tanda di milonga e con aria incuriosita mi chiede: “Ma noi, dove ci siamo conosciuti?”. Lo guardo per identificare il suo viso che in realtà non riconosco, pur avendo piuttosto qualcosa di familiare. Certo con quattromila amici di Facebook è facile avere questa impressione, penso fra me, rispondendo invece con aria cordiale: “Non saprei. non credo abbiamo mai ballato..”.

Immagino nella mia mente ingenua una forma di approccio e d’invito alternativo, perché magari è timido, per cui giacché acquisire un nuovo “cliente” fa bene sia all’ego sia a evitare di star seduta lo invito a occupare posto nella sedia accanto rimasta vuota vista l’ora tarda. Lo guardo meglio e mi si accende una lampadina facendomi capire chi fosse questo tanguero prima che diventasse, tànghero. Lui nel frattempo continuava a insistere dicendomi di conoscermi e io in tutta risposta gli dico: “Come ti chiami?”. Alla sua risposta replico: “Ma tu hai scritto un libro…”. Lui gongolando un po’ conferma la mia affermazione e comincia a dire: “In realtà l’idea non è nata come libro di tanto. bla bla bla…”. Mi concedo il lusso di fare un’osservazione: “E’ un po’ triste però, la storia…”. Lui continua nel suo dire e in pratica finisce la tanda di milonga insieme alla conversazione. Credendo infine di esaudire un suo desiderio dopo la cortina e all’inizio della tanda successiva gli dico: “Allora ora possiamo ballare…”. Lui si alza di scatto e quasi infastidito mi dice: “Non amo nessuna forma velata d’invito quindi balleremo, forse balleremo…”. Si gira e va immediatamente a invitare una donna del gruppo con il quale era arrivato passando davanti alla mia incredulità. Rimango letteralmente senza parole e per la verità non so se la figuraccia l’ho fatta io o lui.

Comunque mi tolgo le scarpe da ballo e me ne vado con l’idea di evitare ogni eventuale invito da parte sua poiché ci ho fatto il “crocione” su questo tànghero. Meno male per me, che era la penultima tanda della serata, altrimenti mi sarei rovinata completamente l’uscita oppure sarei rimasta con l’idea di mimetizzarmi con indifferenza assoluta nei suoi confronti.

Ci sono altri comportamenti meritevoli di essere descritti, ma mi riserbo di farlo con un intero capitolo, tanto sono meritevoli di essere menzionati, ma al momento, faccio solo questa breve osservazione. E’ molto “curioso” come nella medesima forma vengano a confluire due immagini così stridenti: da un lato il goffo screanzato, dall’altro il ballerino aggraziato e appassionato. E’ vero che io non ho rispettato il codice dell’invito della mirada e del cabeceo, ma non sono sicura di avere tutti i torti come asserisce qualcuno cui ho raccontato il fatto in questione. Voi che ne dite?

 

 

 

 

 

HA SCRITTO PER NOI #
Maria Caruso

Marilù (Maria Caruso) Marina de Caro ha visto il primocielo a San Felipe (Venezuela), ha fatto il primo ocho atras a Pisa. E’ in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga

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4 commenti

  1. Julia ha detto:

    Nessun commento da fare!

  2. Gianluca - verona ha detto:

    Tu sei stata cortese ed educata, lui sicuramente insulso e cafone. Non esistono “regole” che possano trasgredire una buona educazione!

    • Maria Maria ha detto:

      Grazie … infatti… ma poi in questo modo mi ha pure precluso eventuali mirade che potevo rivolgere ad altri tangueri interessato.. . Ah ah ah

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