Carlos di Sarli

Discografia e stile musicale

PUBBLICATO IL 22 agosto 2018

Carlos Di Sarli inizia il suo percorso discografico il 26 novembre 1928, incidendo con il suo Sexteto per l’etichetta RCA Victor. I primi due brani che registra sono “T.B.C.” e “La guitarrita”. Curiosamente nel disco viene riportata la dicitura “Carlos Di Sarli y su Orquesta Típica”, invece di Sexteto. Al di là di questa mero dettaglio, Di Sarli si lega alla RCA Victor fino al 14 agosto 1931 come “Sexteto”, realizzando 49 incisioni, per poi continuare la sua collaborazione fino al 1948 come “Orquesta Típica”. Nei due anni successivi (1949 e 1950) il maestro scioglie la propria orchestra, pertanto non si hanno registrazioni relativa a questo biennio. Le attività riprendono nel 1951, questa volta sotto l’egida della Music Hall, fino al 1953. Chiusa la parentesi con questa casa discografica, Di Sarli riprende la propria collaborazione con la RCA Victor, fin quasi al termine della carriera, nel 1958. Gli ultimi 14 brani il maestro li incide nel novembre del ’58 per l’etichetta Philips. Complessivamente le fonti bibliografiche riportano dati non concordanti circa la produzione discografica del maestro. Secondo la banca dati di Bernhard Gehberger 418 sono i  brani attribuibili a Di Sarli. A queste vanno aggiunte 6 tracce, dubbie per attribuzione o avvenuta incisione su disco. Da parte mia, dopo diversi controlli incrociati, sono giunto a 419 incisioni sicuramente attribuibili a Di Sarli.

Pilastro dell’espressione musicale più sofisticata del tango, Carlos Di Sarli fu il creatore di uno stile che ancora oggi porta il suo nome, ed è apprezzato ovunque da migliaia di appassionati, ballerini e musicisti meritandosi l’appellativo “El Señor del Tango”. Ancorato alla prima modalità interpretativa di Osvaldo Fresedo, Di Sarli sviluppa una sua impronta staccandosi dal contesto storico in cui opera, dominato dai successi del “Estilo D’Arienzo” degli anni 30 ed aprendo gli orizzonti alla decade del 40, così prolifica di artisti e variegata di stili, al punto da meritarsi il titolo di Epoca de Oro. La dissonanza tra la ritmica darienzista e la nuova proposta di Carlos Di Sarli è ancora più marcata se si considera che alla fine degli anni 30 la maggior parte delle orchestre tendeva ad assomigliarsi, cavalcando l’onda del “Rey del Compás” con l’intento di contendersi il favore del pubblico nelle milonghe.

In questo contesto, si può ragionevolmente ritenere il contributo di Di Sarli al tango come un prezioso tesoro stilistico, rimasto fedele ad un suono inconfondibile lungo la sua trentennale attività artistica e inimitato. È infatti difficile individuare un altro musicista che abbia saputo combinare la cadenza ritmica del tango con una struttura armonica in apparenza semplice, ed invece così ricca di sottigliezze e sfumature.

Agli inizi della sua carriera, Di Sarli assorbe alcune caratteristiche della figura dominante di quel periodo, Francisco Canaro, soprattutto nell’equilibrio formale degli arrangiamenti. Tuttavia, fin dalla sua prima esperienza nel Sexteto da lui diretto, si allontana sia dallo stile Decareano che da quello tradizionalista di Canaro e Firpo, attingendo a piene mani dal suo maestro Osvaldo Fresedo, al quale sarà sempre riconoscente.

Sebbene tra la fine degli anni trenta e l’inizio dei quaranta anche l’esecuzione di Di Sarli fu in parte influenzata dal darienzismo imperante, già a metà della decade lo stile trattenuto che lo ho reso famoso riprende il sopravvento, per non modificarsi più fino agli ultimi anni di attività. Tuttavia il periodo caratterizzato con un tempo più velocizzato, che comunque non tocca nulla della struttura stilistica di Di Sarli, ci ha consegnato brani pregevolissimi, come Corazón, con la voce di Roberto Rufino.

