La “Buenos Aires” di Jovès e Romero

Viaggio alle origini di "Buenos Aires"

PUBBLICATO IL 21 novembre 2017

di Victor Hugo Del Grande

Manuel Jovès nacque a Manresa, (Barcellona) l’8 marzo del 1886 e morì a Buenos Aires il 26 Agosto del 1927. Arrivò in Argentina nel 1908, quando aveva già una solida formazione musicale, i primi anni insegnò musica e canto per poi consolidarsi come direttore musicale di spettacoli di rivista e teatro.

Nella sua terra natale era stato compositore di musica spagnola, ma in Argentina provò a cimentarsi con il tango, scrivendo parecchi successi, di cui sette furono incisi da Carlos Gardel.

Si parla spesso di Manuel Romero aproposito de “Las vueltas de la vida”, e lo si considera un autore non molto raffinato, ma prolifico di sainetes, piece di teatro e tangos. Era criticato perché dava al pubblico quello che voleva senza badare, a volte, alle forme estetiche o artistiche.

Il 22 febbraio del 1923, nel teatro Maipo, Romero presentò “En el fango de Paris” piece teatrale che ricevette pessime valutazioni da parte dei critici e dei giornali dell’epoca. Ma nella piece teatrale c’era un tango  che invece fu bene accolto dal pubblico, cantato dall’attore Carlos Morganti: “Buenos Aires”.

La musica è di Manuel Jovès e le parole di Manuel Romero, insieme avevano già scritto, nel 1922, “Patotero sentimental” un grandissimo successo, cantato da Ignacio Corsini.

All’interno di altre opere di teatro Jovès e Romero avevano inserito altri due successi: “Nubes de humo” e “Pobre milonga”, ma “Buenos Aires” è indubbiamente il loro tango più riuscito.

Carlos Gardel lo incise nell’anno 1923 con accompagnamento di chitarre e nel 1930 con Rodolfo Biagi al pianoforte e i suoi chitarristi Barbieri, Aguilar e Riverol. Questo tango doveva essere il pezzo forte di Gardel nelle presentazioni a New York.

Raccontava il maestro Terig Tucci, direttore dell’orchestra che accompagnava Carlitos nella NBC: «Il primo pezzo che abbiamo provato è stato “Buenos Aires”, Gardel era molto circospetto, e attento che un’orchestra di quelle dimensioni non interferisse con la sua vocalità. Ascoltava molto concentrato mentre canticchiava il tango a mezza voce. Non tollerava che niente interferisse con il suo canto, è ovvio che considerasse l’orchestra come un rivale».

Buenos Aires fu inciso da tanti artisti di rilievo come Edmundo Rivero, Armando Pontier, Francisco Canaro, Anibal Troilo, Florindo Sassone e Carlos Di Sarli.

 

 

“BUENOS AIRES” ( 1923  Manuel Jovès – Manuel Romero)

Buenos Aires la regina del Plata, Buenos Aires mia terra cara,

ascolta la mia canzone che con lei va la mia vita.

Nelle ore di febbre e orgie, stufo di piacere e pazzie

io penso a te patria mia per calmare la mia amarezza.

Notti portegne, sotto la tua volta sorrisi e pianto insieme vanno.

Risate e baci, baldoria, tutto si dimentica con lo champagne.

All’uscita della milonga una bambina piange chiedendo pane,

per qualche ragione il gotan (tango) sempre piange una pena.

Al ritmo rezongon (lamentoso) dei fueyes (bandoneoni)

un bacan (uomo facoltoso) imbroglia la sua mina (donna)

e il piangere del violino va dipingendo l’anima creola.

Buenos Aires, come una donna cara se sei lontano

bisogna amarti, e dire tutta la vita: meglio morire che dimenticarti.

Victor Ugo Del Grande

HA SCRITTO PER NOI #
Victor Hugo Del Grande

Il Maestro VICTOR HUGO DEL GRANDE nasce a Rosario, grande città portuale dell’Argentina, attraversata dal Paranà. Insegna tango da tempo, dopo aver dedicato molti anni allo studio e alla pratica della lirica che lo ha portato in Italia, negli anni’90, a cantare come tenore. La sua formazione, in Argentina, è però poliedrica: studia canto e tecnica vocale, ma anche teatro, compone ed interpreta musica popolare argentina e tango. Con la serietà e la passione che hanno attraversato gli incontri con le altre forme d’arte, che hanno affascinato e formato Del Grande, anche l’interesse per il Tango non si riduce alla pur consistente dimensione della danza: tiene insieme l’importanza della tecnica del movimento, la storia, le diverse musicalità, il peso specifico culturale… Con questo bagaglio, questa profondità, e con una personalissima visione della tecnica, Victor Hugo Del Grande nei primi anni ’90 apre a Milano una scuola di tango, quando il Tango non era di moda, ma qualche pioniere scommetteva sulla possibilità di diffondere, anche fuori dai confini argentini, lo spirito popolare e la potenza espressiva di quella altissima manifestazione culturale ed artistica che il tango rappresenta, e gli ha consentito di essere proclamato ‘patrimonio universale’dall’Unesco. Per anni il Maestro alterna l’attività di canto lirico nei teatri italiani con l’insegnamento del tango argentino, che struttura in modo estremamente ricco di approfondimenti storici e culturali, attraverso stage, corsi, rassegne cinematografiche incentrate sul tango, cicli di lezioni storiche resi unici dalla contaminazione di innesti autobiografici e approfondimenti storiografici. E’ con questo vasto e approfondito repertorio di competenze, con una inesauribile passione per la ricostruzione filologica delle origini e al tempo stesso per la modernità intrinseca del tango che nel 2007 fonda l’Associazione culturale Tango Azul,per valorizzare, promuovere ed implementare la cultura del tango argentino. Oggi Tango Azul rappresenta ancora per Victor Hugo Del Grande l’occasione di mettere al servizio di chi lo desidera una grande esperienza artistica maturata in anni di pratica e ricerca nel campo della musica, del teatro, della danza. Alla pratica costante dell’insegnamento si affiancano oggi le radicate passioni in campo musicale, cui si devono le recenti composizioni di brani inediti di musica popolare argentina in un proficuo connubio artistico con Mariano Speranza, amico ed ispiratore e regista del gruppo musicale ‘Tango Spleen’. Le atmosfere di questa ormai lunga carriera maturata nella storia della cultura argentina si possono avvicinare e ‘respirare’ sia nei corsi di tango che nelle milonghe domenicali organizzate da Tango Azul, luoghi un po’ incantati, dove vale una regola: “​Esibire, ostentare appartengono al mondo della materia. Il tango parla alla dimensione dell'anima, che non conosce il tempo: ci si può fermare durante una pausa in un abbraccio interminabile, mentre si ascolta la frase di un violino o si è colpiti dalla metafora di un testo che ci commuove”.

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