Il tango a Barcellona

di Davide Calenda

PUBBLICATO IL 26 febbraio 2020

Festa da “Ateneu La Base” del quartiere Poble Sec, Barcelona, Luglio 2019; milonga organizzata da El Colectivo del Tango

Barcellona non è una capitale del tango!?

Il legame tra il Tango e Barcellona è peculiare, ha radici storiche, s’intreccia con il carattere multiculturale di questa città, con la sua proiezione sia europea che latino-americana. Questi elementi hanno influenzato, nel tempo, il modo di ‘vivere’ il tango nella capitale catalana, di cui sono stato testimone per vent’anni. Per spiegarmi provo a rispondere ad una domanda che puntualmente mi sottopongono quando sono fuori Barcellona: Ma si balla tango a Barcellona?

Barcellona non è una capitale del tango. Eppure qui debuttò Carlos Gardel,  sono passati e hanno vissuto  – ed ancora oggi è così –musicisti e ballerini famosi. Non è raro incontrare in milonga o passeggiando in strada professionisti di fama internazionale che vivono a Barcellona o vi soggiornano frequentemente non tanto per lavorarci quanto per la sua posizione di collegamento strategica, perché si vive bene, perché si parla spagnolo, ci sono gli amici, gli amori e c’è pure il tango. Di fatto a Barcellona si possono ascoltare concerti di tango di alto livello e scoprire le nuove tendenze. Anche nelle milonghe locali la musica dal vivo è apprezzata. Lo stesso vale per seminari di tango proposti da ballerini famosi in collaborazione con organizzatori locali. La concentrazione di artisti del mondo del tango che c’è qui la si ritrova solo a Buenos Aires. In fondo Barcellona assomiglia un po’ a Buenos Aires e nelle milonghe si rivive spesso quel clima di familiarità e socialità e quel profumo a empanadas tipico delle milonghe porteñe il tutto condito dalla presenza numerosa se non maggioritaria di argentini – a Barcellona risiede la comunità argentina più grande d’Europa!

Non si viene a Barcellona per il tango. Direi, non solo. Quando organizziamo eventi internazionali di tango diciamo alla gente: approfittate dell’arte, il sole, le spiagge, lo stile di vita all’area aperta, tra un tango e un altro. E funziona. Per altro le milonghe chiudono presto, per via di regolamenti ridigi del Comune, ma in fondo la vita non è solo tango e se non la pensate così, allora Barcellona non fa per voi!

La comunità di ballerini di tango a Barcellona cresce più lentamente che in altri contesti, per molteplici ragioni tra cui il fatto di dover competere con una varietà di offerta di ‘intrattenimento’ impressionante e per l’alta mobilità delle persone che vanno e vengono di continuo frustando ogni pretesa di creare un progetto stabile nel tempo.  Ma questo è dinamismo! Infatti la comunità, seppure contenuta nei numeri, si sviluppa al suo interno secondo evoluzioni che si ritrovano nelle capitali europee  più dinamiche dal punto di vista del tango. Anzi, in termini di differenziazione delle proposte direi che Barcellona ha un carattere piuttosto unico e non solo per i motivi prima riportati rispetto alla regolare presenza di artisti di fama internazionale.

Tra gli aspetti più interessanti vi è l’incontro del tango con altri generi; è proprio sotto questa luce che si può forse spiegare la contenuta espansione del tango da un lato e, al suo interno, la ricchezza delle proposte. I grandi flussi migratori dall’America Latina generano a Barcellona, come a Madrid, una ricchezza di culture, stili musicali e di danza ineguagliabili, che si aggiungono alle tradizioni autoctone. Di questo mosaico, il tango non è che un frammento. Se il tango spopola tra le nuove generazioni di molte città europee, soprattutto nei paesi dell’Est, a Barcellona la salsa (in tutti i suoi stili),  il forró, la Samba de Gafieira, per non parlare del Lindy hop, del Blues e dello Swing, generano numeri impressionanti. Ma i confini tra queste comunità sono sempre più labili per cui è piuttosto comune incontrare persone che organizzano la loro settimana tra tango e altri generi, generando talvolta fusioni interessanti, come quelle tra il Tango, il Blues, il Contact e la danza contemporanea.

A Barcellona per esempio si celebra ogni anno uno dei festival di ContactTango più apprezzati d’Europa (Collage). Si tratta di una ‘contaminazione’ che può generare anche tra i ‘fedelissimi’ del tango curiosità e ispirazione. L’invito a sperimentare il cambio di ruolo da parte della comunità del tango queer, presente a Barcellona come ormai in tutte le capitali Europee, è sempre più integrato nelle milonghe locali, anche le più storiche come Casa Valencia. Sulla stessa linea, le milonghe più ‘alternative’ – ma che privilegiano comunque selezioni musicali tradizionali – come ‘Milonga Notariat’ e ‘El Colectivo del Tango’, sono frequentate anche dai milongheri più ‘esigenti’ anche se non tutti se ne vanno soddisfatti. Tutto questo genera un incontro generazionale e di stili che può facilitare la penetrazione del tango e della sua magia tra le nuove generazioni.

 

Davide Calenda

Davide (Duncan) Calenda, classe 1973, è sociologo, nterapeuta corporale, milonguero, Tdj e gourmet. E’ nato a Firenze, dove ha cominciato il tango nel 1999, e da diversi anni si muove tra Buenos Aires, Berlino e Barcellona, sua attuale residenza. Assieme a Serena e Daniela animò il tango fiorentino, e non solo, con il progetto TangoperCambiare (2006/2012) organizzando milonghe, concerti e cabaret in luoghi inusuali. Tra una lezione universitaria e una seduta terapeutica, lo troverete ogni martedì al ‘El colectivo del tango’ a Barcellona. Per deformazione professionale ricerca il tango nelle sue pieghe storiche e socioculturali e ne vuole comprendere le evoluzioni, motivo per cui, a detta dei molti professionisti che hanno avuto la sventura di incrociarlo: “mentre ti prepara una pasta ‘el tano’ se ne esce con una delle sue domande che ti obbligano a riflettere”.

https://tangopercambiare.wordpress.com/

 

 

 

 

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