Dal tradizionale al neotango

Breve panoramica sull'evoluzione di un genere

PUBBLICATO IL 20 luglio 2017

Quando si parla di tango, si fa riferimento a un ampio e corposo spettro musicale che continua, anno dopo anno, ad arricchirsi di nuove sfumature: dalla sua nascita negli ultimi decenni dell’Ottocento i cambiamenti sono stati molteplici, a partire dal tipo e dal numero degli strumenti musicali impiegati – all’inizio violino, chitarra (o fisarmonica) e flauto, poi pianoforte, violino e bandoneòn, portando in seguito alla nascita delle prime orchestre – fino ad arrivare alla frattura nata con la musica di Piazzolla e alle sonorità contemporanee.

Facciamo un po’ di chiarezza, soprattutto in funzione di alcuni interventi che ospiteremo, e a beneficio di tutti coloro che ancora fanno fatica a identificare i vari “generi”.

Il tango tradizionale è nato alla fine dell’Ottocento, da dinamiche che ancora non sono del tutto state sviscerate, ma la cosa chiara è che affonda le sue radici nel candombe, nel canyengue e nell’habanera, mostrando immediatamente la sua natura multiculturale. I primi decenni videro il tango diffondersi soprattutto nelle fasce sociali meno abbienti, ma verso l’inizio degli anni Dieci del Novecento iniziò a espandersi fino a conquistare il grande pubblico, così gli anni Trenta e Quaranta divennero la cosiddetta “età d’oro” del tango. Sono gli anni delle sonorità di Francisco Canaro, Osvaldo Pugliese, Anibal Troilo, Carlos di Sarli e Juan D’Arienzo, solo per citarne alcuni. Fino agli anni Cinquanta resterà la sola via, ma le cose cambiarono all’improvviso.

Il cambiamento aveva il volto di Astor Piazzolla, universalmente riconosciuto come l’inventore, se così si può definire, del tango nuevo. Con Piazzolla il tango entrò nella sua dimensione elettrica e le percussioni – fino a quel momento inutilizzate – furono inserite nelle orchestre insieme alla marimba, alla chitarra elettrica e all’organo Hammond, segno della passione che Piazzolla nutriva per il jazz. Nonostante la potenza espressiva del nuovo tango lanciato da Piazzolla fosse innegabile, furono molti i suoi detrattori e, anche oggi, i puristi del tango disdegnano la sua musica, tra l’altro di difficile interpretazione nel ballo e quindi poco proposta nelle milonghe. Tanghetto, Bajofondo, Gotan Project e molti altri devono a Piazzolla la loro stessa esistenza.

La più recente evoluzione del tango – e questo desterà molte polemiche perché per molti il neotango non è affatto tango – è chiamata, appunto, neotango, da non confondersi assolutamente con il tango nuevo di cui abbiamo appena parlato. La diffusione mondiale del tango ha portato molti musicisti, ma anche molti tdj, a proporre musicalità che per tempo e ritmo si prestano alla danza, ma del tutto differenti dalla musica tradizionale: esiste, quindi, un bacino pressoché inesauribile a cui attingere perché ogni genere musicale è potenzialmente adatto allo scopo. Una differenza molto sentita è la durata dei brani: se nel tradizionale i tempi sono molto contenuti, nel neotango sono a volte molto dilatati. Nonostante l’ostracismo degli amanti del tango tradizionale, il neotango ha un bacino di consensi sempre più ampio.

HA SCRITTO PER NOI #
Francesca Penza

Francesca Penza, nata nel 1985 in Puglia. Nel 2009 si trasferisce a Roma dove si accosta al tango argentino per puro caso nel 2011. Muove i primi passi presso il Centro del Tango Argentino Astor Piazzolla, al Pigneto, con Alì Namazi e Paola Campagna come insegnanti. Lontana da smanie accademiche continua, tra alti e bassi, a seguire il tango in tutte le sue varianti. Ama il tango tradizionale, ma non troppo, soprattutto Osvaldo Pugliese, ma non disdegna il neotango, purché non troppo estremo. Sogna, un giorno, di ballare decentemente la milonga.

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1 commento

  1. Ruben Costanzo ha detto:

    Lego sempre con piacere i vostri post sul tango, l’interesse degli italiani per la cultura “porteña” è entusiasmante. A volte la fretta ci porta a fare riassunti non del tutto precisi sul tango. L’origini del tango argentino è un argomento difficile persino per i musicologi. Nel ottocento molti generi musicali spagnoli e iberoamricani venivano chiamati Tango. Ma le caratteristiche del tango argentino incominciano a identificarsi nella prima decade del 900. Tanghi come “El Entrerriano” di Mendizabal del 1898 insieme a “Don Juan” di Ponzio e “El Choclo” de Villoldo sono considerati i primi tanghi argentini con caratteristiche ben precise con loro si da inizio al periodo chiamato Guardia Vieja (vecchia Guardia). Nei primi del XX secolo a differenza di quello che si crede il tango non era patrimonio esclusivo delle classi meno abbienti, intellettuali e gente di classe alta partecipavano alla cultura tanghera, altrimenti non si potrebbe giustificare le migliaia di partiture per pianoforte stampate in quel periodo.
    Le formazioni “primitive” erano composte da strumenti di fortuna, chitarra violino e flauto erano le più caratteristiche me anche l’arpa, il clarinetto sax e altri strumenti. Nella seconda decade del 900 il Bandoneòn viene introdotto sostituendo il flauto o clarinetto. Forse dovuto alla necessita di uno strumento che marcasse il ritmo (non c’erano le percussione), nel 1917 viene introdotto il contrabbasso nella orchestra di Firpo.
    La prima grande rivoluzione nel tango fu negli anni ’20 ed è questa l’Epoca d’Oro, (non confondersi con la Decade d’Oro che fu quella del ’40 iniziata con Troilo.) Nel ’20 Julio DeCaro formalizzerà un modo di orchestrazione basato sul sestetto tipico (due violini due bandoneon un pianoforte e un contrabbasso) e qui si da inizio all’era DECAREANA che durerà fino al avvento di Astor Piazzolla.
    Nel ’20 si formeranno i più importanti musicisti e orchestre Fresedo, Pugliese, Di Sarli, DeCaro, Maffia, Troilo ed altri che faranno furore nella decade del ’40 dopo la crisi avenuta negli anni ’30. Nel ’40 inizia la Decade d’Oro che finirà con la caduta del peronismo nel 1955. La evoluzione musicale del tango dalla Vecchia guardia fino al 1955 si caratterizzò per la perdita di ritmo a favore della melodia, con Piazzolla si recupera il canyengue cioè il tipico ritmo tanghero, dal ’55 in poi sorgeranno altri grandi musicisti come Horacio Salgàn, e Rovira che no saranno mai alla altezza di Piazzolla, ma che hanno introdotto nuove sonorità, persino il tango dodecafonico.
    Tra gli sperimenti di Piazzolla il meno riuscito (secondo lo stesso Astor) fu l’introduzione di strumenti elettrici nel tango, la grande rivoluzione piazzolleana fu portare il tango ad una dimensione classica, (nel senso di musica colta)
    Adesso la cultura porteña si sta domandando quando sarà la prossima rivoluzione tanghera. Fino adesso senza risposta. Forse dovremmo aspettare ancora molto. Grazie di tutto la vostra attenzione.

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