In effetti, Di Sarli si licenziò rapidamente dallo stile di D’Arienzo per riprendere il messaggio del suo predecessore, ma sviluppando uno schema studiato per esaltare la propria capacità espressiva al pianoforte basata sull’alternanza di sfumature stilistiche (staccato, legato, crescendo, controcanto e pianissimo). Questo ha generato una impronta musicale che alfine si impose come indipendente e non riconducibile ad altro. Uno stile che trova la sua piena affermazione negli anni 40 con grande spazio lasciato alla melodia dei violini ed i bandoneones (con il predominio dei primi sui secondi) per lo più relegati alla sezione ritmica, o al più al canto della melodia.

Di Sarli adotta prevalentemente un ritmo che scandisce l’inizio e la metà della battuta, accentuando ed articolando assai spesso tutte le semicrome tra un quarto e l’altro, con lo staccato dei violini ed i bandoneones. Il pianoforte è il motore di questa struttura, che riempie gli spazi tra le frasi musicali ed abbelisce con una cornice melodica la voce degli archi e dei bandoneones. Il risultato di questo modo di scandire il ritmo è l’accentuazione di una sensazione di lentezza, che rende il sapore delle esecuzioni sempre piuttosto solenne. Differenti strutture si alternano all’interno di un brano, secondo le diverse frasi musicali proposte, eppur sempre differenziando quelle ritmiche da quelle espressive e melodiche (A la gran muñeca, Milonguero viejo, Bahía blanca, ecc). Nel suo schema orchestrale non esistono assoli strumentali. La fila dei bandoneones suonano a tratti al melodia, ma per lo più conserva un ruolo prettamente ritmico e milonghero; solo il violino si stacca in maniera delicata in qualche sporadico assolo o controcanto. L’effetto di questa sezione ritmica è quello di un raffinato suono a metà tra bandoneon e violino. Un effetto estremamente adatto al tango ballato, come si può ascoltare nella bella interpretazione di 9 puntos, esempio diamantino dello stile di Di Sarli, col suo ritmo trattenuto, il suono violino/bandoneon in funzione ritmica, il poderoso pianismo che tutto raccorda sui bassi ed articola tra i quarti con i suoni più acuti. Il pianoforte pilota tutta l’esecuzione, con suggerimenti ricamati nella sezione della tastiera che uniscono i tempi dei brani in forma estremamente delicata ed elegante. Questa caratteristica divenne la firma peculiare delle interpretazioni di Di Sarli. La personalità e l’inventiva di Di Sarli è riscontrabile in maniera evidente nella sua mano sinistra con la quale ideò una forma espressiva, di accentuazione, di modulazione difficilmente eguagliabile. Si noti in particolare il suo modo di trasporre all’estrema sezione sinistra della tastiera del pianoforte il ruolo che era stato, agli albori del tango, quello delle corde basse della chitarra. Fu con questa caratteristica stilistica che Di Sarli seppe rendere il raffinato melodismo di Fresedo in forma milonghera.

Fonti consultate

  1. Sierra L.A. (1966). Historia de la Orquesta Típica: Evolución instrumental del tango.
  2. La Milonga di Alvin Carlos Di Sarli,discografia e stile
  3. Tango-DJ ATdi Bernhard Gehberger
  4. Todo Tango – Semblanza de Carlos Di Sarli
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Nasco come musicista nel 1987, all'età di 10 anni, ma "solo" nel 2010 ho incontrato il Tango e, iniziando per gioco, mi sono cimentato nel ruolo di musicalizador. Per "deformazione professionale" amo studiare la musica, la storia delle orchestre e gli stili, dedicando gran parte del mio tempo libero all'ascolto e alla lettura. Per condividere il frutto delle mie ricerche ho aperto da poco il mio "locale virtuale", La Milonga di Alvin, uno spazio dove è possibile scaricare gratuitamente una varietà di risorse per tutti i gusti (elenchi discografici, testi con traduzione, partiture musicali, documentari, documenti, ecc).

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